CAPITOLO 19 IL COMPLEANNO DI CANDY

Il 4 maggio Kurt Huber venne condotto ammanettato in una stanza di quello che era stato il quartier generale berlinese del führer deceduto qualche giorno prima.

Era stato fatto accomodare ed attendere da solo per circa un'ora; la stanza era grigia e senza finestre, le pareti e il pavimento erano dello stesso monotono colore grigio e all'ingresso era stata lasciata una guardia armata. Ad un certo punto aveva udito il piantone salutare battendo i tacchi, la porta si era spalancata e tra mille cerimonie era stato fatto entrare nientemeno che il Maggior-Generale Henning von Tresckow, sorrideva accompagnato da due ufficiali inglesi... non era evidentemente agli arresti. Sì sentì felice nel rivederlo, come mai avrebbe creduto, soprattutto per le intenzioni che riusciva ad intravedere nel suo sguardo.

"Soldato Huber, Kurt Huber è questo il suo nome?" Tresckow sapeva perfettamente che quella era la sua identità di copertura, quella domanda era un chiaro invito a venire allo scoperto.

"No signore, no!" rispose Terence.

Il tedesco estrasse qualcosa dalla tasca della sua giacca. "Questi sono i suoi documenti vero? Lei è Terence Graham duca di Granchester, è corretto?"

"Signor sì… signore" rispose Terry in lacrime, mentre il maggior generale gli tendeva la mano in segno di ringraziamento per tutto quanto aveva fatto e gli sorrideva… era capace di farlo dopotutto.

Un attimo dopo faceva irruzione in quella camera Winston Churchill arrivato direttamente da Londra che guardò un secondo negli occhi il suo amico e lo strinse in un forte abbraccio. "Dio del cielo! Terence Granchester! Che hai fatto in tutto questo tempo? Ti avevo dato per perso, tua moglie è distrutta dal dolore".

Terry cominciò a piangere visibilmente, ormai disperava che tutto quell'incubo potesse vedere la fine… "Aiutami a tornare a casa dalla mia famiglia, ti prego" chiese supplicando all'amico, mentre l'ufficiale tedesco esponeva con dovizia di particolari l'attività svolta dal duca dal primo giorno del suo arrivo a Berlino mettendo in risalto il fatto che era inevitabilmente stato testimone di molte situazioni le cui prove erano state probabilmente abilmente distrutte.

Terry fu prosciolto da ogni accusa ancora pendente sulla sua testa e un'ora più tardi i due britannici partivano alla volta di Londra a bordo di un aereo militare americano… le strade di Londra erano in festa. Terence non volle rimanere in suolo inglese un momento più del necessario, si scusò con Churchill che lo avrebbe voluto al suo fianco per festeggiare la "Giornata della Vittoria", ma chiese di essere imbarcato immediatamente per l'America, partì la sera stessa. Winston si fece carico di avvisare Washington del fatto che il duca di Granchester era vivo e vegeto, con preghiera di informare al più presto la moglie e i figli a Chicago.

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La sera del 6 maggio a Lakewood Candy era seduta in giardino con Albert. "Allora me lo hai promesso… e le promesse vanno mantenute!" lui le teneva forte la mano per darle coraggio.

"Sì Bert! Promesso! Domani metterò un bel vestito a fiori allegro ed elegante, niente più lutto… te lo prometto! Almeno per il mondo esterno, perché sai perfettamente come sta il mio cuore".

"Candy! Coraggio! I ragazzi hanno organizzato una bella festa per il tuo compleanno, regala loro qualche sorriso, non sanno più che fare per te; Thomas ha concluso il suo mandato a Washington, Alistear è stato congedato e Rose è rientrata dalla sua sede universitaria solo per festeggiare la sua mamma… poi ci sono Charlotte e Faith, fallo per loro!" continuò il signor Andrew.

"Vorrei piangere, ma ho versato tutte le lacrime che avevo… è finita davvero Bert! La guerra è finita e si è portata via il mio Terry; mi rendo conto che non ho più scusanti e che è anche ora di organizzare una vera cerimonia funebre, vero? Mi sono sempre rifiutata di farlo ma ora... I prigionieri di guerra stanno facendo ritorno alle loro case, ma il mio amato Terence rimarrà da qualche parte in Europa proprio come Stear a suo tempo e io non potrò più vedere il suo meraviglioso sorriso né sentire la sua voce profonda che da sempre mi ha fatto battere forte il cuore. So benissimo che volevi parlarmi anche di questo… dettaglio…"

"Non lo avrei comunque fatto prima di qualche giorno, volevo regalarti un compleanno sereno. Domani arriverà anche Patty, Miss Pony e Suor Maria saranno qui a momenti; tanto vale che già te lo anticipi. Desideriamo tanto rivedere il tuo bel sorriso, i tuoi figli ne hanno bisogno e Richard è ancora così piccolo! Avanti tesoro mio, noi siamo tutti qui per te".

"Tu sei in partenza vero? Dì la verità!" lo sorprese come solo lei sapeva fare.

"Candy, gli affari di famiglia sono in buone mani con il nostro Archibald e io, anche se non sono più un ragazzino, ho bisogno di un'altra possibilità. Voglio tornare in Africa, dopo questa maledetta guerra c'è tanto da fare laggiù e io ho bisogno di sentirmi selvaggiamente libero finalmente. Se chiudo gli occhi sento già il calore di quel sole rosso di cui sono anni che sento tanto la mancanza. L'avevi capito, vero? Tu sei trasparente per me quasi quanto io lo sono per te", sorrise con un velo di tristezza abbassando lo sguardo.

"Quasi dici?" continuò lei un po' perplessa dal fatto che Albert avesse calcato la mano su quel quasi… Lui lasciò cadere il discorso, ormai aveva deciso di partire e anche di non andare oltre…

Un anno di attenzioni non erano servite neppure a convincerla ad un addio ufficiale al suo sposo!

La realtà era che avrebbe tanto voluto chiederle di provare a voltar pagina e di far parte di quel suo viaggio africano assieme al piccolo Richard, ma sapeva di mentire innanzitutto a se stesso perché quel suo sogno, quello più profondo e vero, non si sarebbe mai realizzato completamente. Il cuore di Candy sarebbe per sempre rimasto con Terence. Lei avrebbe ricominciato a sorridere, si sarebbe occupata dei suoi figli e nipoti, magari lo avrebbe pure seguito nel continente nero, ma sarebbe sempre stata la sua dolce bambina, nulla di più. Sorrise di se stesso… in fondo non l'avrebbe amata così tanto se non fosse stata esattamente tal quale era; gli era costato tanto ammettere a se stesso la natura più profonda e vera del sentimento che nutriva per lei, ma non avrebbe mai rischiato di perdere la sua sincera amicizia.

"Terence! quanto vorrei che tu fossi qui adesso, per poter riempire di pagliuzze dorate i suoi bellissimi occhi verdi" pensò Bert, prima di posarle un delicato bacio sulla fronte e ritirarsi.

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Il giorno dopo, come promesso, Candy vestiva un bell'abitino di seta rosa a fiori all'ultima moda, aveva lasciato i capelli sciolti sulle spalle come piaceva a Terence e come adorava il piccolo Ric, che non faceva altro che infilarci in mezzo le dita paffutelle per giocare ad intrecciarli con il risultato di far impazzire la madre con la spazzola ogni sera.

Quando il bimbo vide la tavola ben apparecchiata, arricchita con i fiori preferiti dalla sua mamma e un bel pacchettino colorato proprio nel posto destinato alla festeggiata cominciò a saltare felice esclamando: "Papà, papà… è arrivato papà con un bel regalo per mamma!"

Rose con le lacrime agli occhi corse a tacitare il fratellino, ma Candy la fermò: "Non ti preoccupare tesoro, è solo un bambino e poi non ha detto nulla di male. Io qui ho il regalo più bello che mi ha fatto il mio Terence… e siete voi ragazzi".

Charlotte, Thomas e Rose corsero a stringersi intorno alla madre che soffocò nuovamente il suo dolore e si lasciò andare agli abbracci e alle coccole dei figli e degli amici, facendo attenzione a coinvolgere anche Faith… "Terry! E' il mio primo compleanno senza di te… mi manchi da morire amore mio e non riesco ancora a lasciarti andare…" pensò.

Il telefono continuava a squillare, Faith aveva avvisato Albert che la segreteria della Casa Bianca chiedeva della signora, ma lui aveva ordinato di rispondere che avrebbero richiamato loro tra qualche giorno. Era stato informato del fatto che il Presidente voleva organizzare una cerimonia in nome dei caduti in battaglia e onorare quel giorno anche l'impegno del duca di Granchester; non era urgente e non voleva appesantire ulteriormente quelle giornate a Candy.

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Il 10 maggio Terence arrivò in una mattinata limpidissima a New York, al porto una delegazione del Presidente americano Franklin Delano Roosevelt lo stava aspettando. Fu condotto in un piccolo aeroporto militare fuori città e, a bordo di un leggero velivolo, raggiunse nel pomeriggio la periferia di Chicago. Ad attenderlo una lussuosa vettura dai vetri oscurati messa a diposizione per lui per accompagnarlo immediatamente a Lakewood.

Il telefono di casa Andrew aveva suonato più volte nel pomeriggio, ma i ragazzi si erano impegnati nel distrarre la madre il più possibile in quelle giornate e l'avevano convinta ad uscire per un pic nic. Erano rientrati tutti in serata e, dopo un bagno rilassante, si stavano preparando per la cena.

Faith corse per ricevere l'ennesima chiamata…

"Faith! tesoro, sei tu? Mi passi Candice per cortesia? Non so più che fare per parlare con lei, è mai possibile? E' una cosa importantissima!" dall'altro capo del ricevitore un'eccitatissima Eleonor Roosevelt in persona aveva chiesto il collegamento con casa Andrew.

Candy passava davanti alla porta dello studio di Albert in quel momento, in cerca del piccolo Richard che, nonostante ne avesse combinate di cotte e di crude sin dal mattino, non era ancora evidentemente esausto ed era corso a nascondersi da qualche parte; notò l'imbarazzo di Faith.

"E'… è la signora Roosevelt in persona!"

Candy prese il ricevitore, mentre Eleonor continuava il suo sfogo con Faith per non essere mai riuscita a parlare con la signora Granchester nonostante avesse provato tutto il giorno a contattarla, senza contare i vari tentativi che la sua segretaria aveva fatto nei giorni precedenti.

"Faith! Ci sei? Allora? Posso finalmente parlarle o serve una richiesta firmata da mio marito con tanto di timbro presidenziale per passarmela?"

"Eleonor! Sono Candy! Perdonami ma in questo ultimo periodo ho voluto dimenticare il resto del mondo e deliziarmi della sola compagnia dei miei figli. Mi cercavi per cosa?"

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Una silenziosa macchina scura luccicante era entrata in giardino, il piccolo Richard incuriosito si era avvicinato e, non appena aveva visto aprirsi la portiera, si era catapultato verso quel signore alto e bruno che stava scendendo gridando: "Papà! papà! papà!"

Rose e Albert erano usciti all'esterno per bloccare il piccolo… "Ci risiamo! Accidenti a lui!" aveva borbottato la ragazza, che non voleva in alcun modo turbare nuovamente la madre.

Poi era sceso il silenzio e Candy non capiva perché i rumori dentro casa fossero svaniti improvvisamente ed Eleonor farneticasse in modo agitato al telefono… la linea era pure disturbata.

Ad un tratto si girò verso l'ingresso della stanza, alzò gli occhi e il ricevitore le scivolò dalle mani che si avvicinarono istintivamente al cuore, mentre la vista si appannava… "Terry… Terry… sei tu…"

Terence corse a prenderla tra le braccia, mentre lei incredula piangeva stringendolo alla vita con tutte le sue forze. Le mani di lui erano sul viso e tra i capelli setosi di lei, in adorazione dei suoi brillanti occhi blu. "Sono io… non stai sognando amore! Sono io in carne ed ossa!"

Si fusero in un abbraccio così stretto da sentire soltanto il palpito dei loro cuori, talmente furioso da schiattare, e per alcuni minuti non ci furono altri che loro due al mondo. Quindi il piccolo Richard, cui sembrava di essere stato buono a guardare per un tempo sufficientemente lungo, si mise a gridare nuovamente al suo papà che non poté far altro che allentare la presa sulla adorata moglie ed accoglierlo tra le braccia. Solo allora gli altri tre figli si unirono alla sacralità di quell'incontro…

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AUTHOR CORNER

Terry is finally back…. but… he's not over!

Be strong again!