Severide era salito in macchina e stava girando per la città senza una meta precisa.
Inizialmente aveva deciso di tornare a casa, ma ne aveva veramente voglia? Era la casa che condivideva con Stella, si era trasferita da lui da un po'di tempo ormai, le sue cose erano lì.
Guidando alla fine si ritrovò davanti a quello che restava della fabbrica di tessuti. Sì fermò lì di fronte rimanendo ad osservare nuovamente quello spettacolo.
Sembrava volesse farsi del male, ma solamente non riusciva a capire come fosse stato possibile ciò che era successo.
E se fosse stato solo un brutto sogno?
Stava ancora dormendo e Stella era al suo fianco. Tra poco sarebbe suonata la sveglia e si sarebbero svegliati per andare a lavoro come ogni mattina.
Attorno a lui c'era un silenzio spettrale, l'unico rumore che accompagnava i suoi pensieri era lo scrosciare della pioggia sulla sua macchina.
Il cielo era nero, era ancora buio e l'acqua scendeva fitta fitta.
Sembrava che il cielo di Chicago piangesse la morte di uno dei suoi fiori più belli.
Era piena notte, Severide rimase lì per un po', poi ripartí e vagò ancora' per poi arrivare davanti a casa sua.
Posteggiò l'auto, scese e si diresse verso l'ingresso.
Tutto questo si svolse lentamente, il tenente non era al massimo della forma, impiegò più tempo del dovuto a scendere dalla macchina, aveva mal di stomaco e la spalla sinistra gridava vendetta. Sì trascinò sotto la pioggia fino al portone di casa.
Quando entrò era bagnato fradicio. Sì tolse le scarpe e la giacca che indossava, prese un paio di birre dal frigo e si stese sul divano. Iniziò a bere, o meglio a trangugiare il liquido ambrato, voleva dimenticare ciò che era accaduto e tutt'un tratto si addormentò con la seconda bottiglia in mano. L'aveva appena cominciata.
Un paio d'ore dopo, quando un pallido sole era già alto nel cielo, Kelly si svegliò decidendo di fare una doccia. Aprì l'acqua, si spogliò e si gettò sotto di essa.
Il getto dell'acqua sul aveva in un certo modo un effetto benefico sul suo corpo, ma non a livello psicologico. Il dolore che provava era troppo grande anche se in un certo qual modo lui voleva lavarlo via.
Era lì sotto l'acqua in balia dei suoi pensieri. Lui senza di Stella non era nulla, non esisteva più. Iniziò nuovamente a piangere a dirotto.
L'acqua si mischiava con le lacrime che sgorgavano copiose dai suoi occhi.
Il suo cuore andava a mille, poteva sentirlo in gola, il petto gli faceva male. Pareva volesse uscirgli dallo sterno. Era stranito, confuso. Non riusciva più a concentrarsi su ciò a cui stava pensando.
Il suo stomaco dolente era ancora una volta sottosopra e provava una fortissima nausa e voglia di vomitare.
Sì precipitò fuori dalla doccia e quasi inciampò prima di chinarsi sul water. Provò più e più volte a rimettere, ma non venne fuori nulla.
Rimase seduto lì per un paio di minuti respirando a fondo, o per lo meno ci provò. Il suo stomaco faceva sempre più male. Era pallido. Cercò reggendosi dai mobili a mettere qualcosa addosso prima di arrivare nel salone stendendosi nuovamente sul divano.
