Matt era solo, seduto alla sua scrivania. Era triste, distrutto. Aveva perso una componente importante della sua squadra, si sentiva in colpa. Come era stato possibile?

Stella era dietro di lei, cos'era andato storto? Sì alzò e si diresse da Boden, aveva bisogno di parlare con lui, aveva necessità di capire dove aveva sbagliato. Se Kidd non era più con loro era colpa sua e doveva capire dove aveva sbagliato.

Aveva perso la ragazza del suo migliore amico.

Arrivato davanti all'ufficio del comandante bussò alla porta.

- Avanti- rispose Boden

- Capo io.. - disse Matt

- Entra Casey, siediti. - lo accolse il capo

- grazie - fu l'unica cose che il capitano riuscì a rispondere.

Nella stanza si diffuse il silenzio, nessuno osava parlare.

Il comandante osservava il suo capitano, se ne stava seduto nella sedia coi gomiti sulla ginocchia e la testa tra le mani.

- Come è stato possibile? Chiese Matt senza alzare gli occhi, con un tono sofferente come se stesse quasi per piangere.

- Non lo so. - rispose il capo. - purtroppo le cose succedono. -

- Non doveva accadere - Casey quasi urlò balzando in piedi e camminando rabbiosamente avanti e indietro nella stanza - eravamo insieme, non doveva succedere nulla. Avrei dovuto stare più attento.

- Che vuoi dire? - domandò Boden

- È morta per colpa mia, dovevo essere io al suo posto. - gridò Matt scoppiando in un pianto inconsolabile

- Non è colpa tua - cercava di asserire il comandante, ma il suo pompiere non ascoltava.

Era caduto in ginocchio con le mani sulle ginocchia, mentre a testa bassa grandi lacrimoni solcavano le sue guance.

Boden fece il giro della scrivania e si chinò a fianco del suo amico cercando di consolarlo tenendogli una mano sulla spalla.

Non c'erano parole da dire.

Era ovvio che non era colpa di nessuno quello che era successo e Matt doveva capirlo piano piano.

C'era bisogno di tempo, come si suol dire il tempo cura tutte le ferite.