CAPITOLO 5 IL DIARIO DI THOMAS
Dopo Charlotte fu la volta di Thomas. Candy entrò, dopo aver bussato, nella sua stanza e lo trovò al balcone; l'ampia portafinestra era completamente aperta e il sole stava tramontando. I lunghi capelli bruni raccolti alla base della nuca erano mossi dalla brezza leggera e lui sembrava guardare verso l'infinito. Un'aura dorata lo avvolgeva illuminando il suo profilo elegante e regolare così simile a quello del padre; lo stesso fisico slanciato, le spalle che stavano cominciando ad aprirsi…
Se non fosse stato per la luce ambrata e l'assenza della nebbia si sarebbe sentita completamente catapultata nel passato, sul ponte della nave in cui aveva visto per la prima volta il suo Terence.
Lo sguardo era pieno di malinconia.
"Figliolo, sei un uomo ormai, sono sicura saprai affrontare la situazione".
"Mamma… vorrei tanto rimanere qui con voi. Voglio ripetertelo anche se so perfettamente che tu e papà non me lo permetterete. Ti dico solo che se avessi un paio d'anni di più a quest' ora mi sarebbe già arrivata una busta di un certo colore e mi starei preparando per imbarcarmi… ma non certo per l'America".
Il giovane Thomas aveva un motivo in particolare per soffrire in quel momento, sentiva una strana fitta al cuore… una specie di sensazione di vuoto che gli faceva mancare l'aria… Faith…
"Non dirlo neppure per scherzo, non credere che non ci abbia pensato, morirei se le cose stessero in questi termini. Tu sarai il duca di Granchester un giorno, occuperai il posto che è di tuo padre e fu di tuo nonno; avrai modo di farti valere e servire la patria con l'intelligenza non con la forza, non è questo il tuo momento per fortuna. Voglio che tu abbia una cosa; voglio che la conservi tu perché porti il suo nome e hai esattamente i suoi occhi, che sono anche i miei.
Questo è il diario di tuo nonno materno, sai quanto importante sia per me; portalo con te, abbine cura. Non voglio rischiare che vada perduto in qualche eri molto legato al nonno, anche se non sapevi chi fosse, ricordi tesoro?"
"Certo! come potrei scordarlo! Quando andavo in città correvo immediatamente nel suo giardino a cercarlo, mi specchiavo nella luce verde delle sue iridi e mi pareva di conoscerlo da una vita.
Rimpiango solo di non aver mai potuto chiamarlo nonno…"
Londra, maggio 1930
Richard Granchester era al settimo cielo. Stava attendendo il primogenito che, con la moglie e i tre figli, si sarebbe trattenuto nella sua abitazione per qualche giorno.
L'occasione era delle più ghiotte; il trentaduesimo compleanno di Candy, l'adorata nuora, il sesto delle due canaglie dei gemelli Thomas e Rose e la festa di maggio alla Royal Saint Paul School che l'ormai quattordicenne figlia maggiore, Charlotte, frequentava tra gioie e dolori. Nessuno avrebbe mai potuto dire che la ragazza non fosse la figlia naturale del duca, visto il carattere indomito e coraggioso.
Il salone grande era addobbato a festa; il marmo rosato del pavimento in perfetta sintonia con i preziosi tendaggi in broccato color cipria. La tavola era stata sapientemente preparata con una tovaglia di pizzo bianca e candelabri d'argento; era stata utilizzata la migliore argenteria e le più preziose porcellane bordate d'oro.
Neanche il tempo di sedersi che le due pesti più piccole erano già sparite.
Rose, bionda e minuta, profondi occhi blu, una spruzzatina di lentiggini sul naso… Thomas capelli lisci e bruni, vivacissimi occhi verdi.
Terence rideva compiaciuto mentre osservava la faccia della moglie.
"Andiamo Tuttelentiggini! Perché ti meravigli tanto? Sai come sono fatti. Non è per loro stare seduti a tavola, saranno scappati a giocare in giardino. Li ho portati qui anche due settimane fa e hanno conosciuto il signor Stone, il nuovo giardiniere. Quell'uomo ha fatto visitare loro la serra e la casa sull'albero che ha costruito sulla grande quercia; sono convinto che a quest'ora si saranno già arrampicati sin lassù. Vedrai che quando sentiranno odore di torta e cioccolata arriveranno di corsa".
"Casa sulla quercia? ma… non sarà pericoloso?"
Terence rideva a crepapelle nel constatare quanto protettiva fosse la sua dolce Candy quando si trattava dei figli, eppure lei non si era mai tirata indietro quando si trattava di abbarbicarsi sul ramo più alto di qualche albero!
"Devo ricordarti come sei cresciuta tu mia cara? Da dove deriva il tuo soprannome? Quello per intero intento! O anche meglio... cosa ti ho vista fare nel nostro giardino la settimana passata di nascosto da tutti?"
"Terence! ti prego! Vuoi farmi vergognare davanti a tuo padre?"
"Candice, rilassati… alla mia età e con tutti gli errori che ho commesso non mi meraviglio o scandalizzo più di nulla. Il signor Thomas Stone è arrivato qui un mesetto fa. E' una persona affidabile, lo conosco da moltissimi anni e adora i bambini. Puoi stare tranquilla…
Anzi! Ti consiglio di andare nella sua serra più tardi, troverai qualcosa che ti sarà molto gradito".
Il giardino di palazzo Granchester era sempre curato nei minimi dettagli, basse siepi sinuose a disegnare ciò che nell'immaginario dei bambini poteva sembrare un occhio di drago o l'ala di un angelo, fontane con getti di diversa altezza, laghetti ora trasparenti, ora ricoperti di ninfee o fiori di loto arricchiti di statue rappresentanti delfini e putti armati di frecce a cavallo di cigni.
La serra era una costruzione in legno di moderna concezione, dotata di enormi finestroni anche sul tetto in modo da catturare al meglio i raggi del sole, e le piante vi erano ivi posizionate a seconda della quantità di luce e calore di cui avevano bisogno nei diversi periodi dell'anno.
"Rose… rose Dolce Candy! Richard, come fa ad avere questi fiori nella sua serra?" Candy era piacevolmente stupita, era tanto tempo che non ammirava e annusava il profumo delicato di quei fiori.
In un angolo ancora protetto dalla temperatura esterna i cespugli spinosi si stavano arricchendo di boccioli bianchi e profumati che la duchessa conosceva molto bene. Con la coda dell'occhio diede un'occhiata all'espressione del marito e non riuscì a soffocare completamente una risata; nonostante il tempo, nonostante sapesse benissimo di possedere quella donna anima e corpo da una vita, i meravigliosi occhi blu del duca avevano scintillato di irrazionale gelosia per un momento.
"Mia cara, chiedilo al signore Stone, è tutta opera sua… eccolo che arriva!" esclamò Richard,
"se ti fa piacere posso mandarlo a darti una mano con il tuo giardino in modo da piantare anche là qualche roseto di questi, che ne dici? Ti piace la mia idea?"
"Thomas! ti presento la mia famiglia, mio figlio Terence, sua moglie Candice e la loro figlia maggiore Charlotte. Le due pesti già le conosci bene!" sentenziò Sua Signoria rivolto al suo dipendente mentre i due bambini gli giravano intorno tirandogli la casacca per giocare.
"E' un vero piacere! Milady, lei ha il nome delle rose! Ho vissuto a lungo in America, mio padre era inglese ma si trasferì in quel paese molto giovane, ho conosciuto questa specie di fiori nei dintorni di Chicago; ero sulle tracce di una persona a me molto cara e, grazie a questi boccioli, l'ho quasi trovata".
Candy non capiva perché la voce di quell'uomo tremasse a tal punto, le sembrò avesse gli occhi lucidi. Il piccolo Thomas era accanto a lui e per un momento rimase stupita dal fatto che il colore e il bagliore degli occhi del bambino fossero così perfettamente replicati in quelli dell'anziano lavorante.
Non ebbe il tempo per approfondire quel pensiero che l'uomo si era già allontanato…
"Mi pareva stesse per piangere… ho le ginocchia che tremano, il mio cuore ha mancato un colpo e non capisco cosa mi stia succedendo", pensò la giovane donna mentre trovava appoggio sul premuroso marito.
Candy si era piano piano abituata a sentirsi addosso gli occhi del giardiniere quasi a guardarle affettuosamente le spalle ogniqualvolta si recava a palazzo dal suocero. Le piaceva osservarlo dalle finestre mentre intratteneva i due gemelli che non facevano che ridere e tirarlo per la giacca per giocare con lui.
"Richard! Guardi! sarebbe il caso di riprendere i suoi due nipotini più piccoli, quel pover'uomo! Non lo lasciano stare un attimo, temo lo infastidiscano".
"Non ti preoccupare mia cara; ho avuto modo di parlare con lui, adora quelle due canaglie e a me non dispiace se insegna loro a piantare i fiori e fa loro riempire i barattoli di piccoli vermi e li porta poi a pescare al laghetto. Non sono attività degne di futuri aristocratici, ma se si divertono così tanto a me sta bene. Sono un nonno alla moda oramai!".
Il giorno in cui Candice White Granchester aveva capito la natura prima di quel feeling che legava lei stessa e i due gemelli a Thomas Stone era stato infinitamente triste.
Era un piovoso giorno d'autunno, dalla lussuosa macchina che stava accompagnando l'allegra famigliola lungo il vialetto d'ingresso di Palazzo Granchester Candy aveva intravisto una strana confusione provenire dall'entrata secondaria, quelle delle cucine. Chiese al marito di farla scendere e una delle cameriere le andò incontro disperata:
"Signora duchessa… il signor Stone, il giardiniere ha avuto un malore. E' a terra e lamenta forti dolori al petto!"
"Mio Dio! Terry, fai chiamare un medico e porta i bambini in casa, qui ci penso io!"
Si era inginocchiata accanto a quell'uomo che la guardava come di consueto con i suoi grandi occhi verdi e luminosi che non mancavano mai di provocarle un tonfo al cuore… erano pieni di lacrime…
L'esperienza in campo medico della giovane donna le permise di capire immediatamente che si trattava di un problema al cuore; aprì velocemente la camicia dell'uomo, si posizionò sopra di lui e gli praticò un massaggio cardiaco. Le cose sembrarono andare meglio e, con l'aiuto di alcuni altri dipendenti, fece portare il giardiniere nella sua stanza da letto.
Solo in un secondo momento, perché in prima battuta non l'aveva degnata di uno sguardo date le condizioni critiche in cui gravava il suo ospite, si rese conto che quella camera era troppo grande e lussuosa per essere quella di un inserviente, inoltre si trovava nell'ala nobile del palazzo.
Un antico e ampio letto a baldacchino di noce scuro troneggiava nel bel mezzo del locale dagli alti soffitti arricchiti da gessi ed affreschi, tende di velluto incorniciavano le finestre, preziosi quadri ad olio erano appesi alle pareti, un lucidissimo scrittoio Luigi XV era posizionato nell'angolo più luminoso dell'alloggio, i paralumi erano in pregiata stoffa e un enorme tappeto persiano copriva il pavimento in marmo.
In effetti parte della servitù era alloggiata in una dependance del palazzo e il vecchio signore non se l'era sentita di far uscire quell'uomo in fin di vita sotto la pioggia torrenziale che batteva in quel momento, per cui lo aveva fatto sistemare nientemeno che nella sua stessa camera.
Terence era rimasto attonito per la scelta del padre. Sapeva che conosceva da lungo tempo quell'uomo e che i suoi modi erano ormai ben lontani da quelli dell'arrogante aristocratico che era stato un tempo, ma la cosa gli parve alquanto strana come la sincera preoccupazione mista a dolore che gli leggeva in viso.
"Non ora Thomas… non ora" gli aveva sentito sussurrare di nascosto, proprio un attimo prima di incrociare gli occhi meravigliati e interrogativi del figlio.
"Papà! C'è qualche cosa che non mi hai detto? Che magari dovrei sapere sul tuo dipendente?"
"Figlio! So che la tua sposa ha perso un bambino il mese scorso ed è ancora provata, so che ti preoccupi per lei, ma ti prego… permettile di restargli accanto, è davvero importante. Quando il medico lo avrà stabilizzato ti spiegherò il motivo della mia richiesta e sono sicuro che capirai".
Candy assistette il dottore per tutto il tempo, purtroppo c'era ben poco da fare e le condizioni del signor Stone erano critiche. Quel pover'uomo sembrava incurante del suo stato, guardava di continuo l'affascinante signora che si stava prendendo amorevolmente cura di lui come se fosse un angelo, come se volesse trasmetterle qualcosa… forse semplicemente tutto l'amore del mondo per l'ultima volta.
Nel frattempo Richard e Terence erano seduti in salotto davanti a due fumanti tazze di te, e Charlotte si stava occupando di intrattenere con qualche gioco divertente i due bambini.
"Credo tu possa cominciare a parlare" Terry incalzò il padre "Conosci Candy, lei si prodiga sempre per tutti, ma è molto stanca e ancora molto scossa per la perdita dello scorso mese; lo sono anche io in verità, desiderava tanto rendermi padre nuovamente e io esserlo".
"Figliolo, so che mi rimprovererai per non aver parlato prima! Io ho cercato di convincerlo, ma ha sempre avuto timore di ferirla in qualche modo…
Il suo nome per intero è Thomas Marlone Westone Cavendish, discendente dei duchi di Cavendish, una delle famiglie più antiche d'Inghilterra al pari della nostra. Il padre si trasferì in America da giovane e luì è nato e scresciuto laggiù, è arrivato qui sulle tracce di tua moglie, lui è…"
Terence era bianco come un cencio, conosceva benissimo quel nome, Miss Molly Moore a suo tempo ne aveva parlato con lui e sua moglie.
"Il padre di Candy! Mio Dio! Ma perché? Perché non ci ha mai detto chi era?"
"Figliolo, ho provato tante volte a spingerlo ad aprirsi, ma lui temeva di non essere capito, si è sempre sentito in colpa verso sua figlia per non averla cresciuta e verso Rose per non esserle stato accanto. Io so che tu e Candy conoscete tutta la storia, gli ho anche parlato di te, di come anche tu un tempo avessi rinnegato il tuo nome a causa di quello che ero stato e di come, con l'aiuto di tua moglie, fossimo riusciti ad appianare la questione, ma non sono riuscito a fargli sentire ragione.
Ha vissuto i suoi ultimi mesi beandosi della vista della sua amata bambina ormai donna in occasione delle vostre visite e dei giochi con i suoi nipotini. Sapeva di avere problemi al cuore… "
"E' per questo che l'hai pure mandato da noi ad aggiustare il nostro giardino? Perché passasse altro tempo con Candy?" chiese di nuovo Terence.
"Certo! Speravo che conoscendola meglio si sarebbe deciso a parlarle…
E adesso ho paura, temo che sia arrivata la sua ora e vorrei tanto che la tua sposa fosse con lui in questo momento; tu non hai idea di quanto abbia sofferto nella sua vita al pensiero che la sua Rose abbia lasciato questo mondo pensando di non essere stata amata e attanagliata dall'ansia per il futuro del suo bambino".
"Capisco… ma forse sarebbe il caso che io parlassi qualche minuto con mia moglie, che le facessi intendere qualcosa, non credi?"
"Non sono sicuro che tu abbia questo tempo figlio! Lasciala con lui, ti prego!"
Nel frattempo nella lussuosa stanza del vecchio duca, il signor Stone respirava a fatica e cercava di raccogliere le sue ultime forze per dire qualcosa a Candy…
"Signora… Candy…. il mio diario, il mio diario…" sussurrò a fatica mentre lei gli prendeva la mano.
Prese il campanello d'argento da sopra il comodino e lo dondolò con energia per far arrivare una delle cameriere:
"Luise! per cortesia, ci fa portare il diario del signor Stone? Deve essere in camera sua, nel cassetto del comodino suppongo" chiese a bassa voce girandosi a cercare conferma negli occhi smeraldini dell'uomo che le rimandò il suo sorriso più dolce.
In pochi minuti la giovane donna aveva un volumetto di pelle nera tra le mani.
"La prego… lo legga, lo legga tutto prima di giudicarmi, lo lascio a lei…"
Candy aveva dovuto chinarsi sopra di lui per sentire meglio, aprì il quaderno nella prima pagina e il nome per intero dell'autore le trafisse il cuore: THOMAS MARLONE WESTONE CAVENDISH
"Pa… papà" riuscì a mormorare mente gli occhi le si riempivano di lacrime e si stringeva al suo petto.
"Tesoro mio, figlia adorata… ti ho cercata tanto!" la voce di Thomas era sempre più debole, non riusciva nemmeno più a stringere la mano di lei.
"Papà ti prego… stai ancora con me, non lasciarmi…" lo guardò negli occhi che sembravano persi lontano lontano, un sorriso gli illuminò il viso:
"Rose, la mia Rose…" e se n'era andato.
Il grido di Candy aveva fatto arrivare un allarmato Terence a cui non era rimasto altro che consolare la sua sposa.
Il corpo venne composto come si conviene ad un nobile del suo rango e alloggiato nel mausoleo dei Granchester.
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AUTHOR CORNER
Now we know the entire story of Candy's parents, did you like it?
Tomorrow Candy will speak with Rose and then a new adventure can start!
Thank you all
Muchas gracias de Corazon
Grazie a tutti
