Capitolo Diciannove
(parte III)
- Quarto testimone: Harry Potter
L'ha fatto.
O meglio… L'ha detto. Detto cosa? Tutto.
Tutto quello che ha visto, tutto quello che gli hai consegnato tramite i tuoi ricordi, ogni dettaglio, a volte persino qualche sua personale e poco condivisibile sensazione lacrimevole.
Non sapevi più dove guardare.
Anche se, a pensarci, quello che Potter ha detto di fronte alla Giuria e al Wizengamot intero era già di dominio pubblico da ben più di qualche giorno. Tutti già sapevano tutto, chi più chi meno, chi per sentito dire, chi per un passaparola, chi per esperienza diretta. Lo sapevi. Magari molti pensavano che fosse tutta una menzogna, magari altri avranno pensato sin da subito che tu sia stato la grande rivelazione della guerra…
Ma ora è diverso. Ora Potter ne ha parlato esplicitamente di fronte a tutti. Senza chiederti il permesso. Senza neanche guardarti una volta negli occhi.
Si vergogna? E, se la risposta è affermativa, allora perché lo sta facendo? Per aiutarti?
Perché parlare dell'amore e del dolore che hai provato deve influire così tanto sulle tue azioni? Hai già spiegato il perché di quello che hai fatto. Hai detto di essere stato una spia, di aver ricevuto degli ordini direttamente da Albus Silente. Perché questo non basta?
Non ti piace che scavino. Non ti piace, dato che reputi che non ce ne sia bisogno. Non ti piace, dato che sai che viene fatto solamente per sfamare quelle bocche che vogliono saziarsi delle emozioni che, alla stessa maniera, potrebbe trasmettere loro un comune romanzetto da quattro soldi.
Non ti piace, perché ti senti a disagio.
L'amore ti fa sentire a disagio. Perché non è… normale. Non è stato un amore da 'c'eravamo tanto amati', no: a parlarne non verrebbero fuori storie normali. Tu hai amato, ma nessuno ha amato te.
Non lei, quantomeno.
E no, non ti piace passare per… per…
Salazar.
Persino tu, se un uomo ti raccontasse una storia vagamente simile alla tua, sul momento penseresti 'Che pena', 'Patetico', 'Quanta sfortuna!'. Perché le decine di persone intorno a te non dovrebbero pensare la stessa cosa di Severus Piton?
Ed è questo che ti dà fastidio, sì: tu sei Severus Piton, l'uomo inflessibile, l'uomo dal cuore di ghiaccio, l'uomo che si veste di nero, l'uomo che assomiglia a un brutto pipistrello, l'uomo i cui occhi sono semplicemente due tunnel bui e senza fine. Adesso sarai spogliato della tua identità.
E Potter continua a parlare, nel frattempo.
Posi momentaneamente lo sguardo su Kingsley, e lo trovi assorto nell'ascoltare cose che già sa. In realtà lui sa più di quanto sembri, ma la Giuria ha bisogno di ascoltare nuovamente ogni cosa per poter dare, alla fine, un giudizio più completo. Altrimenti, se non fosse stato ripetuto ciò che già si sapeva di te – suvvia, lo sanno tutti con certezza che eri un Mangiamorte, perché doverne avere conferma? – non si sarebbe potuto avere un quadro chiaro dell'insieme della questione.
Perciò ora Potter parla anche di quello.
Sì, sicuramente nella sua ottica il suo è un tentativo di aiuto; e magari lo è davvero. Ma non lo perdonerai per questo, la tua identità è diventata un'altra anche ai suoi stessi occhi, ormai. Occhi che ora ti guardano in quella dannata maniera, in un misto di compassione e ammirazione – finché non lo insulterai, certo.
Pensi che tutti, da adesso in avanti, ti guarderanno in quel modo. Non vuoi. Non vuoi perché tu Lily l'hai amata, sì, ma alla fine l'hai anche uccisa. Non meriti attenzione. Meriti l'ombra e l'indifferenza. Gli altri questo non vogliono capirlo.
Forse è anche per questo che ti vesti costantemente di nero, a lutto: per confonderti nell'oscurità.
Ma è un'oscurità diversa, non è quella dei Mangiamorte e del Signore Oscuro, è quella che tu stesso ti sei creato, un'oscurità non così fredda e non così ruvida – forse no – ma che ti trattiene con le sue lunghe braccia. Un po' come ha fatto il fango del sogno di quella stessa notte.
"… Ha incontrato Silente su una collina, dopo che Voldemort ha deciso che la Profezia si stava riferendo a me," sta intanto continuando Potter, "e gli ha chiesto di aiutare la mia famiglia, gli ha chiesto di proteggere mia madre… di proteggerci tutti." C'è un silenzio irreale tutt'attorno a te. "Così il professor Silente ha suggerito loro di nascondersi sotto la protezione dell'Incanto Fidelio…"
Potter continua a parlare di cose che non vuoi rivivere. Sai già che non mentirà – perché dovrebbe farlo, arrivati ormai a quel punto? – sai che non dovrai inserirti nel discorso all'improvviso per smentire qualcosa, per cui smetti momentaneamente di ascoltare.
Non come sta facendo qualcun altro, invece – noti spostando gli occhi leggermente di lato e notando come la signorina Granger stia ascoltando Potter attentamente, come a voler essere sicura che ogni cosa venga raccontata come si deve.
Oh, sei a conoscenza del fatto che Potter ha portato anche lei nel Pensatoio, ai tempi.
Te l'ha detto lei stessa l'unica volta che è venuta al San Mungo assieme a Potter, quando ancora non riuscivi a muoverti quasi per nulla e facevi finta di dormire per non dover instaurare una conversazione con i tuoi invadenti visitatori.
Quindi anche lei ha visto, che è ben più di sapere e basta. Le persone sanno talmente tante cose… ma viverle è un altro discorso. E osservare i ricordi altrui in un Pensatoio è ciò che di più vicino esiste all'essere il vero e proprio protagonista di un determinato fatto.
Un uomo è stato accerchiato da una banda di malviventi che gli hanno strappato la bacchetta e l'hanno Schiantato e poi svegliato e poi Schiantato di nuovo per più e più volte? Qualcuno dirà sicuramente che, nei panni della vittima, sarebbe stato in grado di reagire.
Ascoltare non è come capire qualcosa. E addirittura capirlo non è come viverlo davvero. Potter ci è andato vicino, la Granger anche; Il Wizengamot ascolta e forse capirà, e se ti assolverà sarà solo grazie al buon cuore di ognuno dei suoi membri e alla loro capacità di – appunto – comprensione.
Ma solo tu sai cosa vuol dire quando Potter parla di te come una spia che ha rischiato la vita. Solo tu sai cosa ha significato vivere con un peso nel petto e nello stomaco che allo stesso tempo è sia paura che ansia che coraggio che dispiacere che senso di colpa.
Strano che un tale macigno non ti abbia schiacciato fino a farti morire davvero.
E se hai sopportato – e agito di conseguenza, nel bene e nel male – durante gli ultimi lunghi anni… puoi farlo ancora? Ora che il peso è diminuito? Oh, non se n'è andato davvero, questo no: non ci sono più la paura e l'ansia dei momenti in cui dovevi mentire al Signore Oscuro guardandolo fisso nei suoi occhi rossi; il coraggio non dovrà più essere così dirompente, ma il senso di colpa… quello resta. Sei sicuro che non se ne andrà mai. Ti senti in colpa per Albus; ti senti in colpa per tutte quelle persone che avresti voluto salvare, senza poterlo fare per non far saltare la tua copertura – Charity Bourbage ti ha chiamato 'amico', ma tu non hai potuto fare altro che guardarla morire; ti senti ancora in colpa per Lily. Come non potresti? Aver portato a termine la lunga missione di cui hai fatto parte ha onorato la sua memoria, questo è vero. Ma di sicuro non l'ha riportata in vita.
Lei non potrà mai tornare in vita.
… Questo porterebbe a una sensata e ragionevole – nonché assai razionale – conclusione: dovresti lasciarla andare.
Dovresti.
Quante volte te l'ha ripetuto Albus, specie nei primi tempi, per poi arrivare a pensare che tu l'avessi fatto davvero? Ricordi la sua sorpresa al vedere che il tuo Patronus, invece, non era cambiato.
"Quando Neville, Ginny e Luna hanno tentato di sottrarre al… professor Piton la spada di Grifondoro, in realtà quella spada era falsa…" sta continuando a dire Potter, nel frattempo, "Quella vera era nascosta dietro il quadro del professor Silente. Il professor Piton l'ha posta in un piccolo stagno della Foresta di Dean in modo che io potessi recuperarla senza che Voldemort lo sapesse…"
Ti senti leggermente scivolare lungo la seduta della tua sedia di metallo, le catene tintinnano appena, ma i presenti sono talmente concentrati sulle parole di Potter che non vi fanno alcun caso.
E dire che sei tu il protagonista della sua… storia. Tu e sua madre, naturalmente, fantasma invisibile ma onnipresente. Ma sempre fantasma rimane.
Ti passi la mano sinistra sulla fronte, ritrovandotela umida di sudore; non te ne eri accorto.
Lily c'è. Sempre. Ma è evanescente, uno spirito.
No. È peggio. I fantasmi esistono, a Hogwarts ce ne sono diversi, e Lily non è una di loro. Non c'è, non la puoi vedere, non puoi parlarle, non puoi trovartela di fronte con la sua figura perlacea e trasparente.
I fantasmi sono trasparenti. Stupida frase, risalente a tempi neanche troppo lontani – ma di sicuro migliori – che ti viene in mente all'improvviso, ma la cancelli immediatamente dalla tua testa.
Lei non è un fantasma. È un ricordo. Ed è peggio.
… È peggio?
Non fai in tempo a rispondere a questa domanda che vedi il Ministro muoversi. Ti metti un po' più dritto.
Kingsley si volta verso di te, e così fanno gli altri membri della Giuria, Doge compreso, e così fa anche Potter.
"Signor Piton," dice dunque Shacklebolt, "abbiamo ascoltato anche la testimonianza del signor Potter. Ha qualcosa da dirci a riguardo, così come è stato anche con gli altri tre testimoni?"
"No." La parola ti esce tanto velocemente che non riesci a trattenerla.
"Vuole smentire qualcosa di quanto è stato appena detto?"
"No. Io… Va bene così. Non ho nulla da aggiungere."
"Quindi… conferma?"
È come se ti fosse andata via la voce. "Sì."
"Allora a questo punto è giunto il momento di prendere una decisione." Mentre il Ministro pronuncia queste poche parole, il fiato ti si mozza in gola. "Presidente Doge, a lei l'onore."
Doge ha uno sguardo che reputi… strano. Colpito. Dal discorso di Potter, questo è innegabile, forse anche dal fatto che ci fossero delle cose su Albus Silente di cui non era a conoscenza. Così come non le sapevi tu. Così come neanche Potter. Chi poteva dire di conoscere davvero Albus Silente?
Ma questo è un discorso che ora non ha più importanza. La cosa fondamentale è che Elphias si sta davvero alzando in piedi, nonostante il suo sguardo perplesso e… strano.
"Il Wizengamot, nelle figure della Giuria, del Gran Giurato e del Presidente, ora si ritirerà per discutere di quanto appreso quest'oggi. Preghiamo voi qui presenti di attendere al di fuori dall'Aula Dieci fino a ulteriore comunicazione. L'imputato, Severus Piton, dovrà rimanere qui."
Fine. Doge rimane in piedi e tutti gli altri si alzano: i Giurati e il Ministro per uscire dall'Aula ed entrare in chissà quale altra stanza per parlare, mentre tutti gli altri – supponi – in segno di saluto e rispetto. Tu rimani seduto, preferisci non appellarti alle tue ultime forze. Le ore appena trascorse sono state… faticose.
Nessun'altra frase di rito, nessun'altra formula; come hai previsto i membri del Wizengamot vanno via tutti insieme, come un grosso branco di pesci colorati di scuro, sparendo dietro la porta dalla quale erano entrati, mentre tutti gli altri escono da quella dalla quale eri invece entrato tu.
Non ti guardi intorno, senti solo uno scalpiccio continuo di piedi. E, se qualcuno volesse parlare con te, sai che neanche potrebbe, perché un gruppo di tre Auror si è disposto simmetricamente attorno alla tua sedia per non far avvicinare nessuno – si tratta dei due che si sono occupati di scortare Picchetto e Narcissa e di Artorius Mann, l'Auror che ti ha accompagnato fin lì quel primo pomeriggio. Le manette ai tuoi polsi e alle tue caviglie non vengono sciolte.
Supponi che si apriranno solo alla fine dell'intero processo, solo dopo la sentenza che stabilirà se sei innocente o no; se verrai considerato colpevole… supponi dovrai abituarti a esse per i prossimi… cento anni? Dipende da quanto a lungo vivrai.
Avresti dovuto goderti di più l'ultimo momento in cui le tue giunture si sono sentite libere.
"Mi dispiace, sarebbe meglio che andaste tutti fuori, per il momento." Dice uno degli Auror proprio in quel momento.
"Sono la guaritrice del signor Piton, mi dia solo un momento." Risponde la voce di O'Dampand.
Tu rimani fermo nella stessa posizione, con lo sguardo fisso di fronte a te. Non senti altre voci così nitide e vicine, non senti l'Auror che risponde – forse non ha proprio più parlato – fatto sta che ti ritrovi accanto O'Dampand.
"Salve, signor Piton."
A questo punto ti volti di lato. Sei seduto, quindi alzi appena la testa per poterla guardare.
"O'Dampand. È ancora qui."
"E dove vuole che vada?" Sta sorridendo.
Tu non le rispondi, sul momento, così lei continua a parlare: "Posso esprimere un parere su quanto è appena avvenuto?"
Rabbrividisci. "No."
"D'accordo. Posso però dire una cosa che non c'entra strettamente con quando ha detto Harry Potter?"
"Sta già parlando a vanvera, chi sono io per fermarla?"
Lei continua a sorridere. Non ti piace quel sorriso. Non adesso, perlomeno. Adesso non vorresti vedere nessuno sorriderti.
"Secondo me non finirà ad Azkaban, alla fine," dice, in ogni caso.
"Ah, beh, se ne è convinta lei, sarà di sicuro così."
Fai in modo che da ogni tua parola trasudi sarcasmo. Ci provi, quantomeno.
"Oh, avanti," prosegue, "solo i ciechi… o i sordi, in questo caso… potrebbero rimanere indifferenti…"
"O'Dampand…" provi ad interromperla, ma forse pronunci il suo nome – o cognome, fa poca differenza – troppo piano o con poca convinzione, perché lei non pare ascoltarti.
"… E insomma, prima lei ha spiegato tutto per filo e per segno, poi dopo quello che ha detto Harry Potter…"
"O'Dampand." Alzi la voce di un tono; forse di un tono e mezzo, così lei tace.
Il suo sorriso si incrina leggermente e ti guarda con due occhi che esprimono perplessità. Quasi la senti dire 'Cosa c'è?', sebbene le sue labbra ora siano serrate.
"Smetta di parlare. Non voglio… ascoltarla. Gliel'ho già detto."
La piega della sua bocca cambia appena e così anche la luce nei suoi occhi. Il tono con cui lei parla nell'attimo immediatamente successivo è molto più serio di quello precedente.
"Signor Piton, vuole saperla una cosa? Quello che ha detto Harry Potter poco fa non è una novità, per me. Ancor prima che noi due ci incontrassimo per la prima volta, il signor Sherman mi aveva già spiegato tutto. Per tranquillizzarmi, sì, perché pensavo che lei fosse solo un pazzo furioso, diciamo, per rimanere sul gentile. Ah, già, anche il professor Sherman sa tutto, dato che è stato proprio Harry Potter ad informarlo, quando lei è stato portato al San Mungo."
"Io... Lo supponevo. Immaginavo tutto questo," ti ritrovi a dire.
"Allora perché non dovrebbe volerne parlare neanche un po'? Non abbiamo mai affrontato l'argomento, ma…"
"Perché non è importante!" sibili a bassa voce.
Non vuoi che quei tre Auror ti sentano.
"Non è importante? Scherza? Ma se è stato ciò che ha condizionato tutta la-"
"Crede che io non lo sappia? Crede che io non mi conosca? Lo so cosa quello ha comportato, cosa ha condizionato la mia vita e cosa no, ma non deve essere importante per nessun altro. Non per Potter, non per Shacklebolt, non per chicchessia. Non per lei, O'Dampand."
Dovresti dirle che non vuoi che gli altri mettano al primo posto Lily, quando ti guardano, perché non vuoi essere considerato l'eroe dalla corazza d'argento che vive sospinto dalla forza dell'amore. Non sei un eroe. E la tua corazza è opaca e arrugginita.
Tu sei il bastardo professor Piton e – te lo ripeti per la milionesima volta – questo vuoi rimanere. Lo vuoi disperatamente.
O'Dampand ancora non parla, in tutto ciò, così tu prosegui.
"Lei non deve… Non so che idea abbia di me, ma qualsiasi essa sia non la cambi. Non voglio che… già sarebbe abbastanza difficile con tutti gli altri…"
Merlino, sei patetico. Proprio ciò che volevi evitare di sembrare.
O'Dampand emette un lieve sbuffo; lo definiresti divertito… Addirittura derisorio. "Le ricordo che io già sapevo tutto, quando ci siamo presentati. Ora ho solo avuto… conferma, diciamo. Secondo lei non la considero ancora quasi un pazzo furioso? Lei mi sottovaluta." Sorride. "Forse più che 'pazzo furioso' ora la vedo come un rompiscatole cronico, ma solo perché altrimenti sarebbe poco professionale. Non trova anche lei, signor Piton?"
Senti dentro di te qualcosa che si liquefà. Un piccolo pezzo di ansia che se ne va. Forse sarebbe ritornato di lì a qualche manciata di minuti, ma per il momento, almeno, la sensazione sembra… piacevole.
"Bene." Rispondi, dunque. "È ovvio che questa sua affermazione gliela farò comunque pagare, prima o poi."
"… Lei è assurdamente insoddisfacibile."
"Diciamo che mi piace che le cose vadano a mio favore."
"Oh, non si era notato per nulla."
Non puoi più rispondere a questa sua affermazione, però, perché qualcuno vi interrompe: Mann.
"Basta così, signorina." Dice, entrando nella tua visuale con il suo viso a punta e la sua barbetta. "Si è sincerata delle condizioni dell'imputato, ora è pregata di uscire."
"Eccomi, eccomi." Prima di andarsene, O'Dampand si rivolge nuovamente a te. "Ci vediamo più tardi, eh, signor Piton."
Tu rispondi solamente con un cenno del capo e la guardi, mentre cammina verso l'uscita; la vedi superare le porte e queste ultime, subito dopo, si chiudono dietro di lei. Tutti rimangono fuori. L'Aula ti sembra insolitamente vuota.
Ma vuota non è, difatti proprio l'Auror Mann si premura di fartelo presente subito, cominciando a blaterare.
"Mi permetta di dire una cosa, signor Piton," se ne esce lui. "Non la facevo così." Maledici il fatto di avere le manette ai polsi, dato che cominci subito a capire dove voglia andare a parare il suo discorso. Dovrai cominciare a fare l'abitudine a queste frasi, purtroppo. "Insomma, finché diceva di essere una spia… Come cosa poteva starci, lei ha proprio l'aria da spia, se posso dirlo, del voltagabbana e cose del genere." Il bello è che lui neanche ti guarda, rimane fermo al suo posto, accanto ai suoi altri due colleghi che, almeno al momento, non sembrano volersi inserire nella conversazione. "Ma tutta la storia della madre di Harry Potter… Ha mai pensato di scriverci un libro? Alla gente piacerebbe veramente molto, scommetto che diventerebbe ricco. Sa, tutte quelle casalinghe disperate con dei pezzi di bacon davanti agli occhi che non appena leggono di un uomo oscuro, magari pure un po' sadico, ma che ha conosciuto l'amore… Andrebbero in sollucchero tutte quante."
"Artorius, piantala…" fa, a questo punto, uno dei suoi due colleghi – il più grosso dei due – mentre tu ti rendi conto solo adesso di star stringendo troppo il bracciolo della sedia.
"Che c'è? Non lo sto mica insultando," risponde prontamente Mann. "Lo insulterei se dicessi che chi malvagio è, fondamentalmente, malvagio rimane. Ma forse neanche in questo caso, dato che sto solo dicendo la verità."
"La verità?" Dici tu, cercando di fare in modo che il tuo tono di voce appaia il più calmo possibile. "Lei mi conosce solo da qualche ora ed è talmente arrogante da poter stabilire quale sia la verità e quale no? Il posto di Giudice sarebbe dovuto spettare a lei."
"Non ci vuole una gran mente per poterla inquadrare per quello che è. A quanto pare lei ha amato la madre di Harry Potter. E con ciò? Ha amato una donna, cosa che compie la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Io amo mia moglie, ma non mi reputo uno che da ora in poi debba essere osannato."
"E cosa le fa pensare che io mi reputi tale?"
"Artorius…"
Lui, però, fa praticamente finta di non ascoltare né te né il suo collega. "Peccato che, da quanto ho sentito, tutta questa storia dell'amore è servita solo ad una cosa. Di certo non l'ha cambiata davvero. Altrimenti avrebbe… che so… trattato meglio il suo prossimo? Avrà anche amato, ma ciò non potrà salvarla dal venire preso a schiaffi da qualcuno."
"Peccato che quella cosa a cui è servita sia solamente la vittoria della Guerra!" Sbotti.
Mann fa per parlare di nuovo, ma stavolta è l'altro suo collega che lo ferma, avvicinandosi e posandogli una mano sulla spalla, come a volerlo spingere via da vicino la tua sedia, neanche aveste davvero cominciato a prendervi a schiaffi.
"Mann, adesso basta, non vieni pagato per questo," dice l'uomo. "Le tue opinioni personali raccontale a tua moglie quando la vedi a cena."
Il diretto interessato scocca all'altro un'occhiata non troppo conciliante. Però, perlomeno, non parla più; si volta di spalle, come a voler scrutare gli spalti su cui fino a pochi minuti prima erano sedute una miriade di persone.
Dal canto tuo, tu di sicuro non hai voglia di parlare, anche se ciò contribuirebbe ad aumentare il fastidio dell'Auror, cosa che probabilmente non ti dispiacerebbe. Anche tu ti limiti a osservare quello che hai intorno, mentre, dentro di te, ti senti come… sollevato.
Il che è strano.
Anche un po' irritato, però… sollevato, sì, è proprio la parola più consona per descrivere quel momentaneo stato d'animo.
In questo momento ci sono così tante cose a cui potresti pensare e che, irrimediabilmente, vorticano senza sosta nella tua testa… E sono così tante che non riesci quasi a soffermarti su nessuna di esse. A che pro, comunque? Sono sempre le stesse.
Neanche le stessi enunciando una per una a tutto il pubblico presente, ti senti... ripetitivo. Nei tuoi stessi confronti, sì.
Ora cammini nella tua testa avanti e indietro, vedi facce e sedie di fronte a te e ti immagini Azkaban e le sue pareti scure, senti il tuo stesso cuore batterti nelle orecchie e il respiro tremante che ti esce dalla gola. Senti freddo, solo per un istante, e ciò contribuisce a farti venire in mente i corpi scheletrici dei Dissennatori. Saranno ancora loro le guardie di Azkaban? O li avranno mandati chissà dove in quanto traditori?
Lo saranno stati davvero? Oh, che abbiano tradito è innegabile. Ma non credi che verranno giudicati al pari degli uomini. Non credi che i Dissennatori posseggano una vera e propria volontà.
Non come te.
Continui a fissare quello che hai davanti, percepisci sempre la presenza degli Auror, ti rendi conto di Mann che sta borbottando qualcosa, ma solo tra sé e sé, quindi talmente piano che non riusciresti a capire cosa neanche tendendo le orecchie. Il punto è che tanto non tenti neanche di ascoltarlo. Rimani così per un tempo indefinito ma che no, non sembra infinito, stavolta. È sempre troppo breve il tempo che ti separa da quello che sarà il Giudizio Finale.
Ha un che di apocalittico detto così, ti rendi conto.
Ma d'altronde, se Azkaban sarà veramente il tuo destino, sarebbe l'inizio della tua personalissima Apocalisse, la fine di quella vita che in qualche modo ti è stata ridata. Non hai fatto in tempo a sfruttarla. Hai capito solo da poco che sì, andrebbe effettivamente sfruttata. E non per forza girando il mondo o… beh, fare magari tutto ciò che non hai fatto fino a questo momento. Non cerchi di realizzare nella realtà la finzione di una trama da romanzi.
Avresti potuto limitarti a studiare, a cercarti un lavoro da poter fare da casa, magari. Avresti potuto cambiare abitazione andandotene fuori Londra, forse.
Dopotutto, Londra senti che ti ha un po' stancato, come casa.
In effetti quella città non è mai veramente stata casa tua, non come Hogwarts.
Avresti potuto anche tentare di chiedere a Minerva – o a chi verrà nominato Preside – di riammetterti nel corpo docenti.
Tutto ciò sempre nel caso in cui tu riesca a scampare al possibile oblio; ed è interessante e, allo stesso tempo, piuttosto sconfortante che i precedenti pensieri tu li abbia elaborati pensando che saranno tutti egualmente irrealizzabili. Come se fossi sicuro che l'oblio di una cella sarà effettivamente il tuo destino. La condanna. La tua piccola Apocalisse personale.
E il tempo trascorso non è mai abbastanza, no: ti sembra che sia passato solo un misero paio di minuti quando le porte dell'Aula vengono aperte e la gente ricomincia a fluire al suo interno. Il momento si avvicina, qualcuno ha detto di fare entrare tutti i calorosi ospiti perché il Wizengamot è pronto per tornare.
E così è: una volta che tutti si sono nuovamente seduti ai propri posti, l'altra porta si apre e Giuria, Ministro e Presidente entrano in fila. Shacklebolt in testa a tutti quanti e, sempre fin troppo presto, anche loro prendono nuovamente posto.
Dovresti chiedere a O'Dampand, se e quando potrai parlarle di nuovo, quanto tempo è durata effettivamente la Consultazione.
"Il Wizengamot ha un verdetto," è la prima cosa che dice Kingsley – non si può dire che non vada dritto al punto. "Dopo attenta analisi di quanto è stato detto dai testimoni e dal signor Piton stesso, la Corte ha discusso animatamente sul come dichiarare l'imputato. Alla fine è stato deciso."
Stai per scoppiare, ne sei sicuro.
Kingsley ti guarda, prima di riprendere il suo discorso, ma solo per un breve istante.
"Severus Tobias Piton, nato a Londra il 9 gennaio 1960, accusato dei reati di omicidio, partecipazione ad attività criminale, favoreggiamento dell'attività criminale stessa, lesioni fisiche e mancata tutela di minori posti sotto la sua diretta responsabilità… Viene dichiarato innocente dei reati di favoreggiamento di attività criminale e di lesioni fisiche." Una pausa, e tu ti senti accasciare impercettibilmente lungo la tua sedia. "E viene dichiarato colpevole dei reati di omicidio, partecipazione ad attività criminale e mancata tutela di minori."
Ti ritrovi con il fiato sospeso.
Non ce l'hai fatta. Alla fine neanche Potter è servito a niente, sei stato dichiarato colpevole – il fatto che per due reati minori tu sia stato considerato innocente non ha assolutamente alcuna rilevanza.
Finirai ad Azkaban come avevi predetto. E all'inizio neanche ti importava. Adesso cerchi di ricominciare a respirare, ma non ti riesce molto bene.
Ti senti sprofondare. Vedi le pareti intorno a te sgretolarsi come vecchio intonaco e cadere a terra, senti la sedia di metallo cominciare a fondersi…
"Rilevante è tuttavia il ruolo che è stato occupato in tutta questa vicenda dalla vittima stessa del reato di omicidio; dopo attenta riflessione il Wizengamot è giunto alla conclusione che Albus Silente è sia vittima… che complice dell'imputato, e per questo la Corte ha reputato tale gesto un reato di omicidio solo in parte. Inoltre abbiamo tenuto in considerazione il fatto che la partecipazione al noto gruppo dei Mangiamorte è stato solo un pretesto per lo svolgimento del lavoro di spionaggio, per quanto il Ministero ne fosse all'oscuro a partire da giugno del 1997 in poi. Le considerazioni sulla mancata tutela di minori, nello specifico degli studenti della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, rimangono invariate." Shacklebolt fa una breve pausa e continua a guardarti, mentre tu senti una goccia di sudore scenderti lungo la tempia destra. "Per questo condanno il signor Severus Piton a un periodo di quattordici mesi di reclusione da scontare presso il suo domicilio per evidenti problemi di salute, come ci ha informato l'Ospedale Magico San Mungo."
La tua sedia torna a essere di duro metallo.
Le pareti attorno a te sono di nuovo di pietra solida.
Ricominci a respirare. E il sollievo è potente e improvviso tanto quanto un pugno nello stomaco. È un sollievo che fa quasi male.
"La Giustizia Magica ha prevalso," conclude il Ministro.
"La Giustizia Magica ha prevalso," ripete il resto della Corte del Wizengamot.
