Matt si svegliò di soprassalto, il telefono che teneva in tasca vibrava insistentemente. Un po' stordito il capitano lo prese e lesse il nome di chi lo stava chiamando.

- Boden? Ma che ore sono? - disse a voce alta.

- Le 15:15 - rispose la sorella che era rimasta sempre nei paraggi per controllare il suo fratellino essendo preoccupata per lui.

- Capo - rispose - sto arrivando.

E detto questo prese la giacca, si sciacquò velocemente il viso, uscì di casa e salì sul camion.

Dieci minuti più tardi arrivò davanti casa di Severide e trovò Boden che lo attendeva appoggiato alla sua auto.

- Che è successo Matt? Non sei mai in ritardo - chiese il comandante

- Mi dispiace - rispose desolato il capitano.

Quest'ultimo fece per andare verso casa del tenente, ma l'altro lo fermò.

- È inutile - disse Boden e vedendo lo sguardo interrogativo del collega continuò - sono già salito da lui e non c'è nessuno in casa.

- Credo di sapere dov'è. - rispose Casey

Detto questo salirono nel camion del capitano e partirono.

Poco dopo erano davanti ai resti della fabbrica di tessuti e a poca distanza da dove avevano parcheggiato videro la Mastang del loro collega.

Scesero dal camion e si diressero verso ciò che restava dell'edificio e fu allora che lo videro. Kelly era lì, ancora una volta, che osservava la terribile scena.

I due arrivati vicino a lui misero ciascuno una mano sulla spalla del tenente e rimasero in silenzio per alcuni secondi.

- Sapevo di trovarti qui - disse Matt - su, forza, andiamo a dare un'altra occhiata.

E così tutti e tre si avviarono verso i resti della fabbrica e si guardavano nuovamente intorno cercando indizi. Magari c'era qualcosa che era sfuggito a tutti.

Mentre camminavano Severide inciampò in qualcosa. Il suo piede era rimasto impigliato a qualcosa. Era volato a terra facendo un tonfo.

- Tutto ok? - chiesa Boden

- Si, sono solo inciampato in qualcosa. - rispose Severide mentre stordito e dolorante si rialzava da terra.

- Controlliamo meglio cosa c'è lì. - disse Matt.

Tornati indietro notarono che c'era qualcosa sotto la polvere e i detriti. Spostando tutto ciò che vi era sopra notarono che si trattava dell'entrata di un Bunker sotterraneo. Doveva risalire più o meno alle prima o seconda guerra mondiale.

Dovevano aprirlo e scoprire cosa c'era dentro.

Tutti si guardarono intorno e trovarono dei pezzi di metallo che decisero di usarli per fare leva e cercare di aprire la pesante "porta".

Non era una cosa facile per tre uomini, nonostante essi erano abituati a portare fuori persone negli incendi, quindi erano allenati.

Dopo vari tentativi però riuscirono nel loro intento e ciò che trovarono all'intero fu una grandissima sorpresa per loro.

- Vigili del fuoco - gridò Matt - c'è qualcuno laggiù?

- Si, siamo qui - rispose una voce - aiutateci per favore.

Matt si avviò verso il suo camion e prese una corda ed una torcia.

Illuminando il fondo del bunker vide due figure, una donna che doveva essere quella che aveva parlato e poi c'era una bambina con lei.

Ai tre sembrava di conoscere la voce della donna, gli ricordava quella di qualcuno. Ma forse era un po' troppo rauca per essere la sua.

La luce presente nel bunker era fioca , il coperchio dello stesso non si apriva completamente rimaneva leggermente obliquo, non permettendo alla luce fioca del giorno, il cielo era coperto e il sole faceva capolino solo ogni tanto tra le nuvole, di entrare totalmente e illuminare.

I tre pompieri lanciarono la corda chiedendo alla donna, che aveva detto essere capace di farlo, di legare la bambina in modo tale da tirarla su. Casey teneva la corda tesa, Severide dietro di lui e Boden era alle spalle del tenente.

Tutti tiravano il più possibile, tranne Kelly, si vedeva che faceva fatica, anche se cercava in tutti i modi di nasconderlo. Dovevano usare entrambe le braccia, ma quella sinistra dell'uomo era fuori uso.

Ogni volta che lui metteva del peso su di essa o faceva pressione un dolore allucinante pervadeva tutto il suo corpo.

Portare in salvo la bambina non fu complicato. Era piccola e leggera.

Quando Matt la vide rimase scioccato In senso positivo era la bimba piccola che stava salvando il giorno prima con Stella ed indossava la giacca della collega.

Adesso era lì viva tra le sue braccia.

Una grande felicità pervase il suo cuore. Se la piccola era lì e l'altra era di sicuro la loro collega.

Da quel momento si svolse tutto più rapidamente, la corda venne mandata nuovamente sotto e una volta che il pompiere si era legato venne tirata su.

Era lei, era proprio Stella.

Una volta arrivata in superficie da Matt e Boden, Kelly che nel frattempo era in ginocchio la strinse forte a se piangendo.

La donna era congelata, aveva dato la sua giacca alla piccola che aveva freddo. Era stanca, era rimasta sveglia tutta la notte lottando contro il gelo della notte e l'umidità del luogo dove si trovavano.

Severide si tolse la giacca e la fece indossare a Stella e sorreggendola la accompagnò verso l'auto di Matt seguendo il collega che aveva in braccio la piccola.

Una volta saliti tutti in macchina Boden si disse verso l'auto di Kelly. Si era fatto dare le chiavi. L'avrebbe portata al Med.

Il tenente, nonostante fosse geloso della sua auto, non la faceva guidare a nessuno, aveva accettato di farla guidare al suo capo. Tanta era la felicità di riavere il suo amore al suo fianco.

Erano diretti al pronto soccorso. Stella e la piccola avevano bisogno di essere controllate.

Prima di partire Matt prese il telefono e mandò un messaggio di testo uguale a tutti i colleghi.

"Raggiungetemi al Med" recitava il testo.