CAPITOLO 22 IL SOLDATO PERDUTO (seconda parte)

Nel giro di un paio di settimane arrivò dall'ambasciata britannica la conferma che il signor Edgar Josef André era vivo e vegeto, e abitava in un paesino alla periferia di Berlino; contestualmente giunse una convocazione ufficiale del Tribunale Militare Internazionale: la presenza del duca veniva richiesta a partire dal 20 novembre a Norimberga per deporre nel primo di una serie di processi sui più efferati crimini di guerra; non poteva rifiutarsi… era considerato un testimone chiave. La busta conteneva l'elenco di numerose udienze e l'indicazione di quelle in cui era considerata necessaria in prima battuta la presenza di Terence Graham Granchester.

Candy e Terry informarono la famiglia del loro imminente viaggio, in un paio di mesi massimo contavano sarebbero stati di ritorno; decisero che Richard sarebbe rimasto a Chicago, la guerra era finita, ma un paesaggio fatto di desolati centri abitati semi abbattuti non era certo cosa adatta agli occhi innocenti di un bambino. Non fu facile staccarsi dal piccolo che piangeva inconsolabile, nonostante zio Bert gli avesse promesso di giocare a cavalluccio ogni giorno con lui; non voleva perdere di nuovo il suo papà, o almeno non per un tempo interminabile come era stato l'ultima volta.

Era stato Terence in persona ad informarlo della necessità di quel distacco. Il bimbo era seduto sul suo lettino e il suo papà lo stava preparando per andare a letto. Era inginocchiato davanti a lui mentre cercava di spiegarli la questione nel modo più semplice possibile e gli toglieva le scarpine guardando il suo paffuto viso imbronciato. Dovette fare l'ennesimo sforzo sovrumano per non scoppiare a piangere quando ebbe una di quelle calzature tra le mani. Era un 25 di numero, un po' consumata per quante corse aveva fatto nell'ultimo periodo e, a dire il vero, ormai al limite con la misura del piedino in continua crescita. La mente di Kurt gli giocò l'ennesimo tiro mancino in quel momento… Un paio di scarpette rosse, verosimilmente della stessa misura di quelle di Richard, le aveva viste nell'unica breve occasione in cui era entrato al campo di Plaszow, dove il sovrintendente della zona lo aveva convocato pretendendo spiegazioni sul suo alquanto dubbio operato. Erano in cima ad un mucchio di altre calzature di vario tipo… quasi nuove, sulla suola interna erano ancora visibili la marca di fabbrica e la misura… la stessa per l'eternità perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole e non crescono.

"Kurt, ti prego… non ora!" aveva pensato mentre stringeva al petto il suo piccolino. "Vita mia, ti prometto che tornerò prima che tu possa sentire davvero la mia mancanza"

"E poi starai con me sempre?" sussurrò Richard tra i singhiozzi

"In ogni momento della mia vita".

"E non avrai più gli occhi senza sole quando tornerai?" lo sorprese trafiggendolo nel profondo.

Possibile? Possibile che lui avesse capito così tanto? Ma non era stata proprio quella creatura a credere fermamente nel suo ritorno e a rifiutare le storielle di tutti? Quindi perché si meravigliava delle parole di quel marmocchio che aveva avuto l'ardire di venire al mondo in mezzo alle bombe?

Riscoprì il suo cuore traboccante di gioia nel ricordare il momento in cui lo aveva tenuto per la prima volta tra le braccia mentre tacitava il mondo in guerra intorno a lui con i suoi vagiti.

"Farò tutto quanto in mio potere anche per questo... per riempire di luce e calore ogni tuo giorno", aggiunse Terence realizzando, forse per la prima volta da quando era tornato, quanto fosse vitale per la famiglia una sua reazione forte.

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Giunti a destinazione dopo la traversata oceanica, dovettero far fronte ad un estenuante viaggio in treno; il paesaggio era devastante per gli occhi e per il cuore, Terence sorprese più di una volta la moglie nascondere le lacrime al pensiero di quante vite si erano spente inutilmente su quei campi aridi che sembravo piangere essi stessi e quante altre si stavano ancora dilaniando nei ricordi. Vennero infine sistemati nel migliore hotel di Berlino, migliore per quello che si poteva avere in una città letteralmente sventrata nel profondo, come quella che appariva loro in quel momento.

Il padrone della struttura si era inchinato di fronte al duca, onorato dalla sua presenza.

"Non mi serve la riverenza! La prego, non ho mai pensato di essere migliore né più meritevole di altri per il fatto di essere di nobili origini", gli disse Terry nel suo solito impeccabile tedesco.

"Non è per il suo titolo, signore! È per quello che ha fatto qui per noi. So che era membro della Resistenza e che è tornato per testimoniare contro chi ha distrutto la nostra onorabilità; lei è un eroe signore", rispose l'albergatore sorprendendo il duca, che si era sempre ritenuto niente più che un povero diavolo che si arrabattava per salvare la pelle e tacitare la coscienza.

Candy non capiva la lingua ma aveva intuito... Il processo sarebbe iniziato solo la settimana successiva, la priorità dei Granchester era un'altra in quel momento.

La mattina seguente con una vecchia carcassa a noleggio si recarono presso l'indirizzo che avevano ricevuto dall'ambasciata. Sembrava non ci fosse nessuno. Terence curiosò nell'autorimessa dell'abitazione trovandovi nientemeno di ciò che poteva sembrare un centro di smistamento dati dei più sofisticati, nonostante il materiale di recupero. Radio e fili ovunque collegati in vario modo con ponti volanti, sembrava che il tutto portasse ad un apparecchio che si stagliava verso il cielo all'esterno. Di fianco alla finestra sorgeva una specie di torretta in legno che montava sulla sua cima un qualcosa di simile ad una larga padella concava; dal basso era addirittura possibile modificarne l'orientamento.

"Ma... cosa diavolo..." non riuscì a finire la frase che sentì il rumore di un fucile che veniva caricato alle sue spalle! Marito e moglie alzarono le mani in segno di resa.

"Chi siete? Perché ficcate il naso da queste parti?" si sentirono riprendere... Candy avvertì le ginocchia tremare, il cuore era impazzito al solo timbro di quella voce.

"Edgar? Sei tu?" Disse Terence in inglese voltandosi, mentre colui che li stava minacciando si lasciava scivolare incredulo l'arma dalle mani.

"Stear? Sei tu Stear?" Candy non aveva avuto dubbi e ora che lo stava guardando era ancora più sicura.

"Candy? Terence? Che ci fate voi qui?" Edgar era Stear, era davvero lui!

Terry piangeva di gioia! "Allora avevo ragione? Tu sei Stear e mi hai salvato!" Candy si buttò piangendo tra le braccia del cugino che tanto a lungo aveva creduto morto.

Una volta in casa, Edgar cominciò a raccontare la sua lunga storia. Di come fosse stato raccolto mezzo morto da un contadino tra i resti del suo aereo abbattuto, di come questi e la moglie si fossero presi cura di lui per lenire il dolore lasciato dalla recente perdita dell'adorato figlio in battaglia. Spiegò loro di essersi svegliato con la testa completamente vuota di ogni ricordo, che la coppia che lo aveva salvato lo aveva spacciato alle autorità per il figlio Edgar ancora dato per disperso, e come con il passare degli anni si fosse dovuto arrendere alla necessità di vivere senza nessuna memoria degli anni della sua giovinezza. Nessuno l'aveva mai cercato e questo, sommato alle sue menomazioni fisiche, l'aveva convinto a non scavare in quello che era stato. In realtà, con lo scoppio del secondo conflitto, qualche flash del passato era tornato a galla nella sua mente, ma era sempre tutto molto confuso… il particolare di qualche viso e un paio di nomi femminili. Le sue lesioni lo avevano tenuto lontano dalla coscrizione, ma gli era capitato per caso di intercettare qualche comunicazione radio e alla fine era entrato nelle fila del movimento di opposizione al Fuhrer.

Una nuova finestra sul mondo gli si era aperta nel momento dell'esplosione innescata da Kurt Huber nella Tana del Lupo dove lui si era recato per fare la sua parte in quella delicata missione; il fragore di quello scoppio aveva risvegliato miracolosamente la sua testa, solo in quel momento aveva riconosciuto Terence e lo aveva tratto in salvo, mettendolo poi su quel convoglio per Cracovia come da ordini ricevuti dal maggior generale von Tresckow. Stear ara a conoscenza di tutto ciò che riguardava l'amico, di come fosse arrivato a Berlino e fosse stato scagionato e rimpatriato, lui stesso si sarebbe mosso verso la capitale per aiutarlo se ce ne fosse stato bisogno; era anch'egli stato chiamato come testimone a Norimberga.

Candy aveva pianto per tutto il tempo e quando il cugino ebbe finito il suo triste racconto osò chiedere: "E adesso? Saresti comunque rimasto qui senza dirci nulla di te?"

"Si! Questa era la mia triste intenzione", ammise abbassando lo sguardo.

"Come? Come hai potuto pensare di privarci nuovamente della tua persona? Di un amico, di un fratello?" chiese lei quasi scandalizzata.

"Voi tutti siete andati avanti con le vostre vite e non è mio diritto arrivare dopo trent'anni a sconvolgerle di nuovo, dopo quello che ho causato con la mia scelta scellerata di allora, di cui porto segni indelebili nel corpo oltre che nell' anima", cercò di spiegare Stear.

Candice capì immediatamente dove stava il vero problema: "Lei... non ti ha mai lasciato indietro! Il suo cuore è ancora in lutto per te, non è mai riuscita ad andare avanti da sola con quel lato della sua esistenza, se è questo ciò che ti turba".

"Patty... la mia Patricia..." una grossa lacrima scappò dall'occhio buono di quello che era rimasto dell'ingegnoso e allegro ragazzo di un tempo.

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Poco più di un mese dopo partirono tutti e tre per l'America, Terence aveva scritto solo ad Albert in modo che provvedesse legalmente a sistemare tutto perché il mondo dei vivi si preparasse a riaccogliere Alistear Cornwell. Candy preferì non anticipare nulla a Patty, sarebbero sbarcati a New York nel giro di una decina di giorni e lei, che viveva in città del suo lavoro di insegnante, sarebbe stata la prima ad essere abbracciata da quella miracolosa novità.

Terry sentiva il cuore più leggero. Il processo era stato estenuante, rivivere tutte le atrocità di cui era stato testimone in prima persona ed impararne altre era stata una dura prova, ma Candy gli era rimasta perennemente accanto a sostenerlo e le manifestazioni di affetto e gratitudine che aveva ricevuto da Tadeusz Pankiewicz e Oskar Shindler, a favore del quale era stato chiamato a testimoniare, avevano rasserenato il suo cuore. Era scoppiato a piangere attirando l'attenzione di tutta l'aula nel momento in cui nel banco dei testimoni era stato fatto accomodare Grzegorz Kowalski, ricordava perfettamente quel nome; l'ultimo che aveva impresso tremando nelle sue liste maledette, colui che si era offerto volontario pur di dare una speranza ai figli. Non era morto! Fu una vera liberazione! I loro occhi si incrociarono stringendosi in un abbraccio immaginario fatto di disperata riconoscenza.

All'uscita l'ultimo giorno era stato avvicinato da una giovane donna che teneva in braccio un bel bimbo di poco più di un anno, lo aveva guardato con occhi orgogliosi e pieni di lacrime.

"Sono Mariah… Mariah Huber signor duca!"

"Mi… mi dispiace…" non sapeva cosa altro dire "Mi dispiace per aver rubato l'identità di suo marito… mi dispiace di non averle scritto, ma io…" Terence era spiazzato.

"La ringrazio per aver lottato per ciò in cui credeva il mio Kurt anche se quella non era la sua causa. Mio marito era un eroe e lo è anche lei", gli disse prendendogli la mano. Terence diede uno sguardo agli occhi dolci ed innocenti del suo bambino, sarebbe cresciuto senza padre…

"Qualsiasi cosa… di qualsiasi cosa abbia bisogno per sé e suo figlio… non esiti a contattarmi", le sussurrò mentre Candy le porgeva un foglietto con il loro indirizzo.

Quella sfumatura inquietante nello sguardo di Terence non era più ricomparsa…

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see you tomorrow for the last part of the fic.