Capitolo Diciannove
(parte II)
- Secondo testimone: Minerva McGranitt
"Lei conferma di essere la signora Minerva McGranitt?"
"Confermo."
"Da quanti anni conosce l'accusato, Severus Piton?"
"Quanti anni? Saranno perlomeno ventisette."
"E, secondo lei, da quanti anni l'accusato fa parte del gruppo dei Mangiamorte?"
"In base a ciò di cui sono a conoscenza… circa diciannove anni."
"Seconda guerra magica e prima compresa?"
"Sì, esatto."
"Per quanto riguarda la seconda, crede che la sua attività criminale sia stata solamente di… facciata?"
Minerva ti guarda. Tu ricambi.
Non hai smesso di guardarla sin da quando si è alzata dal proprio posto per poter andare al banco dei testimoni.
Merlino.
Ti rivengono in mente i momenti in cui la prendevi in giro. O meglio, i momenti in cui vi lanciavate frecciatine a vicenda.
Vi siete guardati male per anni, dicendovi malignità su Grifondoro e Serpeverde. Ma mai con una vera cattiveria. No, neanche da parte tua – solo un paio di volte, forse.
Per non parlare delle giornate in cui venivano organizzate le partite di Quidditch. Se poi capitavate seduti accanto, in tribuna… Erano sguardi duri quelli che lei ti lanciava, ma poi controbatteva e una luce di soddisfazione – e forse di divertimento? – si accendeva nei suoi occhi.
Adesso Minerva invece è lì, seduta dietro quel tavolo, e nei suoi occhi non c'è nessun divertimento, nessuna sottospecie di complicità o simpatia. Non c'è più niente, per te, che non sia semplice durezza e rabbia repressa.
È lo stesso sguardo che ti ha riservato durante tutto l'anno in cui sei stato preside di Hogwarts.
Come darle torto, in fondo? Ti diresti di essertelo meritato, per quello che hai fatto ad Albus. Ma lei non poteva sapere la verità e tu non potevi rivelargliela.
Non hai sofferto per niente quando hai dato il consenso ad eliminare il Quidditch, almeno non saresti dovuto andare a sederti in tribuna in mezzo a tanto odio.
L'odio prevaleva, intorno a te. Ovunque. Per questo hai anche cominciato a rimanere sempre più chiuso nel tuo ufficio, più di quando vivevi nei sotterranei.
E ora che la stai nuovamente guardando, ora che lei è seduta lì, di fronte a te, sebbene ad una certa distanza, vedi gli stessi occhi che ha puntato su di te negli ultimi dodici mesi; ma stavolta vedi anche dolore, vedi delusione.
Ad Hogwarts non ci avevi fatto caso. Come hai fatto? Forse è perché hai finito con il volerle sfuggire.
Ti viene anche in mente l'inizio dell'ultima battaglia, l'inizio della stessa notte in cui Nagini si è avventata su di te, quando Potter si è introdotto nel castello e tu e Minerva vi siete puntati reciprocamente contro le bacchette.
È stato un momento che non vuoi rivivere. Anche se quel suo sguardo è un po' come un'altra bacchetta puntata proprio sul tuo viso, in questo esatto momento.
Poi torni con la mente alle domande che le vengono poste lì, nell'Aula Dieci.
"Signora McGranitt."
"Sì…?"
"Risponda alla domanda, prego."
"Io… Non credo fosse una spia. Non ora, forse all'inizio." Tu fai una smorfia "Sì, forse all'inizio, ma era evidente che stesse facendo il doppio gioco, in seguito, e a nostro sfavore; non si può continuare a dire che sia stato una spia dopo ciò che hai fatto ad Albus."
'Hai', non 'ha'. Un lapsus nel momento in cui lei ti guarda, ma quando se ne accorge si volta nuovamente verso Doge.
"Albus Silente, sì." Proprio Doge fa una breve pausa "Lei era presente quando Severus Piton lo ha… ucciso?"
"E' avvenuto sulla Torre di Astronomia. Io non mi trovavo nel luogo esatto in cui si è consumato quel… quell'orribile crimine, ma ero comunque ad Hogwarts. Ancora l'anno scolastico non era giunto al termine, e i Mangiamorte erano riusciti a penetrare nel castello. Tutti i docenti erano in piedi e fuori dalle proprie stanze, me compresa."
"Può spiegare alla Corte del Wizengamot, nel dettaglio, cosa è accaduto durante quella notte?"
Minerva, per giusto un paio di secondi, guarda la superficie di legno nero del banco dietro il quale è seduta.
Puoi quasi sentire il rumore che fanno i ricordi quando vengono rivissuti.
Dopodiché comincia a raccontare. Tu sai già che non piangerà, nonostante Albus sia ancora così presente. D'altronde, se la sua bianca figura è ancora così maledettamente nitida e viva, nella tua testa, perché così non dovrebbe essere anche per gli altri? Oh, no, gli altri non hanno ucciso Albus, non sono stati raccattati da lui in cima ad una collina, in una ventosa notte di tanti anni prima. Non hanno tutti litigato con lui come hai fatto tu, non l'hanno contraddetto, non hanno cercato di farlo sentire in colpa, non tutti si sono confidati con lui… Ma tutti si sono fidati di Silente, tutti i presenti in quella stanza, tutti hanno provato rispetto per lui.
Albus è vivido anche nella loro, di testa. E tu hai strappato via tutto questo, e questo è ciò che loro vogliono esclusivamente vedere di te.
"Naturalmente," risponde, dunque, Minerva "Mi sembra il minimo." Si umetta appena le labbra e poi riprende "Durante quella notte sembrava tutto come sempre… Sarò sintetica, sì. Improvvisamente alcuni Mangiamorte sono riusciti a fare irruzione nel castello. Il Marchio Nero è apparso subito nel cielo, sopra di noi… Ho poi saputo che tutto è stato reso possibile da Draco Malfoy, comunque. C'è stata una vera e propria battaglia, quella sera, anche alcuni studenti hanno partecipato nonostante io abbia detto loro più volte di rimanersene a letto. Il professor Vitious" Minerva ha guardato Filius per un breve attimo "è andato a chiamare Sever- Piton per farlo venire ad aiutarci, dato che pensavamo non si fosse ancora accorto di nulla."
"E Severus Piton cosa ha fatto?"
"Ha Schiantato Filius."
"Lo ha Schiantato? Signor Vitious, lei conferma?" Doge parla al piccolo mago, ma tu neanche ti volti verso di lui.
Lo senti solo rispondere di sì.
"E dopo cosa è accaduto?" Elphias Doge chiede a Minerva.
"In seguito Severus non è venuto in nostro soccorso. È andato sulla Torre di Astronomia e… non riuscivo – non volevo neanche crederci… lì ha ucciso Albus Silente."
Silenzio. Lugubre silenzio.
"Lei però non l'ha visto."
"No. Io l'ho visto far ritirare gli altri Mangiamorte e andare via assieme a loro. Non si è voltato indietro."
Come avresti potuto, per Salazar? Ma avresti voluto. Eccome.
"E da chi ha saputo cosa è successo in cima alla Torre?"
"Beh… Da Harry Potter, naturalmente."
I bisbigli tornano, più forti di prima. Doge guarda nuovamente in mezzo agli spettatori, prima di porre la sua ennesima domanda.
"Signor Potter, mi perdoni, risponda solamente in modo breve. Lei era presente, quella notte di giugno del '97, sulla Torre di Astronomia?"
"Io… Sì, c'ero." È la voce di Potter.
"Ha visto Severus Piton assassinare a sangue freddo e senza indugio Albus Silente?"
"Io…"
Silenzio.
"Prego, signor Potter."
"Sì. Sì, l'ho visto, ma-"
"Questo può bastare, per ora. Ci torneremo in seguito."
Doge si schiarisce la voce, prima di rivolgersi di nuovo a Minerva.
Tu hai stretto il bracciolo della sedia in una morsa ferrea per tutto il tempo senza neanche rendertene conto.
"Così Severus Piton ha ucciso Albus Silente, ne abbiamo conferma," dice lui. "Ma ora mi dica, invece, signora McGranitt, cosa è successo durante il successivo anno scolastico?"
"Cosa vuole sapere, esattamente?"
"Il signor Piton non era più un banale professore, dico bene?"
Vedi Minerva fare una smorfia. Noti rughe, sul suo viso, che non avevi notato prima.
"No, è stato nominato Preside, sicuramente per intercessione di Lord Voldemort." Alcuni trasaliscono. "Ormai lo sanno tutti che è andata così."
"E mi dica… Com'era Severus Piton in qualità di Preside?"
"Perlopiù rimaneva nel suo ufficio. Nell'ufficio di Albus."
"Ed aveva nominato alcuni nuovi insegnanti, tali fratelli Carrow. Siamo venuti a conoscenza del fatto che questi… signori erano noti per le crudeli punizioni a cui sottoponevano gli studenti; ci è stato addirittura detto che, durante le loro lezioni, bambini di undici anni venivano sottoposti alla Maledizione Cruciatus dai loro compagni più grandi, su loro ordine."
"Sì… Sì, accadeva anche questo," la voce di Minerva trema appena. "Era inaccettabile. Io stessa ho dovuto… mi sono costretta ad andare a parlare con Piton di tali atrocità, ovviamente per lamentarmene."
"E cosa ha fatto Severus Piton?"
"… Nulla."
"Non ha preso provvedimenti?"
"… No."
"Signori." Elphias Doge gira su se stesso, in modo da poter osservare tutti i volti dei Giurati, uno ad uno. "Signori Giurati, Severus Piton, Preside di Hogwarts in quel periodo, l'unico che avrebbe potuto porre freno all'inumana… crudele e bestiale disciplina che erano soliti adottare Alecto e Amycus Carrow, non ha fatto nulla."
Il vociare, che da qualche minuto è presente nell'aula, aumenta di intensità. A te sembra di sprofondare con la schiena nella sedia sempre di più, mentre continui a guardare fisso di fronte a te, apparentemente nel vuoto.
"Silenzio in aula," è costretto a dire Shacklebolt, al che tutto il rumore cessa di colpo.
Certo, prima che Shacklebolt si rivolga direttamente a te.
"Signor Piton, ha ascoltato le risposte della nostra seconda testimone, ha qualcosa da dire, a riguardo?"
Ti senti la bocca secca. "Sì."
"La ascoltiamo."
Elphias Doge finalmente si siede.
Tu non parli subito, però. Fissi Doge, fissi Shacklebolt, fissi Minerva. Vorresti dirle di stare attenta, ché Potter tra qualche tempo non frequenterà più Hogwarts e la sua fortuna sfacciata non farà più vincere ai Grifondoro la Coppa del Quidditch.
Ma non è ovviamente questo quello che dici, non ci sarà più il momento di esternare simili goliardiche stupidaggini. Il tuo discorso è di tutt'altro livello.
"Quanto detto dalla professoressa McGranitt è pressoché corretto. Come prima, non smentirò, ma puntualizzerò. E, sempre come prima, dico che tutto ciò che è successo è stato una conseguenza del fatto che io fossi una spia."
"Ha ucciso l'uomo a cui lei dice era dovuta la sua lealtà," fa Shacklebolt.
"Su questo punto… preferirei ritornare in seguito." è la tua richiesta, al che puoi vedere molti sbuffare, ma non Kingsley.
"Allora vada avanti."
"Ho Schiantato Filius Vitious, anche questo è vero, ma chi di voi, se avete partecipato alle battaglie che si sono susseguite, non ha Schiantato nessuno, se non fatto addirittura di peggio? Anche lei, Ministro, ha combattuto contro vari maghi e streghe, ma lei non è sotto accusa per questo."
"Come si permette?" esclama Doge, ma Kingsley lo fa calmare subito con un delicato gesto della mano.
"A me però ha staccato un orecchio, eh!" si intromette qualcun altro, di lato a dove ti trovi tu. "Che è ben più di uno stupido Schiantesimo!"
"Fred- Signor Weasley, per favore."
"Il signor Weasley" intervieni tu, "sarà lieto di sapere che ciò che gli è successo è stato il frutto di un tragico incidente: io avevo la bacchetta puntata contro la mano di Rookwood, che stava per scagliare contro di lui un Anatema che Uccide, avendolo scambiato per Potter. Una folata di vento improvvisa, però, ha smosso la mia scopa, quella notte, e deviato il mio Sectumsempra."
"Beh, si lasci dire che rimane un uomo dalla pessima mira," continua Weasley, e a te viene istantaneo sorridere amaramente.
"E l'Anatema di Rookwood, invece?" chiede dunque Shacklebolt.
"Non è stata solo la mia, di scopa, a subire un brusco cambio di rotta, ma anche la sua. La sua maledizione è andata a vuoto."
Per qualche secondo non parla nessuno. Gli animi si placano – o, perlomeno, questo sembra – e, quando finalmente riesci a riprendere fiato, puoi continuare il tuo discorso originario.
"Tornando a noi… Vorrei spendere solo qualche parola su quanto accaduto mentre ero Preside di Hogwarts." Ti schiarisci brevemente la voce. "Sembrerò ripetitivo, ma è sembrato che non mi interessasse nulla, perché un eccessivo tentativo di fermare certe… attività sarebbe risultato sconveniente al mio ruolo di spia. Ciò non vuol dire, Minerva," guardi lei, ora, "che io non abbia fatto nulla…"
"Non è quello che ci risulta. Nessuno si ricorda di un suo diretto intervento con i fratelli Carrow," dice Doge.
"Perché diretto non poteva essere! Non troppo, almeno." Rotei gli occhi, e ti viene da sbuffare, ma non lo fai. "Quando, per fare un esempio, Ginevra Weasley, Neville Paciock e Luna Lovegood si sono introdotti nel mio ufficio con l'intento di trafugare la spada di Grifondoro e io li ho colti in flagrante… li ho forse spediti dai Carrow, sebbene la gravità del loro gesto fosse tanto palese?" Ti volti di lato, guardi i tre diretti interessati, per un istante, ma poi ti rivolgi a qualcuno seduto un po' più in alto. "Hagrid! Non li ho forse mandati da te?" Vedi Hagrid boccheggiare appena. "Secondo voi," torni a guardare la Corte, "non sapevo che una punizione da Rubeus Hagrid avrebbe consistito in una mera passeggiata nella Foresta Proibita e, magari, persino in una tazza di tè della buonanotte?" Fai una piccola pausa, giusto il tempo per poter riprendere fiato ."Ho agito, per quanto ho potuto. Indirettamente, ma l'ho fatto."
"Altrimenti avrebbe messo a rischio il suo compito di spia," precisa Shacklebolt.
"Sì, esatto."
"Ma spia per chi, in fondo? Ci ha detto che il suo mandante era stato Albus Silente. Lei lo ha ucciso. I presenti scusino la mia brutalità, ma lei continuava a fare la spia per un cadavere?"
Ti mordi l'interno della guancia.
La sensazione di tensione non è mai stata palpabile come ora, in quella fredda aula.
"Avevo… dei compiti da svolgere, compiti che mi ha affidato quel cadavere, quando era ancora in vita."
"Uomo che tu stesso hai ucciso, Severus." La voce di Minerva ti coglie all'improvviso, ed è come un schiaffo in piena faccia. "Tutto questo non lo trovi anche tu dannatamente incoerente?"
"Come… Come ho detto poco fa, vorrei parlarne successivamente."
Minerva fa un'altra smorfia e Shacklebolt riprende nuovamente la parola:
"Grazie, signora McGranitt, per averci portato la sua testimonianza. Può accomodarsi di nuovo al suo posto, ora."
Minerva ricambia il ringraziamento di circostanza con un cenno del capo altrettanto di circostanza; poi si alza, e tu la osservi mettersi ben dritta con la schiena e tornare al suo posto.
"Direi che è arrivato il momento di far entrare la nostra terza ed ultima testimone," annuncia Shacklebolt, prima di appoggiarsi con le spalle allo schienale del suo scranno.
- Terzo testimone: Narcissa Malfoy
Quando Narcissa Malfoy viene chiamata a testimoniare, lei entra dalla stessa porta dalle quale ha fatto la sua comparsa Picchetto, al che tu stacchi le schiena dalla sedia e ti pieghi leggermente più avanti, come se questo possa farti vedere meglio.
Narcissa?
E, proprio come Picchetto prima di lei, anche la donna è in manette. Non hai saputo nulla del suo, di processo? C'è stato, dunque. Ed è stata condannata. Quella donna vestita sempre in maniera impeccabile ora indossa la divisa di Azkaban.
Non le è andata molto bene.
E Lucius? Non è stato chiamato a testimoniare, lui, ma supponi che a questo punto anche lui sia in cella. Draco, poi? Non ne hai la più pallida idea…
Non sai nulla di nulla, nessuno te l'ha fatto sapere, e negli ultimi giorni sei stato concentrato su altro – sul tuo, di processo – e non ti sei addolorato per le situazioni altrui. Forse però avresti… dovuto informarti.
Anche se incontrare Lucius, adesso, sarebbe… insolito. Dopo la guerra non vi siete più parlati; Potter ha sbandierato la tua posizione ai quattro venti (e al Signore Oscuro in persona), sebbene tu non abbia mai avuto occasione di pronunciarti a tua volta, e Lucius… lui ti ha sempre visto come un fedelissimo alla causa. Sarebbe il primo a vederti come un traditore. Cosa mai potreste dirvi?
Lucius potrebbe dire di conoscerti ancora? Avrebbe voglia di farlo di nuovo?
Forse è una fortuna che ci sia Narcissa, seduta lì. Forse il rancore è minore, la delusione più gestibile. Forse il risentimento non la riempirà a tal punto da far diventare i suoi occhi colmi d'odio. D'altronde l'hai già incontrata il giorno dell'interrogatorio e lei ti ha dato il suo appoggio. Forse no, non sarà peggio di come sarebbe con Lucius.
Sai che dovrai comunque parlare con lui – anche con Draco? – ma non è questo il momento di prendere appunti sulla tua agenda mentale.
Sempre se non andrai ad Azkaban, certo, anche se rimani ancora piuttosto convinto del contrario.
Ora ti concentri su Narcissa, piuttosto. E, proprio come l'hai vista l'ultima volta, sembra solo lo spettro della donna che era un tempo. Ha i capelli sistemati non troppo bene e lo sguardo triste. La divisa di Azkaban a strisce e le manette ai polsi. Tiene gli occhi bassi, sul momento, e li alza solo quando si è finalmente seduta.
"Lei conferma di essere la signora Narcissa Black in Malfoy?" Doge pone la sua domanda di rito.
"Io… Confermo," risponde lei.
Dopodiché si mette più dritta con la schiena, la testa un po' più alta.
"Vorrei chiedere una cosa, prima di cominciare," dice.
Ti viene automatico inarcare appena un sopracciglio, in un piccolo moto di sorpresa. Anche Doge è sorpreso, difatti per un istante non dice nulla, cosa che dà a Narcissa la possibilità di proseguire nel parlare.
"Mio marito, mio figlio ed io siamo stati condannati. Mi è stato detto che il mio aiuto potrebbe in qualche modo… darci una mano, se così si può dire."
Più che Doge, vedi muoversi Kingsley. Non ti eri accorto che avesse delle pergamene stese di fronte a sé, sul suo banco, ma dalla tua posizione è piuttosto normale. Lo vedi spostare alcuni fogli e leggere velocemente muovendo gli occhi più volte da destra a sinistra e viceversa.
"Lei e suo figlio dovete scontare una pena rispettivamente di dieci e otto mesi; suo marito di diciotto. Come abbiamo precedentemente detto al signor Picchetto, vedremo in seguito."
"Lo spero vivamente, signor Ministro."
"Allora direi che possiamo ufficialmente cominciare, a questo punto." Doge riprende la parola e tu ti riappoggi solo ora con le spalle allo schienale della tua sedia – le manette tintinnano appena di nuovo. "In base a quanto ci ha anticipato, poco più di due anni fa lei ha avuto una conversazione con il signor Piton a cui ha presenziato anche sua sorella, Bellatrix Lestrange."
Narcissa annuisce. Finora non ti ha mai guardato, ti rendi conto.
"Sì, eravamo andate a casa di Severus, giù in periferia, perché volevo chiedergli un favore."
"Quale favore? E di cosa avete parlato, esattamente?"
Narcissa prende un respiro. "Mio figlio," piccola pausa in cui lei guarda per qualche secondo da un'altra parte, "era appena… sì, beh, aveva ricevuto la sua iniziazione e anche il suo primo compito. Doveva… uccidere Albus Silente. Il mio Draco doveva fare una… cosa talmente orribile, così giovane, ancora così innocente…"
"Signora Malfoy…"
"… E quindi ho detto a mia sorella che sarei andata da Severus, e lei decise di accompagnarmi. Volevo che lui vegliasse su Draco, che lo aiutasse e, se non fosse riuscito a compiere quanto doveva, che Severus lo facesse al posto suo."
"E il signor Piton cosa le ha risposto?"
"Ha detto che… andava bene."
"Quindi aveva addirittura promesso a lei, signora Malfoy, che avrebbe ucciso Albus Silente."
"Solo se Draco non ne fosse stato capace!" esclama, quasi, e per un momento ti guarda, prima di abbassare di nuovo gli occhi.
"Capisco. Da quanto ci ha detto, in ogni caso, Severus Piton ha anche sostenuto una conversazione particolare con sua sorella, la signora Lestrange. Di preciso che cosa si sono detti?"
"Ebbene… Mia sorella Bellatrix…" Narcissa fa un'ennesima piccola pausa – supponi che la sua mente sia invasa dai più vari e cupi pensieri "… non credeva nella lealtà di Severus nei confronti del Signore Oscuro. Credeva che il fatto che Albus Silente avesse precedentemente testimoniato in suo favore, convincendo tutti che fosse stato una spia… Beh, pensava che veramente Severus avesse tradito il Signore Oscuro. Di conseguenza faceva molta fatica a fidarsi di lui, ora che era tornato. Allora Bellatrix gli ha posto alcune domande, in modo da potersi liberare dei propri dubbi o, in caso, in modo da mettere Severus in difficoltà; e Severus le ha dato le sue risposte."
"Risposte soddisfacenti?"
Narcissa annuisce. "Bellatrix ne è rimasta abbastanza soddisfatta. Potrei dire che Severus fosse riuscito a convincerla. Ha parlato del fatto che… non cercò il Signore Oscuro, quando è scomparso la prima volta, perché lo credette finito, come hanno fatto tutti gli altri… Come tutti noialtri. Ha detto che il lavoro di insegnante che gli offrì Silente… e che ha mantenuto per tutti questi anni… gli è servito per ottenere informazioni proprio su Silente, in modo da poterle offrire al Signore Oscuro quando quest'ultimo sarebbe tornato. Il Signore Oscuro l'ha apprezzato. Ha detto che è diventato la spia di Silente ancora una volta quando in realtà non lo è mai stato. O meglio, ci ha riferito di esserlo diventato per il Signore Oscuro."
"Bellatrix Lestrange dunque ne rimasta soddisfatta, vorrei sottolineare."
"Possiamo dire che Severus fosse riuscito a placare la sua diffidenza."
"È tornata, successivamente, ad esprimere i propri dubbi?"
"No."
"Quindi le risposte di Severus Piton sono state talmente veritiere da far tacere la sua più fervente contestatrice. Spero che questo alla Corte del Wizengamot sia ben chiaro."
"No. Non veritiere!" La tua voce rimbomba nell'aula.
Non sei riuscito a trattenerti, ti sei anche portato in avanti con la schiena, proprio come quando è entrata Narcissa.
"Signor Piton," Doge si rivolge a te, ora, "Come abbiamo fatto sino a questo momento, la procedura vuole che prima la signora Malfoy finisca di parlare. Solo allora potrà porre le sue eventuali obiezioni."
"Io… Io ho finito. Non ho altro da aggiungere," interviene Narcissa.
"Allora a quanto pare posso parlare," commenti.
"Sì… A quanto pare può," conferma Doge, così tu prosegui:
"Come ho appena detto, le risposte che ho dato a Bellatrix Lestrange non sono state veritiere. Come avrei potuto dirle la verità? A Bellatrix? Mi spiace, Narcissa, ma non potevo espormi. Così come ho convinto il Signore Oscuro di essere dalla sua parte, così ho ovviamente convinto anche Bellatrix."
"Lei continua, fondamentalmente, sebbene le situazioni siano via via differenti, a darci sempre la stessa risposta."
"Perché è quella la verità."
"Sarà da stabilire."
"Narcissa," ti rivolgi alla donna, ora, "in base a quanto ci siamo detti quella sera – e anche in base a come ho agito nei mesi successivi, tra l'altro – non ho forse deciso di voler aiutare Draco, tuo figlio, per far sì che non gli capitasse nulla di male, nonostante il Signore Oscuro non volesse? Questo punto non è stato sottolineato. Il Signore Oscuro non voleva. Era un compito di Draco, lui doveva portarlo a termine, non io. Io forse sarei stato designato come consecutivo fautore, se Draco non fosse riuscito nell'intento, ma ancora non mi era stato dato nessun ordine, in proposito. Eppure ho accettato di aiutare il ragazzo. Ho disobbedito. Concordi con me, Narcissa?" Lei annuisce, ma ancora non ti guarda. "Non ho mancato di andare contro i piani del Signore Oscuro. Così come è stato in questo caso, è stato anche per il resto."
Una nuova pausa di silenzio, ora. Ormai non hai idea di quanto tempo sia trascorso dall'inizio di quel processo; ti sembra che siano passati giorni interi.
"Terremo in considerazione anche questa sua ultima precisazione, la valuteremo assieme alle altre alla fine di questo primo ed unico giudizio. Dopo il suo ultimo discorso, a cui ha comunque diritto," fa Shacklebolt, a questo punto. "Signora Malfoy, verrà accompagnata fuori, ora; la ringraziamo per la sua collaborazione."
E, proprio come è stato per Picchetto, anche Narcissa viene accompagnata fuori da due Auror, gli stessi che hanno precedentemente fatto la loro comparsa. Ed è solo dopo che lei si è alzata, solo poco prima che stia per scomparire dietro la porta da cui era precedentemente entrata, solo ora ti guarda, finalmente. E ti sembra che le sue occhiaie diventino più profonde.
Poi va via.
Ringrazi Salazar che non ci siano altri testimoni, a quanto pare, dato che li hai trovati ognuno più emotivamente terribile dell'altro. Prima Picchetto, poi Minerva, poi Narcissa. Sei sicuro che abbiano deciso chi far entrare dopo chi proprio ad hoc.
Ma nessuno entra più, ora, e lo stesso Doge si risiede al suo posto, con una smorfia sul viso che denota anche un affaticamento della propria schiena. O della propria mente. O di entrambe, magari.
È Shacklebolt che parla, ora, ma lui non si alza in piedi.
"A prescindere da quanto è stato detto prima dai testimoni e poi da lei medesimo, signor Piton, è uso del Wizengamot permettere al Magiavvocato della difesa l'effettuazione di un'ultima arringa. Non avendo lei un Magiavvocato ed avendo sempre parlato in prima persona per sé e per esprimere i suoi dissensi, questo diritto adesso tocca a lei. Ha lasciato delle questioni in sospeso, in fondo, di cui anche lei ha detto di voler parlare 'più tardi'… Il 'più tardi' è adesso, dunque. Vuole usufruire di questa occasione?"
Annuisci. "Per quanto sembrerà strano quello che dirò… Sì, signor Ministro."
"Prego, allora. La ascoltiamo."
Prassi – ed educazione, forse – vorrebbe che tu ti alzassi nuovamente in piedi. Magari che ti mettessi anche a camminare in tondo, che tu ti avvicini agli spettatori, poi ai membri della Giuria stessa. Si suppone che tu gesticoli, che faccia un accorato discorso pieno di buoni sentimenti che convinca la Giuria del Wizengamot della tua innocenza. Magari un tuo eventuale Magiavvocato ti avrebbe anche suggerito di piangere amare lacrime di sentito pentimento.
Non ci sarà niente di tutto questo. Non girerai in tondo, non avrai la voce rotta dai singhiozzi – veri o finti che possano essere – e non ti avvicinerai a nessuno in particolar modo. Rimarrai seduto come hai fatto finora.
Molti lo interpreterebbero come mancanza di rispetto o convinzione; magari pigrizia, ma può il mettersi in piedi o parlare in un modo piuttosto che in un altro rivoltare in modo tanto definitivo il giudizio che gli altri hanno di te? Se qualcuno avesse il dubbio… Forse. Ma sul tuo conto ormai quasi nessuno esprime dubbi di sorta.
Sì, rimani seduto.
"Ho già risposto alle accuse che mi sono state rivolte finora, suppongo che la Giuria possa credermi tanto quanto possa anche non credermi, ma sono stato sincero, e quanto ho detto sino a questo momento corrisponde alla mera verità," dici tu, "Una questione, però, è rimasta in sospeso, e… Sono sicuro che potrebbe mettere le considerazioni che ho portato avanti… nonché le contestazioni di taluni… sotto un'altra luce, che saranno i Giurati a dover interpretare – spero – nella maniera corretta. Parlo, ovviamente, dell'omicidio di Albus Silente." Non senti alcun rumore, attorno a te, tutti fanno silenzio, e tu ti schiarisci la voce: "Albus Silente mi aveva proposto di tornare ad essere una spia per conto dell'Ordine della Fenice, io ho accettato. Tutto ciò che ho fatto è stato per portare a termine tale compito… sì, anche dopo la morte dello stesso Preside. Mi si chiede perché, perché dopo quello è stato un palese tradimento io abbia mai dovuto continuare ad essere una spia e non un effettivo Mangiamorte. Dovrei essere pazzo per continuare ad affermarlo. Non fosse che… Ebbene, si è sempre parlato di omicidio, anche io continuo a riferirmi a quel gesto apostrofandolo come tale, ma si è trattato veramente di un omicidio?" Una pausa. "Ho continuato ad essere una spia dopo la morte di Albus Silente perché è stato lo stesso Albus Silente a chiedermi di ucciderlo."
Non c'è più lo stesso silenzio, nell'Aula Dieci. Il brusio comincia tutto assieme, come se fossero improvvisamente entrate decine di api da una delle quattro porte presenti. Vedi Doge spalancare la bocca, Shacklebolt sgranare gli occhi. A te verrebbe quasi da inclinare un angolo delle labbra all'insù, nel notare le reazioni generali, ma non lo fai. Ti chiedi che faccia abbiano fatto i presenti tutt'attorno a te. Potter, Weasley e Granger presumi già lo sapessero – presumi che loro sappiano tutto – per cui, almeno loro, sorpresi non dovrebbero essere. Ti chiedi che espressione abbia ora O'Dampand.
"Albus Silente era… un mio amico. L'unico uomo che mi conoscesse per quello che sono e, nonostante questo, l'uomo che si è fidato di me per quasi vent'anni. Era una sera di fine estate del 1996. Io ero già ad Hogwarts, quando Silente mi ha fatto chiamare nel suo ufficio. La conversazione che ne è seguita ha compreso la sua macabra richiesta, il mio rifiuto e il suo tentativo di convincermi. Alla fine ho accettato. Non volevo, non ho mai voluto, ma poi, sulla Torre di Astronomia, Silente stesso mi ha pregato non di non ucciderlo… ma di tener fede alla mia parola."
"Perché?" una domanda, proveniente da Elphias Doge. Alzi gli occhi e lo vedi, piegato in avanti, con le mani sul suo banco per sorreggersi, l'espressione sconvolta di chi non capisce e non accetta. "Perché avrebbe dovuto chiedertelo?"
Ti senti la gola secca, così ti schiarisci nuovamente la voce. "Perché sarebbe morto comunque di lì ad un anno. Aveva contratto una maledizione. Non so come, non so da parte di chi, non me l'ha voluto dire, ma suppongo che molti di voi, nell'ultimo periodo, abbiano notato la mano nera, morta, che Albus ormai possedeva. Io ne ho ritardato gli effetti, ma oltre un anno non sarebbe stato possibile andare. E," ti affretti ad aggiungere, "Albus sapeva che il Signore Oscuro aveva ordinato a Draco Malfoy di ucciderlo. Ero una spia, dopotutto, l'ho informato. Perché glielo avrei riferito, se fossi davvero stato un Mangiamorte? E Albus," da grande uomo dalla dubbia magnanimità, "non voleva che Draco commettesse il delitto. Non per non morire – la maledizione lo avrebbe consumato comunque – ma per non… corrompere il ragazzo." Anche se ciò avrebbe corrotto te ulteriormente. "In più, come terzo elemento, ciò avrebbe anche contribuito a far sì che il Signore Oscuro nutrisse una piena e duratura fiducia nei miei confronti. È così che è morto Albus Silente. Per mano mia, è vero. Ma non l'ho davvero ucciso io."
Come conclusione… ammetti tra te e te che ti è piaciuta, in qualche modo.
Quello che non puoi ancora sapere è se sia piaciuta a loro.
"Dillo." Elphias Doge ti guarda e ti parla interrompendo quel breve momento di irreale calma. "Se davvero non eri suo, allora dillo."
"Cosa-"
"Di' il nome di Lord… Voldemort, se davvero non eri suo." È la prima volta che glielo senti pronunciare.
Ti senti, però, preso alla sprovvista. Più che alla sprovvista.
Supponi che a Doge il tuo discorso non sia piaciuto, no.
"Doge, questo non è rilevante ai fini di quanto stiamo facendo," è quello che dici, piuttosto.
"Ogni cosa è rilevante, ora. Ancora non riesci a sputare fuori quel nome, se non è il tuo 'Signore Oscuro'?"
… Ti sembra di star parlando con Potter, per un istante.
Il fatto è che non ti… viene. Non lo trovi fondamentale, non l'hai mai fatto e non vedi perché tu debba dirlo proprio adesso, improvvisamente, per un Presidente del Wizengamot che sembra essere impazzito di punto in bianco.
"Io non-"
"Non lo pronunci, Piton?"
"Quanti in questa stanza lo farebbero?!" dici, alzando leggermente la voce, esasperato dalla richiesta di costringerti a fare qualcosa che non vuoi compiere, e a questo punto Shacklebolt interviene.
Ti chiedi perché non l'abbia fatto prima.
"Elphias, per favore, basta così. Il signor Piton aveva diritto al suo discorso ed è quello che ha fatto, nulla di più."
Doge sembra calmarsi: si rimette seduto più compostamente, anche se tiene lo sguardo basso. Sembra che sul suo volto siano comparse un'infinità di nuove rughe.
Tu ti ritrovi con il respiro più affannoso, il braccio destro ti sembra più addormentato di prima, te lo senti pesante e pulsante.
"Abbiamo finito," continua Shacklebolt, e quelle due parole sono come due martelli dentro la tua testa, "anche se solo per il momento. Ora la Corte del Wizengamot, me compreso, si ritirerà nelle proprie stanze e discuterà." Guarda solo per un attimo la platea. "Al nostro ritorno verrà… comunicata la sentenza."
Mentre lui stava pronunciando le ultime parole, tu quasi non hai respirato.
La fine. Di lì a poco ci sarebbe stata la fine del processo, ma ciò avrebbe significato anche la fine della tua libertà? Della tua sanità mentale, della tua ora pseudo-esistenza? Sarebbe stato l'inizio del tuo soggiorno ad Azkaban, l'abbandono dei tuoi abiti scuri, delle tue abitudini, della tua casa, della tua vita o di quello che ti rimane?
Sei stato abbastanza convincente?
Odi non sapere con certezza queste ed altre cose. Detesti il rimanere con il dubbio. Non sopporti questa sottile e fisicamente dolorosa ansia.
Il Wizengamot tutto, dunque, proprio come è stato appena annunciato, si alza in piedi. E tu sei pronto a vederlo scivolare via, i suoi membri che camminano tutti insieme al medesimo passo, e poi scomparire dietro una porta… quando qualcuno li ferma.
"Io vorrei dire qualcosa."
Quattro parole, quattro spilli nelle tempie.
Stavolta non riesci a non voltarti e, come te, anche decine di altre teste si voltano verso un'unica direzione.
Potter.
Si è alzato in piedi, dal suo posto in prima fila, spalle dritte e petto in fuori, e ora… Quello.
"Prego, signor Potter?" chiede dunque il Ministro.
"Vorrei… aggiungere qualcosa. Vorrei essere il quarto testimone. … Posso?"
Doge si intromette. "Ma è consentito?"
Shacklebolt risponde continuando a guardare Potter – e poi te, e poi di nuovo Potter – piuttosto che il Presidente.
"Suppongo di sì, non si può imporre ad un uomo di tacere, se ha qualcosa da dire." E poi stiamo parlando di Harry Potter. "Prego, venga pure qui."
Il Ministro torna al suo posto. I membri della Corte, confusi, non possono fare altro che imitarlo. Doge borbotta qualcosa che non riesci a capire. Tu ti stai mordendo la lingua.
Potter rimane in piedi. E ti guarda per qualche secondo, prima di avviarsi al banco dei testimoni.
