CAPITOLO 12 NOTIZIE D'OLTREOCEANO
"Faith! devo partire… ma tornerò, prometto di scriverti. Fallo anche tu se puoi, questo è il mio indirizzo!"
Quando Thomas le aveva detto questo la giovane era morta di dolore e di gioia nello stesso tempo. Di dolore perché non lo avrebbe più rivisto, almeno non a breve; di gioia perché il più bello e ambito ragazzo di Londra stava chiedendo ad una insignificante nullatenente come lei di scrivergli. Aveva sempre odiato i ricevimenti dei nobili della città, tutto quello spreco e quello sfarzo, ma da quando aveva incontrato lui le cose erano cambiate e aveva cominciato a desiderare che quei ricconi sperperassero quanto più denaro possibile in mille feste ogni notte.
Tornava a casa esausta all'alba canticchiando di felicità. La sua povera mamma aveva intuito il motivo di tanta allegria e, odiandosi sino al midollo per il fatto di distruggere sul nascere i sogni della sua dolce figliola, l'aveva messa in guardia.
"Tesoro… ti prego! Stai attenta, non ti fidare di loro, sono tutti uguali. Sai che ringrazio Dio ogni giorno per avermi dato la gioia di essere madre, ma vorrei che tu avessi una vita più semplice della mia".
Le aveva ripetuto mille volte quelle parole, Faith non le aveva mai capite sino in fondo anche se, dopo la sua morte, aveva iniziato a sospettare ciò che la madre le aveva sempre nascosto… il motivo per cui alla sua mamma era stato permesso di tenere una bambina nel luogo di lavoro, la ragione per cui quella povera donna non era stata cacciata via quando aveva scoperto di essere incinta… Un senso nausea la invadeva ogni volta che provava ad approfondire quel pensiero; la sua mamma l'aveva affidata in un certo modo al signor Jones… Perché? Perché lo aveva sentito litigare con la moglie per colpa sua? Quando quella atroce verità arrivava a sfiorarle la mente inorridiva all'idea di ciò che quell'uomo aveva cercato di ottenere da lei e cacciava via quel pensiero disgustoso aggrappandosi ai meravigliosi occhi verdi di Thomas. Quei pochi istanti passati accanto a lui erano l'unica cosa bella che avesse avuto dalla vita e non riusciva a rinunciarvi.
Ricordò il loro primo incontro…
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Lei girava tra gli invitati reggendo un vassoio stracolmo di calici di cristallo pieni di bollicine quando una viziatissima signorina l'aveva urtata malamente facendola rovinare a terra.
"Incapace! stai attenta! dovresti lavorare una vita per ripagarmi un vestito come quello che indosso questa sera", l'aveva pure rimbeccata!
Thomas aveva assistito alla scena e si era chinato per aiutarla prendendosi la colpa con l'ospite della serata. "Ehi! Stai bene vero? E' stata tutta colpa mia, ti ho spinta involontariamente", aveva detto a voce alta per evitare venisse ripresa o punita; poi con tono più sommesso aveva continuato: "Ti sei tagliata! Vieni con me!" l'aveva aiutata ad alzarsi e accompagnata in cucina dove le aveva delicatamente fasciato la mano, mentre l'immancabile sorellina Rose aveva provveduto a far pulire tutto quel disastro.
"Scusate signorina! Mio fratello! E' sempre così sbadato, soprattutto quando ci sono così tante belle ragazze in giro!", aveva sentenziato quel peperino facendogli l'occhiolino mentre lo incoraggiava ad uscire di scena e pensava un po' divertita "Proprio lui che manco le guarda queste pollastrelle con la puzza sotto il naso".
Nel frattempo in cucina…
"Signore… è solo un graffio! Non serve!" Ora torno subito a lavorare. La ringrazio… non è stata colpa sua, lei non c'entra nulla", aveva detto Faith a Thomas una volta rimasti soli, ritirando la mano e facendogli un inchino.
"Lo so! Quella sciocca presuntuosa di Sandra Jones ti ha spintonata di proposito, me ne sono accorto sai? Chiamami Thomas per cortesia, e non farmi tutte queste riverenze, abbiamo la stessa età. Faith? giusto?".
Dio era bellissimo!
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Erano un paio di settimane che quella ragazzina impaurita aveva preso servizio presso i Granchester, più che un'inserviente veniva trattata come una figlia adottiva. Non si tirava indietro nel lavoro, ma la signora non era certo una che si faceva servire; si erano divise i compiti equamente proprio come faceva un tempo con sua madre, solo che ora veniva pagata e riccamente sfamata e vestita, le venivano concesse persino ore libere da dedicare allo studio… quanto le mancava l'affetto della sua mamma però! La duchessa era sempre molto dolce con lei, ma non era di certo la stessa cosa. Erano già passati mesi da quando se n'era andata ma era sicura la vegliasse da lassù, alternativamente non sarebbe mai arrivata dai duchi e chissà dove sarebbe finita. In realtà non era molto difficile pensare a dove avrebbe potuto finire a lavorare dopo essere sfuggita dalle grinfie di Jones… piuttosto sarebbe morta di fame, questo pensava di continuo.
Quella sera Terence arrivò con una lettera di Albert in risposta alla sua, quella che aveva spedito per le vie ufficiali annunciando la nascita del piccolo Richard.
"Amore, una busta dall'America per noi! E' Albert, ci sono anche i ragazzi"
C'erano tutti, poteva sentire i loro abbracci, poteva vedere i loro sorrisi allegri e ognuno dei suoi figli aveva avuto la premura di inserire un messaggio personale per la mamma proprio come aveva fatto lei con pianse su ciascuno di quei fogli, quanto le mancava avere la sua famiglia accanto!Sorrise, ancora scossa quando ebbe tra le mani l'ultima pagina, quella di Thomas.
Mamma… grazie per il fratellino, finalmente combattiamo ad armi pari in famiglia, siamo due contro due, ma io ho un grande vantaggio. Sono sicuro che le guance morbide dell'angioletto che è appena venuto al mondo me le darà tutte vinte sulle mie due piccanti sorelle… Non ti ringrazierò mai abbastanza per aver aiutato Faith, sono più tranquillo a saperla con voi.
Ti adoro, sei la donna più straordinaria che conosca, sono orgoglioso di essere tuo figlio per tanti motivi e non vedo l'ora di riabbracciarti. Ti chiedo la cortesia di non leggere la restante parte del mio messaggio, è per Faith… so che capirai.
Il tuo devoto figlio Thomas
Mia dolce Faith
…."
La donna si interruppe quasi imbarazzata, senza volerlo stava iniziando a leggere la parte della lettera che non era per lei. I ragazzi si erano litigati lo spazio che Albert aveva lasciato loro per i messaggi personali e Thomas aveva dovuto inserire le poche righe palpitanti d'amore che gli erano rimaste sulla penna immediatamente dopo i saluti alla madre. Sorrise e consegnò prontamente la lettera a Faith che, appena riconosciuta la grafia elegante di lui, sentì gli occhi pungere e dopo un breve inchino riuscì a stento a chiedere il permesso di ritirarsi per poter leggere subito il messaggio che da tanto tempo attendeva.
Candy sentì il suo cuore stringersi di tenerezza, ricordò il periodo in cui a Chicago aspettava con impazienza le lettere di Terence da New York, subito dopo averlo rivisto bellissimo con i capelli al vento su quel treno in corsa che lo riportava per l'ennesima volta via da lei. Con quanta emozione gli rispondeva! La sua grafia tondeggiante risentiva del batticuore che arrivava sino alla punta delle dita e le faceva tremolare; non era mai riuscita ad esternargli ciò che provava davvero in quelle lettere, era troppo bello e importante per scriverlo su un pezzo di carta e si era ripromessa di dirglielo con cuore e parole solo quando le sarebbe stato concesso di tuffare i suoi occhi nell'oceano blu di lui, ma la scrittura la tradiva di certo. Ne era contenta e nello stesso tempo contrariata perché lui si divertiva così tanto a punzecchiarla con la sua irriverente ironia, era così bravo a tenersi distaccato, o almeno così sembrava a lei che, innamorata pazza, riusciva solo a sognare il momento in cui avrebbe regalato al suo grande amore il suo primo "ti amo".
Non era brava come lui con le parole e in qualche occasione si era lasciata andare a qualche virgola di troppo, che non era stata colta, chissà se intenzionalmente o meno… che rabbia provava a volte a quel pensiero! Solo parecchi anni addietro aveva scoperto che molte di quelle righe cariche d'amore gli erano state nascoste da Susanna, ma tra Thomas e Faith non era così! Una valanga di vecchie sensazioni le fece tremare le ginocchia; non avrebbe permesso a niente e nessuno di intromettersi tra di loro, purtroppo però questa volta era la guerra a tenerli lontani e a rubare molte delle loro prime tenerezze.
"Signora, più tardi mi occuperò di riassettare la cucina" la ragazza proprio non riusciva più a trattenere le lacrime.
"Tesoro, non serve! Me ne occupo io mentre mio marito coccola il piccolo. Sei libera per stasera, non ti preoccupare, vai pure a leggere e a riposare. Thomas era molto preoccupato per te, gli ho fatto sapere io che tu sei a casa da noi adesso, non devi sentirti in alcun modo in difetto. Mi dispiace solo che il suo messaggio non abbia potuto avere la privacy che meritava". Aveva cercato di essere il più delicata possibile, ma si rendeva conto che Faith, per quanto i suoi occhi non potessero contenere la felicità che provava in quel momento, non poteva che sentirsi imbarazzata oltremisura ed era pure consapevole che anche Thomas doveva essersi sentito parimenti scosso e sicuramente si era trattenuto oltre il necessario sulle righe che aveva dedicato a quella ragazza.
"Finirà anche questa maledetta guerra…. e poi sarà tutto più semplice!" pensò.
Faith si ritirò con il suo tesoro tra le mani.
"Oh mio Dio! Mi ha scritto di nuovo! E la signora ne è al corrente… cosa penserà di me! di noi! Oh Thomas, che hai fatto?" pensava mentre si avviava verso la sua stanza baciando quel pezzo di carta ripiegato che le faceva esplodere il cuore di gioia.
Candy era sempre molto stanca anche se si era ripresa bene dal parto, il piccolo cresceva bene e non la faceva dormire molto, ma lei era felice…
felice di ninnarlo….
felice di allattarlo…
felice per tutte le moltiplicate attenzioni che le riservava il suo Terry…
La sera dell'11 dicembre il duca rientrò più cupo del solito. Non voleva preoccupare la moglie, ma alla fine si era deciso a raccontarle tutto ciò era successo in quei giorni. La città non aveva subito altri attacchi e la sua sposa era più rilassata sotto questo punto di vista, ma avrebbe voluto che vivesse più serenamente; aveva avuto una gravidanza ed un parto difficili, era sempre esausta la sera perché aveva pure ricominciato ad andare ad aiutare qualche ora nell'ospedale sotterraneo.
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L'aveva duramente rimproverata il giorno che lo aveva scoperto, ma era stato tutto inutile perché lei lo aveva guardato ostentando un sorriso radioso e dolcissimo e gli aveva detto: "Amore mio… sai che non posso stare con le mani in mano mentre gli altri, tu in primis, lavorano anche per il mio benessere, sto benissimo! Guardami! Il piccolo cresce bene e Faith mi aiuta tantissimo. Abbi fiducia in tua moglie, sai che ti amo da impazzire e non farei nulla che mettesse in pericolo la nostra felicità. Sono stanca ma non faccio nulla che non riesca a sopportare, tu devi solo amarmi e andrà tutto per il meglio".
Poi era caduta tra le sue braccia e al solito lui aveva iniziato a baciarla ed accarezzarla con passione crescente finché l'ultima vena di saggezza che gli era rimasta gli aveva ricordato che era passato troppo poco tempo dal parto e non poteva spingersi oltre, anche se il desiderio di lei lo faceva bruciare; aveva pian piano reso più leggeri i suoi baci e più tenere le sue carezze finché non l'aveva sentita addormentarsi profondamente sul suo petto.
"Candy! Il Giappone ha attaccato la sede della flotta della marina militare statunitense a Oahu, nelle Hawaii, quattro giorni fa; nessuno si aspettava un'azione militare in questo momento perché erano ancora in corso tentativi di negoziato. E' stato un massacro! Le sei portaeree imperiali si sono avvicinate senza essere identificate in alcun modo, tutti sapevamo che la guerra era imminente, ma nessuno a Pearl Harbor si aspettava un attacco; l'effetto sorpresa ha giocato completamente a favore dei nipponici, è stata una grande sconfitta per gli Americani e ora è guerra aperta. Il presidente Roosevelt ha chiesto ufficialmente al Congresso di dichiarare guerra al Giappone. La mozione è passata e oggi Hitler ha dichiarato guerra a sua volta agli Stati Uniti, Winston è molto preoccupato… è imminente la sua partenza per Washington!"
Candy lo guardava immobile con le mani alla bocca…
"Oh Dio! Terry! E i ragazzi? Credi siano ancora al sicuro a Chicago? Oh mio Dio!"
La attirò a sé e la strinse dolcemente.
"Tesoro… calmati! Sei troppo sotto stress tra il piccolo, l'allattamento e tutto il resto e non riesci a guardare con il dovuto distacco le cose. Le Hawaii sono lontanissime da Chicago, non c'è nessun motivo per preoccuparsi; il Giappone ha vinto la battaglia perché ha agito di sorpresa ma la cosa non si ripeterà, abbi fiducia! I ragazzi sono al sicuro, nessuno li toccherà, per loro non cambierà nulla. Ho invece paura che le cose andranno di male in peggio qui in Europa. L'America entrerà in guerra più attivamente, arriveranno truppe navali ed aeree per colpire la Germania nazista, sarà un vero inferno… Winston sta andando negli Stati Uniti proprio per coadiuvare questa azione, adesso più che mai è importante far comprendere che bisogna concentrarsi sulla Germania, se cade Hitler cadono tutti gli altri".
Chiuse gli occhi e sospirò profondamente prima di proseguire
"Mi… mi ha chiesto di prepararmi a seguirlo…"
"Ma… ma come? In che termini? Non capisco…" la giovane donna era sempre più preoccupata.
Terry la fece sedere sulle sue ginocchia, era già tornata così leggera e questo lo preoccupava molto perché lavorava sempre oltre le sue possibilità… proseguì…" Il presidente Roosevelt ha costituito una nuova struttura, il Joint Chiefs of Staff, con l'ammiraglio Ernest King come Capo delle Operazioni Navali e della Marina e il generale George Marshall al comando dell'Esercito e delle Forze Aeree. L'idea è che questa struttura collabori sempre più attivamente con l'analoga britannica di cui, mi scuso per non averti ancora detto chiaramente, faccio parte anche io…"
"Terry! Non… non credevo… io, presa dal bambino e tutto il resto non avevo realizzato fino in fondo che tu fossi parte così attiva di questa cosa… io…" la sentiva spaventata oltremisura.
"Lentiggini! Perdonami, non volevo darti altri pensieri… Cosa pensi che vada a fare ogni giorno alla Camera? A discutere di tasse e stupidi diritti nobiliari in questo momento? Winston mi ha proposto questa cosa e io voglio discuterne con te. Lui mi ha chiesto di trasferirmi almeno temporaneamente a Washington, vuole una persona di fiducia a diretto contatto ogni giorno con il Presidente americano, capisci?"
"E tu hai accettato questo compito?" proseguì lei.
"Tesoro… NO! Non accetterei nulla di così fondamentale per la nostra famiglia senza consultarmi prima con te! Ma… prova a vedere la cosa sotto questo aspetto: ci trasferiremo in America per un periodo piuttosto lungo. Non è Chicago ma non ci sarà più un oceano a separarci dai nostri figli, potremo vederli regolarmente e saremo comunque lontani dai campi di battaglia e dai bombardamenti, che temo saranno sempre più pesanti qui. Staremo a Washington, in uno degli appartamenti della Casa Bianca, che ne dici? Sono sicuro che troverai il modo di aiutare chi ne ha bisogno anche là e avrai tutto il tempo di occuparti del piccolo come si deve. Il mio legale si occuperà dei miei affari qui finché sarò lontano e Faith può venire con noi se lo vorrà".
La guardava con infinita tenerezza…
"Allora? Vuoi pensarci su?"
"E a cosa dovrei pensare? E' il tuo dovere e io sono tua moglie! Sarei una sciocca ad oppormi a questa cosa, senza contare il fatto che mi avvicinerei alla mia amata famiglia. Chiederò a Faith di venire con noi, non ha più nessuno qui e non posso lasciarla sulla strada".
"Considera che in America non avrai bisogno di lei per le faccende domestiche, potrebbe continuare a darti una mano col piccolo visto che gli è sinceramente affezionata e iscriversi alla scuola che frequentano i figli dei militari e diplomatici in mandato a Washington. Potrai rivedere anche miss Pony e Suor Maria, riuscirò a sopravvivere se mi vorrai lasciare solo qualche giorno per passare del tempo con loro o con la tua famiglia… "
"Non occorre che tu mi dica altro, ma sappi che io starò con te sempre. Quando avrai qualche giorno di libertà andremo dove vorrai, ma insieme! Vuoi liberarti di me signor duca di Granchester?"
Candy era felice di quella novità anche se in fondo al cuore sentiva un peso enorme e sapeva perfettamente di che si trattava; era certa lo conoscesse anche Terry, alternativamente non avrebbe insistito così tanto per convincerla a fare una scelta che era ovvio l'avrebbe resa felice in prima battuta. Era chiaro che prima o poi Churchill avrebbe richiamato Terence in patria e allora non ci sarebbe stato scampo per lei, a quel punto suo marito non le avrebbe mai permesso di tornare in Europa e lei avrebbe dovuto accettare di rimanere a Chicago con il piccolo Richard e di separarsi da lui. Comunque non c'era soluzione diversa ormai. Faith fu felice di accompagnare i suoi signori, non aveva davvero più nulla a Londra. Il giorno prima della partenza andò a visitare la tomba della sua mamma per salutarla, Candy fece lo stesso con quella del padre e del suocero.
Il 15 dicembre si imbarcarono tutti per l'America, viaggiarono a bordo di una nave da battaglia della Royal Navy britannica scortati dalle forze aeree alleate prima e americane poi.
Dal 22 dicembre al 14 gennaio, Terence partecipò a Washington alla conferenza Arcadia assieme al primo ministro britannico Winston Churchill; il 1º gennaio 1942 i rappresentanti di 26 governi nazionali firmarono la Dichiarazione delle Nazioni Unite, con cui essi si impegnavano a sostenere la Carta Atlantica, ad impiegare tutte le risorse disponibili nella guerra contro le Potenze dell'Asse e a non negoziare una pace separata con alcuna di esse. Punto focale degli incontri fu l'accesa discussione sulla strategia generale da adottare nella lotta contro le Potenze dell'Asse. La conferenza si concluse dopo vivaci contrasti con l'adozione della tattica del cosiddetto Germany first, ovvero di un maggiore impegno bellico nei confronti della Germania nazista, ritenuta l'avversario più pericoloso per la potenza della sua macchina militare e per la sua avanzata ricerca tecnologica.
Candy rimase a fianco del marito per tutto il tempo, avevano deciso che solo dopo la fine di quegli estenuanti incontri avrebbero raggiunto insieme i figli a Chicago per una breve pausa. Non si accontentò comunque di aspettare Terence e occuparsi di Richard, Eleonor Roosvelt la introdusse immediatamente nei suoi rivoluzionari progetti civili trovando in lei l'alleata migliore che avesse mai sperato di incontrare.
Qualche mese dopo, i velivoli dell'USAAF, chiamati fortezze volanti per la blindatura e i pesanti armamenti, giunsero nel Regno Unito e cominciarono subito ad effettuare missioni oltre la Manica. Né il governo americano, né l'USAAF, volevano colpire indiscriminatamente le città tedesche, austriache e francesi; gli aerei dovevano perciò effettuare bombardamenti diurni di precisione sui punti vitali della macchina bellica tedesca. Le azioni provocarono comunque danni estesi alle strutture militari tedesche e non solo, intere città furono rase al suolo.
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AUTHOR CORNER
Hello my friends.
We are really close to the most difficult part of the story!
Be prepared! be strong!
Thank you all
See you soon
