Capitolo Sedici

"Allora? Che le hanno detto?"

Questa domanda ti fa quasi sussultare. Non per la domanda o per le domande in sé, a dire il vero non credi neanche di averla ascoltata bene, ma semplicemente perché non ti eri aspettato di udire una voce.

Ti sei estraniato, dal momento in cui siete tornati a casa sino ad ora, ti sei perso nei tuoi pensieri e sei tornato indietro a tanti anni prima. Ti è sembrato di avere diciassette anni di meno. Ti sei ritrovato a rivivere le sensazioni di un tempo, a considerare la tua casa quella che era di un tempo; cioè vuota. Per questo quando O'Dampand ha parlato quasi hai pensato che si trattasse del fantasma di una donna.

Ma il fantasma di una donna ti perseguita ormai da sempre, ci mancherebbe anche che O'Dampand si unisse a lei.

Scuoti la testa, quando formuli questo ultimo pensiero. E comunque, in ogni caso, non hai ancora aperto bocca. Certo, non sei più con lo sguardo nel vuoto a fissare il muro in un punto imprecisato e assai poco attraente… ma ancora non hai neanche guardato la tua unilaterale interlocutrice, no.

Persona che comunque pare non demordere. Sia mai che decida di farlo.

"Signor Piton? Si sente bene? Che cosa le hanno detto?"

"Detto?" rispondi infine "Non mi hanno detto nulla, casomai mi hanno chiesto qualcosa. E no, non mi sento bene."

Oh, l'hai ammesso, e a dire il vero l'hai fatto con una semplicità che ti ha quasi sorpreso. Ma d'altronde il tutto è spiegabile con il fatto che chiunque, malato o no che sia, che venga sottoposto ad un interrogatorio, è ovvio che non stia bene. È normale. Sarebbe anormale se la cosa non lo toccasse per nulla. Potrebbe anche sembrare che tu sia lo stesso arcigno Severus Piton di sempre, inespressivo e di pietra, ma chiunque può immaginare, se ha occhio attento, che non è così.

E sì, il fatto che tu non abbia pronunciato mezza sillaba sin da quando siete tornati e che, piuttosto, sia rimasto seduto in poltrona tutto il tempo a fissare il nulla… lo suggerisce, quantomeno.

Ma evidentemente il fatto che tu abbia detto di sentirti poco bene contribuisce a rendere O'Dampand una guaritrice pazza.

"Non si sente bene?" lei subito si alza dal suo solito posto sul divano "Posso fare qualcosa? Un cuscino dietro la testa? Ha fame? Se vuole le preparo una tazza di tè. O le fa male la ferita? Posso controllare."

"O'Dampand, non sto morendo." strano a dirsi, ma sembra che sia così, al momento "O meglio, non ancora, almeno. E non mi fa male nulla."

"E' per… l'interrogatorio?" quest'ultima parola sembra quasi uscire a fatica dalla sua bocca.

"Lei è mai stata interrogata?"

"No…"

"Meglio per lei. Ma provi a lavorare di immaginazione e giungerà alla sua brillante deduzione. Scommetto che in fondo ci riesce."

O'Dampand fa silenzio, a questo punto. E sì, nonostante tu le abbia risposto in maniera piccata. Forse la sua immaginazione ha già lavorato a dovere, è l'unica spiegazione, dato che non ritieni opportuno tirare in ballo un'improvvisa paura nei tuoi confronti. Visto che non l'ha mai posseduta.

Anche se effettivamente sarebbe anche comprensibile. Tu sei Severus Piton, il Mangiamorte, il braccio destro del Signore Oscuro, il plateale assassino di Albus Silente. Oh, O'Dampand tutte queste cose le sapeva sin da prima che le dicessero di venire a lavorare da te. Ma forse le scioccanti rivelazioni sul tuo conto messe in giro prima da Potter e poi… beh, da tutti, presumi, le hanno fatto pensare che forse non sei così pericoloso come sembri.

E ora che degli Auror, invece, sono praticamente venuti a prelevarti, forse la sua sicurezza ha preso a vacillare. Forse ha pensato che, se le autorità hanno deciso di interrogarti, di processarti - perché ci sarà un processo, è ovvio - e di sbatterti ad Azkaban - perché potrebbe accadere anche questo, è possibile… Allora forse non sei così innocuo come sembra.

Anche se sei ancora mezzo paralizzato - o quasi. Già.

Forse adesso O'Dampand ha davvero paura di te.

La guardi, per un attimo, dato che ancora non proferisce parola. Perché dovrebbe, poi?

… Magari la prossima volta che avrebbe incontrato Sherman si sarebbe dimessa. Sottostare alle conseguenze della vita criminale del suo paziente, d'altronde, non rientrano nelle sue mansioni contrattuali, ne sei certo. Forse se ne sarebbe andata, è possibile.

Continui a guardarla. Stavolta è lei che sta fissando il muro. Merlino, vorresti davvero usare un Legilimens per capire a cosa mai stia pensando con tanta intensità. Avere una smentita o meno alle tue supposizioni sarebbe già sufficiente.

"O'Dampand." la chiami, a questo punto, e lei si gira verso di te.

Non ti viene da dirle null'altro, però.

Poi lei si alza.

"Magari la faccio lo stesso una tazza di tè. Anzi, due. Con un clima… freddo, è l'ideale, no?"

Ti ritrovi ad annuire. E poi, guardando fuori dalla finestra, ti rendi conto di come invece fuori ci sia il sole. Il freddo di cui parla lei è un altro.

Tu per un momento ti ritrovi a fissare nuovamente un angolo strappato della carta da parati.

"Allora." la voce di O'Dampand proviene dalla cucina "Che le hanno chiesto?"

"Perché continua a domandarmelo imperterrita?"

"Beh, chiedere è lecito."

"E rispondere è cortesia, e io le ho già detto che non ne avremmo parlato."

"Infatti lei non è cortese per niente."

Giri appena la testa verso la porta della cucina, e te la ritrovi sulla soglia che ti sta guardando.

"Oh, l'abbiamo sempre saputo entrambi." osservi con un angolo delle labbra incurvato all'insù.

Si sente il suono di un bollitore che fischia e O'Dampand sparisce momentaneamente alla tua vista per poterlo andare a spegnere. Nonostante il mancato contatto visivo, però, lei continua a parlare, anche se la sua voce sembra più lontana. Di poco, però.

"Non capisco perché non voglia." dice "A parte che penso le farebbe bene, ma tanto lei non sarà d'accordo su questo punto…"

"Infatti."

"… Penso che almeno potremo discutere di cosa la accusano, di cosa ha risposto, se ha risposto bene o no, se ci sono cavilli che… non so… si possono aggirare. Insomma, come ha detto la… Signora Malfoy ci sarà un processo?"

"Oh, sì, che ci sarà. E anche fra non molto, credo, anche se non ne ho la certezza."

"E non vuole confrontarsi? O… So che potrei risultare anche strana, a dirlo, ma… Farsi consigliare? … Ma ce l'ha un Magiavvocato, lei?"

"O'Dampand, sta facendo troppe domande, non mi pareva di dover subire un altro interrogatorio nel breve periodo."

Di nuovo la rivedi spuntare dalla porta della cucina; ha due tazze fumanti in mano, entrambe bianche.

"Scusi."

Tu fai un cenno del capo e lei si addentra nel salotto. Ti porge una delle tazze, che tu afferri - a dire il vero non le hai per niente detto di volerlo, il tè - e a quel punto lei si siede al suo solito posto sul divano.

I tuoi occhi si soffermano, pensierosi, sul liquido scuro che ora ha davanti. Se potessi, ti rigireresti la tazza tra le mani, altro indice che la tua mente è in fermento. Peccato che non puoi.

E poi uno di questi pensieri ti si concretizza più degli altri e, nell'attimo successivo, trova da solo la via che lo conduce alle tue labbra.

"Non capisco perché perde così tanto tempo a farmi domande quando tutti sanno cosa ho fatto. Quel che è stato è successo sotto gli occhi di tutti, cosa vorrebbe sapere esattamente? Se è vero quello che dicono? Lo è." guardi la ragazza, ti aspetti una sua reazione, ma lei ti sta solo guardando, per cui tu continui a parlare "Così come è vero che anche io ho le mie cose, da dire, cose che vanno contro i motivi del comune astio che vige nei miei confronti. Non che mi tocchi, ma così è. Quindi, a questo futuro processo, mi difenderò. Nessun Magiavvocato, lo farò da me."

"Nessun Magiavvocato?"

"Non ne ho."

"Possono dargliene uno di ufficio."

Ti viene da ghignare. "Immagino quanto costui o costei sarà simpatizzante nei miei confronti. E comunque io non vedo l'ora che arrivi, questo processo, se devo proprio essere sincero."

Vedi l'espressione di O'Dampand farsi tra il sorpreso ed il perplesso. Tu continui nuovamente con il tuo improvviso discorso, facendo fuoriuscire quel pensiero dalle tue labbra totalmente. Potresti vedere la sua coda vischiosa e nebbiosa agitarsi di fronte ai tuoi occhi.

"Dopo tutta questa… immobilità, sembra essere il primo vero evento che possa occuparmi le giornate, no?"

Per quanto comunque tu continui ad asserire che verrai convocato in tempi brevi di nuovo al Ministero, questo non avviene. Supponi che organizzare certe cose per un numero comunque piuttosto alto di criminali - di cui alcuni ancora in circolazione - non sia cosa da poco. Per questo passano diversi giorni da quando si sono tenuti quei famosi interrogatori e da quando hai incontrato Narcissa Malfoy.

Forse saresti dovuto rimanere lì, piuttosto che tornartene a casa, forse Lucius non era ancora uscito dalla sua stanza dalla luce rossa accesa, forse avresti potuto cercare di parlare con lui.

Non hai neanche idea di che razza di rapporto intercorra ancora tra di voi, dato il tuo… tradimento alla vostra causa comune. Sì, anche lui ha disertato, hai saputo in seguito, ma solo all'ultimo secondo, tu circa… beh, quasi vent'anni prima, ormai.

Non sai se vi rivedrete mai in circostanze meno stressanti, questo lo sai. Magari vi rivedrete al processo, anche se ne dubiti. Magari direttamente ad Azkaban, non lo sai.

Interessante come tu dia per scontato che sia lui che te ci finirete nel breve periodo. Lucius per essere stato un Mangiamorte. Tu per non solo essere stato un Mangiamorte, ma per aver permesso che atrocità avvenissero ad Hogwarts mentre ne eri il Preside. E per aver ucciso Albus, naturalmente. E su quest'ultimo punto hai ben più di una sola cosa da ridire.

Ancora più interessante è che non hai il terrore che ti scorre nelle vene nel pensare che potresti ritrovarti in cella, sorvegliato da un Dissennatore perenne. Sempre che il Ministero decida di utilizzarli nuovamente, i Dissennatori, dopo quanto successo. Ma tanto non è questo, il punto, Azkaban faceva impazzire le persone a prescindere dalla presenza o meno di quelle creature. I Dissennatori contribuivano solamente a velocizzare l'inesorabile arrampicarsi della pazzia.

Sì, arrampicarsi. Ti viene alla mente l'immagine della pazzia come fosse un'edera velenosa che si attacca dapprima ad un singolo mattone di una casa, ma che piano-piano cresce, allungandosi sia ai lati che in altezza, finendo per inglobare la casa in tutta la sua interezza tra le sue foglie. E i suoi abitanti? Magari non possono neanche più uscire per non rischiare di venire avvelenati. È suggestivo, e, per un certo verso, tale immagine ti affascina. E ti immagini la tua mente un po' come la tua stessa casa a Spinner's End.

E nonostante il pericolo della pazzia, nonostante il pericolo della negata libertà, no, il dover andare ad Azkaban non ti terrorizza. D'altronde, ti dici, per te sarebbe semplicemente un… cambio di residenza, nulla di più. Cosa mai rimpiangeresti di dover abbandonare? Chi lasceresti indietro, se non solo fin troppi fantasmi?

"Sa, stavo pensando una cosa." è la voce di O'Dampand che ti riporta con i piedi per terra.

Per modo di dire. In effetti siete entrambi sul tuo letto. Innocentemente, tu sdraiato come ogni sera e lei seduta accanto a te che ti applica la solita pomata sulla ferita al collo. La senti leggermente migliorata, da qualche tempo, ma, sin da quella prima volta, non hai più chiesto alla guaritrice di poterla osservare in uno specchio.

"Perché, lei pensa?" ti ritrovi a rispondere, malignamente.

Come previsto lei ti scocca un'occhiataccia, e tu perdi il tuo ghigno tutto assieme.

"Abitudine." ti ritrovi a dire, quasi giustificandoti, non sai neanche tu bene il perché.

Lo stress, senza alcun dubbio.

"Sarà." riprende allora lei, ricominciando a muovere anche la mano che aveva improvvisamente bloccato "Comunque, sì, stavo… pensando che Spinner's End sarà anche un quartiere periferico, ma ormai pare che lo conosca parecchia gente."

"Turismo di tipo macabro."

"Ma non solo curiosi. Anche gli Auror, per esempio."

"Suppongo che loro abbiano gli indirizzi di mezzo mondo, piuttosto."

"O i giornalisti. O anche… beh… persone come il signor Lestrange."

"Cioè persone simili a me. E Mangiamorte. Lo può dire, O'Dampand, è la verità, non ne uscirà uno improvvisamente da sotto il letto." non lo credi, almeno "E neanche io la assalirò, promesso."

Stai continuando a guardarla, e vedi la sua espressione farsi un po' più cupa, sul momento.

"Lei non è come il signor Lestrange." dice poi.

Così, con semplicità, tanto che per un attimo sei dubbioso che lei l'abbia detto davvero.

"Si vede che ci sono tante cose che lei non sa." è la tua risposta.

O'Dampand si stringe nelle spalle. È un movimento quasi impercettibile, il suo, ma tu riesci comunque a notarlo.

"Tanto le avevo promesso che quando me ne sarei andata le avrei detto che cosa ne penso di lei. Questo può definirsi… solo un piccolo assaggio."

"Guardi che non è tenuta a farlo, non gliel'ho chiesto io. Ciò che pensa di me non… insomma, saperlo non mi cambia di certo la giornata."

O'Dampand si stringe di nuovo nelle spalle, per poi guardarti semplicemente con i suoi occhi verdi. Ringrazi mentalmente Merlino per l'ennesima volta che siano più tendenti al verde acqua che al verde smeraldo.

"Ah, beh, io penso lo farò comunque. D'altronde è un buon momento per parlare."

"Quello della sua partenza?"

"Esatto."

"Così potrà sputarmi addosso tutto il veleno che vuole e poi fuggire a gambe levate. Ottima strategia." rispondi alzando gli occhi al cielo.

Lei, dal canto suo, si mette a ridacchiare, al che tu la guardi leggermente perplesso. Speri che non si stia prendendo gioco di te.

"Non si preoccupi, credo che di veleno in corpo lei ne abbia già a sufficienza per le prossime venti vite."

Ti ritrovi ad incurvare gli angoli delle labbra all'insù. "Almeno, se qualcuno mai tenterà di uccidermi col veleno, il mio corpo ne sarà talmente abituato da non subire nessun danno."

"Le Maledizioni Senza Perdono dice che sono passate di moda?"

O'Dampand ha su un sorriso, mentre pronuncia quest'ultima frase, e quando la dice sta chiudendo il barattolo della pomata che ha appena finito di applicarti sulla ferita. Tu, invece, non hai nessuna espressione allegra sul viso, alla sua uscita. Oh, non che tu abbia mai avuto un'espressione allegra, ma ora anche quel vago sorrisetto sembra essere sparito del tutto. E lei se ne accorge solo quando torna a guardarti. Credevi che parlare di Maledizioni non ti facesse più effetto. Insomma… Ne hai effettivamente parlato e riparlato, dopo la morte di Albus, e non capisci perché ora ti creino tanta… Beh, ti creino quello. Forse è il pensiero del processo. Forse è quello.

Non capisci, ma così è, e O'Dampand se ne accorge. Chiunque se ne sarebbe accorto, a dirla tutta.

"Scusi." ti dice subito, e poi si toglie i guanti trasparenti che aveva precedentemente indossato, per poi appallottolarli e metterseli momentaneamente in tasca per buttarli nella spazzatura di lì a qualche minuto.

"Non fa nulla." dici comunque.

D'altronde - almeno per questa volta - non è colpa sua se il tuo cervello sta già sperimentando quella pazzia di cui andrai ad inebriarti più avanti, giusto?

"E in ogni caso," sei tu a continuare il discorso, stavolta, mentre la guardi mettere via fazzoletti e batuffoli di cotone nella sua borsa "mi aveva annunciato di essere riuscita a pensare qualcosa. Me ne vuole rendere partecipe o posso dire di aver scampato il pericolo?"

Anche se ricordarglielo effettivamente dovrebbe essere controproducente.

"Oh, sì, quasi dimenticavo." fa lei, per poi aprire la seconda borsa, quella con dentro le fialette della tua mirabolante pozione serale "Stavo pensando che la prossima volta che Sherman verrà qui - ovvero domani - vorrei affrontare una certa questione con lui. Come abbiamo appurato la sua casa sta diventando piuttosto nota a tutti quanti, e se lei ha bisogno di riposo allora conviene che lei stia in un luogo che la maggior parte delle persone non conosce affatto."

Tu rimani in silenzio per diverso tempo a fissare lei. Tanto che ad un certo punto lei si sente fin troppo osservata e ti guarda a sua volta. Supponi che la tua espressione stia assolutamente indecifrabile. O comunque tendente al negativo.

Che novità.

"Mi vorrebbe allontanare da casa mia?" sibili, allora.

"No!" fa subito lei "Cioè… In verità sì. Lo so che ognuno a casa sua si sente più a suo agio che in altri luoghi, ma converrà con me - ehm - che qui lei è fin troppo rintracciabile."

La cosa ha senso, in effetti. Come ti hanno trovato tutti gli altri - Auror, giornalisti o Lestrange che sia - potrebbe trovarti anche qualcun altro. Greyback, per esempio. Ecco, alla sua, di visita di cortesia, non tieni veramente per niente.

Che in effetti non sai neanche se sia ancora vivo o no.

"Il San Mungo mi ha… sfrattato facendomi venire qui. Ergo presumo sia ancora totalmente pieno, dove vuole che vada? Che andiamo, anzi? Sotto un ponte? È estate, ma non credo che il clima sia proprio l'ideale per dormire all'aperto."

"A dire il vero…" comincia lei, ma poi si blocca. Armeggia con le fialette della pozione, quindi supponi sia per quello che non stia continuando la sua frase. Prende una fiala, per l'appunto, ma ancora non ti sta guardando "Io pensavo ad un altro posto, ma devo chiedere al professore se va bene, richiedere anche le dovute autorizzazioni… Però potrebbe essere un'idea."

"O'Dampand, devo leggerle la mente, per sapere a cosa caspita sta pensando?"

Ora torna a guardarti, anche perché ti sta porgendo la fiala. Che tu afferri.

"Casa mia. Pensavo a casa mia, signor Piton."

Il silenzio piomba nella stanza come fosse notte che cala all'improvviso.

Beh, in realtà è già notte, puoi vederlo da te semplicemente spostando gli occhi in direzione della finestra. Ma non lo fai. Lo sai che è notte, non… non è questo il punto.

"E' seria, signorina O'Dampand?"

"Cos'è, l'ho sconvolta a tal punto da farmi chiamare 'signorina'?"

"Io la chiamo 'signorina' spesso e volentieri, se lei non se ne accorge dovrebbe farsi visitare. Tanto il San Mungo per lei è una seconda casa, di bene? … E 'spesso e volentieri' è solo un modo di dire."

Lei fa uno sbuffo.

Ti rendi conto di essere ancora con la mano a mezz'aria intento a stringere la fiala di pozione tra le dita, in maniera ancora più salda del solito.

"Ma a proposito di seconde o di prime case…" continua poi lei, allora.

Alzi gli occhi al cielo. "Non mi dica che era seriamente… seria, quando ha detto quella cosa."

"Lei è ricco, signor Piton?"

"Cosa? E questo cosa c'entra?"

"Può permettersi di prendere in affitto una o più camere di albergo per un periodo di tempo indeterminato?"

Non rispondi, sul momento, al che lei capisce quale potrebbe essere la tua palese risposta. D'altronde, se tu fossi ricco per caso abiteresti ancora a Spinner's End? Certo che no. Di certo non sei ancora in quella casa per… voler rimanere ancorato ai ricordi.

O, almeno, non a quei ricordi.

"No."

"Allora, se non ha altre seconde o terze case…"

Lei ti guarda aspettando una tua risposta, che non arriva. O meglio, più che una risposta verbale, arriva uno sguardo fulminante, e allora lei prosegue:

"… Non vedo perché non prendere il considerazione la mia idea. Non abito al centro di Londra, ma neanche troppo fuori, a suo modo può essere anche definita una zona centrale… Vabbè, a Paddington, non so se ha presente, ma suppongo di sì."

"Vada al punto, O'Dampand… Anche se già ho capito."

"Quindi… Non è un'idea malvagia, no? Ci pensi oggettivamente."

Sbuffi, e stavolta scosti lo sguardo proprio verso la finestra, oltre la quale il solito lampione continua a spegnersi e a riaccendersi a snervanti intervalli regolari. Approfitti di quel breve momento di pausa per mandare giù la pozione che ancora tieni in mano. Poi riconsegni ad O'Dampand la fialetta stessa, in modo che la rimetta al suo posto.

No, non era un'idea malvagia. Il punto è che non vuoi. Sì, lo sai, casa tua sta ormai diventando tristemente nota, spostarsi sarebbe una soluzione accettabile, confonderesti i tuoi 'nemici' e potresti dormire sonni tranquilli.

Sei sicuro che O'Dampand ti direbbe che in questi giorni, anzi, in tutto questo periodo hai proprio bisogno di sonni tranquilli, che devi essere rilassato e tutte sciocchezze di questo tipo. Come se la tua mente fosse mai vuota. Ma comunque.

"Non è che ha assunto qualcosa che le ha fatto un po' scombinare la sua materia cerebrale?"

Stavolta è lei ad alzare gli occhi al cielo. "E io che credevo che stesse seriamente pensando alla mia proposta, durante tutto questo silenzio."

"Oh, sì che ci stavo pensando. E quella di prima è stata la mia conclusione."

"Signor Piton, avanti! Avrà una stanza tutta per lei, glielo assicuro, non dovrà sopportare nulla che le arrechi fastidio, sarà esattamente come le giornate più serene che ha passato qui!"

"Perché, secondo lei qui non c'è nulla che mi arreca fastidio?"

Anche O'Dampand ha tenuto la fialetta in mano per tutto questo tempo, e, quando tu fai quest'ultima domanda retorica, lei abbassa gli occhi, concentrandosi, piuttosto, sul chiudere le borse e sul posarle ad un angolo del letto, più vicino a sé e lontano da te.

"Non intendevo… O'Dampand, non… Suvvia, faccia la persona intelligente quale lei è, non stavo parlando di…"

"Lasci perdere." dice poi, muovendo la mano in aria come a voler sminuire la faccenda.

Tu ti limiti a guardarla.

Senti la tua nuca affondare in automatico sempre di più nel cucino dietro la tua testa.

"Allora mi correggo:" riprende dunque lei, a questo punto, con lo stesso tono di voce di prima, sì, ma allo stesso tempo lo percepisci… diverso "a casa mia avrà gli stessi fastidi che avrà qui, tolti quelli esterni a queste mura. D'accordo?"

Non lo sai, perché. Non riesci a spiegartelo, sul momento, ma forse credi di esserti mentalmente lanciato un 'Muffliato' da solo, dato che non rispondi più nulla. Sì, non hai la bacchetta, ma sul momento non sai proprio a che altro pensare.

"Domani ne parleremo con il professor Sherman. Tanto deve venire qui."

La prima volta che Sherman ha bussato a casa tua hai atteso il suo arrivo come si attende il canto del gallo il giorno dell'esecuzione per impiccagione in pubblica piazza.

O quasi.

In realtà saresti dovuto essere piuttosto abituato a Sherman, alla sua esuberanza, ai suoi sguardi che mostrano esattamente cosa stia pensando. Il fatto che però tutto ciò entri dentro casa tua non ti entusiasma per nulla. Speravi solo che la sua irrefrenabile voglia di commentare – con gli occhi o con la bocca, è indifferente – si sarebbe placata, almeno nelle sue visite a domicilio.

Che poi non sapevi neanche se sarebbe arrivato, insieme a lui, l'inseparabile Witherington. O come si chiama. O l'infermiere Bruce, che però pare essere scomparso dalla faccia del mondo magico e non. Certo, non che tu tema i commenti di Witherington, dato che, essenzialmente, il ragazzo è poco solito ad emettere suoni vocali. Se ne sarebbe rimasto in disparte, a fissare te e Sherman, scrutando tutto con occhio attento. Peccato che anche dai suoi, di occhi, si riescano ad intuire i suoi pensieri. E tu hai già capito fin troppo bene di non stargli molto… simpatico.

E così è stato, comunque, per tutte le volte in cui Sherman e Witherington sono venuti a casa tua, una mattina ogni due settimane.

Per un certo verso ne saresti anche dovuto essere sollevato, dato che in questo modo eviti di dover uscire per raggiungere il San Mungo. In questo modo, tutto in una volta, non rischi più di essere importunato da quel decerebrato – ora lo è definitivamente, e la cosa non ti dispiace – di Allock; o, chissà, anche dal Vecchio o da L'altro. Ti rendi conto di non riuscire a ricordare i loro nomi. Quanto ci sarebbe voluto per dimenticare anche i loro lineamenti? Supponi che non li avresti davvero incontrati più. Non che ti dispiaccia, figurarsi, solo che percepisci una leggera sensazione di… stranezza.

Certo, è anche vero che un paio di volte sei anche uscito, poi, sebbene per altri motivi non inerenti con le visite mediche…

Bah, irrilevante.

Fatto sta che, la mattina seguente alla chiacchierata tua e di O'Dampand, bussano alla porta proprio suddetti due individui. Sherman e Witherington, ovviamente.

È la prima volta che li incontri da quando hai subito il tuo interrogatorio, e tu sei sicuro che l'opinione pubblica non è che abbia preso sottogamba la preparazione dei processi a carico di ex o non ex Mangiamorte. Sei curioso di leggere nei loro occhi cosa stiano pensando di tutta la faccenda. Anche se di certo non saresti stato tu a tirare per primo in ballo l'argomento, questo è poco ma assolutamente certo.

"Buongiorno, professore. Ciao, Abner." li accoglie così O'Dampand, facendoli subito entrare e chiudendo immediatamente la porta alle loro spalle.

"Buongiorno." è il saluto, di rimando, di Sherman, che subito va a posare la propria valigetta sul divano, come ha preso a fare sin dal primissimo istante.

Ormai, perlomeno, neanche perde più tempo a guardarsi curiosamente intorno. Non che ci sia molto da vedere. E Witherington, come da prassi, rimane in piedi lievemente lontano da te, neanche fosse uno stoccafisso.

Tu, in ogni caso, saluti entrambi – o così pare – con un piccolo cenno del capo.

Seguono i prelevamenti del sangue di rito, nonché la lettura dei valori degli esami effettuati la volta precedente. Sembra che tu stia effettivamente meglio.

"Dice?" è la tua domanda spontanea.

"Così dicono i risultati." risponde Sherman "E… A dire il vero è emerso qualcosa di… curioso, se così si può definire."

Il tuo sopracciglio scatta quasi automaticamente verso l'alto, cosa che sembra fungere da sola a richiesta di spiegazioni. Difatti Sherman prosegue:

"Fin da quando è stato ricoverato al San Mungo le abbiamo prelevato del sangue per esaminarlo, e ciò lo sa già di per sé. Il fatto era che, osservando il suo sangue più da vicino, era evidente come ci fosse una lotta costante tra i suoi globuli rossi e la sostanza tossica presente nel suo corpo."

"Veleno." ti viene da puntualizzare.

Vedi Witherington roteare gli occhi.

"Veleno, sì." continua Sherman "Piccole particelle che viaggiano nelle sue vene, che attaccano i globuli rossi, le pareti delle vene, gli organi… Tutto ciò con cui vengono in contatto. Tra esse e i suoi anticorpi vi era una guerra continua. Le nostre pozioni era come se… confondessero tali particelle, come se facessero loro dimenticare quale fosse il loro scopo."

Le guerre non finiscono mai.

"Ne parla come se fossero esseri pensanti." commenti.

Sherman si stringe nelle spalle. "Tanto per rendere le cose più semplici. Ebbene, nonostante le pozioni tali particelle ogni tanto si 'risvegliavano' riprendendo ad attaccare il mondo circostante, ecco perché ci sono stati dei problemi, all'inizio. Mentre ora… Beh, ora sembrano… in dormiveglia. Seguono gli altri globuli rossi, ma non fanno nulla, viaggiano e basta."

Ti umetti le labbra, prima di fare quella domanda.

"Sono… morte?"

Sherman, però, fa un sorriso. Un sorriso che non ti rassicura affatto.

"Non possiamo dirlo con certezza. Forse è per questo che ora riesce a muovere la caviglia e anche il piede. Dobbiamo solo…" Oh, non dirlo, per Salazar "… aspettare."

"Questa parola sta diventando pericolosamente insopportabile."

"Ma a proposito!" interviene a questo punto O'Dampand, facendo addirittura un passo avanti, come se il suo quasi-urlare fosse stato poco notato già di per sé "Il signor Piton ed io, dato che qui si parla di rimanere in casa ancora per un po', proprio in attesa…"

"Il signor Piton e io?" la interrompi, però, tu "Di che diavolo sta parlando, ha fatto tutto da sola."

"Ma lei poi ha convenuto con me che sarebbe una soluzione accettabile."

"No, io ho dovuto scontrarmi contro il muro della sua cocciutaggine, e ho desistito solamente perché altrimenti saremmo andati avanti tutta la notte."

"Tutta la notte o meno, alla fine ha accettato la cosa, però."

"Lo sa che vuol dire 'desistere', O'Dampand? Forse 'essere costretto' è un'espressione a lei più congeniale?"

"Oh, suvvia, questa è un'esagerazione."

"E la sua è una menzogna."

"E il mio è puro mal di testa!" sbotta, proprio in quel momento, Witherington, staccandosi addirittura dal muro, quale eccezionale avvenimento.

Il fatto che Sherman e Witherington abbiano dovuto assistere a tale siparietto – sul momento non te ne sei proprio reso conto – quasi ti farebbe avvampare di rabbia e frustrazione.

Quasi. Il tuo incarnato funereo senti che ha comunque la meglio.

"Oh, ehm… scusate, non era previsto tutto questo." fa O'Dampand, il cui viso, però, si colora un po'.

Tu borbotti qualcosa di assolutamente incomprensibile. E lanci un'occhiataccia a Sherman, che si sta coprendo la bocca con la mano, la risata negli occhi.

"Oh, Godric." mormora invece Witherington, più tra sé e sé che direttamente a voi.

L'hai sentito, sì: ha invocato Godric Grifondoro. Questo spiega molte cose.

"Ci mancherebbe anche che fosse previsto." continui a borbottare tra te e te, ma non sei sicuro che ti abbiano sentito, dato che Sherman parla subito dopo, un sorrisetto ancora ben piantato sulle labbra e le sopracciglia cespugliose inarcate, come a voler sottolineare la sua espressione.

Poi si sistema gli occhiali rettangolari.

"Per cui… Quale sarebbe la questione? Di cosa stiamo parlando?"

Mentre fa questa domanda Sherman sta guardando te, ma tu ti limiti a lanciare un'occhiataccia a O'Dampand che, come già supponevi, prende la parola. Si lancia così in molteplici spiegazioni su quanto già vi siete detti, e, proprio perché tu sei già a conoscenza delle sue folli idee, smetti semplicemente di ascoltarla. Merlino, come già hai valutato in precedenza, non che non siano del tutto razionali, ma… La sola idea ti fa alzare gli occhi al cielo.

Riconcentri la tua attenzione sulla conversazione in corso solo quando percepisci che O'Dampand ha finito di parlare e che pare che Sherman stia per dare il suo… responso.

"Beh, io credo… Dovrei chiedere alla Direzione, non c'è dubbio, ma quando si tratta di casi particolari come questo…" sei un 'caso particolare', che onore "Non credo che obietteranno a una proposta di questo tipo."

Vedi O'Dampand fare un sorriso soddisfatto. Tu alzi gli occhi al cielo per l'ennesima volta.