Inizio Capitolo 11 "I Tempi sono maturi"

"Dooku…"

Il Signore dei Sith, Darth Sidious si mise in contatto con Dooku nel bel mezzo della meditazione notturna di quest' ultimo.

Come sempre il suo volto era coperto da un mantello, nessuno lo aveva mai visto in volto, e probabilmente nemmeno i suoi allievi hanno avuto questo privilegio. Nessuno, a quanto sembra, conosce la sua vera identità; nessuno che sia ancora vivo, a parte Dooku.

"Per quale motivo mi avete convocato Maestro?" chiese Dooku.

"Non ti ho contattato per quello stavolta." disse Sidious acido "Ti voglio affidare un compito di notevole importanza."

"Quale mio Signore?"

"So che tu, a diversi giorni da oggi, avesti sentito un tremito nella Forza."

A quelle parole Dooku gelò sul posto.

"Non puoi nascondermi nulla mio allievo. Trovalo! Trova la causa di quel tremito e portala al mio cospetto…"

Quando l'ologramma si spense Dooku riprese a meditare. Meditò fino a quando nella sua mente non si accese una visione: la visione di un enorme pianeta rosso presso il quale aveva mandato la sua ex-apprendista molto tempo prima.

….

"Trov.. Trovato di utile?"

"No Dali, non ancora."

Ahsoka voleva venire qui a tutti i costi; da quello che ho capito vuole tentare di tornare a casa.

Siamo arrivate solo quando si è fatto giorno. Abbiamo passato la notte a conoscerci; lei mi ha insegnato la sua lingua. Confrontando gli alfabeti è venuto fuori che sono praticamente uguali: ho già imparato a dire parecchie frasi, ma non ho ancora capito bene le lettere. Sembra di leggere degli scarabocchi.

Non voglio disturbare Ahsoka mentre armeggia tra cavi, fili e tutto il resto.

Più che altro ho bisogno di pensare: Jenth è sparito da quando c'è Ahsoka, non si è più fatto vivo. Vorrei tanto parlarci, lui è stato la mia unica compagnia fino ad ora e non ha ancora finito di addestrarmi.

Andiamo Alice cosa vai a pensare?

Devo avere fiducia in lui; sii positiva per una volta. Ritornerà.

Ahsoka poi è una ragazza socievole, a volte mi ricorda un po' me. Spesso non ho bisogno di dirle le cose che tanto lei ha già indovinato di cosa voglio parlare. Nono so come riesca a maneggiare tutti quei fili con una mano sola. Meglio che torni ad aiutarla come posso.

Il sole è ancora alto nel cielo, ma qui le giornate sono immensamente lunghe, ed ormai sono sicura che non si tratti solo di una mia impressione. Alla fine ho convinto Ahsoka a tornare a casa per riposare, ma come mi sono svegliata lei era già tornata indietro.

Dovrei raggiungerla, ma ieri sera abbiamo finito tutto il cibo, prima è meglio fare rifornimento. Finalmente posso usare la Forza; con quella prendere acqua e cibo è uno scherzo. Ci metto davvero poco a fare tutto, e mi resta del tempo per meditare un po'.

"Dali-al."

Non Ci Posso Credere.

"Jenth!" Sono strafelice di rivederlo.

"Buongiorno mia apprendista."

"Ma dov'eri finito? Non sai quante cose ti devo raccontare."

"Dali-al ascolta." Il suo volto si fa cupo, prevedo brutte notizie in arrivo.

"Non serve che mi racconti nulla, so già tutto."

Mi poggia una mano sulla spalla, anche se sa che io non posso sentirne il peso.

"Sei stata davvero in gamba, i tuoi poteri sono cresciuti in fretta, ed io sono davvero orgoglioso di te; sei pronta."

"Ma per cosa?"

"Per un livello di addestramento superiore. Solo che non potrò essere io ad addestrarti."

"Ma che stai dicendo?!" non può dire sul serio. Non può e basta.

"Non ho i mezzi per farlo, e tu avrai una prova da superare. Non temere, perché sono certo che ne sarai all'altezza."

Mi stanno venendo le lacrime agli occhi.

"Jenth che farò? Cosa accadrà?"

"Il futuro non conta, solo il presente. E niente accade per caso. Sei stata una brava allieva Dali-al, e sono certo che un giorno diventerai un eccellente Maestra, addio…"

E scompare, questa volta per sempre.

Adesso non m'importa se essere tristi può essere un problema, a volte piangere è il miglior sfogo di sempre.

…..

È come se pensassi ma allo stesso tempo non lo facessi; non guardo neanche dove cammino.

Perché se né andato?

Non faccio altro che chiedermelo e non trovare una risposta. Non sento niente, non ascolto niente; a malapena mi accorgo di camminare.

Perché se né andato?

All'improvviso il tempo sembra rallentare, dalla foresta emerge qualcosa di luccicante. Un raggio rosso parte da lì, mi passa sopra la testa posso sentirne il vento tra i capelli, e poi un grande boom. L'albero che ha colpito è praticamente bruciato.

Corri, devo solo correre; i boati continuano a risuonarmi nelle orecchie.

Hai la Forza? Usala! Usala per correre, usala per scappare, usala per vivere.

E corro, corro senza guardare neanche dove sto andando. Inizio a vedere più luce oltre il fitto della foresta, alcuni degli alberi sono abbattuti, e ad un centinaio di metri da me sta un rottame malridotto, a ricordarmi che qui ora non esisto solo io.

"Ahsoka! Ahsoka scendere!"

Lei scende in fretta dall'aggeggio.

"Dovere correre Ahsoka!"

Le afferro il polso buono, ma lei mi tira indietro.

"Dali aspetta. Perché dobbiamo correre?"

Ma perché deve fare domande proprio adesso?!

"Robot sparano! Sparano fuoco! Dovere scappare!"

Lei mi afferra le spalle, le sue pupille tremano quasi implorando di aver sentito male.

"Dali-al adesso calmati. Chi è che spara fuoco?!"

E in quell'istante decine di robot dorati uscirono dalla foresta.