CAPITOLO 13 SEPARAZIONE

I mesi passavano e il piccolo Richard cominciava a reggersi sulle gambine. Terence e Candy lavoravano moltissimo a fianco del presidente americano e della moglie rispettivamente e si davano forza a vicenda. Nonostante gli impegni sembrava di vivere in un altro mondo, essere lontani dalla guerra di campo e dal fragore dei bombardamenti era davvero impagabile. Il duca dedicava completamente la domenica alla famiglia, voleva comunque essere un padre ed un marito presente. Generalmente li portava al parco dove, mentre Candy era intenta a preparare il tutto per i loro deliziosi pic nic, lui aiutava il piccolo a divenire sempre più stabile in posizione eretta. Lo seguiva attentamente mentre, con le braccia tese verso l'adorato papà, muoveva i primi passi verso di lui che si allontanava piano piano per fargli fare via via più strada da solo; insisteva un pochino finché il bimbo non si imbronciava per il fatto di non riuscire a raggiungere il suo obiettivo tra le braccia forti del padre, e lui non lo sollevava facendolo volare prima di divorarlo di baci e godersi il suo allegro "pa pa pa pa pa…"

In quell'ultimo anno non erano mancati i soggiorni a Chicago dove marito e moglie avevano potuto godere della presenza dei figli, che regolarmente raggiungevano i genitori a Washington nelle pause che i loro studi consentivano; poi c'erano gli amici di sempre e le visite alla casa di Pony.

Con l'entrata in guerra dell'America il giovane Alistear Cornwell era stato chiamato a prestare servizio militare e trasferito temporaneamente in un campo di addestramento; fortunatamente i problemi di vista ereditati dallo zio lo avevano relegato nella lista del personale di riserva senza obbligo di partenza immediata per il fronte. In vista del compimento del diciottesimo anno di età di Thomas, Terence usò tutta la sua influenza affinché il figlio fosse trasferito con incarico speciale a Washington. Si era odiato per questo, non avrebbe mai voluto utilizzare così la sua posizione, ma lui non si era mai tirato indietro e, consapevole che prima o poi avrebbe dovuto tornare in prima linea in Europa, ottenne questo trattamento di favore in cambio della sua assoluta dedizione alla patria: Churchill e Roosevelt avrebbero potuto chiedergli qualsiasi cosa, avrebbe accettato il più pericoloso degli incarichi in cambio della sicurezza del figlio!

La duchessa non aveva inteso bene come la fortuna l'avesse baciata in quella circostanza ed evitò di chiedere spiegazioni al suo sposo, che sembrava invece avere le mani in pasta sulla faccenda visto che si era mosso verso l'inserimento nell'ambiente militare del figlio con largo anticipo rispetto a quanto avrebbe fatto il Governo inglese nei confronti dei cittadini residenti all'estero.

Era terrorizzata dalla possibilità che prima o poi l'adorato figlio dovesse essere imbarcato per l'inferno e il duca di Granchester aveva deciso che per una volta nella vita avrebbe optato per un pizzico di sano egoismo e si sarebbe comportato come un aristocratico normale, contrariamente a tutti i suoi ideali; quando si trattava della sua persona non aveva esitazioni ma di fronte ai suoi affetti più cari le cose assumevano inesorabilmente un aspetto diverso. Cercò di insegnare a Thomas tutto quanto poteva in modo che la sua presenza a Washington risultasse sempre più preziosa. Sembrava che tutto filasse liscio come l'olio, ma l'ultimo peso in fondo al cuore di Candy si faceva via via più grave. Quella maledetta guerra non voleva saperne di finire; la Germania sembrava sempre sul punto di capitolare, ma all'ultimo minuto tirava fuori un asso nella manica e tutto ricominciava nuovamente. Lavorando a stretto contatto con i britannici, gli americani avevano invaso il Nordafrica e l'Italia, era giunta l'ora di guardare alla Francia e colpire una volta per tutte l'aviazione tedesca.

Tra il 20 e il 25 febbraio 1944, venne effettuata l'Operazione Big Week, il cui obiettivo erano le basi della Luftwaffe; fu un colpo durissimo per l'aviazione tedesca che non riuscì quasi più a riprendersi. Mentre gli americani continuavano con i bombardamenti strategici, gli inglesi cominciarono a concentrarsi sulla Francia preparandosi allo sbarco in Normandia, il più vasto assalto anfibio della storia. Fu in previsione di questa azione cruciale che Winston Churchill decise di richiamare il duca dall'America… non poteva tirarsi indietro, non dopo quello che aveva ottenuto per il figlio…

La sera in cui Terence annunciò a Candy la sua partenza vide il pallore e il terrore impadronirsi del volto delicato dell'adorata moglie e i suoi occhi grandi spegnersi, il macigno che per più di un anno aveva soffocato in fondo al cuore le era salito alla gola e le stava togliendo il respiro. Istintivamente gli diede le spalle e fece per correre via ma lui la bloccò da dietro cingendola con le sue forti braccia e avvolgendo il suo minuto corpo. La donna sentiva il pulsare furioso del cuore di lui sulla schiena e una terrificante sensazione di dejavu si impadronì di lei, la stessa di lui altrimenti non si sarebbero spiegati quei palpiti impazziti che sembravano voler scavare le sue terga per raggiungere il suo cuore.

"Candy, amore… ti prego…" era svenuta abbandonata a lui prima ancora di sentirsi dire che sarebbe partito da solo questa volta, era cosa scontata.

La duchessa riaprì gli occhi tra le braccia del marito preoccupatissimo, mentre Faith angosciata cercava di calmare il piccolo Richard scoppiato in un pianto disperato alla vista della mamma che cadeva come un birillo; Candy si sentiva come una foglia in balia del vento, chissà dove questa tempesta l'avrebbe portata.

"Tesoro mio, ti prego! Ho bisogno della tua forza o non ce la farò mai", la supplicò Terence.

"Mi sento morire al solo pensiero di allontanarmi da te ma… questa volta davvero non posso permettere che tu mi segua a Londra. Richard ha bisogno di te, è troppo piccolo per stare senza la sua mamma, sei d'accordo con me vero?" "Non posso rischiare che cresca senza i suoi genitori", pensò senza osare far vibrare le sue corde su queste dolorosissime note che suonavano come un terribile presagio.

"So che hai tutte le ragioni del mondo ma io… Terry! Perché mi sento così? Ho tanta paura! Promettimi che tornerai da noi! Promettimelo!" riuscì a dirgli mentre si stringeva forte a lui arresa a quella crudele realtà.

Nel giro di un paio di settimane il duca di Granchester condusse la moglie e il figlio a Chicago. Charlotte, Rose e Thomas promisero al padre di occuparsi della loro mamma e del piccolo in sua assenza; Faith rassicurò il suo padrone sul fatto che avrebbe aiutato in tutti i modi. Candy non volle sentire ragioni e accompagnò Terence a New York il giorno prima della partenza, trascorsero la notte a fare l'amore; disperatamente fusero i loro corpi e loro anime come se non ci fosse un domani, come se quell'intimo abbraccio dovesse bastare come pegno d'amore per il resto delle loro vite, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di manifestare apertamente questa devastante sensazione all'altro.

All'alba erano ancora svegli…

"Candy! Ti amo… tornerò amore mio, te lo prometto! Tornerò presto da te e dai ragazzi".

"Devi farlo! Non voglio crescere Richard da sola, sai che sono morta dentro senza di te" gli rispose lei cercando di farsi coraggio, ma si sentiva perduta. Aveva temuto quel momento sin da quando si erano preparati a partire per Washington, era sicura sarebbe arrivato e aveva una paura folle che non riusciva ad allontanare dal suo cuore.

Venti giorni dopo la partenza di Terry, Candy era in terrazza con una tisana calda tra le mani in balia di un'angoscia che non riusciva a tacitare. Il piccolo aveva pianto ininterrottamente per tutto il mattino, era nervosissimo anche se non vi era ragione evidente per cui dovesse esserlo… alla fine stremato era caduto tra le braccia di Morfeo. Era giugno ma quel giorno il cielo era coperto e un vento forte continuava a soffiare trafiggendo il roseto sempre ben curato del giardino; i petali delle rose Dolce Candy erano ovunque, sentiva l'aria mancarle mentre osservava la natura fare scempio dei fiori che con tanto amore Anthony le aveva dedicato tanti anni prima. Le sembrò di sentire la sua voce in giardino, era fredda e lontana… non capiva, ma l'affanno prendeva a morsi le sue viscere crudelmente mentre le lacrime salivano agli occhi.

Annie la sorprese alle spalle.

"Candy! Che hai? sembra che tu abbia visto un fantasma, che ti prende?"

Il petto della giovane donna si muoveva su e giù ansiosamente, l'amica la fece rientrare e sedere sul divano. "E' ventoso oggi, capita in questo periodo dell'anno, ma non devi preoccuparti nel giro di qualche giorno il giardino tornerà bello come prima". Candy guardava come imbambolata la figura femminile che si prendeva amorevolmente cura di lei. La porta dello studio di Albert, quello che anche Terence aveva utilizzato per lavorare durante i periodi di vacanza che avevano trascorso lì nell'ultimo anno, era socchiusa e il telefono aveva cominciato a squillare; quel rumore era diventato assordante, le feriva i timpani come se volesse urlare qualcosa di terribile.

"Tesoro… rispondo all'apparecchio e torno, va bene?" sussurrò dolcemente la signora Cornwell.

Come un automa Candy stessa scattò in piedi, velocemente si diresse verso lo studio e alzò il ricevitore per prendere la chiamata… da Washington… Rimase immobile per qualche secondo…

"Disperso sulle coste francesi…" borbottò confusamente mentre si lasciava cadere inerme a terra.

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Nei giorni successivi il signor Andrew cercò di avere maggiori informazioni e raggiunse Thomas a Washington per comprendere meglio la situazione.

"Mamma, vedrai che lo riporteremo a casa!" aveva pensato il giovane rampollo ancora pieno di speranza.

Alla Casa Bianca i due uomini trovarono un dettagliato fascicolo sul duca di Granchester. La nave militare su cui si era imbarcato era stata bombardata durante un raid tedesco al largo della Normandia; i pochi caccia nemici, che avevano preso parte a quella che era sembrata una improvvisata e disorganizzata azione, erano stati abbattuti dall'aviazione americana, parte dell'equipaggio era stato tratto in salvo, erano stati recuperati senza vita alcuni corpi, ma le condizioni del mare e la situazione nei cieli non avevano permesso di procedere con ulteriori operazioni di salvataggio. Proprio quel giorno, una manciata di ore più tardi, era previsto l'avvio di un'importante azione di guerra che avrebbe aperto le porte, attraverso le coste della Normandia, all'occupazione della Francia. Non c'era tempo per occuparsi di qualche anima sfortunata, la guerra non guarda in faccia nessuno; Terence Graham Granchester risultava tra il personale di bordo disperso.

"Mi dispiace molto" aveva sentenziato l'ufficiale che aveva fatto avere il fascicolo a due increduli Albert e Thomas uccidendo sul nascere l'ultima speranza del ragazzo perché al suo "Disperso non vuol dire deceduto!" aveva risposto con un "Ragazzo, siamo nel bel mezzo di un conflitto armato, là è guerra vera, non come qui; disperso al largo di quella costa con le operazioni militari che sono in corso equivale a caduto in battaglia. Vi faccio le mie condoglianze, il duca non farà più ritorno dall'Europa".

Thomas sentì la terra mancare sotto i piedi, non avrebbe mai creduto di vivere davvero un momento del genere e non riusciva a pensare a come avrebbe reagito la sua mamma a quella notizia. Suo padre, il suo adorato papà non sarebbe più tornato. Ricordò alcune scene che avevano accompagnato la sua infanzia, le risa, i giochi, lo studio…

Non avrebbe mai pensato di perdere in così giovane età quella figura che era sempre stata un riferimento sicuro per lui, come si sarebbero trasformate le loro vite adesso? Avrebbe rivisto ancora il sorriso meraviglioso della sua mamma, quello che solo il padre sapeva accendere fino in fondo?

"Figliolo, facciamoci coraggio! Tua madre ha bisogno di noi adesso più che mai!" Albert aveva gli occhi gonfi e rossi e il suo cuore era rassegnato all'evidenza.

Di ritorno da quel viaggio infernale trovarono in Candy una donna completamente svuotata. Era ancora in vestaglia nonostante fosse passata da tempo l'ora di pranzo, gli occhi cerchiati di nero… da giorni non riusciva a dormire, il minore dei Granchester giocava con le sorelle in giardino, ma scoppiava a piangere di continuo per ogni sciocchezza, nonostante fosse sempre stato un bimbo forte e allegro. La donna non lasciò neppure parlare Thomas, in permesso per qualche giorno; non voleva sentire nulla, il dolore era devastante. Trovò la forza per sorridergli forzatamente per ringraziarlo della sua premura ed accarezzagli la guancia per dargli il poco conforto che riusciva.

"Non ti preoccupare per me tesoro. Tu hai una vita meravigliosa davanti a te… io starò meglio, te lo prometto!" gli disse prima di ritirarsi nella sua stanza. Odiava crollare davanti ai suoi ragazzi, ma non riusciva ad immaginare la sua esistenza senza Terry al suo fianco… eppure doveva reagire, se non per se stessa lo doveva ai suoi adorati figli.

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AUTHOR CORNER

Hello my frinds!

I told you to be strong… tomorrow we will know more about Terence…