CAPITOLO 21 IL SOLDATO PERDUTO (prima parte)
Berlino, Berlino… doveva tornare a Berlino a testimoniare? Quando sarebbe finito davvero quell'incubo?
Flash dell'ultimo anno vissuto gli tornavano prepotenti alla mente in maniera convulsa e disordinata, a volte doveva concentrarsi per realizzare se alcuni fatti fossero realmente avvenuti o solo frutto di successive elaborazioni della sua mente per proteggersi in qualche modo. Ma Tadeusz era vero, ne era prova la lettera che aveva appena ricevuto. Anche il Maggior Generale era vero, era stato lui a consegnarlo a Churchil… Ma Oskar Shindler? Era esistito davvero? e Amon Göht? Contro o a favore di chi avrebbe dovuto testimoniare in Germania?
Si svegliava in piena notte ansimando in preda ad atroci incubi, ma sua moglie era pronta accanto a lui a lenire le ferite del suo cuore con tutto il suo amore…
Il treno, la lista, gli occhi disperati...
Il treno, la lista, gli occhi disperati…
Il treno, la lista, gli occhi disperati...
Era alla deriva... non era riuscito a far nulla…
Paradossalmente ora che era casa e il conflitto era terminato, ora che non c'erano documenti da falsificare di nascosto e fogli orrendi da riempire si sentiva più inutile di prima; l'adrenalina l'aveva tenuto in piedi in quelle terribili giornate e nottate in cui si era torturato inutilmente spremendosi il cervello fino a sbattere la testa contro il muro per farsi venire qualche idea brillante per mitigare quell'orrore, ora invece non c'era davvero più nulla da fare... solo ricordare... ricordare e morire...
Durante il giorno Terence giocava spesso col piccolo Richard; il bimbo pendeva dalle sue labbra e catalizzava la sua completa attenzione, questo lo aiutava a non pensare; la notte era invece sempre troppo lunga. Il suo corpo aveva bisogno di dormire ma si svegliava sempre stanchissimo.
Per fortuna Candy era sempre lì, lui cercava i suoi occhi quando si sentiva affogare e lei gli dava la boccata d'ossigeno di cui aveva bisogno per tornare momentaneamente a galla. Con molta reticenza era riuscito a raccontarle piccoli pezzetti di quel tormento; briciole di veleno gli tornavano alla mente ogni giorno, era stato proprio bravo Kurt a nasconderle tra le pieghe del suo cervello, in quelle anse grigie che avevano abilmente confuso i confini tra realtà e immaginazione. Doveva essere stato il suo istinto di sopravvivenza e la consapevolezza che suo malgrado molti dipendevano da lui a farlo resistere, ora che quel connubio era venuto meno la situazione sembrava complicarsi giorno dopo giorno, settimana dopo settimana.
Il piccolo Richard gli sorrideva e lo guardava con i suoi occhioni innocenti che, nonostante non sapessero ancorché nulla del mondo, sembravano scavargli l'anima. Era talmente collegato a lui che Terence cominciò a temere di fargli involontariamente del male, non se lo sarebbe mai perdonato, di conseguenza con lui si sforzava oltre ogni misura di essere allegro e giocoso… quel bimbo era un miracolo, il miracolo suo e di Candy e riempiva il suo papà dell'amore più puro del mondo. Candy lo aveva sorpreso più di una volta fissare un punto lontano e recitare come in delirio i versi di come milioni di storie di persone diverse erano diventate cenere, insieme ai loro corpi.
... gli portano via tutto, vestiti, orologio, documenti, foto… non esistono più
... poi gli rasano i capelli a zero
... ammassano i loro effetti personali in grandi mucchi, così fanno per le scarpe, i giocattoli dei bambini
... consegnano ad ognuno una specie di pigiama, una tuta a righe bianche e blu, che diventa il loro unico abito
…assegnano loro un numero
…
Si ritrovava a ripetere questi punti come una triste preghiera funebre, erano parte della procedura di deportazione che aveva letto più di una volta prima che sparisse dall'ufficio di Cracovia in cui aveva lavorato. La recitava sottovoce o mentalmente per non scordarla. Non riusciva a capire bene, desiderava dimenticare ma nel contempo non si dava tregua e non voleva permettersi di farlo. Candy si rendeva conto che doveva alleggerire quel peso o sarebbe impazzito; pregava Iddio ogni sera perché quell'invito a Berlino, che Tadeusz aveva paventato alquanto probabile nella sua lettera, non arrivasse mai; temeva che il rivivere di nuovo tutto avrebbe annientato il suo Terry una volta per sempre. Non era mai stata il tipo da scappare di fronte alle avversità, eppure aveva cercato di informarsi se vi fosse una qualche possibilità per sottrarsi a quella pena... era davvero preoccupata per il marito; ma il nemico di Terry ora era Terry stesso e lui non si sarebbe mai tirato indietro da quella sua ultima responsabilità.
Aveva ragionato molte volte con lui sul fatto che non aveva avuto il potere di fare nulla di più, aveva anche rischiato grosso in prima persona in molte occasioni... le solite belle parole, la poesia sembrava funzionare temporaneamente, ma l'ombra opaca dei suoi occhi aveva radici profonde e per estirparla occorreva un qualcosa di diverso che rompesse definitivamente quell'impasse tossico e lentamente e inesorabilmente letale.
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Era autunno ormai quando i sogni di Terence cominciarono a cambiare; le immagini, il territorio, gli ambienti erano gli stessi di sempre, ma le sensazioni del suo animo assumevano connotati completamente diversi.
"Terence! Svegliati Terence!"
Sentiva di continuo quella voce; chi aveva sussurrato quelle parole in quell'inferno in cui nessuno conosceva il suo nome?
"STEAR! STEAR!" si svegliò nuovamente gridando madido di sudore!
Candy lo aveva abbracciato forte riportandolo alla realtà; il suo respiro affannoso si era piano piano normalizzato ma l'aveva guardata con gli occhi pieni di lacrime come se avesse avuto in quel preciso momento la riposta ad una domanda che si era fatto tempo prima e a cui aveva risposto pensando di aver solo sognato, confuso la realtà con l'immaginazione.
"Devo partire! Devo andare là, il prima possibile!" le aveva detto di getto.
Candy era rimasta paralizzata da quell'uscita, poi pian piano la sua energia e determinazione avevano preso il sopravvento.
"Stai scherzando vero? Sei appena tornato e sei distrutto fisicamente e psicologicamente, non ti lascio andare da nessuna parte! Sono tua moglie e fino a qualche mese fa pensavo che tu fossi morto. Ti giuro che nessuno su questa terra o in cielo riuscirà a separarmi da te di nuovo, per nessuna ragione logica o illogica che sia". Non aveva mai visto la sua Candy così decisa e preoccupata! "Credi che il solo fatto di fare disperatamente l'amore con me ogni notte sia sufficiente per farmi stare tranquilla, per creder che tu stia bene? E' vero! Ho solo una vaga idea di quello che hai vissuto in Europa e ti giuro sulla mia vita che tu non partirai, non da solo almeno.
Dammi un motivo valido oltre ogni ragione per tornare là su due piedi e io ti seguirò!"
Se mai ne avesse avuto bisogno, adesso aveva un elemento in più per conoscere il perché l'amava cosi immensamente; non voleva turbarla con quella storia che aveva dell'incredibile, temeva fosse solo la sua testa, ma aveva bisogno di esserne sicuro… se fosse stato davvero lui?
La sua sposa era più cocciuta di un mulo e si decise a sputare il rospo…
""Terence! Svegliati Terence!"
"Fortunatamente sono sempre stato ambidestro signore!"
Ricordò l'estate in Scozia, giorni interi trascorsi a lavorare insieme ai fratelli Cornwell per far volare il vecchio aereo di suo padre, le mani sicure e veloci di Stear che si muovevano tra fili ed ingranaggi. Poi si era ferito e prontamente la sua Patty gli aveva disinfettato e fasciato la mano destra. "Fortunatamente sono sempre stato ambidestro…" aveva sentenziato sorridendo.
"Io… ho sentito la sua voce che mi chiamava per nome capisci? Il mio nome vero! Ma quando ho aperto gli occhi Edgar non c'era più… era scappato presumo. Io credo che sia stato lui a tirarmi fuori da quella trappola per topi, capisci Tuttelentiggini?"
"E quindi? Non credo di intendere fino in fondo, vuoi tornare là per sincerarti di questo? Che senso ha? Lui… questo Edgar… con tutta probabilità ti ha aiutato, ma anche tu hai contribuito alla salvezza di molta gente, no?"
La prese sulle spalle e la guardò dritto negli occhi, temeva di ferirla di nuovo.
"Non è questo… non solo questo… Io ora sono convinto che lui sia Stear, il nostro Stear, capisci? Quando l'ho visto il mio cuore si è fermato, ma lui mi ha guardato come fossi un perfetto estraneo e nel suo sicuro tedesco ha cominciato a spiegarmi ciò che stava facendo. Non ha battuto ciglio e io ho creduto di essermi sbagliato, che il mio desiderio di tornare a casa mi avesse giocato un tiro mancino. Ho pensato che stessi perdendo la ragione, e ne avrei avuto ben motivo… te lo assicuro!
Ho deciso che era solo la mia testa! In fondo trent'anni sono davvero tanti, mi sono detto, come faccio a dire che è identico a lui?"
"E ora hai cambiato idea!" piangeva la sua Candy incredula, annegata in una sensazione di smarrimento che non riusciva nemmeno a descrivere, aveva davvero paura che il suo Terry stesse perdendo la ragione. Come doveva comportarsi ora? Stear? Dopo tutti quegli anni? Perché mai non si sarebbe mai fatto vivo se fosse stato davvero lui?
"Amore mio! Sai quanto odio vederti piangere, ma davvero non riesco a smettere di pensarci… cosa devo fare? Ti prego! Dimmelo tu tesoro!" la supplicò abbracciandola.
"Puoi chiedere a Winston di rintracciare questo Edgar Josef André per noi? Una volta che avremo il suo indirizzo andremo a casa sua a visitarlo!" rispose decisa sorprendendolo.
"Candy, sei sicura?" continuò Terence, che in realtà non riusciva ad intravedere altra soluzione che quella di partire perché quel dubbio l'avrebbe perseguitato a vita, come se fossero pochi i fantasmi che continuavano a tormentarlo!
"Io so solo che mi fido di te! Tu hai creduto in mio padre a suo tempo e hai avuto ragione, non potrei continuare a vivere tranquilla senza verificare questa cosa, ma voglio che rimanga tra noi fino a che non saremo sicuri, non voglio illudere nessuno, soprattutto Patty. Partiremo soli, io e te! Con la scusa del processo, d'accordo?" gli propose.
"E credi che riuscirai a perdonarmi se fosse solo un triste scherzo della mia testa? Perché è giusto non illudere gli altri, ma so che tu lo stai facendo… e non voglio farti dannare ancora".
"Amore, con te vicino riuscirò a sopportare qualsiasi verità. Fidati della tua Candy come lei si fida del suo Terry", disse sperando con tutta la sua anima che quella cosa fosse vera, riuscire a riportare in vita Stear sembrava l'unica questione che riuscisse a distogliere davvero la testa di Terence dal resto.
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AUTHOR CORNER
Hello my friends and thank you for your reviews.
Edgar Andrè! Is he really our Stear?
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