Jay continuava a piangere a dirotto, era un nuovo crollo emotivo.

Era terrorizzato dall'essere in ospedale, non era un mistero la sua paura per quell'ambiente.

Il non sapere come ci fosse finito inoltre aggiungeva ansia e terrore.

Non si sentiva bene, aveva grosse difficoltà a muoversi, a ricordare gli eventi, ma soprattutto suo fratello non era vicino a lui. Era solo. Forse era stato abbandonato dall'unica persona superstite che apparteneva alla sua famiglia. Ma perché?

Continuò a piangere per un tempo interminabile fin quando ansimando cominciò a tossire e di colpo inizió ad avere conati e a venirgli da vomitare.

Subito il dottor Charles gli pose davanti alla bocca una ciotola appena in tempo per raccogliere il contenuto che veniva fuori dalla sua bocca. Era un misto di bile, saliva e succhi gastrici.

Il detective Halstead era in panico e non riusciva a calmarsi e a smettere di vomitare, tanto da iniziare a sputare sangue.

Subito Rodhes si avvicinò al carrello e presa una siringa iniettò nella flebo di Jay un liquido trasparente che avrebbe dovuto calmarlo.

Il tempo di fare effetto e finalmente iniziò a tranquillizzarsi rilassandosi sempre più.

Alla fine si sentiva nuovamente stanco, come se fosse stato sedato. Cominciava ad avere sonno, ma voleva sapere di suo fratello. Voleva sapere perché non era lì. Non poteva non saperlo prima di riaddormentarsi.

- Will dove sei? Dove sei fratellino - ripeteva. Le palpebre stavano diventanto via via più pesanti, ma lui cercava in tutti i modi di tenerle aperte.

In bocca aveva un sapore aspro dovuto alla bile e metallico per il sangue.

Pian piano continuando a chiamare suo fratello i suoi occhi si chiusero del tutto non prima di aver sputato nuovamente un po' di sangue che gli era rimasto in bocca.

Tutto avvenne in un colpo come se fosse svenuto.


Will intanto era sempre uguale, stabile.

Una cosa però era cambiata. Non era più solo. Natalie passava sempre più tempo con lui quando non era di turno. In realtà anche quando lo era usava ogni scusa, stratagemma possibile e pausa per poter salire da lui.

Non si sa se lo facesse perché si sentiva in colpa per come aveva trattato il dottore ultimamente, ma una cosa era certa: Will era ancora importante per lei e voleva che facesse parte della sua vita, se non come fidanzato almeno come amico.

E soprattutto non voleva che fosse solo.

Will non aveva nessuno oltre a suo fratello. Era unici al mondo e Jay al momento non poteva essere lì per vegliare su di lui.

La dottoressa aveva portato un mazzo di fiori in un piccolo vaso e lo aveva posto sul comodino, voleva rendere la stanza il più accogliente possibile.

Non sapeva per quanto tempo sarebbe rimasto lì, anche se in cuor suo sperava si potesse svegliare presto.

Era passato già troppo, un'eternità.

A Natalie, come per tutti i colleghi che lavoravano con Will, mancava la sua giovialità la avere la battuta pronta, l'avere il sorriso sempre sulle labbra.