CAPITOLO 10 RICHARD TERENCE GRANCHESTER
Londra, Novembre 1941
Terence aveva il cuore impazzito, avanzava con il sangue che gli colava da una tempia portando la moglie in travaglio tra le braccia. Nevicava sempre più forte e questo non aiutava le cose di certo.
"Tesoro coraggio, resisti! Siamo quasi arrivati!"
"Terry… stai con me, ti prego! Ho bisogno di te!"
"Non ti lascerò un attimo, te lo prometto amore mio!" "Piccolo! proprio adesso hai deciso di venire al mondo? In mezzo alle bombe e alla distruzione, che Dio ci aiuti tutti stanotte!"
L'ingresso al tunnel della metropolitana era affollato e un'infermiera stava spiegando che c'erano molti feriti bisognosi di cure e che non era possibile accogliere altre persone a meno che non necessitassero effettivamente di trattamenti medici. Ma la gente era atterrita e non voleva sentire ragione.
"Permesso, scusatemi tutti! Mia moglie, mia moglie sta per partorire, non può farlo qui fuori, vi prego!" Terence cercava di passare, ma la folla spingeva e sgomitava e nessuno gli dava retta. Lui urlava la sua disperazione ma sembrava muto in mezzo a quel marasma e Candy era piegata in due per i dolori del travaglio, le contrazioni erano sempre più forti e frequenti.
"Amore, non ci faranno mai entrare e io non ce la faccio più!" Terry improvvisamente girò i tacchi e portò la sua sposa dentro il magazzino semicrollato degli autobus che aveva superato pocanzi.
"Oh mio Dio! Cosa fai?" chiese lei.
"Mia piccola e temeraria Tarzan Tuttelentiggini, sei un'infermiera e non sei sola. Non c'è altro tempo, né posto!" Uno degli autobus era rimasto indenne, vi entrò con Candy e la fece stendere su due sedili belli larghi, si tolse il mantello e la coprì; era talmente agitato che non sentiva freddo, il mezzo di trasporto era asciutto e li riparava dalla tormenta. Uscì un momento ed usò la neve fresca che cadeva incessante per pulirsi al meglio le mani, quindi tolse con cura la biancheria intima alla moglie che si era posizionata con le gambe aperte pronta per il parto.
"Candy, dimmi, dimmi cosa devo fare e io seguirò alla lettera le tue istruzioni. Devi essere risoluta, le donne partoriscono dacché mondo è mondo, quindi con l'aiuto di Dio ce la faremo. Prometti di essere forte e coraggiosa?" La guardava con tutto l'amore del mondo e lei capì che non c'erano altre soluzioni e che doveva fidarsi di lui, come aveva sempre fatto.
"Terry… controlla, controlla la dilatazione del collo dell'utero. Inserisci le dita all'interno e verifica lo spazio, devono essere almeno 9-10 centimetri per far passare la testa del bambino, ok? Le contrazioni sono forti e frequenti come devono essere".
"Niente, saranno 5 centimetri, non di più, non siamo ancora pronti, tesoro mio! Coraggio!"
Candy ricordò atterrita di aver avuto una strana sensazione quel pomeriggio prima di accusare i primi dolori prodromici, le era quasi sembrato che le si fossero rovesciate le viscere; in quel momento era troppo preoccupata per il marito per pensarci, tra l'altro era stato solo un momento e si era ripresa perfettamente; ora però aveva un terribile presentimento. Alzò completamente la gonna e cominciò a tastare sapientemente e nervosamente il suo ventre teso…
"Nonononono! Terence! NOOOO!" esclamò piangendo disperata.
"Ehi! Che succede adesso?"
"Terry! Il bambino, il bambino non è nella giusta posizione! Eppure lo era, ne sono certa, è girato con il sedere verso l'uscita ed è pericolosissimo farlo nascere in queste condizioni, potrebbe soffocare!"
Terence era atterrito ma sapeva perfettamente che non poteva perdere la testa proprio in quel momento, non poteva permetterselo, cosa avrebbe fatto la sua dolce compagna senza di lui?
Le accarezzò i capelli e le diede un bacio sulla fronte. "Ok! Non sarà la prima volta che accade no? Ci sarà un modo per sistemare tutto, giusto? Dimmi cosa devo fare!"
Candy era preoccupatissima ma dovevano provare la manovra di rivolgimento fetale. "Ok! L'utero non è ancora dilatato e abbiamo un po' di tempo; Terry devi far girare il piccolo. Gli prese le mani e le posizionò entrambe sopra il suo ventre, le guidò con cura sopra il pancione e sui lati facendogli sentire e imparare il corpo e la posizione del piccolo. L'aveva accarezzata centinaia di volte durante la gravidanza, e aveva gioito nel sentire i movimenti e i calci del frutto del loro amore, ma ora Tuttelentiggini gli stava chiedendo di toccare in maniera diversa. "Queste mani che io adoro sono i tuoi occhi, ascoltami con attenzione" cominciò "qui è la testa, il sedere… i piedini… ci sei?
Se tu schiacci in questo punto gli dai noia e lui reagisce, lo senti? Studiamo insieme le sue reazioni amore…" la donna continuava la sua lezione di anatomia tra uno spasmo e l'altro, il calore delle mani di Terence sul pancione aveva comunque il potere di tranquillizzarla; sentiva che lui poteva farcela, che avrebbe protetto lei e il loro bambino. "Ora… devi fargli fare una specie di capriola in avanti o indietro insistendo sui piedi e sulla testa. devi premere energicamente, più forte che puoi".
"Candy… ho paura di farti del male, e di farne a lui! Sei sicura?" le mani tremavano.
"E' l'unico modo amore! Dipende tutto da te… salvalo ti prego!" gli parve che i suoi occhi fossero più grandi del solito per quanta disperazione ma anche fiducia in lui ne poteva leggere dentro.
Terence chiuse strettamente le palpebre e premette con il gomito sul punto indicatogli dalla moglie mentre lei gridava di dolore e lui piangeva. Si accorse che il suo angelo aveva perso i sensi e si sentì morire.
"Candy! Candy!" gridava toccandole il viso e baciandola sulle guance, "Cosa ho fatto! Dio cosa ho fatto! Candy! rispondimi, ti prego! RISPONDIMIIIII!" Fu solo un attimo in cui il mondo sembrò crollargli addosso mentre soffocava i suoi singhiozzi sul collo di lei. All'improvviso sentì la sua mano dolce accarezzargli il capo.
"Sono qui, sono qui amore…. sei stato bravissimo! Il bambino si sta incanalando verso l'uscita con la testa". Le lacrime rotolavano copiose dagli occhi, ma la voce era incredibilmente calma e professionale; la mano destra aveva sapientemente esplorato il ventre e verificato che il piccolo era pronto per nascere.
"Adesso devi di nuovo controllare la dilatazione" disse stringendo i denti, l'ennesima fortissima contrazione le fece morire le parole in gola.
"Ci siamo, Candy adesso ci siamo, credo tu possa spingere….
Vedo i capelli…. sta arrivando! Coraggio piccolo, vieni, vieni da papà".
Il peggio era passato e con qualche energica spinta Candy partorì il suo bambino direttamente tra le braccia del padre che commosso lo strinse a sé mentre strillava e gli diede il primo benvenuto prima di posarlo sul petto della sua dolce mammina.
"E' un maschietto ed è semplicemente bellissimo amore!"
Emozionatissima, lei baciò la testa del suo piccolo e continuò con le istruzioni.
"Terry, sei stato meraviglioso, tu lo hai salvato. Adesso devi recidere il cordone ombelicale a questa altezza…"
Terence eseguiva tutte le operazioni senza battere ciglio. Sentiva le gambe tremare, tutta la paura che aveva avuto di perdere la sua sposa e il bimbo si stava facendo sentire ora che il peggio era passato. Nemmeno il tempo di godere di quei momenti che realizzò fosse necessario spostarsi da quel posto; sentì il boato di un'altra esplosione, era pericolosissimo rimanere così esposti, inoltre continuava a nevicare e Candy e il neonato avevano bisogno di passare la notte in un posto più caldo.
"Tuttelentiggini! So di chiederti molto, ma è necessario che ci spostiamo di qui al più presto. Tu… credi di riuscire ad alzarti appoggiandoti a me? Il palazzo di mio padre è un po' lontano da qui, ma dobbiamo provarci; ci sistemeremo nel rifugio sotterraneo che aveva fatto predisporre in giardino, l'ho ripulito alla meglio e rifornito nei giorni scorsi. Avevo dimenticato persino ci fosse, ha pure la corrente elettrica. Lo fece costruire di ritorno da uno dei suoi viaggi nei caraibi, in quelle zone li usano per proteggersi dagli uragani. Non sarà Buckingham Palace, ma là dentro staremo al sicuro e protetti dalla neve".
Solo in quel momento Candy ricordò che era sempre stata attratta dal fatto che dietro la serra ci fosse un pezzo del terreno dove l'erba faticava a crescere e una specie di botola che aveva sempre pensato fosse collegata alle fognature. Probabilmente il suocero l'aveva fatta sigillare quando erano nati i bambini temendo che andassero a curiosare laggiù e si facessero del male. La neomamma fece indossare a Terence il mantello che le aveva prestato e infilò il piccolo sotto al suo, mentre il marito l'aiutava ad alzarsi. Un giramento la fermò solo un attimo ma si riprese immediatamente. Terry la sorreggeva quasi completamente e lentamente nel giro di un'ora arrivarono alla loro meta.
Il duca sollevò la botola e infilò la piccola scala a pioli per primo, invitando la moglie a fare lo stesso addossandosi a lui; Candy sentiva le ginocchia cedere ed era completamente appoggiata con la schiena al torace del marito mentre lentamente si muovevano; con la massima cura lui la faceva scendere facendole scudo ad eventuali cadute con il proprio corpo. Accese la luce e, dopo aver aggomitolato il piccolo nel suo mantello e messo al sicuro, aiutò la moglie a spogliarsi e cambiarsi e la fece accomodare sul letto posizionato nello stesso ambiente che accoglieva una piccola cucina; scaldò dell'acqua e lavò con cura il bambino in un catino, lo avvolse in un candido panno di lana e lo avvicinò al petto della madre per la prima poppata.
Mentre il cucciolo succhiava avidamente per la prima volta dal seno di Candy, si sedette accanto a loro piangendo lacrime di gioia. Erano tutti e tre al sicuro finalmente.
"Amore, mi hai reso padre di nuovo, potrò mai ringraziarti per questo?"
"Tu hai salvato il nostro bambino questa notte, se non ci fossi stato tu sarebbe nato morto! Te ne rendi conto?"
Terence continuava a piangere mentre le accarezzava il capo poggiato sul suo petto. "Guardalo… si è addormentato, sembra un angelo! Fallo dormire sul tuo seno così rimarrà al caldo tutta la notte, io mi metterò su quella specie di poltrona qui accanto a voi".
"Su quella sedia scomoda? Scherzi vero?" La giovane donna si spostò leggermente facendo più posto al marito. "Stenditi accanto a me, non c'è molto spazio ma non ce ne serve molto; ci stiamo tutti tre e stasera non rinuncerei a questo per nessun motivo al mondo".
"Lascia solo che ti porti qualcosa di caldo e zuccherato, ne hai bisogno. Qui non c'è granché ma una tisana riesco a farla" le propose Terence. "Domani farò visitare te e il piccolo dal medico e, se la situazione sarà più calma, entreremo in casa e ti preparerò un bel bagno caldo, ma passeremo qui dentro le prossime notti, per sicurezza! Non voglio correre rischi inutili facendoti alzare dal letto in piena emergenza per scendere qui sotto. Porterò giù altre coperte e cibo, d'accordo?"
"Devo scrivere ad Albert e ai ragazzi, per dar loro la notizia… c'è un nuovo membro in famiglia, Richard Terence Granchester!" rispose lei sorridendo e annuendo alla proposta di lui.
Il resto della notte passò tranquillamente…
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AUTHOR CORNER
Hello my friends, did you enjoy this chapter?
Welcome Richard Terence Granchester!
Thanks you all
Sonia
