Inizio Capitolo 3 "Sole"
Ho sempre amato il Sole, sentire il suo calore sulla pelle. Sinceramente non ho mai capito perché molti lo evitano appena sentono il suo tocco sulla schiena; per me questa è una delle sensazioni più belle che ci siano.
Amo il Sole, sentire la sua luce e il suo calore. È una delle cose che amo di più: mi rilassa; mi riscalda; mi fa sentire attiva, ho sempre voglia di fare mille e uno cose; e mi solleva il morale. Mi faceva sentire viva dentro…
Qui invece è tutto diverso, persino il sole è cambiato.
In un attimo ho perso tutto, e mi sono ritrovata da sola. Mi hanno detto una volta che sono una ragazza coraggiosa, ma non so se ho il coraggio di affrontare tutto questo…
Fino a poche ore fa ero in uno dei miei posti preferiti: una bella radura circondata da alberi sulla cima del Monte Castellaccio; nel parco in cui giocavo da bambina.
Ricordo che la prima volta che ci sono entrata, ho avuto una sensazione strana: c'era qualcosa nell' aria, qualcosa che non so spiegarmi, intorno a me riuscivo a percepire una grande agitazione; era come se l'aria fremesse perché in balia di una scossa elettrica.
Ritornai altre volte in quel luogo ed ogni volta l'atmosfera cambiava: gioia, soddisfazione, insicurezza…
Anche se faceva effetti strani sulle emozioni, sono rimasta molto legata a quel posto. Il motivo è molto semplice: quando ho bisogno di stare da sola o sono alla ricerca di un po' di pace lì non c'è mai nessuno e si sentono solo i rumori della natura.
"Alice..."
Ero convinta che non ci fosse nessuno. Mi giro; niente. Mi riappoggio alla balconata di legno, me lo sarò immaginato.
"Alice..."
Di nuovo? Adesso inizio a preoccuparmi, non me lo sono immaginato. La radura è deserta, eppure ho sentito una voce chiamarmi. Inizio a guardarmi intorno, quando inizio a sentire qualcosa.
Qualcosa che mi attrae, che mi chiama, voglio seguirla, anche se non so cosa sia.
Sento la vista sfocata, non riesco a vedere che delle sfumature. Le mie gambe sono strane, so che sto camminando, ma non gli ho dato il comando di farlo. Posso a malapena formulare un pensiero. È come se mi avessero drogato.
Tutto questo finisce dopo pochi secondi, e riesco a riprendere il controllo di me stessa.
Non appena rimetto a fuoco la vista, mi rendo conto di essere finita nel mezzo della radura.
Adesso mi sento più tranquilla, l'ansia che avevo è scomparsa, mi sento sopraffatta dalla curiosità. Da dove veniva quella voce?
È un tardo pomeriggio d'estate ed il sole inizia ad avvicinarsi alle colline; ci sarà luce fino alle nove e mezza di sera. Ho tutto il tempo per cercare, cosa poi, non ne ho idea.
Cerco di concentrarmi, di riuscire a capire da che direzione provenisse quella voce, ma niente. Poi qualcosa attirò la mia attenzione: sembrava una specie di luccichio.
Guardai meglio e vidi che questo proveniva dalle radici di alcuni arbusti dalla parte opposta della radura. M'inginocchiai di fronte al cespuglio, allungai la mano, e dalle foglie cadute venne fuori una piccola pietra.
Anzi, più che di pietra sembrava fatto di ghiaccio. Qualunque cosa fosse, però ora aveva smesso emanare luce: era spento, grigio, sembrava morto, per quanto sia strano che una pietra possa morire.
Prima lo sentivo, potevo sentire qualcosa in quella pietruzza, come se fosse viva; come se anche lei avesse un cuore ed io potevo sentirlo battere. Adesso invece è solo uno stupido sasso come gli altri, simile a un pezzo di vetro sporco e scheggiato.
Me lo stavo rigirando ancora tra le dita, sentii dietro di me uno strano rumore, e quando mi sono girata per controllare, una luce bianca mi accecò e da quel momento non ricordo più nulla.
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C'è dell'oscurità intorno a me, ma non ho paura.
Sento del calore, un calore familiare, ma allo stesso tempo diverso, non è lo stesso di sempre.
Improvvisamente mi ricordo di avere le braccia, inizio a sentirle di nuovo, come se mi fossi dimenticata di averle. Sento uno strano calore espandersi dentro di me, lo sento risvegliare ogni singola cellula del mio corpo. Inizio a sentirmi le gambe, riesco quasi a muoverle; ma quando tento di farlo, mi rendo conto che qualcosa non va.
La terra è strana, granulosa, calda e…morbida?
Mi viene un dubbio; muovo le dita, e mi rendo conto di avere ragione: questa è sabbia.
In tutto questo stato di confusione e dormienza riesco a distinguere qualcosa, un'altra sensazione, sembra quasi una muta voce dentro di me che mi avverte.
Posso sentirla; percepirla. Un muto e calmo grido, capisco quello che vuole dirmi, qualcosa si sta avvicinando. Non riesco a capire cos' è ma si avvicina sempre di più.
Non muovo un muscolo, mi sento completamente paralizzata, questa volta non posso negare di avere paura, perché ne ho, e tanta.
Adesso è molto vicino, a meno di un metro dalla mia schiena, riesco a sentirlo con chiarezza.
"Ragazza..."
Posso giurare di sentirmi i suoi occhi addosso, se non fossi ancora intorpidita, sarei già in piena crisi di panico.
"Ragazza, svegliati."
Mi rendo conto di una cosa; la sua voce non sembra avere cattive intenzioni: è seria, autoritaria e per quanto questo tizio sia bravo a nasconderlo, riesco a scorgerci anche un sottile filo di ansia, o forse è interesse?
Apro gli occhi a fatica, non riesco a vederlo bene: la sua pelle…è più blu che altro, e così pure i suoi strani vestiti. Lancio un'occhiata alla boscaglia dietro di lui, quella la vedo bene.
A quel punto lo sguardo mi ritorna su curioso uomo che ho davanti, sento che in lui c'è qualcosa di molto strano. Provo a parlargli:
"Chi sei tu?"
"Avverto la tua confusione, sappi che vengo in pace."
"Cosa vuoi da me?"
"Ho avvertito una vergenza nella Forza; essa mi ha condotto in questo luogo."
Vergenza nella Forza? Ma di che accidenti sta parlando? Questo è fuori di testa.
Sforzo un po' le gambe, riuscendo a rimettermi in piedi; nel mentre mi rendo conto di avere ancora in mano quel curioso pezzo di vetro.
Ora che sono in piedi posso guardarmi intorno meglio.
Ok c'è una spiaggia, un oceano e una foresta di alberi mai visti…
MA DOVE DIAVOLO SONO FINITA!?
Quello stupido coccio mi ha portato chissà dove e per giunta senza la borsa col telefono!
Sto letteralmente fumando dalla rabbia.
"Ragazza, presta attenzione alle tue emozioni."
In quell'istante mi accorgo che intorno a me conchiglie, sassolini, e pure uno strano granchio senza chele stavano cadendo a terra; come se qualcosa li avesse sollevati in precedenza.
Guardai quell'uomo dai capelli lunghi negli occhi, e in un'istante capii: ero stata io.
