Lettera per Arya

Arya Dröttning,

ti scrivo per raccontare finalmente a qualcuno chi sono veramente, e, anche se sono sicura che Eragon sarebbe molto felice di sapere la mia storia, ho scelto te. Le mie ragioni ti saranno più chiare alla fine della lettera che, se vuoi, potrai far leggere a Eragon. Allora, cominciamo dal principio. Seicento anni fa, c'erano due sorelle: Islanzadi, la maggiore, e Niduen, la minore. Quando i loro genitori morirono, per un morbo che nessuno conosceva, le sorelle avevano centoventi e centosei anni. Dato che Islanzadi venne scelta per prendere il trono, Niduen, che non era interessata al comando, decise di viaggiare per tutta Alagaësia. Mentre si trovava a Teirm, si innamorò di un mercante di nome Serim, ed ebbero una figlia. Niduen aveva insegnato alla figlia tutto ciò che sapeva, e, dato che la bambina era per metà elfa, le aveva insegnato anche come usare la magia, mentre Serim le insegnava strategie commerciali. Niduen amava fare esperimenti con pozioni ed erbe, e, poiché, una volta pronte, le sue varie pozioni potevano essere vendute, Serim la lasciava fare. Quando Serim morì di vecchiaia, Niduen aveva duecentoquindici anni e la ragazza quarantotto. Un giorno Niduen stava facendo un esperimento sui veleni, senza che la figlia la assistesse, dal momento che era fuori in città a comprare viveri. Quando la ragazza tornò sentì che c'era qualcosa di strano, ed evocò su di sé un incantesimo che l'avrebbe protetta da ciò che avrebbe potuto nuocerle nell'aria e tutt'intorno, e fu così che sopravvisse. Quando entrò in casa, infatti, vide che Niduen aveva inalato per sbaglio il vapore proveniente dalla sua miscela di veleni, che era risultata letale. Essendo l'unica erede dei genitori, la ragazza, ancora giovane per i criteri degli elfi, ma molto anziana per gli umani, ereditò tutto: pozioni, bottega, strumenti vari, ma, soprattutto, un anello di diamante con inciso lo yawë, donato da Islanzadi a Niduen, e Albitr, la spada della madre, dalla lama di diamante e di acciaioluce aggiunto tramite la magia. Grazie all'energia proveniente da Erin, l'anello, la ragazza fece sparire da Alagaësia l'intruglio della madre e i vapori che emanava, ma cominciò a viaggiare pur mantenendo la proprietà della bottega del padre. Un giorno, mentre era in cammino, si imbatté in alcune tribù di gatti mannari, ma i capibranco che la colpirono di più furono due: Grimrr, un giovane maschio che aveva commesso l'errore di ignorare un suo ordine e che lei aveva "maledetto" in modo che cinguettasse per tutta la settimana, e Zenia, una femmina con un cucciolo di nome Solembum. Lei e la giovane gatta mannara divennero buone amiche e viaggiarono insieme per alcuni anni, durante i quali Solembum divenne un suo fedele discepolo, e quando per la ragazza, ormai adulta anche secondo i criteri degli elfi, venne il tempo di continuare il suo viaggio, Solembum decise di seguirla. Per apprendere le usanze di molte culture, viaggiò anche con delle tribù di urgali che, in seguito a un buffo episodio, le diedero l'appellativo di Uluthrek, mangialuna. Dopo essere stata con loro per un po', la donna aveva duecento anni e aveva sentito dire che a Ilirea, la città elfica capitale degli umani, c'era una stanza che, per un potere dell'aria in essa contenuta, mostrava squarci, seppure confusi, di futuro. Volle andare subito ad alloggiare in quella stanza, e così fece. Non disse a nessuno chi fosse e da dove venisse, si fece chiamare solo "L'Oracolo". Per anni svolse il compito di oracolo, con Solembum che si spacciava per suo servitore ma, quando l'aria perse il suo potere, sia lei che Solembum se ne andarono senza dire niente a nessuno e senza farsi vedere. Viaggiando in giro incontrò un saggio, un po' matto, ma decisamente intelligente, e lei decise di essere sua apprendista. L'uomo si chiamava Tenga, e durante il suo apprendistato la donna imparò molte cose, mentre Solembum sopportava i calci che gli dava il vecchio. Dopo aver imparato molte cose, decise di andarsene. Aveva trecentoquarantuno anni ormai, ed era il periodo dell'alba di Galbatorix e della caduta dei Cavalieri. Quell'anno aveva deciso di visitare il luogo in cui aveva le sue radici, Ellesmëra, facendosi chiamare Freydis, perché nessuno sospettasse l'identità di sua madre. Dopo di che visitò anche le città dei nani, dove vinse un Hutvìr a un sacerdote del Durgrimst Quan. Poi tornò a Teirm, sua città natale e riprese l'attività della madre, erborista e indovina, quindi proponeva la lettura del futuro alle persone con cui Solembum parlava. Come avrai già capito da un po', la bambina, ragazza, donna o come vuoi tu, sono io e mia madre, Niduen, era la sorella di tua madre Islanzadi, pertanto ciò mi rende tua cugina. Si diceva dell'Oracolo che non fosse né umana, né nana, né elfa, come in effetti è, dato che sono elfa solo per metà, e umana per l'altra metà. Ti scrivo solo adesso per rivelarti la mia storia perché, anche se mi ha divertito vivere sempre in incognito, ho il sospetto di non essere del tutto come gli elfi, non solo nell'aspetto. Non so se sono immortale o meno: anche i nani vivono per centinaia di anni, ma non per questo vivono in eterno. Sento quindi il bisogno di dire, o meglio scrivere, a te, che sei l'unica parente che mi rimane, la mia vera identità, così che almeno tu (e sicuramente anche Eragon) sappia chi sono veramente. Ti porgo i miei saluti, Arya Dröttning, figlia di Evandar e Islanzadi, Ammazzaspettri e mia cugina.

Angela Niduensdaughter, Uluthrek e Oracolo.

Arya posò la lettera appena ricevuta sulla sua scrivania, riflettendo sulle molte cose scritte su quel semplice foglio di carta, che avrebbe subito fatto leggere a Eragon. Rilesse più e più volte la prima e l'ultima parte, soffermandosi su un nome in particolare. Niduen, pensò, Niduen Dröttningu. Suona bene. Se Eragon fosse d'accordo, potrebbe essere un bellissimo nome per nostra figlia.

FINE