Capitolo Nove
Sembra che tu e O'Dampand abbiate trovato e raggiunto una sorta di… equilibrio, stavolta.
La cosa, a dir la verità, non è stata proprio immediata.
Dopo la… rappresentazione teatrale in cui sei stato inconsapevolmente co-protagonista, ti sei sentito piuttosto… destabilizzato.
Tutta quella storia del ricatto, del favore, dal lasciarti morire, del suo disinteresse… Una balla.
Per dirla in maniera rozza e gergale e poco fine, O'Dampand ti ha proprio fottuto.
Sul momento non hai ben saputo come comportarti, ti eri aspettato tutt'altro, invece della semplice richiesta di mangiare.
Ma che richiesta è, poi?
E come le era venuto in mente di architettare tutta quella messinscena per… per quello?
All'inizio hai pensato che ti stesse prendendo in giro. Poi hai realizzato che veramente lei voleva che tu la accontentassi.
Non credevi che le importasse a tal punto.
Aveva posto il tutto come un accordo, ma alla fine, quando ha rivelato le proprie vere intenzioni e tutti i castelli di carta sono caduti… non avevi proprio saputo se darle corda o no. Perché in fondo acconsentire e mettere nello stomaco più cose di quelle ingerite nell'ultimo periodo… Per te sarebbe comunque stata una sorta di sconfitta.
E non sapevi bene se tu fossi pronto a concederle un tale vantaggio. Pronto? Vagamente incline, semmai.
Ma poi hai pensato che se, per caso, tu le avessi detto di non permettersi di dettare regole e di architettare simili… piani idioti – non sapevi come definirle, altrimenti… In definitiva avrebbe potuto essere lei a romperti una lampada sulla nuca.
Così hai preferito essere un po' più… conciliante, per quella volta.
Peccato che poi tu abbia deciso di essere arrendevole anche al pasto successivo, a quello dopo, e a quello dopo ancora. Sempre per le stesse motivazioni, ovviamente.
Qualche giorno dopo, però, quelle medesime motivazioni non ti si sono più presentate accanto ad ogni piatto, e hai iniziato a limitarti a mangiare e basta, in automatico, come avevi sempre fatto prima della dimostrazione d'affetto di Nagini.
Alla fine hai semplicemente smesso di pensarci del tutto, iniziando a considerare ogni forchettata un gesto naturale e quotidiano.
E non c'è stato più bisogno di aggiungere altri buchi alla cintura. Anzi.
Ovviamente sei comunque costretto, ogni volta, a condividere la tavola con lei. Non che effettivamente ci sia qualcosa di strano, ormai; d'altronde adesso vivete insieme – che brutta espressione – e un lato di te ti suggerisce che a questo punto dovresti anche averci fatto l'abitudine.
O il callo.
Un fastidioso, doloroso callo.
E ogni volta, naturalmente, il vostro desinare inizia, prosegue, e termina nel silenzio. Non ci sono chiacchierate, brindisi, bicchieri che vengono riempiti di vino.
Ovviamente O'Dampand, come d'altronde durante tutta l'intera giornata, prova ad intavolare una qualche conversazione, ma tutto ciò che finora le hai concesso è consistito in qualche occhiata, e, al massimo, in alcuni sporadici monosillabi, per la maggior parte.
Dopotutto, dopo la maniera barbara in cui ti ha trattato, ti sembra anche il minimo.
Eppure, nonostante tutto ciò, sì, credi che voi due abbiate trovato una sorta di equilibrio.
Hai anche ricominciato a prendere le vecchie pozioni, in ogni caso, e non si sono più presentate crisi potenzialmente mortali.
Il cambio delle bende e della medicazione al collo, invece, non è mai mutato, segno che ci vorrà ancora molto, prima che la ferita si rimargini completamente.
Se mai si rimarginerà, ovviamente. Non puoi escludere neanche questo.
In effetti, guardando il pacchetto completo, a pensarci, la cosa neanche ti sorprende.
Una sera O'Dampand ti ha persino chiesto se tu avessi voglia che lei ti sistemasse la fasciatura come fosse una… sottospecie di foulard, con tanto di nodo ingombrante ed appariscente, magari a forma di fiocco. Almeno, ha detto lei, non sarebbero sembrate delle banalissime bende mediche.
Tu, dal canto tuo, l'hai semplicemente fulminata; anche quella volta non c'è stato bisogno di proferir parola.
Man mano che i giorni hanno continuato a scorrere, però, inevitabilmente hai cominciato a parlarle un po' di più, andando contro le tue stesse aspettative di vita completamente solitaria.
L'essere umano, come hai peraltro considerato già tempo prima, è un essere sociale; e, sebbene tu consideri questa definizione come un modo più gentile per intendere l'uomo come un produttore costante di parole, frasi, pensieri espressi a voce alta che, in fin dei conti, non interessano a nessuno… Non puoi che venire a patti col fatto che anche tu sei un essere umano, e, essendo tale, alla fine ti sei ritrovato alche tu a parlare con lei, neanche rendendotene pienamente conto, all'inizio.
Sì, per un momento avevi reputato possibile il che fatto che tu in realtà non fossi umano, ma evidentemente hai dovuto ricrederti.
E no, anche qualora tu e O'Dampand abbiate scambiato qualche parola, non si è tratto di chiacchierate lunghe ore. Brevi e concise, in realtà sono state, senza giri di parole, senza tirar fuori dettagli superflui – qualsiasi fosse l'argomento – che tu o lei avreste finito per dimenticare nel giro di un paio di minuti.
A te è sembrato che una simile soluzione avrebbe potuto anche soddisfarti, in definitiva.
Mentre per quanto riguarda lei… Beh, al momento sembra essersi adeguata ad un simile standard. Se poi in realtà lei muore dalla voglia di raccontarti tutta la storia della sua vita… problemi suoi, la cosa non ti tange e di sicuro non sei disposto a modificare ulteriormente le tue già più che radicate abitudini.
In ogni caso, sì, dunque, questo equilibrio sembra esistere, o, quantomeno, le vostre giornate non sono condizionate da discussioni e reciproche recriminazioni.
E sono nuovamente passati circa una decina di giorni, oramai.
Al momento tu sei seduto sulla tua poltrona, ma fondamentalmente non fai nulla che ti occupi opportunamente la mente. Non stai leggendo: leggere ti stanca il collo, e stare chinato in avanti ti fa venire il mal di testa. O'Dampand se n'è sicuramente accorta, ma non ti ha detto né fatto nulla; ha già avuto la sua piccola vittoria per quanto concerne ciò che avviene agli orari dei pasti, non le avresti concesso di… interferire anche nella lettura o in tutto ciò che hai sempre ritenuto mezzo di svago. O comunque per smettere di pensare per un po'.
Certo, anche se al momento ti sei privato anche di ciò, e la cosa ti urta, ti irrita, ti ricorda ancora che tutto quello che ti è capitato è andato ad intaccare tutta la tua vita.
Come se la cosa non sia già abbastanza chiara di per sé.
O'Dampand, invece, al momento è al piano superiore. Dato che tu te ne stavi per conto tuo ad occhi chiusi, senza dar visibilmente cenno di voler considerare chiunque o qualsiasi cosa hai intorno, lei ha finito per lasciarti alle tue apparenti elucubrazioni e si è allontanata.
Oramai non puoi neanche trovare una scusa per chiederle dove sta andando, data la maniera in cui si è ambientata in casa tua.
Un mese. È passato un mese. Beh, quasi, ma non è questo quello che conta.
La prima volta che l'hai vista le hai subito detto che sarebbe potuta tornarsene a casa sua senza problemi, non l'avresti fermata, e lei si sarebbe dovuta prendere un disturbo in meno; e invece si è impuntata ed è rimasta. Poi hai pensato che le avresti reso il suo… soggiorno non molto piacevole: se tu dovevi sorbirti una situazione che non ti allietava – ed allieta – affatto, allora anche per lei sarebbe stato altrettanto; lei ha finito per impuntarsi nuovamente, ha risposto alle tue occhiatacce e ai tuoi rimproveri, ti ha persino rimproverato a sua volta – sì, ha veramente osato fino a tal punto.
Alla fine si è anche impuntata per non farti… beh, morire di fame, in pratica.
O'Dampand si impunta un po' troppo. Questo ti dà decisamente fastidio, ma, allo stesso tempo, ammetti che lei sa anche stare al suo posto, non è… eccessivamente invadente, se non quando, dal suo punto di vista, non è più che necessario.
Ovviamente sul suo 'punto di vista' avresti qualcosa da ridire, ma oggettivamente non puoi non darle atto che, al momento, stai considerando un po' meno il fatto di volerla mandare via a tutti i costi.
Sia chiaro, lei ti è anche utile, in fin dei conti. Determinate cose sei consapevole di non… non riuscirle a compiere – anche se certamente non lo ammetteresti mai – ma, perlomeno, non hai ancora pensato, fino a questo momento, di farla per esempio sostituire da qualcun altro.
Qualcun altro che, vista la tua costante, immensa fortuna, di sicuro non potrebbe essere migliore di lei.
Sospiri, continuando a stare ad occhi chiusi, con la nuca appoggiata allo schienale della poltrona.
… Avevi pensato che ti saresti sentito meglio. Non… Non così.
Tutto quello che hai fatto durante la guerra, o anche prima, tutti quei rischi affrontati per portare avanti la tua missione da spia, tutto il tempo a portare sul volto quella maledetta maschera…
A che è servito?
Oh, non ti riferisci a quello.
Potter ha vinto la guerra, i cattivi sono stati sconfitti, e il Signore Oscuro non ti chiamerà più al suo cospetto. Non fisicamente, almeno.
E tutti gli altri vissero felici e contenti.
Non hai mai ragionato a fondo su cosa avresti fatto o a come ti saresti sentito dopo la fine della guerra. Certo, non ti sei posto, all'epoca, il problema sul fatto se saresti stato ancora vivo o meno…
Ma, nell'ipotesi, anche mesi prima avevi creduto che, considerato che avresti positivamente portato a termine i tuoi compiti… anche tu ti saresti sentito meglio. Hai vissuto la tua vita in previsione di un unico evento, la vittoria di Potter. Avevi pensato che il tuo debito si sarebbe estinto da sé, una volta raggiunto il tuo scopo, eppure… Allora perché ancora ti senti così?
Ancora così… così… tormentato?
Perché non hai sollievo? Ti senti solo inutile e stanco.
Un altro sospiro silenzioso ti esce dalle labbra.
Ti rendi, allora, conto che con molta probabilità non hai mai creduto veramente di poter sopravvivere. Non l'hai mai dato per scontato, anzi, semmai hai dato per scontato l'evento opposto.
Le tue previsioni si sono rivelate errate, dunque – inutile rimuginarci su – per cui…
Beh, hai già accarezzato l'idea di lasciarti semplicemente andare e di aspettare che la natura faccia il suo corso, spegnendoti quella poca luce che ti rimane. Di certo il fatto che ti si fosse chiuso lo stomaco era stato un involontario avvenimento consecutivo al fatto di voler 'farla finita'.
Magari se avessi continuato così, debole com'eri, a morire ci saresti anche riuscito.
Sì, a morire.
Strano, a pensarci: poche volte hai pronunciato, a mente o a parole, quelle tre sillabe.
Ma comunque le cose non sono andate secondo i tuoi piani, è evidente.
La gente vuole che tu viva, a quanto pare, come se ancora tu possa fare qualcosa di utile per qualcuno.
Non servi a niente, adesso, questo l'hai appurato da tempo.
E se… se…
No.
Ti suona strano anche solo pensarlo. Hai smesso di vivere per te stesso tanti anni prima, ricominciare ora… Sarebbe una fatica.
E Merlino solo sa cosa ne ricaveresti.
Poi, in ogni caso, i tuoi allegri pensieri vengono interrotti da un rumore al piano superiore, o meglio, dal suono dei passi di O'Dampand – e di chi, altrimenti? – che scende dalla rampa-che-un-tempo-era-una-scala per tornare giù, in salotto. Sta anche camminando piuttosto di fretta.
Tu, dal canto tuo, rimani fermo nella stessa identica posizione, senza scomporti, e, per osservare la scena e, di conseguenza, O'Dampand stessa, apri semplicemente un occhio.
Quando te la ritrovi davanti, ha un'espressione che sul momento non decifri, forse perché hai dato per scontato che il suo correre fosse una conseguenza dell'essere preoccupata per qualcosa. E invece sembra… piacevolmente sorpresa, ecco.
"Non me l'aveva detto di avere un televisore babbano!" Esordisce.
Il sopracciglio dell'occhio che hai aperto ti sale verso l'alto.
"Prego?" E' la tua semplice risposta. Che, poi, è a sua volta una domanda.
"Sono andata a… vedere in soffitta, e l'ho trovato lì, accantonato in un angolo." Spiega, allora.
A questo punto alzi anche l'altra palpebra e tiri su la testa.
"O'Dampand, chi le ha detto di poter salire nella mia soffitta."
Non dai neanche troppa intonazione alla tua domanda; quasi per niente, a dire il vero.
Ci risiamo. Hai appena pensato di non dirle continuamente di non fare danni, dato che ormai è lì con te da quasi un mese, e puntualmente va a ficcare il naso ovunque.
Ironia della sorte, non c'è che dire.
"Beh, nessuno, dato che non è stato lei a dirmelo." Fa, semplicemente, lei "Ma comunque non è stata una cosa grave, converrà con me."
Non ti sembra molto convinta sull'ultimo punto, e la cosa ti fa incurvare un angolo delle labbra verso l'alto.
"Per quanto ne sa lei, O'Dampand, in soffitta potrei anche tenerci un grizzly. Quindi sì, avrebbe dovuto chiedermelo, dato che si tratta di casa mia, fino a prova contraria. Se lo ricorda ancora, sì?"
"Sì, lo so, è ovvio."
"Indi per cui…"
Lei alza appena gli occhi al cielo, ma è un movimento così veloce ed impercettibile che ti chiedi se veramente l'abbia compiuto o se te lo sei immaginato.
"Scusi." Dice, allora, dopo neanche un minuto di effettivo silenzio "Chiederò, la prossima volta."
Bene; e si è anche scusata.
Si fanno progressi.
Proprio per questo il sopracciglio torna nella sua posizione naturale, a quel punto.
O'Dampand deve notare la tua espressione più… tranquilla, se così si può definire – evento rarissimo, immagini, dal suo punto di vista – difatti non passa molto prima che ricominci a parlare della questione per lei principale.
"Quindi lei ha una televisione, è inutile che cambia discorso." Ti rimbecca proprio a quel punto, dopo un piccolo, ulteriore momento di pausa.
"Oh, come se quello di cui stavamo per parlare fosse di un'importanza così disarmante…"
O'Dampand alza addirittura gli occhi al cielo, e stavolta puoi affermare di averla proprio vista compiere l'atto, al che il tuo sopracciglio torna anche lui verso l'alto quasi all'istante.
"No?" Chiedi "Davvero è interessata?"
Non che a te cambi qualcosa. Il fatto che lei sia incuriosita da un qualcosa di babbano trovato per caso – per caso – in casa tua e lo stesso fatto che, quindi, a quanto pare lei sia affetta di uno di quei disturbi della psiche nei confronti dei Babbani come per esempio Arthur Weasley…
Oh, insomma, che t'importa?
"Beh, non sapevo avesse manufatti babbani in casa. Anch'io ne ho, a casa mia; mia nonna è una Babbana, sa?, e mi ha trasmesso la passione per alcune cose, se così si può definire."
La guardi incerto, appena. Dove voglia andare a parare lo sa solo lei.
"Sì…" Dici lentamente, allora "La cosa è molto… interessante." Ti schiarisci un pochino la gola "Ora, se non le dispiace, torni di sopra e chiuda la soffitta, di grazia."
"D'accordo, come vuole."
E, senza darti ulteriormente tempo di replicare, si volta e torna velocemente sui suoi passi, sparendo all'istante.
Probabilmente è impazzita. Anzi, è certo, ormai, dato il suo comportamento negli ultimi minuti.
Ci sarebbe mancato che si fosse sdraiata per terra o che si fosse messa a… saltellare sul divano.
Provi orrore solo a pensarci.
Forse è stata colpa propria della soffitta: tutta quella polvere, inalata in un periodo di tempo relativamente breve, deve averle annebbiato il cervello.
Cosa poi ci sarà di tanto esaltante in un banale televisore…
L'hai guardato poco, in vita tua, con scarso interesse, e ora sono circa… vent'anni – anno più, anno meno – che l'hai riposto in soffitta assieme a tutti gli oggetti vagamente elettronici che hai trovato dentro casa.
Sì, persino le comuni sveglie, ciò che di più innocente pare esserci al mondo. 'Innocente' fino a quando non interrompe un tranquillo sonno ristoratore. Ma in ogni caso ti sei liberato anche di esse, riuscendo nello stesso periodo a regolare persino il tuo sonno per far sì che tu dorma esattamente quanto prestabilito prima di metterti sotto le coperte.
Inconvenienti non aggiunti.
Non che tu in quell'ultimo periodo ti sia premunito più di tanto di svegliarti ad un orario prestabilito… Ma, perlomeno ad Hogwarts, la cosa ti ritornava utile.
Ora che supponi che neanche metterai più piede in quel castello… forse puoi definitivamente fare a meno di una simile metodologia di sveglia mattutina. Ma no, quegli aggeggi babbani li avresti comunque lasciati a marcire in soffitta.
Senti un rumore, a quel punto; e per fortuna riconosci che si tratta indiscutibilmente della porta della soffitta che viene, finalmente, chiusa, come da te appena richiesto.
Solo che poi… odi un qualcosa che no, di sicuro non sono i passi di O'Dampand. Certo, a meno che la donna non stia arrancando a terra e avanzando lentamente come farebbe un soldato sdraiato in trincea.
Perché è indiscutibile, stando alle tue orecchie, che O'Dampand a questo punto stia… trascinando qualcosa sul pavimento. Come faresti a non esserne sicuro? È talmente ovvio.
Senti quel fastidioso rumore, proprio in corrispondenza della tua testa, tanto che ti viene quasi spontaneo alzare gli occhi al punto del soffitto esattamente sopra di te.
Merlino.
Che sia impazzita non c'è più alcun dubbio.
Quando poi finalmente si degna di tornare, la scena che hai davanti è formata da lei che cammina a ritroso sulla breve rampa portandosi dietro alla schiena, che scivola giù da solo, quel televisore. Lei, ovviamente, cammina lentamente bloccando col proprio corpo l'avanzata dell'inutile oggetto e cercando, al tempo stesso, di non inciampare in tutti i fili attorcigliati che la macchina si porta dietro.
Un televisore. Oh, per Salazar, già ti immagini tutte le sue prove nel cercare di farlo funzionare.
Per cosa, poi? Mettersi, in seguito, semisdraiata sul divano, con una coperta a coprirla sin sotto il mento, per guardare chissà quale… cosa romantica, stucchevole e che ti farebbe praticamente scappare dal tuo stesso soggiorno?
La prospettiva è quella di ritrovarsi con un Vecchio e le sue telenovelas in versione più evoluta.
Giustamente, allora, osservi il suo avanzare, e quando si ferma – e consecutivamente lo fa anche il televisore, immobile, sul pavimento – lo sguardo con cui la fissi direttamente negli occhi non è molto conciliante, stavolta.
"Che le avevo detto?" Chiedi, e il tono di voce che usi, quasi involontariamente, è piuttosto… sibilante.
"Di richiudere la soffitta." Risponde prontamente lei "Infatti ho fatto proprio così." Fai per parlare, ma lei continua la propria frase senza dart modo neanche di aprire la bocca "Lei non mi ha detto 'Chiuda la soffitta senza portare giù di sotto quello che ha trovato'. Doveva essere più specifico, signor Piton."
E ti fa un sorriso, il sorriso di chi sa di aver trovato una qualche scappatoia ed è contento per questo.
Oh, gioia vana.
"Siamo sempre tornati al punto di partenza." Commenti tu, al che lei muta espressione, che diventa, alle tue parole, piuttosto interrogativa.
"Come dice?"
"Tempo fa lei mi ha detto di reputarsi una persona intelligente." Spieghi "Ergo, una tale affermazione presuppone che anche il suo comportamento lo sia. E perché a me la cosa non sembra quasi per niente?"
"Oh, lei dice così perché, in qualche modo, sto cercando di imbrogliarla, lo so." E, dal suo tono di voce, sei del tutto sicuro che lei stia pensando di esserci riuscita egregiamente "Solo che, dal mio punto di vista, almeno, riuscire ad aggirare una regola, o comunque una… richiesta" 'Ordine' "è segno di furbizia e del volersi applicare a livello mentale. E anche di un'effettiva applicazione, è ovvio! E non mi dica che non la pensa anche lei come me!"
La fissi socchiudendo appena gli occhi.
Certo, il suo ragionamento è logicamente apprezzabile e… Beh, in effetti, l'aggirare regole, compiti, imposizioni e ordini è stato tua attività di pratica degli ultimi anni. Non concordare con lei sarebbe come non reputare te stesso intelligente, a questo punto.
Accidenti.
Sospiri, allora. Quel giorno, per un motivo o per un altro, sembra essere diventato Il Giorno dei Sospiri. Potresti segnarti la data sul calendario e creare una nuova ricorrenza.
Oh, non pensare idiozie, Severus, c'è chi ne compie già a sufficienza.
"Allora mi spieghi, O'Dampand, la prego, cosa diamine ha intenzione di fare?"
Lei rimette su il suo caratteristico sorriso. Non sai più neanche cosa voglia veramente esprimere, con quello. Dopodiché fa qualche passo verso di te, lasciando il televisore – anonimo, vecchio, brutto – lì, fermo ed immobile, ad attenderla alla fine delle 'scale'.
"Non c'è molto da fare, in questa casa, sa, dico a… livello di comunicazione." Dice, e le palpebre ti si abbassano un altro pochino praticamente in automatico "Sarebbe interessante passare una serata diversa dal solito, non trova?"
"Io sono un uomo molto fedele alle proprie abitudini, signorina O'Dampand."
"Capisco…" Lei sembra pensarci su "E allora mi permetta di portare avanti il mio… sì, esperimento nella mia camera. In questo modo lei non potrà dirsi disturbato."
Sorvoli sul 'mia'.
E, in ogni caso, sbuffi rumorosamente.
"O'Dampand, faccia quello che le pare, basta che mi lasci in pace. E che non faccia danni."
"Certamente."
E dopo quest'unica parola, lei fa dietrofront, e, probabilmente ricordandosi solo allora di possedere una bacchetta, fa levitare il televisore fino al piano di sopra; immagini sia veramente diretta verso la 'sua' camera.
Quando poi tutti i rumori svaniscono, di nuovo lei torna in salotto da te, come se debba darti la buona notizia di aver sistemato quell'aggeggio nel posto perfetto, all'interno della tua camera.
Probabilmente – anzi, di sicuro – avresti dovuto dirle di disfarsi di quel televisore, nient'altro.
In ogni caso, sì, lei torna lì in salotto, ed indosso ha la giacca che di solito ha addosso quando deve uscire per qualche commissione.
La tua espressione, nel guardarla, è completamente piatta. Sai già cosa ti chiederà tra qualche secondo, e sai già quale sarà la tua consecutiva risposta.
"Vado a prendere qualcosa di… alternativo per cena." Ti dice lei. Evidentemente, per lei, invece, quello è 'Il Giorno Alternativo "O magari" Continua comunque "può venire con me e mangiamo direttamente qualcosa fuori, stavolta." Stai per aprire bocca, ma anche ora ti precede; dovresti iniziare a trovarlo seccante "Non si preoccupi, in un posto dove nessuno potrà importunarla in nessun modo."
"No." Rispondi subito tu, dunque, senza neanche starci a pensare "Vada pure lei e poi torni con la cena."
Non menzioni neanche una sillaba sulla sua proposta di mangiare fuori. Semplicemente non è degna di nota, ergo il tuo parere non è di utilità alcuna. Anche se presumi che lei possa dedurlo benissimo da sé.
"Non vuole venire con me?" Continua però lei, imperterrita, con quello sguardo negli occhi che la fa sempre così… determinata "Non esce mai di casa, se non per andare al San Mungo; le farebbe bene uscire, ogni tanto."
"E io le dico che sto… meglio" Non proprio 'bene' ma 'meglio' può comunque rendere l'idea di 'in maniera soddisfacente' "qui. Vada a comprare questa cena alternativa, sperando che non si discosti troppo dagli standard umanamente e comunemente noti."
"Mmh. Come vuole." O'Dampand ti parla camminando verso la porta di casa "Allora torno tra poco."
Tu le fai semplicemente un cenno del capo, allora, e lei va via, richiudendosi la porta alle spalle. Speri che si sia presa quelle benedette chiavi di casa.
Sì, in effetti lei ti chiede anche piuttosto spesso di uscire, per andare assieme a lei ovunque vada solitamente. Per accompagnarla, dice.
Tu le hai sempre risposto di no, pensando, tra te e te, che di sicuro accadrebbe l'inverso, cioè che, in caso, sarebbe lei a dover accompagnare te. E poi non va mai in luoghi – presumi – in cui ci sia bisogno di protezione fisica, ergo la tua… compagnia sarebbe doppiamente superflua.
E poi non ti va e basta.
… Protezione fisica? Ma che ti dice il cervello? Forse un tempo. Sempre che tu fossi stato in vena, ovvio.
Certo, rimanere a casa ti tedia, specie se da solo. Certo, anche qualora lei sia lì, insieme a te, le cose non cambierebbero molto, dato che non avete un rapporto molto stretto.
Ah, beh, come se tu non fossi abituato a stare da solo sempre. Che ci sarebbe di diverso, ora, rispetto ai giorni, ai mesi, agli anni passati?
La prossima volta ti premunirai di avere con te un libro, nell'attesa, per provare per l'ennesima volta, magari, a leggere senza farti venire subito la nausea o il mal di collo. Ecco, il mal di collo dovresti proprio evitarlo, dato che già non si può dire che quella zona sia particolarmente in salute.
Così rimani nella stessa posizione in cui sei stato per tutto il pomeriggio: ad occhi chiusi, con la testa nuovamente appoggiata contro la poltrona. Ormai quel punto dello schienale ha assunto proprio la forma della tua nuca, e l'imbottitura ha creato una sorta di avvallamento, ma stai abbastanza comodo, perlomeno, ed è questo che conta maggiormente.
Hai trovato quel particolare mobile ad una sottospecie di mercato dell'usato, anni prima, quando ormai era ben delineata, di fronte a te, la sicurezza che di lì in poi avresti vissuto in una casa vuota all'infuori di te stesso. Non sei solito cambiare arredamento, in realtà; le uniche cose che non ti sei disturbato ad aggiungere sono quel miracolo che chiamano 'libri'; le uniche che non hai fatto fatica ad accantonare sono i soliti oggetti babbani.
Ma comunque, quel giorno, passando di fonte ad uno di quei mercati domestici, hai visto questa poltrona; non particolarmente elegante, ma neanche troppo sciatta. Di un colore simile al bordeaux, ma tendente forse un po' di più al marrone. In ogni caso, ti è piaciuta.
E, sebbene tu non ti intenda troppo di arredamento, sul momento hai anche pensato che si sarebbe intonato all'anonima carta da parati. Il fatto che sia comoda, in ogni caso, è la sua caratteristica principale, ed ora l'hai elevata a tuo punto di seduta principale.
Dopo un po' finisci per perdere la cognizione del tempo – ormai ti capita fin troppo spesso – e ti sembra di risvegliarti da un insolito riposo mentale quando senti la chiave girare nella serratura nella porta.
Inutile esplicitare che O'Dampand è appena tornata.
Quando la porta si apre quasi completamente, e lei compare sulla soglia, è leggermente in ombra a causa del sole calante alle sue spalle. Ma riesci comunque a scorgere un pacco tra le sue braccia.
Ah, no, non è un pacco, capisci quando entra in casa e ha richiuso la porta dietro di sé, è più un cartoccio dall'involucro color ocra.
Come puoi non capire che cosa si trovi lì dentro?
"Vedo che ha optato per la cucina salutista, mmh?" Commenti alla sua figura, che velocemente sparisce in cucina.
"Eh, l'ho detto che avrei scelto qualcosa di diverso." La voce di O'Dampand proviene dall'altra stanza, ancora, fino a quando lei non torna in salotto, stavolta senza tenere nulla tra le braccia "Certo… 'Diverso' è un po' una parolona, dato che è uno dei cibi classici della cucina inglese."
"Non è un classico per me, però."
"Proprio per questo ho deciso di comprarne un po'." Ridacchia lei "O è un qualcosa di talmente diverso che proprio non le va?"
"Oh, disgraziatamente ha comunque un buon sapore." Rispondi incurvando appena un angolo delle labbra verso l'alto.
E così, dopo non troppi minuti, dato che sarebbe meglio non lasciar raffreddare la vostra cena, entrambi vi ritrovate attorno al tavolo della cucina, uno di fronte all'altro, ai vostri soliti posti.
Fish and chips. Un classico. Ma sì, ad Hogwarts non viene servito praticamente mai, e tu, durante l'estate, quando sei a Spinner's End, hai sempre preferito ripiegare su qualcosa di più fresco. Di più genuino, volendo, ma non oseresti fino a questo punto.
In ogni caso, O'Dampand, dal canto suo, è momentaneamente in piedi perché ti sta, in pratica, riempiendo personalmente il piatto di pesce e patatine, tanto che quella che ti ritrovi davanti è una vera e propria piccola montagna di cibo; temi quasi che toccandola appena potresti farla crollare irrimediabilmente. Neanche steste facendo una partita a Shanghai.
"Basta, O'Dampand, sto per cenare, ma non sono di certo all'ingrasso." E, non appena dici così, lei si blocca di colpo, come se in realtà avesse perso di vista le quantità che sta posando sul tuo piatto solo perché è momentaneamente con la testa altrove.
"Oh, accidenti, scusi." Ti fa lei, e sì, puoi dedurre che era proprio sovrappensiero, dato che addirittura ti toglie qualche pezzo di pesce dal piatto che hai sotto il naso.
Tu la guardi di sottecchi, studiando il suo viso.
Tutto sommato ha anche un'espressione tranquilla, eppure… non puoi non chiedere, nevvero?
"A che sta pensando?" Domandi, dunque, andando dritto al sodo.
"Uh?" Si ferma un momento con la forchetta, che sta tenendo tra le dita, sospesa a mezz'aria
"Ah, a niente, in particolare, una cosa mia."
"Ovvero?"
Sì, sai che potrebbe risponderti con uno sgarbato 'Affari miei'. Certamente. Per quanto ne sai, potrebbe star pensando a quanti giorni mancano all'inizio del suo ciclo mensile.
… Disgustoso.
Ma di certo non puoi esimerti dal rimanere zitto.
Stai persino iniziando tu stesso una conversazione. Questo, O'Dampand dovrebbe quantomeno apprezzarlo, un minimo.
"Mentre tornavo qui" Comincia lei, al che puoi escludere l'opzione 'affari miei' "sono passata davanti ad un fioraio aperto ventiquattrore al giorno." E fa una pausa, come se tu dovessi capire chissà cosa da quelle poche parole. Ma ovviamente così non è, quindi lei continua "E niente, per un momento ho pensato di comprare un piccolo mazzo e di portarlo qui, ovviamente per metterlo in un vaso, magari proprio su questo tavolo."
Ancora non hai afferrato pienamente il perno del discorso, però.
"E perché avrebbe dovuto? Non avrà mica pensato di regalarmeli?" La stuzzichi, ghignando appena.
Lei fa una breve risata, ricominciando, a quel punto, a mettere qualche patata fritta nel proprio piatto.
"Immagino che lei non ne sia particolarmente attratto, dico bene?"
"Sono assolutamente indifferente alla materia."
"Appunto. Quindi… Oh, insomma, era solo per voler fare un po' di colore."
Alzi un sopracciglio. "Colore?"
"Sì. Ma poi ho cambiato idea, possiamo lasciar perdere."
E detto ciò si mette definitivamente seduta sulla sua sedia. Insomma, quella che usa di solito.
Cominciate a mangiare, dunque, e, dopo cena, non fai passare molto tempo prima di decidere di farti portare in camera da letto.
Ti eri ritrovato nuovamente a fissare un punto a caso del salotto, con sguardo abbastanza apatico, solo che stavolta si era trattato del laccio della coda da cavallo di lei.
"Che c'è?" Ha infatti chiesto lei "Ho qualcosa tra i capelli?"
Ti sei riscosso in neanche mezzo secondo.
"Niente." Hai risposto "Sono solo stanco."
E così, un paio di minuti dopo, eri già in camera da letto, sulla poltrona posta accanto al letto, dimodoché tu possa, in seguito, sistemarti sopra praticamente da solo.
Anche se ovviamente non era proprio… vero che tu fossi così stanco da andartene di già in camera tua.
Ma tanto la conversazione languiva, tu eri piuttosto apatico… quale sarebbe stata la differenza tra stare da solo e stare in muta compagnia?
Hai riperso in mano, dal comodino, il libro di veleni asiatici. Sia mai che tu riesca a finirlo di leggere tutto.
E, in effetti, quando cominci a studiarlo, le pagine si susseguono piuttosto velocemente l'una all'altra, e, complice qualche momento di pausa intelligentemente congeniato ed effettuato al momento giusto, per non farti dolere troppo il collo, cominci a ritenerti soddisfatto della piega che ha infine preso la serata.
Poi qualcosa ti interrompe, ma per fortuna stavi riposando per un momento la testa, quindi la cosa non ti ha urtato quanto avresti pensato. Non tanto, insomma. In ogni caso quello che ti interrompe è una sorta di… gridolino.
"Funziona!"
Lo senti distintamente non perché chi l'ha pronunciato si trova vicino a te, ma, essendo quella casa completamente vuota, a parte te stesso e O'Dampand, sentire rumori non è affatto difficile.
In ogni caso, immagini che una tale esclamazione provenga dalla sua camera. Ed immagini anche che tutta questa euforia possa essere causata dal suo essere riuscita a far funzionare quel televisore.
Non avresti dovuto concedergliene l'utilizzo, no.
Ti verrebbe quasi la curiosità di andare da lei e chiederle dove mai abbia imparato a rapportarsi con meccanismi babbani di quel livello; e magari cosa ha intenzione di guardare per passare la serata, con gli occhi fissi in quella scatola metallica.
Anche adesso, però, fortunatamente, la logica ti riporta sulla via della ragione, e, quando pensi a quanto ti ci vorrebbe per arrivare in quella che un tempo era stata la tua camera, ti passa proprio la voglia. Senza contare, poi, che, una volta giunto a destinazione… insomma, che avresti potuto concretamente fare? Davvero chiederle quelle cose che ti sono appena venute in mente?
Oh, come no, magari vi sareste messi anche seduti assieme sul letto a guardare la 'tivù' fino a notte fonda.
Ma per favore.
Così, passato qualche altro blando minuto, torni semplicemente a leggere, decidendo che, per il momento, hai fatto una pausa lunga a sufficienza.
Adesso, in ogni caso, senti anche il vociare di quell'aggeggio, e, ogni tanto, anche una trillante musichetta.
Sospiri – come previsto.
Meglio rituffarsi a capofitto tra le nozioni del capitolo trentasette.
