Inizio Capitolo 9 "L'aliena"

Quasi mi metto a saltare dalla gioia: è la prima volta dopo tanto tempo che trovo qualcuno in carne ed ossa. Ho detto "quasi", perché l'euforia iniziale mi si spegne subito. Ma perché non ci ho pensato prima!?

Con un atterraggio del genere sarà un miracolo se il pilota è ancora tutto intero! Devo tirarlo fuori subito. Non ci sono modi per aprire il posto di comando dall' esterno, non mi resta che un'unica opzione: prendo un respiro profondo, ed invoco la Forza.

Il portellone cigola ed è irrimediabilmente pesante, ma non posso mollare non adesso, lì qualcuno sta rischiando la vita e devo riuscire a tirarlo fuori. Arrendersi non è un'opzione.

Finalmente riesco ad aprire il portello quel tanto che basta per vedere bene al interno. Il pilota, anzi la pilota, sta accasciata su un monitor pieno di luci e bottoni; quasi nulla lì dentro sembra essere ancora in buone condizioni, è tutto distrutto: molti cavi sparano scintille e le luci sembrano impazzite.

Raddrizzo la ragazza e le prendo un polso, tiro un sospiro di sollievo: il cuore batte ancora; le metto un dito vicino alle narici: respira poco, troppo poco. Le tolgo la cintura di sicurezza e la tiro fuori da quel rottame, con la Forza, la faccio scendere dalla navetta. Grazie a Dio ho fatto una lezione di primo soccorso alle medie.

Mi butto accanto a lei, cercando di farle un massaggio respiratorio:

Su, giù, su, giù, su, giù.

Conto fino a trenta e controllo se respira. Niente.

Non credevo che fosse così faticoso, ma non potrei mai perdonarmi se mollassi adesso. Se io mollo lei muore, sono l'unica che può aiutarla qui.

"Avanti, respira!" continuo a dirle. "Non mollare."

Dopo cinque lunghissimi minuti finalmente riesce a respirare da sola. Mi lascio cadere all' indietro sfinita, ma veramente, veramente fiera di me stessa: ho salvato una vita.

Lei è davvero una strana ragazza: non ha capelli in testa, solo uno strano coso a strisce blu, adesso che ci penso, queste somigliano molto a quelle di una tigre; ha anche degli strani disegni bianchi in faccia, e niente sopracciglia.

Vabbè, ora è meglio tornare al rifugio, mi prenderò cura di lei.

Mi slego una fascetta dal polso per legarle le mani e trasportarla meglio, ed evitare che cada. Le prendo i polsi, ma c'è un particolare che prima non avevo notato: su uno di questi c'è un livido enorme. Armeggio un po' con la polsiera per togliergliela: tutta la sua mano sembra un livido enorme giallo e verde, si vedono le vene ed il sangue. Una volta ho visto un ragazzo che conoscevo rompersi una mano; lo spettacolo era identico.

Non ho la minima idea di come si faccia a rimettere a posto un osso, ma almeno cerco di steccarlo. La lascio un momento da sola per cercare rami e foglie, dovrei avere ancora qualche laccetto dietro...

Non ci ho messo molto a fare la stecca, non è venuta troppo male; spero. A quel punto restava altro che riportare entrambe al rifugio.

Siamo arrivate a tramonto inoltrato, ho messo la ragazza sul mio letto, poco importa se dovrò dormire sul legno un'altra notte. Sono rimasta con lei per un po'; ed ho provato a farle bere un po' di succo di frutto-pallone, ma non ha mandato giù che poche gocce.

Forse sarei dovuta rimanere ancora con lei, ma dovevo uscire; sentivo l'impulso irrefrenabile di doverlo fare. Dovevo uscire a guardare il cielo, un cielo totalmente diverso da quelli dei miei ricordi…

C'è più di una luna su questo mondo, e non sono solo bianche come a casa.

Di notte in mezzo alle stelle se ne vede una enorme, completamente rossa; credo che più che una luna sia un pianeta.

Oltre a quella che ne sono molte altre, spesso la sera salgo sulla cima del grande albero per guardarle.

C'è né una gialla che credo sia fatta solo di sabbia, ed un'altra blu, forse è completamente ghiacciata, ma magari potrebbero essere zaffiri per quanto brilla.

Un cielo così dalla Terra, nessuno lo ha ma visto. Lo spazio è una meraviglia che non finisce mai: è davvero incredibile la sensazione che si prova a sentirsi così piccoli in un Universo così enorme.

In mezzo a quelle stelle magari c'è la Terra. Non c'è una luce in questo mondo, nessuno che ci abiti, solo io e quella ragazza. Magari quando sì sveglierà le farò vedere questo spettacolo.

Ma cosa sto dicendo, è arrivata qui con una nave spaziale; ne avrà già visti a centinaia di mondi così. Spero solo di riuscire ad andarci d'accordo.

Sto ospitando un alieno, la cosa sinceramente fa un po' ridere. Sulla Terra si scatenerebbe il panico generale per una cosa del genere: c'è chi inizierebbe a sparare cavolate sulla conquista e lo sterminio del genere umano e sul banchettare con gli uomini per pranzo.

Ecco, quest'ultimo punto è il più stupido di tutti: se una specie si è evoluta tanto da poter viaggiare nello spazio, di certo il cibo con cui ha campato fino a quel momento non può essere la specie principale di un altro mondo ad anni luce dal proprio.

Nonostante tutto credo sia meglio tenermi per me i discorsi riguardanti Jenth e la Forza. La chioma del grande albero è un posto davvero perfetto per riflettere, ma desso vorrei poter parlare con lui.

pov?

La testa mi fa male, molto male. Io, io non riesco a ricordare quasi niente… Ero sul caccia, dovevamo tornare a Coruscant.

Una fitta di dolore mi parte dalla testa, ricordo che... stavo viaggiando nell' iperspazio.

Mi porto una mano alla fronte, la sento pulsare. I comandi erano impazziti, e tutto ha cominciato a girare.

Sbatto le palpebre, ma non riesco a vedere , è tutto troppo confuso. Sento il mio braccio strano, molto strano, il polso non si muove.

E poi dove sono?

Cerco di sedermi, forse sarà la botta, ma sono davvero in un posto strano: sembra quasi... un albero?

La testa inizia a girare, devo… devo andarmene da qui. Non so come ci sono finita, ma i fiori iniziano ad illuminarsi e sento una presenza avvicinarsi sempre di più…