Inizio Capitolo 8 "Dalle stelle"
C'era una cavità in quel gigantesco albero, mi sono arrampicata e ci sono entrata, era uno spazio abbastanza grande: dal tetto pendono dei piccoli rampicanti e molti di questi hanno dei fiori bianchi sopra, un paio di grosse liane stavano attaccate alla parete, se ne distaccavano per qualche metro e poi si riassociavano ad essa. Ci avrei potuto costruire un letto comodo con rami ed erba secca, ma non quella sera.
Sono scesa dalla liana, feci un respiro profondo ed ascoltai, prima non avevo sentito il rumore di gocce. Dietro ad alcuni alberi c'erano dei massi e da questi cadevano molte gocce: era una sorgente, che prima diventava uno zampillo poi una pozzanghera ed infine un ruscello.
Non sono andata ad esplorare oltre, mi era venuta fame.
Quella sera ho cenato con un paio di frutti arancioni raccolti da un albero poco distante: erano grossi quanto palloni da calcio. All'esterno avevano uno spesso strato di polpa dura, ma il loro seme era di dimensioni simili ad una piccola noce di cocco; solo che al posto della polpa da mangiare questa noce aveva solo legno non commestibile.
Creai un'apertura nei semi e li portai alla sorgente, la parte più complicata fu quella di riportarli pieni al rifugio. Quella notte ho dormito sul legno, al letto avrei potuto pensare il giorno seguente.
Jenth mi ha svegliato quando fuori era ancora buio. In quel momento sono riuscita a vedere bene quanto lui brillasse. Anche se era ancora buio io mi sentivo riposata come se avessi dormito un giorno intero.
Mi sono accorta che non era soltanto Jenth a brillare: i fiori bianchi simili ad orchidee brillavano di luce propria, ho capito che si trattava di fiori bioluminescenti; qualcosa che nessuno sulla Terra aveva mai visto prima.
Jenth mi parlò della Forza; mi disse che potevo controllarla, ma che essa non era uno strumento, bensì un alleato; e che non dovevo usarla in preda alla rabbia. A quel punto non ho fatto altre domande, so che la rabbia acceca la mente, e che se non fossi stata lucida avrei potuto far disastri: è una cosa che ho imparato a mie spese.
Quel giorno Jenth mi insegnò a far brillare i fiori; e quello fu il primo passo per imparare a vivere in questo luogo strano e misterioso, alla scoperta di un Universo ancora più grande.
…..
È passato molto tempo, non so dire nemmeno quanto.
Le cose sono cambiate, Io sono cambiata.
Dopo la terza alba ho smesso di contarle, un giorno sembra una settimana. Ho imparato a sopravvivere, sia che mi insegnasse Jenth sia che imparassi da me, anche se in questo posto c'è ancora molto da scoprire…
Il mio fisico si è irrobustito molto ed io mi sento davvero bene; bene come non mi sono mai sentita prima d'ora. Dei miei vestiti ho dovuto trasformare i miei jeans in un paio di pantaloncini, e dire addio ai calzini: con quella stoffa ne ho fatto fascette e laccetti, me ne porto sempre alcuni legati al polso; spesso mi tornano utili.
Dopotutto sono solo vestiti.
La mia tasca ormai si è completamente staccata dai jeans; così adesso ho chiuso il cristallo dentro una fascetta che mi sono appesa al collo.
Adesso vivo in quello che io chiamo "rifugio", una casa in una cavità della grande liana; poco più in alto del gradone d'addestramento, è grande quel tanto che basta per viverci bene.
Bene…
"Bene" è davvero una parola strana: non ha mai un significato preciso; forse perché la usiamo per esprimerli tutti tranne che il suo. Comunque posso dire di non essermi mai sentita più viva di così.
Sento la Forza scorrere in me, mi rinvigorisce, mi sostiene, la sento nel mio sangue e tutto questo verde non fa che alimentarla. Nonostante tutto quello che mi è capitato sono davvero di buon umore. Sento la Forza in me in ogni cosa che faccio: sollevare rami, saltare, correre.
Anche se tutto questo viene con l'allenamento, in poco tempo da un salto alto appena trenta centimetri, sono riuscita a farne per un metro e mezzo, e senza sentire fastidio alle caviglie. Jenth mi ha detto che, con molti anni di allenamento alle spalle, una persona adulta riuscirebbe a saltare anche più in alto di dieci metri senza problemi.
Qui ho molto tempo per riflettere, mi piace navigare di fantasia sdraiata sul letto.
"Dali-al.?"
Jenth mi chiama: è l'ora di un altro addestramento…
Siamo sulla cima della grande liana. Questo albero è più immenso di quanto non sembri vedendolo da terra, i suoi rami sono enormi, larghi almeno tre metri; costa fatica arrampicarsi fin quassù, ma ne vale davvero la pena.
È un luogo in cui si può vedere oltre l'orizzonte: dal mare al pascolo dei Runyip (Jenth mi ha spiegato tutti gli animali) e da una lontana catena montuosa ad una piccola montagna che spunta appena dagli alberi; forse un altro tempio dell'antico popolo che una volta abitava questa foresta che finisce a perdita d'occhio.
"Iniziamo la lezione."
Mi siedo sul ramo, ho già capito che oggi si farà meditazione. Mi piace meditare, ci starei delle ore a farlo, è una cosa che rilassa incredibilmente…
Senti l'energia della vita ovunque, e non ti serve la vista per vederla, e nemmeno le orecchie per sentirla; è lì e c'è sempre. Non va cercata, va aspettata; non si farà prendere, è lei che viene. Quando ho davvero capito questo è stata la volta che ho meditato più a lungo. Mi sono completamente dimenticata dei miei problemi.
Ora posso sentire gli uccelli cantare ad un chilometro di distanza, i grandi bruchi scavare sotto la foresta; mi posso connettere, "vederli" per qualche secondo. Insomma, se ci provo, anzi se lo faccio senza fretta posso vedere cose incredibili con la Forza.
Ora però sento una cosa strana, una specie di vita nuova, non l'avevo ancora sentita; non so che descrizione dargli perché questa, rispetto a tutte le altre, è diversa; non so in che cosa ma ha qualcosa che le altre non hanno.
Riapro gli occhi e c'è del fuoco che cade dal cielo, uccelli che scappano, sento gli animali spaventati, un grande botto, e poi un silenzio di tomba…
Una colonna di fumo nero si leva dagli alberi della foresta, intorno a me gli animali sono ancora in preda all'agitazione, non serve nemmeno la Forza per capirlo, lo si sente nell'aria. Ed io sono ancora lì, raggomitolata contro il tronco del più grande albero mai visto.
Devo andare a vedere, non so perché, non so come, ma la Forza mi sta chiamando, il mio istinto mi dice di andare, e lui non si è mai sbagliato.
Scendo dall'albero e corro; corro e cammino finché non ho più fiato; non ho bisogno di sapere la strada, è la Forza a guidarmi. Quel coso sarà caduto a 3-4 chilometri dal tempio, se prima mi ci voleva un'ora per farli a piedi, scommetto che adesso li farei in metà del tempo; con la forza mia alleata sembra quasi di poter volare.
Ad un certo punto il sentiero si apre davanti a me, c'è molta più luce. Quell'oggetto non ha fatto un gran bel atterraggio: è completamente distrutto. Mi avvicino con cautela, molta cautela, la Forza è con me, ed io sono pronta a usarla.
Il fumo si è sminuito, e vedo che quel coso è fatto di metallo; molti pezzi sono fusi o bruciati e tanti si sono staccati durante quel brusco atterraggio.
Non riesco proprio a capire cosa sia, ma qualcuno deve averlo costruito; non è un ammasso di metallo messo a caso: ci sono turbine, pannelli e cavi che sparano scintille.
Un "BIP" mi fa scattare all'indietro.
"Da dove è venuto?"
"BIP"
Questa volta il suono arriva da sotto una lastra metallica, la sollevo con la Forza e da sotto di essa appare quella che sembra una ciotola metallica con una telecamera sul lato, dalla quale fuoriescono cavi e ingranaggi interni.
OK, chiunque si sia inventato questa roba è decisamente avanti con la tecnologia, forse anche più dei terrestri.
Sento qualcosa, di nuovo quella vita, quella cosa vivente diversa da tutto il resto. È molto vicino, mi volto verso la nave, ormai sono certa che questo è un veicolo spaziale; e più mi ci avvicino più quella presenza diventa forte.
La cosa si trova là dentro, in mezzo a quel cumulo di rottami.
Vedo una vetrata, forse è il posto di comando. Mi arrampico sulla coda della navicella, se dentro c'è qualcosa di pericoloso è meglio sapere di cosa si tratta.
Non voglio guadare sinceramente, dentro la vetrata potrebbe esserci di tutto. Oh andiamo! Se la Forza ha voluto portarmi qui deve esserci una ragione! Alla fine mi decido a dare una sbirciatina.
Il vetro è completamente oscurato, non si vede niente all'interno.
Ma poi noto un particolare, il vetro ha una crepa; mi sposto di fronte alla vetrata, la crepa non è l'unica: il vetro è tutto spaccato su un lato e c'è un buco dal quale si riesce a vedere dentro.
Faccio un respiro profondo e guardo…
UNA MANO!? Ma allora c'è davvero qualcuno lì dentro!
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Rapporto del Soldato Clone n° 7712
Legione: 310
Affiliazione: esploratori
Nome: Blonce
Scopo della missione: Verificare la presenza di armate separatiste sul pianeta Serenno.
Esito della missione: Positivo
Rapporto: L'unità è saltata nel iperspazio alla volta del pianeta; sebbene i dispositivi di rilevamento fossero spenti, un'intera flotta di caccia stellari separatisti ci è venuta addosso; quando hanno iniziato a sparare, il generale ha dato ordine di contrattaccare.
Quando alcuni dei nostri caccia sono caduti, il generale ha ordinato la ritirata.
Tutti i sopravvissuti sono saltati nell'iperspazio, ma al nostro arrivo a Coruscant, il caccia stellare Jedi del comandante risulta disperso…
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