CAPITOLO 14 NON MI PIACE LA LUNA… E NEPPURE LE STELLE…
Il tempo passava inesorabile…
A volte sembrava così lento che Candy riusciva a sentire ogni secondo scandito da una martellata al petto, a volte invece era dispettosamente veloce quasi a mostrarle che tutto il mondo andava avanti anche senza di LUI. I ragazzi si erano stretti attorno a lei ma il vuoto lasciato da Terence era asfissiante, anche se cercava di soffrire da sola del suo immenso dolore spronandoli ad andare avanti con le loro vite perché così il padre avrebbe desiderato per loro. Alla fine l'estate era volata via e un paio di mesi erano già trascorsi dalla notizia della scomparsa del duca di Granchester.
Thomas era sempre più impegnato a Washington, Charlotte aveva cominciato a lavorare come medico, Rose e Faith erano pronte per riprendere gli studi dopo la pausa estiva; a dire il vero non era stato facile convincere quest'ultima a farlo. Da quando il peggio era accaduto si sentiva molto più responsabile verso Candy e Richard e aveva chiesto le fossero affidati maggiori compiti da svolgere a casa, piuttosto che occuparsi semplicemente qualche ora del piccolo e fare la vita della signorina di buona famiglia, che lei non era. Pensava in questo modo di essere maggiormente d'aiuto a chi l'aveva salvata dalla miseria e dalla vergogna.
"Faith! Mi spieghi meglio perché non vuoi continuare gli studi e hai chiesto di lavorare in cucina?"
"Signora io… non voglio essere di peso, soprattutto in questo momento e non mi sembra giusto approfittare della vostra generosità. Mi trattate come una figlia, ma sono solo una dipendente che per giunta lavora poco!"
"Stai scherzando vero? Io e Terry abbiamo ottenuto la tua tutela legale per portarti qui dall'Inghilterra e ti consideriamo tutti un membro della famiglia. In casa non serve altro aiuto tra i domestici e tu sei giovane e devi pensare al tuo futuro!"
"Ma… io non ho fatto nulla per meritare questo trattamento privilegiato e…"
"Tesoro… tu fai felice mio figlio e questo è ben più del nulla che tu dici! Anche io sono stata adottata da ragazzina senza aver fatto niente per meritarlo, credo tu non abbia fatto molto nemmeno per essere abbandonata a te stessa a Londra giusto? Considera la situazione una mano dal cielo e non buttarla via; io e i ragazzi ti vogliamo bene e Richard ti adora. E' davvero così difficile per te accettare le cose solo alla luce di questa prospettiva? Credo in verità di averti trascurata in quest'ultimo periodo, ma… Terry… è tutto così dannatamente difficile per me senza di lui!" una smorfia di dolore le deformò il viso nonostante stesse utilizzando tutta la forza che aveva per non lasciarsi andare.
"Trascurata? Volete scherzare? Proprio per ciò che è successo a vostro marito… io vorrei rimanere di più a casa e avere più tempo da dedicare a lei e ai suoi cari, per sdebitarmi di tutto ciò che state facendo per me".
"Bambina… noi, soprattutto adesso, abbiamo bisogno del tuo affetto, non del tuo lavoro e io sarò felice se tu vorrai andare avanti con la tua vita cercando di costruirti un futuro. E' quello che anche Terence avrebbe voluto…" Quanto male faceva parlare di lui in quei termini! In fondo le suonava così stonato che non sapeva davvero più che pesci pigliare; doveva dar retta alla ragione o al cuore che non si voleva arrendere a quell'atroce verità?
La giovane Faith era infine scoppiata in lacrime commossa…
"Se ora tutto ti è chiaro, spero anche la smetterai di chiamarmi signora… solo Candy va benissimo, siamo d'accordo?" La sofferenza le aveva tolto il sorriso dalle labbra e la luce brillante dagli occhi ma non aveva scalfito il suo grande cuore.
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Il piccolo Richard era tornato vivace anche se sembrava non avesse ben capito quanto fosse accaduto… o forse non voleva…
Faceva immancabilmente mille capricci per andare a letto, si imbronciava e cominciava a battere i piedini per terra singhiozzando e borbottando che non avrebbe chiuso gli occhietti se non avesse visto quelli del suo papà, perché nessuno sapeva raccontare le favole della buona notte come lui.
Era un bimbetto molto intelligente perché, nonostante le richieste purtroppo impossibili da soddisfare, quando qualcuno tentava di convincerlo che guardando il cielo stellato avrebbe potuto vederli per davvero gli occhi blu del padre, si alzava dal lettino e andava a tirare per bene la tenda della finestra ricordando, a chiunque fosse il suo interlocutore, che a lui non piaceva la luna e neppure le stelle…
"Voglio solo il sole… quello che fa ridere felice la mia mamma". Chissà cosa intendeva quel cucciolo quando parlava dell'astro del giorno… probabilmente quella luce e quel calore erano per lui niente altro che il suo tenero padre.
Candy era molto dolce e paziente con Richard, gli sorrideva sempre nonostante le sue ingenue parole risultassero come vere e proprie coltellate per il suo cuore straziato. A parte i capelli ondulati, il bimbo era la fotocopia del padre e questa cosa era ogni giorno più evidente; gli somigliava nell'aspetto e nel carattere. La cromia dei suoi occhioni variava con l'umore e possedeva milioni di sfaccettature diverse che la madre sapeva interpretare alla perfezione, proprio come quelle del suo Terence. Se non bastasse cercava di continuo il suo genitore, facendo mille riferimenti a lui specialmente di fronte a coloro che cercavano di insistere con quella storiella assurda degli angeli e degli astri del cielo che proprio non riusciva a digerire. Quante sciocchezze raccontano i grandi, come se i piccoli fossero degli sciocchi! Era quasi un dispetto il suo! Terry e Richard avevano un legame molto particolare probabilmente costruito durante quel parto assurdo sotto le bombe, Candy si rendeva conto di questo sempre di più a mano a mano che il figlio cresceva.
"E' così piccolo! Non è pronto ad accettare questa cosa! Forse è meglio lasciarlo sognare ancora un po'…" si era ritrovata a confidare un giorno ad Albert, preoccupato oltre misura.
"Candy! Non discuto sul bambino, ma qui mi sembra che ci sia qualcun altro che fa fatica ad accettare la realtà. So bene quanto tu fossi legata a tuo marito, ma devi fartene una ragione. Lascia pure fantasticare tuo figlio con mezze verità, ma utilizzare questo come scusa per farlo tu stessa! Devi accettare la nuova situazione ed andare avanti con la forza che ti ha sempre contraddistinto".
Era stato duro ma era davvero in pena per la sua protetta. Lei era una madre attenta e presente con i suoi figli più grandi, ma quando stringeva al petto il piccolo si lasciava andare in un mondo diverso, tutto loro… una realtà parallela in cui era ancora lecito sperare nel ritorno di Terence. Bert non era sicuro lo facesse solo per il bimbo e aveva cominciato a temere per la sua salute mentale.
"Sappi che non ti permetterò di lasciarti andare alla deriva, tuo marito è morto! Morto! Morto come Anthony, morto come Alistear, morto come tuo padre e tu devi rialzare il capo come hai fatto in tutte le altre occasioni in cui la nera signora ha bussato crudelmente alla tua porta. Non tornerà più, ma il suo ricordo vivrà dentro di te e nei figli che hai generato con lui. Sono passati due mesi e non abbiamo ancora organizzato una cerimonia funebre!"
Candy l'aveva lasciato parlare… possibile? Possibile che nemmeno lui riuscisse a comprenderla? Poi aveva risposto con altrettanta fermezza…
"E quindi? Ti preoccupi di ciò che potrebbe dire la gente forse? Da quando hai di questi problemi Albert? A cosa serve organizzare un rito religioso se non abbiamo neppure un corpo da piangere?
Mio marito è disperso in guerra, ci sono migliaia di persone nella sua stessa condizione e altrettante famiglie che non hanno perso la speranza e che attenderanno fiduciose la fine di questa maledetta guerra prima di piangere su una lapide fredda e vuota. E' tanto chiedere di avere lo stesso trattamento? Non sono una sciocca ragazzina che vive di sogni! La mia testa funziona perfettamente e sa che questo mio corpo non stringerà più il suo amato e indimenticabile marito, ma il mio cuore ha bisogno di tempo e ho tutta l'intenzione di darglielo; lui sente ancora il suo battito, la sua energia, il suo profumo… cose che non ho alcuna voglia di lasciare andare finché ci sono. Quindi ti chiedo di non toccare più questo argomento; io sono sua moglie, non sono pazza e deciderò io quando sarà il momento di procedere con ciò che si deve fare con un defunto. Non ti devi preoccupare per la mia salute, ho i piedi ben piantati per terra e il mio corpo è sano… anche se ti posso assicurare che, se non fosse per il piccolo e gli altri miei figli, partirei immediatamente per andare a cercarlo o almeno per recuperare qualche cosa di suo".
"Sento ancora quel petto caldo che batte dentro di me e, finché lo sentirò così forte e vivo, non lo lascerò andare via…" aveva pensato ricordando quell'abbraccio con cui le aveva realmente detto addio a Washington, così simile a quello sulla scalinata del Saint Jacob Hospital tanti anni prima… che però un vero addio non era stato…
"Ho capito… perdonami…" Albert la strinse forte a sè.
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Due mesi prima…
A testa in su sulla battigia sentiva le onde del mare avvicinarsi ed allontanarsi alternativamente come ad accarezzargli i capelli, coprendo e scoprendo nel loro movimento i rumori del nulla intorno a sé. Sbarrò i profondissimi occhi blu sentendosi soffocare e tossì violentemente rigurgitando e sputando l'acqua salata. Un corpo giaceva immobile accanto a lui; istintivamente, come se dal cielo gli fosse piovuta addosso una scarica di adrenalina, si rizzò con il busto e gli tastò il polso. Era vivo! Si mise a cavalcioni su di lui mentre le immagini di quello accaduto poco prima gli balzavano davanti agli occhi a scatti rabbiosi come in un incubo.
Una bomba sul ponte della nave, la pioggia furiosa e poi acqua tutto intorno… acqua che ribolliva e circondava il suo corpo e che lo trascinava violentemente chissà dove. Non riusciva a vedere né a capire nulla, sentiva solo il rumore atroce delle mine che cadevano in mare e dei motori degli aerei da guerra che solcavano il cielo; aveva chiuso gli occhi e si era lasciato accompagnare da un paio di laghi verdi costeggiati da tante lentiggini dorate… poi aveva evidentemente perso conoscenza.
Mentre cominciava a prendere atto di ciò che era successo pocanzi, spingeva con quanta più forza aveva i palmi uniti delle sue mani sul torace dell'uomo disteso sulla spiaggia finché non lo sentì tossire e rianimarsi; era un soldato tedesco. Si guardarono negli occhi mentre entrambi realizzavano la situazione; erano soli, almeno apparentemente, in quella lingua di terra lambita dall'oceano nero…
"Non sei un militare vero?" chiese il soldato nel suo duro accento teutonico.
"Sono cittadino britannico", rispose l'uomo dagli occhi blu in un perfetto tedesco.
"Mi hai salvato la vita! Mi hai trascinato a riva e poi mi hai rinvenuto, perché lo hai fatto? Io sono un tuo nemico!"
"Eri un povero disgraziato in balia delle onde come me, non ho certo avuto il tempo di riflettere circa la bandiera cucita sulla tua divisa, quand'anche l'avessi vista in mezzo a quel vortice di morte inarrestabile".
"Questa spiaggia è disseminata di mine, aspettiamo da giorni i mezzi anfibi degli alleati per attaccare, stavamo facendo un giro di ricognizione e siamo stati avvisati di una nave militare in avvicinamento, abbiamo avuto ordine di attaccare anche se eravamo in pochi ed era evidente che non avremmo avuto scampo, ma a loro non interessa… la nostra vita vale meno di zero. A breve sarà l'inferno su questa costa, cosa ci fai qui? Se ti scoprono sei finito!" disse di nuovo il soldato.
"Ero su quel convoglio, una vecchia nave da crociera trasformata in incrociatore; trasportava truppe americane. Cosa vuoi fare adesso? Ammazzarmi o consegnarmi ai tuoi compagni come prigioniero di guerra?"
"Non sei armato, sei un civile… che ci facevi in mezzo a quelle truppe? Parli molto bene il tedesco!"
"Sono un diplomatico inglese, non sono arruolato nel senso stretto del termine e come vedi non posseggo armi. Stavo tornando al quartier generale in patria. Conosco bene la tua lingua, ho viaggiato molto da giovane".
"Il colonnello Ludwig Beck, colui che mi ha addestrato ci disse una volta: l'obbedienza di un soldato trova i suoi limiti dove la sua conoscenza, la sua coscienza e la sua responsabilità gli proibiscono di obbedire agli ordini… Che Dio lo benedica!"
"E' morto in battaglia?" chiese di nuovo l'uomo dagli occhi blu.
"No! E' vivo e vegeto per nostra fortuna… è la nostra speranza contro il male assoluto e io…io ti devo la vita".
Vuoi dire che mi lascerai andare per la mia strada?" chiese ancora l'inglese.
"Di quale strada parli? Qui non c'è nessun via d'uscita! Non appena sbarcheranno gli alleati la spiaggia salterà in aria sotto le loro gambe. Conosco la zona come le mie tasche, l'ha armata la mia compagnia che è accampata a qualche chilometro da qui. Potresti… potresti venire con me…"
Stavano guardando entrambi il corpo martoriato di un aviatore che l'oceano si divertiva a far picchiare contro quella che doveva essere stata l'ala di un aereo abbattuto.
"Siamo in guerra! perché fai questo?" chiese di nuovo l'uomo dagli occhi blu, che aveva paura di aver capito le intenzioni del suo interlocutore.
"Mi hai salvato la pelle!" rispose il militare allungandogli la mano" Fritz Michael Gerlich, membro della Resistenza. Io e il mio compagno eravamo in missione segreta da queste parti, avremmo dovuto rientrare a Berlino già domani. Allora? Parli come un nativo della mia patria, sei dei nostri… Kurt?" osò proporre il tedesco.
"Resistenza?" il britannico aveva sentito parlare del movimento in seno alla Germania; aveva avuto modo di ascoltare molte indiscrezioni al riguardo collegate a tentativi vari di attentati alla vita del Führer, quindi era tutto vero? "Kurt… Kurt come?" chiese di nuovo; in cuor suo sapeva che non aveva altra scelta che accettare di essere Kurt.
"Kurt Huber! Adesso mi segui, arriviamo all'accampamento e domani partiamo insieme per Berlino. Durante il viaggio ti racconterò come funziona e anche qualcosa sulla tua vita passata".
"Sembri sicuro di poterti fidare!" esclamò il cittadino anglosassone sempre più perplesso.
"Sei inglese e io sono della Resistenza, se ti lascio qui sei morto. Cosa vuoi che mi serva di sapere ulteriormente?"
L'uomo dagli occhi blu gli tese la mano per sigillare l'accordo "Il mio nome è…"
"Shhhh! Conosco il tuo nome. Tu sei Kurt Huber, l'altro te non esiste più; se vuoi sopravvivere, dimenticalo subito!"
Il britannico sentì una fitta terribile al cuore, il lui di prima non esisteva più? Vide un paio di meravigliosi occhi verdi riempirsi di lacrime, ma quella pericolosa nuova identità era la sua unica via di scampo. Aiutato dal nuovo amico spogliò il soldato morto sulla spiaggia e si vestì dei suoi abiti fradici e semi strappati.
L'indomani partì per Berlino…
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AUTHOR CORNER
Terry is living… but the life for him is so difficult now and will be worse and worse.
I'm sorry! Be patient! be strong till the end!
See you soon
Sonia
