Tutti i ragazzi erano tornati in caserma, il buio della notte non aiutava certo le ricerche.
Sulla scena era rimasta la squadra della scientifica e l'ofi per indagare sull'incendio.
Severide era stato letteralmente trascinato via e non appena sceso dal camion si era rintanato nel suo ufficio.
Chiuse la porta a chiave e si sedette a terra, con le ginocchia al petto e le mani che reggevano la testa, tra la sua scrivania e la branda dove dormiva.
Aveva un nodo in gola e non ci volle molto che iniziasse a piangere.
La sua ragazza, la sua dolce metà l'aveva lasciato per sempre. Era morta.
Tutte le persone a cui voleva bene alla fine morivano. Ripensò ad Andy, Shay, suo padre..
Sì anche suo padre. Nonostante le divergenze, le litigate, i difetti che aveva Kelly gli voleva bene.
Adesso era di nuovo solo.
Era stanco di soffrire, doveva allontanarsi da tutto e tutti per evitare quella sensazione che purtroppo ormai conosceva piuttosto bene.
Pianse per chissà quanti tempo. I suoi colleghi passavano davanti alla porta dell'ufficio, ma non avevano il coraggio di entrare da lui.
Ad un certo punto si alzò ed arrivato in bagno iniziò a vomitare. Buttò fuori più di quanto avesse nello stomaco.
Non sì sentiva bene, gli faceva male lo stomaco ed era sudato, anche se non era accaldato.
Tutt'un tratto si sentì crollare, forse era scesa la pressione.. si ritrovò steso sul pavimento.
Non sapeva come ci fosse finito lì, ma di colpo tutto diventò nero.
I colleghi erano stesi nelle loro brande. Nessuno poteva dormire quella sera. Avevano perso una collega, un'amica.
Stella era intraprendente, solare, un po' una delle anime della caserma.
Adesso non c'era più. Come avrebbero fatto senza di lei? E Severide? Come avrebbe reagito alla sua mancanza?
Grazie a lei era cambiato. Non era più così chiuso e schovo. Partecipava di più, non si isolava, si era aperto, era più sorridente.
Mai si era sbottonato con qualcuno come con lei...
Erano quasi le tre del mattino quando Severide si riprese. Si sentiva scombussolato, stanco. Aveva mal di pancia e allo stomaco. Anche la spalla sinistra sembrava ferita.
Con grande fatica si alzò dal pavimento e si mise a sedere. Da quanto tempo era lì? Pochi secondi? Minuti?? Mai poteva immaginare che fossero passati più di due o tre ore.
Decise di andare via, non aveva voglia di stare in compagnia, tantomeno con i colleghi.
Sì sciacquò il viso, la sua testa stava iniziando a fare male. Sì diede più o meno una sistemata ed uscì dal bagno. Percorse il corridoio verso il suo ufficio, si mise la giacca ed andò via.
Mentre usciva dalla 51 il capo lo chiamò
- Severide- disse
- Vado a casa, ne ho bisogno - disse senza voltarsi proseguendo a camminare il tenente.
Il comandante non aggiunse altro, si limitò ad osservarlo mentre andava via pensando a quale sarebbe potuto essere il modo più utile per aiutarlo.
Adesso era necessario che lui stesse solo con il suo dolore per metabolizzare la perdita della sua donna.
La speranza era quella che lui evitasse l'autodistruzione come sta già accaduto in passato. Aveva più volte bevuto ed era arrivato a lavoro con una forte sbornia.
Severide era conosciuto per la sua difficoltà nel gestire la sua sofferenza. Boden penso che fosse meglio lasciarlo andare a casa, sarebbe andato a trovarlo più tardi finito il turno.
