Capitolo 2 – La voce in lei

I giorni passarono e il flusso mensile di Oscar cessò. Tutto era tornato alla normalità, poteva combattere con Andrè, e correre senza essere impacciata e irritabile. Poi una notte, i frammenti del sogno che aveva così disperatamente cercato di dimenticare si ripresentarono. Questa volta però era diverso. Il sogno era frammentario, era costituito da immagini isolate, momenti della loro giovinezza, sua e di Andrè. E poi si alzò una voce che le disse che sarebbe successo presto.
"Chi sei?", chiese Oscar alla voce. Ma invece di ottenere risposta, ci fu solo silenzio,e il sogno cessò nel momento in cui era entrata a far parte della Guardia Reale. Oscar aprì gli occhi. Era il momento di alzarsi. Il sole era già sorto e la luce inondava la sua stanza, si sentiva forte il cinguettio degli uccelli all'esterno. "Un sogno particolare ..." pensò tra sé mentre lasciava il letto e cominciava a lavarsi. "E poi quella voce ..." Non cercò più di pensarci. Non voleva di certo cominciare la giornata di malumore a causa dei suoi sogni.
Oggi avrebbe dovuto essere con suo padre a Versailles, ma la cosa non la entusiasmava affatto. La vita a corte, gli intrighi e l'indulgenza dei nobili, non la interessavano per niente. La sua casa e il suo ambiente abituale molto meno formale erano mille volte più preferibili. Per evitare discussioni, il generale Jarjayes preferì andare senza di lei. Sarebbe tornato verso sera e lei avrebbe dovuto essere in ottima forma, le disse. Oscar decise, così, di allenarsi duramente con la spada per mostrargli i suoi miglioramenti una volta che suo padre fosse tornato a casa. Subito dopo aver fatto colazione con la madre nell'ampia sala da pranzo, prese la spada dalla sua stanza, trovò Andrè e andò con lui nel cortile della tenuta.
"Perché oggi non sei a Versailles?" Chiese durante l'esercitazione.
"Non vogliono darmi dieci cavalli!" Si avventò sul suo amico, improvvisamente si fermò. Questa scena le sembrava di averla già vissuta. Per non far vincere Andrè, lo scartò di lato disarmandolo. Aveva vinto. Gli restituì la spada per continuare la battaglia. "Sei migliorato molto Andrè!"

"Non riesco ancora a batterti, però" disse Andrè sorridendo ma impegnandosi più sul duello.
"Cosa stai facendo Andrè? Perché state combattendo ancora? Puoi fare male a madamigella Oscar!", Udì l'orrore nella voce di Nanny dalla finestra della casa al piano inferiore. Per ragioni inspiegabili, Oscar sapeva cosa sarebbe successo dopo. Andrè disse che Oscar sapeva cosa stava facendo, e che non correva pericoli, ma questo fece infuriare ancora di più sua nonna "Come ti permetti Andrè? Sai che devi chiamarla madamigella Oscar!"
"Non è assolutamente necessario", disse Oscar ad alta voce. Si sentiva come se questa scena l' avesse già vissuta. La stessa situazione, le stesse parole e poi il sogno tornò da lei. Insieme a quella voce, che aveva sentito durante il suo sogno. Tutto ciò era incredibile. "Forse è solo una fantasia, niente di più", si disse. Ma le era stato insegnato ad essere una persona molto pratica e realista e per questo si sentiva anche molto confusa.

Quando fu sera suo padre tornò a casa.

Il generale Jarjayes tornò da Versailles e ordinò ad Oscar di raggiungerlo nel suo studio. Una divisa bianca era elegantemente poggiata su una sedia imbottita. Per lei! Suo padre la informò che si era liberato un posto come capitano della Guardia Reale. Ma c'era anche un altro candidato: il giovane conte Girodel. Per questa ragione i due giovani avrebbero dovuto duellare. Il vincitore del duello avrebbe avuto la nomina. Questa era la decisione di Sua Maestà il Re.
"Posso pensarci, padre?" Chiese Oscar quando il generale le offrì l'uniforme.
"... uh, ovviamente." Le rispose il padre. "Prenditi pure tutto il tempo che ti serve, figlio mio. Ma domani andrai a Versailles, e come concordato, duellerai con Girodel alla presenza di Sua Maestà."
Oscar non disse nulla e uscì. Quello che era appena accaduto era completamente diverso dal suo sogno, dove ricordava di aver rifiutato di indossare l'uniforme e di accettare il posto di Capitano delle Guardie. Suo padre furioso l'aveva schiaffeggiata, facendola cadere giù per le scale. Grazie al suo strano sogno, aveva potuto cambiare gli eventi. Quindi lei era stata in grado di impedire il conflitto con suo padre. Oscar sorrise involontariamente. Forse avrebbe potuto cambiare anche altri eventi se questi sogni corrispondevano alla verità. Nonostante gli avvenimenti simili accaduti sin'ora, non riusciva ancora a crederlo.
Al piano inferiore, nel salone, Oscar trovò Nanny che sistemava una montagna di fiori freschi su un tavolo. Andrè era accanto a lei, e ascoltava sua nonna mentre gli spiegava che quei fiori avrebbero ricordato ad Oscar che era una donna.

"Ne dubito, Nanny! Né le rose, né altri fiori me lo ricorderanno!" rispose Oscar mettendosi a ridere. Questa era un'altra scena dal suo sogno. Si attenne ai fatti, difficilmente avrebbe potuto fare di più. Come era stato imbarazzante!

Andrè e la nonna la guardarono con stupore. Questo comportamento e soprattutto la risata non erano affatto da lei!
"Tutto a posto, Oscar?", Chiese Andrè con cautela.
"Ma sì!" Oscar smise di ridere improvvisamente. Divenne seria e soffocando un'altra risata si rivolse alla governante: "Mi dispiace, Nanny, non volevo prenderti in giro e apprezzo le tue premure. Devo andare ora, buona notte." Lasciò la stanza a passo sostenuto, ma non riuscì a trattenere un'altra risata. Sicuramente Nanny e Andrè pensarono che fosse impazzita! Forse era vero! Da quando aveva avuto questi strani sogni e sentito addirittura una voce, stavano succedendo cose davvero fuori dal normale. Con la mano si asciugò le lacrime che le erano scese a furia di ridere. Oscar voleva assolutamente scoprire se questi sogni avevano un fondo di verità, ma non aveva la minima idea di come fare.

Entrò nella sua stanza e andò alla finestra aperta. Una brezza leggera dell'aria serale stava soffiando e Oscar respirò a pieni polmoni. Come era dolce e rinfrescante l'odore della primavera! Sempre più pensierosa pensava al duello dell'indomani con il Conte Girodel. Cosa doveva fare, seguire i suoi sogni o ubbidire agli ordini perentori di suo padre?
Decise di fare di testa sua: così attese il suo avversario durante il tragitto per raggiungere la Reggia di Versailles. Era estremamente tranquilla e rilassata, appoggiata ad un albero, aspettando che Girodel si fermasse davanti a lei. L'esatta somiglianza con il conte del sogno la sbalordì, ma ciò non cambiò i suoi piani. Si presentò, lo sfidò e duellò con lui. "E quest'uomo dovrebbe chiedermi in sposa tra vent'anni?" Pensò tra sé. "Non lo permetterò mai! Sempre che sia vero! "
"Ma sarà vero ..." disse la vecchia voce familiare, che aveva già sentito nel sogno la notte precedente: "... perché alcuni avvenimenti sono già accaduti esattamente come li hai sognati..." E non poteva negarlo.
Oscar vinse il duello. Una volta giunta a casa subì l'ira di suo padre che la tacciò di aver tradito la fiducia del Re, ma malgrado ciò avrebbe comunque ottenuto il posto di Capitano delle Guardie Reali. Il generale era pienamente soddisfatto, suo figlio aveva ottenuto l'incarico.

Oscar tornò nella sua stanza e si sedette sulla sua sedia preferita. Il padre era andato di nuovo a Versailles e sapeva che sarebbe tornato presto. Voleva parlare con Andrè affinché convincesse Oscar ad accettare di indossare l'uniforme. Questa voce in lei lo aveva ripetutamente rivelato. Era una sensazione spaventosamente inquietante sapere tutto e aspettare che accadesse.
Qualcuno bussò alla porta. "Vieni, Andrè. So che sei tu!"
Andrè entrò, con una caraffa di acqua fresca per lei, e posò il vassoio su un tavolo in un angolo. "Come hai fatto a sapere che ero io?"

"Solo una sensazione", disse Oscar lentamente. Non poteva dirgli che sapeva di una voce interiore e da alcuni sogni il suo futuro.
Un vento impetuoso stava violentemente soffiando attraverso la finestra, le tende sembravano ali che si libravano nell'aria e si sentiva forte il tuono della tempesta in arrivo. "Non chiudere la finestra. Mi piacciono i temporali primaverili." Era stata troppo precipitosa, Andrè era ancora vicino al tavolo dove aveva posato la caraffa e versò un bicchiere di acqua fresca per lei. Ora si voltò quasi spaventato e la guardò con occhi sgranati. "Oscar, hai deciso di farmi paura? Come sapevi che stavo per fare proprio questo? Puoi leggere i miei pensieri ora?"
Oscar si morse il labbro. Che poteva dirgli adesso? All'esterno, un lampo squarciò il cielo, e cominciò a piovere sempre più forte. Dapprima lentamente, poi più veloce e più tempestoso.
"No, Andrè, non riesco a leggere alcun pensiero" disse lei con la massima credibilità possibile: "È normale chiudere le finestre quando inizia a tuonare. E quindi non ti devi preoccupare, ti ho solo anticipato."
"Ah, è così." Andrè tirò un sospiro di sollievo. "Allora va tutto bene?"
"Sì", confermò Oscar con calma, ma la sua menzogna la stava dilaniando. Doveva imparare a conviverci, affrontarla rapidamente, altrimenti sarebbe potuto accadere qualcosa di terribile! Le dita si aggrapparono ai braccioli imbottiti della sua poltrona. Cosa doveva fare ora? Andrè non disse nulla, aspettava in silenzio le sue parole. Oscar si costrinse a sciogliere le dita. Con una mano coprì gli occhi in modo che non fosse in grado di catturare i suoi sentimenti confusi. "Andrè, voglio che tu vada via. Lasciami sola. Devo pensare. "
"Oh, Oscar, cosa c'è che non va?" Pensò tra sé e se ne andò.
Il vento violento soffiò dentro la stanza e spense le candele accese nella stanza. Da molto tempo stava seduta da sola nell'oscurità fino a quando non sentì debolmente gli zoccoli dei cavalli, la carrozza di suo padre era arrivata. Si alzò dalla sedia e andò alla finestra. Gocce isolate dalla pioggia, le bagnarono il viso e le mani. Suo padre era tornato a casa come previsto, e Oscar si chiese se valesse la pena di ascoltare lui e Andrè, quando sapeva esattamente di cosa avrebbero parlato. "No, meglio rimanere all'asciutto e andare a letto", mormorò risolutamente: "Andrè mi incontrerà domani nella stalla e mi proporrà una corsa verso il lago".
"Sai che sarà così" disse la voce in lei, "ti puoi preparare per questo."
Oscar prese al volo l'occasione per porre la domanda che da tempo la stava tormentando. "Chi sei tu e cosa vuoi da me?" Non ebbe risposta dalla voce e Oscar non ebbe altra scelta se non lasciar perdere ancora una volta.

"Buongiorno, Oscar."
"Buongiorno Andrè."
"Vuoi fare una cavalcata? Forse laggiù sul lago? "
«Potrei diventare un oracolo!» Pensò Oscar, facendo una smorfia piuttosto buffa!
Si diressero verso quel lago e si stabilirono sotto un grande vecchio albero. I loro cavalli si abbeverarono nell'acqua fresca per placare la loro sete. Il sole nel cielo senza nuvole si rifletteva nelle piccole onde del lago azzurro scuro e irradiava calore nei dintorni.
"Ti ricordi come sei quasi annegata in quel lago?" Chiese Andrè casualmente.

"Sì, non lo dimenticherò mai. Avevo cinque anni e tu sei." Oscar guardò pensierosa l'acqua.
"Abbiamo nuotato molto, Oscar." Andrè la seguì con lo sguardo. Strappò un filo d'erba, lo portò alle labbra, e cominciò a fischiare una melodia.
"Questo è troppo!" pensò Oscar, mentre si sdraiava sull'erba morbida e verde. Voglio andare dritta al punto con Andrè, anche a costo di provocarlo, e ci confronteremo direttamente.
Oscar si alzò, si appoggiò sulle braccia e guardò il suo compagno di vecchia data il più seriamente possibile. "Ti prego di fermarti con quel suono e di essere sincero con me, Andrè!"
Andrè prese il filo d'erba dalle labbra e la guardò come se non la capisse. "Cosa vuoi dire esattamente?"
"Mi riferisco a quello che mio padre ti ha detto! Vi ho sentito ieri!" Lo guardò dritto negli occhi con molta decisione: "Devo indossare l'uniforme, giusto? Dimmi la verità, Andrè!"
Il suo fedele amico di una vita non riuscì a sopportarlo e si volse inaspettatamente. "Posso capire il punto di vista di tuo padre, ma non posso impedirti di prendere la tua decisione. Non ho voluto nasconderti nulla, devi credermi ... "
"Lo so. E da tempo ho deciso di accettare il ruolo di Capitano della Guardia", disse lei nel suo modo fresco e calmo, e disse con piacere: "Vai! E tutto questo senza litigare!"
Andrè si alzò da terra e negli occhi verdi c'era qualcosa. "Ma se vuoi condurre la vita di una donna, non è troppo tardi."
"Oh, Andrè. La mia decisione è già presa e se ti conosco bene so che mi seguirai. O no? "
"Sì, Oscar, sai che lo farò! Siamo amici!"
Amici. Quanto fu strano questa parola, mentre pensava al primo sogno. Oscar scosse la testa lentamente. No! Avevano solo quattordici e quindici anni! "Andiamo a casa, Andrè? Voglio provare l'uniforme e domani andremo a Versailles. Cosa ne pensi?"

"Mi congratulo per il tuo piccolo successo!" La voce che ormai stava diventando un presenza abituale si fece sentire durante la strada di casa. "Se continui così, potrai cambiare il tuo destino. E quello di Andrè. E molto di più, quello che ti aspetta in futuro. Il prossimo anno la principessa Maria Antonietta verrà dall'Austria in Francia per sposare il Delfino, futuro re, e il tuo compito sarà quello di occupartene. Vorrei che le stessi vicino e impedisca il peggio. Qualcosa di terribile ... "
"Cosa?" Chiese Oscar con stupore.

"Tutto al suo tempo", disse la voce, e Oscar non sentì più nulla.
Tutto ciò era sempre più misterioso. La voce era apparsa inaspettatamente, le aveva dato i suoi consigli, interveniva con sogni chiaroveggenti, ma scompariva non appena le venivano chieste spiegazioni. «Va bene», pensò Oscar decisa, «come vuoi. Seguirò le tue direttive. Maria Antonietta sarà il mio prossimo obiettivo!»