CAPITOLO 20 LA FINE DI UN INCUBO
Alber, Archie, Annie, Alistear e Faith erano alla porta incantati da quel quadro fatto di puro amore.
Terence teneva con un braccio il piccolo Richard, che con il suo sorriso e i suoi occhioni blu illuminava la stanza, e con l'altro stringeva al petto Candy, abbandonata ad occhi chiusi su quel corpo tanto amato. I tre figli maggiori circondavano i genitori appiccicati a loro a propria volta.
"Sono in ritardo per il tuo compleanno Tuttelentiggini… non c'è scusa che tenga, puoi perdonarmi?" riuscì a sussurrare rompendo quel momento che diede la possibilità agli altri spettatori di avvicinarsi a dare il bentornato a Terry.
Albert fu il primo del gruppetto a raggiungere l'amico e lo abbracciò battendogli fortemente la mano sulla spalla: "Che spavento vecchio mio! Sono così felice di rivederti! Non ne hai idea!"
Annie e Faith erano in lacrime, Alistear lo guardava incredulo mentre teneva la giovane moglie Charlotte rannicchiata al petto.
Una stilla, prontamente nascosta, scappò anche ad Archie! "Stai diventando vecchio damerino?" gli disse Terry con la voce tremante.
"Granchester! Attore buono a nulla, non ti azzardare mai più a farci scherzi del genere!" gli rispose Cornwell con gli occhi gonfi.
La giovane Faith raccolse il ricevitore del telefono che era rimasto penzoloni… "Signora Eleonor… il duca… Terence…"
"E' tornato, è tutta la settimana che cerchiamo di informarvi!" si sentì rispondere la ragazza dall'altro capo del filo tra i singhiozzi.
Terry passò la serata sul divano circondato dai ragazzi che pendevano dalle sue labbra; teneva Richard sulle ginocchia. Era così cresciuto dall'ultima volta, era la sua fotocopia vivente a parte i capelli, letteralmente una cascata di riccioli bruni. Il bimbo non aveva intenzione di muoversi dal privilegiato posto che si era conquistato e piano piano aveva finito per addormentarsi abbarbicato al petto del padre. Mentre diceva e imparava le ultime novità sulla vita dei figli, Terence seguiva con gli occhi la sua Candy, che piena di adrenalina si teneva occupata tra piatti, cibo e stoviglie.
"Goditi i tuoi ragazzi amore… " pensò, mentre moriva dalla voglia di farsi cullare dalle sue braccia per un tempo infinito.
Aveva raccontato a grandi linee tutto quanto gli era accaduto cercando di glissare sui punti più feroci. Non avrebbe mai dimenticato tutti coloro che aveva conosciuto nel ghetto, quelli che aveva cercato di aiutare, coloro che l'avevano appoggiato anche senza conoscerlo, tutte quelle vite buttate al macero… i bambini della fabbrica della morte… le caramelle… i pigiami a righe del campo di Plaszow… Quanto dolore…
Candy si accorse della luce dei suoi occhi, sapeva riconoscere ogni sfumatura e bagliore dello sguardo del suo Terry, ma quel riflesso opaco non l'aveva mai visto; aveva anche notato il tremore della sua voce quando aveva accennato ad alcune situazioni… e aveva capito…
Albert le si avvicinò: "Piccola, so che hai sofferto tanto, ma il tuo dolore oggi se ne va; credo che il suo abbia bisogno di essere lenito per parecchio tempo e solo tu lo puoi aiutare. Ha bisogno di te, lo sai vero?"
Lei si avvicinò al divano, gli sorrise tendendogli la mano, come ad invitarlo ad alzarsi e seguirla.
"Ragazzi! E' tardissimo e papà non si muove di qui mai più! Domani lo avrete di nuovo tutto per voi ma adesso lo prendo un po' per me". Poi si rivolse a lui, sembrava che tutte le stelle del firmamento si fossero concentrate su quegli enormi occhi verdi talmente brillanti e vibranti da far annebbiare l'esplosione di una supernova
"Amore… vieni… devi essere distrutto".
"Eccoli che già ricominciano! Mio Dio!" cercò di scherzare come al solito Rose, facendo scoppiare tutti in una grossa risata che finalmente alleggeriva i loro cuori.
Charlotte si avvicinò alla madre e le sussurrò: "Mamma, penso io a cambiare e mettere a letto Richard", mentre lo diceva si accarezzava il ventre che nascondeva un dolce segreto.
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Appena entrato in bagno aveva notato il flacone della sua Acqua di Colonia tra gli oggetti personali della moglie. Aveva sfiorato la boccetta dalle linee eleganti con un dito e aveva guardato la sua sposa dolcemente… "Non riuscivo a lasciarti andare…" rispose lei alla sua domanda silenziosa.
Candy preparò al marito un bagno caldo e profumato. Si inginocchiò di fianco alla vasca e cominciò a massaggiargli le spalle.
"Hai perso peso, vero?" osservò lui.
"E' stato orribile svegliarsi ogni giorno con la certezza che non saresti più stata la prima cosa che avrei visto, mi sono sentita completamente svuotata… se non fosse stato per i nostri ragazzi io…"il groppo in gola l'aveva interrotta.
"Perdonami amore mio, ma non c'era modo di farti avere notizie da quel vortice di morte; ho dovuto soffocare Terence dentro di me. Anche il fatto di riuscire a sussurrare il tuo nome era diventato un lusso, credevo che non sarei mai più tornato da voi e il pensiero del tuo dolore mi ha straziato l'anima".
"Rilassati tesoro… rilassati… ora sei qui con me. Quando sarai pronto a parlare di tutto ciò che non hai tirato fuori stasera, io ci sarò per ascoltarti e sostenerti, lo sai questo vero?" Continuò Candy con tono più rilassato.
"Credo che l'inferno sia meglio di quello che ho visto e vissuto laggiù…" sussurrò Terence mentre chiudeva le palpebre tremanti. Poi si drizzò con il busto, la prese sulla vita e la invitò ad entrare in acqua osservandola mentre la sua camicia da notte diventava trasparente e si appiccicava alle curve meravigliose del suo corpo. "Ho bisogno di sentirti tutta su di me, il più vicino possibile amore mio…" e cominciò a baciarla sempre più intimamente mentre le sfilava la veste bagnata.
"Voglio solo fare l'amore con te adesso…"
"Terry… sei esausto!" cercò di dire lei con voce morente, mentre gli passava le dita tra i capelli e lui continuava le sue carezze sul corpo della moglie.
"Dio… la tua pelle dolce! Non sai fino a che punto sono riuscito ad immaginarla!" le sussurrò sul collo mentre con le mani prendeva possesso dei suoi seni, "non voglio dormire stanotte Candy, ho troppa paura di chiudere gli occhi, qualunque sogno o ricordo mi farebbe male! Voglio solo sentirti, perdermi tra le tue braccia".
L'aveva amato con tutta la sua anima e il suo corpo per l'intera notte, solo all'alba Terence si era arreso al sonno con il capo completamente abbandonato sul petto di lei; il battito regolare della moglie lo cullava come una dolce ninna nanna. Alle nove del mattino Candy aprì gli occhi e cominciò a temere l'arrivo del piccolo Richard, come orni giorno. A dire il vero il suo terribile terremoto era stranamente in ritardo nella tabella di marcia quotidiana, ma il giorno prima si era addormentato tardi e letteralmente distrutto. Teneva ancora il suo adorato marito sul cuore, completamente nudo e non voleva rischiare di svegliarlo, né lasciarlo solo… desiderava sopra ogni cosa che lui percepisse la sua presenza anche nel sonno. Udì qualche rumore in corridoio è capì immediatamente che quel giorno poteva stare tranquilla a coccolare il suo Terry con tutta la calma del mondo.
Il bambino era arrivato correndo a piedi nudi davanti alla stanza dei genitori stropicciandosi gli occhi con le manine, ma la solita sorellina Rose lo aveva intercettato.
"Campione! Che fai ancora in pigiama? Vieni a cambiarti e facciamo colazione insieme, ti va?" gli aveva detto prendendolo in braccio.
"Voglio andare nel lettone con mamma, e voglio giocare con il mio papà", aveva sentenziato lui visibilmente contrariato per quel cambio di programma che gli stava venendo imposto.
Poi era arrivato zio Bert il gigante: "Se vieni in cucina con noi, ti prometto che sarò il tuo cavallo finché non arriva tuo padre" e lo aveva sistemato sulle sue spalle. Da quell'altezza il piccolo si sentiva il padrone del mondo, teneva tra le mani due ciocche dei capelli brizzolati di Albert come fossero state le sue redini.
"Accetto, ma solo finché non si sveglia il mio papà" aveva risposto il piccolo, mentre Rose ringraziava lo zio con un dolcissimo sorriso.
"Finalmente signorina!" l'aveva ripresa Albert, "pensavo davvero che non ci sarei mai più riuscito, e sarebbe stato un vero peccato!"
"Riuscito a far cosa?" chiese la ragazza, sgranando i suoi giganteschi occhi blu.
"A strappare per me uno almeno dei tuoi luminosi sorrisi! Credi che non mi sia accorto del broncio che mi tieni di continuo?" continuò il signor Andrew.
"Perdonami zio, ma…"
"Bambina, tu sei tale quale tua madre! So che riesci a leggere i miei pensieri più intimi, ma proprio per questo dovresti sapere che ciò che mi sta più a cuore è il suo benestare e non c'è uomo più felice di me oggi che tuo padre è tornato. Loro sono un'anima sola e so perfettamente che nessuno al mondo può prendere il posto di Terence; è sempre stato così e lo sarà sempre, non ho mai avuto l'ardire di auspicare a tanto, credimi! Io ero vicino a tua madre quando loro giovanissimi sono stati costretti a separarsi, so perfettamente come stanno le cose sin da allora".
"Dici quando papà era sposato con la sua prima moglie?" chiese d'istinto la ragazza.
"Piccola… tuo padre ha avuto una sola sposa in tutta la sua vita e quella è tua madre!" confermò lui.
"Non conosco molto di quella storia, mamma e papà non ne parlano mai e io non voglio curiosare su cose dolorose, ma non c'è verità maggiore di quella che hai appena espresso", sorrise compiaciuta Rose.
"Pace fatta allora?" la incalzò di nuovo il maturo signore.
"Solo ad una condizione…" una smorfia irresistibile aveva colorato il delizioso viso di quella ragazzina tutto pepe.
"Addirittura!" scoppiò a ridere il signor William.
"Zio! Vorrei venire a lavorare in Africa con te. Anche se non mi sei stato molto simpatico nell'ultimo periodo, i tuoi racconti su quelle terre lontane e quella gente mi hanno sempre affascinato e io voglio fare qualcosa che mi faccia sentire davvero utile, capisci? Charlotte è un medico affermato e sarà presto madre, Thomas finiti gli studi sposerà la sua adorata Faith e io non so ancora che fare invece!"
"Capisco perfettamente piccola e non c'è cosa che mi farebbe più piacere, una persona in gamba come te potrebbe fare miracoli laggiù! Io partirò presto, tu goditi ancora un po' la tua ritrovata famiglia prima, d'accordo?"
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Un paio di settimane dopo arrivò per Candy una lettera dalla Polonia, Tadeusz Pankiewicz.
Cracovia, 15 maggio 1945
Candy,
posso contare sulle dita di una mano le volte che ho sentito il suo nome dalle labbra di suo marito, ma mi sono bastate per capire quanto profondo sia il sentimento che lo lega a lei.
Ho promesso in un momento in cui tutto sembrava perduto che le avrei scritto per confermarle che Terence Graham Grancheset adora i suoi ragazzi e l'ha amata sino all'ultimo suo alito di vita, ma credo che lui sia accanto a lei mentre legge queste righe e non ci sia alcun bisogno di aggiungere altro a parte riconsegnarle la sua fede nuziale.
Con il suo permesso la saluto e mi rivolgo direttamente al mio amico.
Caro Terence,
ho mantenuto la mai parola, ora posso vivere in pace il resto della mia vita. Per quanto riguarda i tuoi documenti… ho pensato di fare di testa mia, credi che ci abbia visto giusto?
Che diamine però! Non mi avevi detto che fossi un duca!
Le strade di Cracovia sono in festa, c'è un sacco di gente che vuole porgerti i suoi saluti e ringraziarti, la gente del ghetto… i bambini… sono tutti qui che mi tirano la giacca perché ti scriva qualcosa su di loro. Ne abbiamo persi tanti per strada, lo so… ma non pochi si sono salvati anche grazie a te; mio coraggioso amico, ricorda sempre di guardare a questo lato della medaglia!
Credo che ci vedremo presto a Berlino, purtroppo il nostro compito non è ancora finito.
Mi hanno contattato per testimoniare ad un processo per crimini di guerra.
Terence, è penoso… lo so bene, ma penso che questo peso toccherà pure a te.
L'unica cosa che mi consola è il pensiero che potrò abbracciarti gridando finalmente il tuo vero nome.
Ho scritto a Mariah, meritava qualche parola sul suo Kurt, non credi?
Adesso anche lui, Kurt Huber, può finalmente riposare in pace.
Ci vediamo presto,
Tadeusz, il mezzo dottore
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AUTHOR CORNER
Hello my friends!
Be strong again because the story has not finished yet!
see you soon
