CAPITOLO 15 20 LUGLIO 1944

A Berlino Kurt Huber conduceva un'esistenza silenziosa a fianco dell'amico che gli aveva raccontato tutto sulla "sua" vita passata e sul movimento cui faceva parte.

Fritz Michael Gerlich aveva cominciato a conoscere quello straniero, era molto intelligente e poteva dare una gran mano all'organizzazione rivoltosa. Non aveva voluto sapere nulla del suo lui di prima, per sicurezza. Quello era Kurt, Kurt Huber, 35 anni, ufficiale dell'aviazione tedesca, una moglie incinta a casa ad attenderlo.

L'aveva presentato al Maggior-Generale Henning von Tresckow, stretto collaboratore del colonnello Ludwig Beck. "Signore, può aiutarci in prima persona per la questione di luglio, non ha nulla da perdere", queste erano state le sue credenziali.

Treskow gli aveva messo tra le mani un fascicolo da studiare attentamente e Kurt lo aveva sorpreso evidenziando molte perplessità su come le cose fossero state progettate in alcuni punti, che erano prontamente stati rivisti.

"Comunque sia… il tempo è troppo poco. A parer mio bisogna trovare una occasione più propizia. Se ho ben capito si rischia molto e potrebbe essere l'ultima possibilità, occorre studiarla al meglio. Io considererei un altro incontro in luogo di quello di luglio signor Maggior-Generale", Kurt aveva concluso così la sua disamina.

"L'assassinio deve esser tentato a tutti i costi. Anche se non dovesse avere successo, deve essere fatto un tentativo di prendere il potere a Berlino. Quel che importa adesso non è tanto l'obiettivo pratico del colpo di stato, quanto il dimostrare al mondo e alla storia che gli uomini della resistenza furono abbastanza coraggiosi da intraprendere il passo decisivo. In confronto a questo obiettivo, niente altro è importante" si era sentito rispondere il britannico sotto copertura, anche se non pensava di capire sino in fondo.

Il Generale era un uomo di grande esperienza, non certo uno stupido, sembrava sapesse che avrebbero fallito, ma era convinto nell'andare fino in fondo. Perché? Perché sprecare vite così inutilmente? Evidentemente era consapevole che non ci sarebbe stata mai un'occasione migliore di quella, era pronto alla morte, lo erano tutti… pronti ad un suicidio collettivo per un bene di ordine superiore.

"Huber! Il tuo cuore non è di questa patria! Tu non hai visto le oscenità che hanno macchiato i nostri occhi e le nostre anime; il mondo non può guardarci in questo modo, non possiamo lasciare ai nostri figli un'eredità così marcia! So che non puoi capire fino in fondo, ma devi fare alla nostra maniera o sei un uomo morto. Ti parrà strano, ma io non mi diverto a mandare i miei uomini allo sbaraglio; siamo in guerra, c'è uno spreco peggiore di vite umane secondo te? Quindi non guardarmi con quegli occhi disgustati perché è meglio crepare prima per la libertà, la giustizia e l'onore piuttosto che sopravvivere qualche anno in più nella vergogna. O capisci questo o sei fuori, e fuori vuol dire sottoterra! Non posso permettere che questa operazione salti per colpa tua, anche se sarà un insuccesso noi dobbiamo provare. Tu sarai presente in prima persona accanto al colonnello Beck quel giorno e predisporrò che, finito il tutto, tu venga trasferito nei nostri uffici a Cracovia; con quella gamba non puoi più volare e mi pare di aver capito tu non voglia essere congedato".

"Signore! Non sono uno sciocco, signore! Se non c'è altra strada occorre tentare questa unica e mi metto a disposizione per entrare là dentro a fare ciò che devo. Sapete che non vi dovete preoccupare per il mio arto, so gestire perfettamente la mia menomazione e, comunque sia, io morto lo sono già".

Era proprio così che si sentiva, se non poteva tornare a casa a cosa gli serviva quella sua inutile vita? Tanto valeva adoperarla per ciò che in quell'assurda realtà pareva una giusta causa. Ad ogni modo Kurt non aveva riportato alcuna ferita in battaglia, anche se i suoi vestiti al momento del suo arrivo all'accampamento sulla spiaggia che lo aveva accolto in Normandia davano a vedere tutt'altro; aveva solo sfruttato l'occasione per evitare i campi di battaglia. Non sapeva in realtà condurre un aereo e come avrebbe potuto aprire il fuoco verso i suoi compatrioti? Non ce l'avrebbe mai fatta!

L'alto ufficiale fece uscire tutti dal suo ufficio e rimase da solo con Huber.

"Soldato! Hai gli occhi che gridano il tuo dolore, credi che non riesca a vederlo? Purtroppo le cose sono andate in questo modo. Non sei stato ammazzato su quella costa ma sei costretto a vivere l'esistenza di un altro. Se usciamo vivi da questa guerra potrai riprenderti la vita di prima, io ti aiuterò a farlo se vedrò la fine di questo abominio".

Una grossa stilla rotolò sulla guancia del britannico sotto copertura, non riusciva a non pensare a quegli occhi verdi, chissà quante lacrime di dolore stavano versando! Avrebbe voluto urlare il suo vero nome talmente forte da far arrivare la sua voce oltreoceano per far sapere alla sua ragione di vita che era ancora vivo, che non aveva dimenticato né lei né i suoi figli. Si sentiva soffocare… Certo doveva ringraziare Dio di non essere finito in qualche fossa, ma l'ossigeno gli mancava come se lo fosse, esattamente alla stessa maniera. Quindi quale era la differenza se lui stava soffrendo come un cane e la sua lei pure? Cosa ci faceva al mondo se non poteva dare notizie ai suoi cari, se non poteva neppure nominarli?

"Fritz mi ha detto che tieni un diario! Straccialo immediatamente, può mandare all'aria tutto. L'unica cosa che devi fare con carta e penna è scrivere a tua moglie Mariah, partorirà a breve. Da quanto tempo non le dai notizie di te Kurt? Fallo immediatamente o la tua copertura va a farsi benedire e con lei le nostre inutili vite", continuò l'alto ufficiale nel suo tono duro e deciso che non ammetteva né replica né incertezza.

Ma come faceva quell'uomo a parlare con tanta apparente sufficienza? Era umano o cosa? Prima mostrava un lume di comprensione e poi lo rimproverava per non aver ancora scritto alla moglie del suo falso lui! Moglie? Lui l'aveva una moglie, che amava più di se stesso! Ma non si chiamava Mariah e gli aveva dato tre figli meravigliosi, l'ultimo era piccolissimo e aveva bisogno del padre. Sentì il sangue ribollire nelle vene e la rabbia impadronirsi di lui, ma prima di riuscire ad aprir bocca il generale gli aveva assestato un pesante pugno nello stomaco… come se non ne avesse avuti abbastanza.

"Io mantengo la mia parola. Ti ho detto che avrò modo di aiutarti se tu ora farai quello per cui sei qui; non fare passi falsi e scrivi a Mariah, ha bisogno di suo marito ora più che mai, prima che questi venga spedito a Cracovia, o preferisci essere congedato e tornare a casa da lei?" il vecchio lupo di guerra sapeva benissimo che l'uomo che aveva davanti desiderava più di ogni altra cosa al mondo tornare dalla sua sposa, ma quella vera, quella che portava nel cuore, non la povera Mariah che era vedova senza neppure esserne consapevole.

"Sei stato bravo ad annotare i punti deboli del nostro progetto… molto arguto! Apporteremo alcune delle modifiche che hai suggerito, quelle che è possibile fare ovviamente perché l'operazione non può essere rimandata; questo mi pare ti sia chiaro come il sole oramai".

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Il 18 luglio 1944 il colonnello Ludwig Beck e Kurt Huber arrivarono di prima mattina al Quartier generale di Rastenburg, noto anche come la "Tana del lupo", costruito nel 1940 vicino all'omonima cittadina in Polonia. Si trovava nel bel mezzo di una buia e umida foresta di conifere circondata da laghi e paludi, e quindi facilmente difendibile dal nemico sovietico ad un tiro di schioppo. L'atmosfera era tetra e monotona, sembrava che persino i raggi del sole evitassero accuratamente di illuminare quel posto dove si decideva solo morte… il caldo invece, unito all'umidità della zona, erano insopportabili.

"Allora Kurt! Ti è tutto chiaro vero? Ricordi cosa succede adesso?" chiese il colonnello.

"Signor colonnello! Sì signore!

Il Führer inizia la sua giornata parlando da solo con il proprio cane verso le 9 o le 10 di mattina, alle 10:30 controlla la posta che gli viene recapitata per mezzo di treni postali o per via aerea. Per mezzogiorno tiene la solita riunione militare di due ore nel bunker; segue il pranzo, alle 14, nel salone. Si siede regolarmente nello stesso posto: tra Jodl e Otto Dietrich, avendo di fronte a sé Keitel, Bormann e Karl Bodenschatz, l'aiutante di Göring. Dopo pranzo e per il resto del pomeriggio, si intrattiene con argomenti non militari. Gli viene servito il caffè attorno alle 17, a questo fa seguito una seconda riunione militare da Jodl alle 18. La cena, che può durare fino a due ore, inizia intorno alle 19:30 e, dopo di essa, si sposta nel cinema dove vengono proiettati diversi film. Infine si ritira nei propri appartamenti, nei quali si esibisce in monologhi a cui assiste tutto il suo seguito; occasionalmente ascolta il grammofono, in genere sinfonie di Beethoven o selezioni di Wagner."

Il colonnello lo interruppe…

"Ricorda di prestare attenzione a qualsiasi movimento, il Führer è una persona molto abitudinaria, qualsiasi fatto strano od eccezione può essere indice di problemi per la nostra operazione. Sappi che dopo l'esplosione mi aspetta un aereo per Berlino, tu invece sarai dirottato a Cracovia e con ogni probabilità non ci rivedremo mai più. Abbi cura della tua persona, che Dio ci aiuti!".

"Che Dio ci aiuti signore!" rispose rispettosamente il britannico dagli occhi blu.

Mentre rientrava nella sua stanza notò un uomo accucciato sul retro del blocco principale della struttura intento ad armeggiare con i cavi telefonici.

Gli si avvicinò alle spalle.

"Edgar Josef André signore! Addetto alle telecomunicazioni, sto riparando un guasto signore!"

Gli mancavano tre dita sulla mano destra e portava una benda su un occhio… "A dispetto della mia menomazione so svolgere perfettamente il mio lavoro signore! Fortunatamente sono sempre stato ambidestro signore!" lo sorprese cercando di rispondere ai suoi occhi sgranati e indagatori. In effetti aveva avuto modo di vedere quanto veloce fosse con tutti quei complicati morsetti e fili da collegare con un solo arto integro; ma non era questo che aveva paralizzato Kurt, quanto il timbro della sua voce e lo sguardo… quell'unico occhio miope…

"Chi sei tu?" gli chiese nuovamente il britannico. Non aveva capito come né quando, ma sentiva intimamente di aver già incontrato quel tipo, che gli si era rivolto invece come un perfetto sconosciuto.

"Edgar Josef André signore!" Addetto alle telecomunicazioni" ripeté di nuovo quell'uomo sulla cinquantina, che non era riuscito a cogliere come la domanda di Kurt fosse questa volta di tutt'altra natura.

"Dio del cielo aiutami! Sto perdendo la ragione; non so nemmeno più chi sono io, come faccio a conoscere qualcuno in questo inferno di sconosciuti?" pensò.

"Kurt! calmati, Edgar è una persona di fiducia. Ha perso un occhio e le dita della mano durante la prima guerra mondiale, è un eroe di guerra ed è un genio della meccanica e dell'elettronica", era intervenuto il colonnello.

Mentre Edgar continuava il suo lavoro, il colonnello Ludwig Beck spiegava sottovoce al britannico che faceva tutto parte del piano e che l'addetto alle telecomunicazioni stava collocando un dispositivo per intercettare le chiamate nella sala riunioni del bunker, ma questo non bastò a placare la sensazione di dejavu del falso tedesco.

Il 20 luglio 1944 le cose si misero male sin dall'inizio; la riunione militare fu anticipata a causa di una visita del dittatore italiano Mussolini e addirittura spostata, a causa del caldo estivo, in una costruzione di legno esterna al bunker. Il colonnello era nervoso, molte cose stavano andando storte, ma decise di lasciar fare a Kurt tutto quanto come prefissato. Aveva meno tempo del previsto dopo l'innesco, visto che lo stanzino in cui stava preparando il tutto era più distante alla sala riunioni di quanto previsto nel piano originale. Il britannico riuscì ad innescare i due pacchi da 975 grammi di esplosivo plastico, ora doveva solo entrare in quella stanza e consegnare la valigetta al colonnello che era in attesa dei suoi documenti per dare il suo cruciale contributo all'incontro. Fece la sua importante consegna, quindi si allontanò non senza fatica mentre udiva l'esplosione e la successiva concitazione, poi fu tutto buio.

Kurt si risvegliò seduto sul treno per Cracovia e solo in quel momento poté capire che l'attentato era fallito, il bersaglio primo non era stato colpito e molti traditori erano stati arrestati a Berlino e uccisi; tra questi Fritz e il colonnello Beck, costretto a suicidarsi dopo aver assistito alla fucilazione dei suoi compagni. Cercò di ricordare come fosse finito sul convoglio che nel frattempo aveva preso velocità; sentiva ancora il boato dell'esplosione che l'aveva sorpreso mentre stava scappando. Rammentò di essere caduto frastornato a terra e che qualcuno lo aveva trascinato lontano e schiaffeggiato per farlo rinvenire.

La cosa assurda era che quel qualcuno lo aveva chiamato Terence, almeno questo si ricordava la sua testa bacata che stava sicuramente ammattendo. "Terence! Svegliati Terence!" quelle parole nitide gli rimbombavano nella testa. Sarà anche stata la sua immaginazione, ma qualcuno l'aveva pur tirato fuori dai guai e messo su quel dannato treno, ma chi?

Il Maggior Generale Tresckow riuscì a risultare pulito; chissà mai cosa aveva in mente ancora per Kurt Huber che cercò invano di ricontattare chi conosceva essere della Resistenza senza successo… il movimento era stato annientato definitivamente.

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AUTHOR CORNER

Hi my friends! I'm on holyday and I can't update everyday. I really would like to give you this chapter because there are a lot on new information here, but I will come back to update everyday from next Monday (19th August).

See you soon

Sonia