In un certo modo le cose stavano andando meglio, se non per entrambi i fratelli, almeno per Jay.

Da quando si era svegliato la prima volta ersno passati tre giorni ormai.

Aveva alternato brevi momenti di lucidità a momenti di incoscienza più lunghi.

Pian piano stava riuscendo a tenere gli occhi aperti più a lungo, ma si sentiva ancora a pezzi. Era come se fosse finito sotto un camion, si sentiva come svuotato. C'era qualcosa che non andava.

Gli mancava siamo fratello, da quando èra lì non si era mai visto, non era mai andato a trovarlo, il che era strano considerando che ogni volta che lui finiva in ospedale il dottore non si staccava da lui nemmeno un secondo diventando medico scrupoloso e mamma chioccia nello stesso tempo.

Quella mattina si sentiva un po' più sveglio, era solo in stanza, il suo corpo era dolorante, era stato immobile per molti giorni e non era facile riprendere la mobilità.

Antonio era uscito a prendere un caffè e a fare delle telefonate di lavoro, Hayley era bloccata in ufficio e non sarebbe arrivata prima di un po' di tempo.

Il detective Halstead era immerso nei suoi pensieri, desiderava ardentemente vedere suo fratello. Girando il capo verso il comodino notò che sopra vi era appoggiato il suo cellulare e stava cercando in tutti i modi di muoversi per prenderlo quando goffamente urtò il mobile facendo cadere ciò che vi era sopra con un gran frastuono.

Un infermiera arrivo di corsa.

- Che succede qui? - disse lei

- Mi scusi, volevo spostarmi un po' sul letto ed ho urtato il comodino cercando di prendere il telefonino. - disse il detective Halstead

- Poteva chiamare l'avrei aiutata. - rispose l'infermiera.

Sì, Jay avrebbe potuto premere il pulsante per chiamarla se non odiasse dipendere dagli altri, preferiva fare tutto da se.

L'infermiera gli sistemo il letto un po' rialzato ed il cuscino sotto la testa e poi uscì dalla stanza quando stava per arrivare il dottor Rhodes per controllare il suo paziente e nel frattempo anche Antonio stava attraversando il lungo corridoio per ritornare nella stanza del collega.

- Allora come va oggi? - disse il dottore controllando i monitor.

- Bene - rispose Jay senza alzare lo sguardo, si capiva che mentiva.

Era molto giù, triste, vuoto. Sì sentiva solo. Cominciava a credere che suo fratello lo avesse abbandonato. Sì, i suoi colleghi erano al suo fianco e non lo lasciavano mai solo, ma non era la stessa cosa. Loro appartenevano ad una famiglia acquisita, non una di sangue come Will.

- Vorrei parlare un po' con te- disse Rhodes.

- Ok - disse controvoglia Jay, non si sentiva molto loquace.

Intanto anche il dottor Charles faceva capolino dalla porta, voleva essere presente in caso di necessità.

- Ricordi cosa è successo? - chiese Rhodes.

- No, non molto. - rispose Halstead, mentre Antonio era rientrato e si era posizionato al suo fianco.

Con lui vicino si sentiva un po' più tranquillo. Ma lui non era Will. Jay odiava stare in ospedale e l'assenza di suo fratello lo faceva andare nel pallone ancora di più.

Sì era chiuso a riccio, non guardava in viso nessuno e si limitava a rispondere il minimo indispensabile.

- Io penso di aver bevuto un po' vantieri - iniziò a dire - poi la sera ho preso un sonnifero perché volevo dormire un po'.

- Sei sicuro fosse uno solo? - chiese il dottor Charles.

- Si, credo. Ho dormito un paio d'ore finché Will non mi ha svegliato. - continuò Jay.

- Poi cos'è successo? - chiese lo psichiatra senza spiegare che ciò che stava raccontando il giovane detective non era ben inquadrato temporalmente.

- Mi sono arrabbiato con lui, io non volevo. Gli avevo detto di andare via, in piena notte.- disse Halstead tristemente - Sono rimasto a letto per un po' poi quando sono andato a chiedergli scusa lui era già uscito e mi aveva lasciato una lettera sul suo letto. Gli ho mandato un messaggio dove gli ho detto di perdonarmi, ma non ricordo se mi ha risposto.

Ormai Jay era un fiume in piena raccontando la sua storia.

- Cosa ricordi poi? - domandò ancora Charles

- Non molto. Mi sono preparato per andare al distretto e abbiamo avuto lavoro d'ufficio. Poi non ricordo più nulla. Stavo andando a posare delle cartelle in archivio e poi buio totale. - concluse Jay sempre più confuso.

- Ok capisco - disse Charles che fu interrotto dal detective che stava andando in panico.

- dov'è Will? - chiese Jay, stava palesemente andando nel pallone.

- Will purtroppo non può essere qui - rispose Rhodes.

- cosa gli è successo? Dov'è mio fratello? - ormai Jay cominciava a non capirci più nulla, aveva una paura matta.

- è impegnato con un caso difficile - rispose Antonio.

Nessuno voleva dire a Jay la verità.

Intanto Hayley era quasi arrivata vicino alla stanza del suo patner e sentiva molta concitazione e il suo collega urlare terrorizzato.

- no non è possibile, Will non mi lascerebbe mai da solo ditemi dov'è oerfavore. Che sta succedendo?

Le lacrime scendevano copiose dagli occhi di Jay, i valori monitor erano schizzati alle stelle. Il battito cardiaco era troppo elevato ed anche la pressione si stava innalzando. Il detective ansimava.

Hayley entrata nella stanza non riusciva a capire cosa stesse succedendo, poi si avvicinò al collega, il quale non appena la vide si voltò e la guardo dritto negli occhi.

Lei lo strinse forte a se per un tempo interminabile finché lui più o meno inizio a calmarsi. Era il momento di dirgli la verità.

CAP 27