Una seconda Vita

Capitolo 5 - Mancante

Nei giorni a seguire, Oscar si maledì per la sua inosservanza. Non era riuscita a impedire l'incontro tra la Principessa e il Conte di Fersen. A quanto pare, c'erano cose scritte dal destino che non potevano essere cambiate, non importa quante volte erano state previste nei sogni. Adesso bisognava accertarsi che i pettegolezzi riguardo questa nuova amicizia della Principessa non le avrebbero recato alcun danno. Il conte di Fersen le faceva visita troppo spesso e Maria Antonietta non solo cancellava impegni ufficiali pur di incontrare il Conte, ma dimostrava troppo apertamente i suoi sentimenti. Era sempre troppo felice di vederlo, con lui era serena e contenta. Passarono mesi prima che Oscar potesse fare qualcosa. E questo la rese ancora più nervosa di prima.

"Maria Antonietta sembra essere un po' innamorata del Conte", osservò André in una magnifica giornata di primavera. Erano nel giardino della Reggia di Versailles e guardavano la Principessa che, vicino a un cespuglio di magnifiche rose, ne voleva cogliere una, ma una delle sue dame di compagnia protestò violentemente; non voleva che si pungesse! Il conte di Fersen lo fece al posto suo e il viso della Principessa si illuminò di gratitudine.
"Non sembra, lei E' innamorata di lui!", commentò Oscar correggendo il suo amico di lunga data in modo freddo: "Lei non riesce a nascondere le sue emozioni e questo è molto pericoloso. I suoi nemici a corte aspettano solo che commetta un errore. Maria Antonietta è per tutti come un libro aperto, e questo fa male a lei e alla sua posizione."
Andrè guardò Oscar con nostalgia e pensò tristemente tra sé che Oscar si preoccupava solo della Principessa... Non sapeva cosa gli stava succedendo! Da qualche tempo, sognava Oscar continuamente e pensava sempre a lei. Ma il tempo che trascorrevano insieme diventava sempre più rado. Maria Antonietta e il Conte di Fersen erano sempre nei pensieri del giovane Capitano delle Guardie. "Almeno ha dei sentimenti", gli disse involontariamente, "Perché dovrebbe nasconderli?"
"Chiudi la bocca, André!", tagliò corto Oscar: "Se la Principessa non nasconde i suoi sentimenti, potrebbe rischiare l'esilio o il convento!" Lei lo guardò; voleva punirlo con uno sguardo gelido, ma non poteva. André sembrava spaesato in qualche modo. Come se gli mancasse qualcosa. Cosa gli stava succedendo? Perché aveva un volto così malinconico?

"Lui ti ama già in questo momento!" Rivelò la vecchia voce familiare, che le scosse la testa come un fulmine a ciel sereno.
Oscar decise di ignorare volutamente questi pensieri e di rivolgere la sua attenzione ad André. La voce interiore spesso la colpiva con una certa quantità di emozioni, ma adesso era decisamente fuori luogo. "Lasciami sola! Hai già fatto abbastanza!"
"No", disse la voce sconcertante in lei: "Se rimani intransigente, lo perderai! Amare qualcuno e non accorgersene è il più grande di tutti i peccati! Non dimenticarlo!"
"Vattene", sibilò Oscar nella sua mente. Ogni corda del suo corpo si tese e le sue mani si strinsero a pugno. "È troppo presto per noi!"
"Cosa vuoi dire ..." La voce irritata non lasciò perdere: "... sto andando, ma tornerò ancora. A presto, Oscar François …" tornò il silenzio nella sua mente, ma Oscar sapeva che non era lontana. Viveva praticamente in lei.

"Oscar?" Sentì la voce preoccupata di André "non stai bene?"
Oscar tornò alla realtà, si rilassò, allentò i pugni e cercò di sorridere al suo attendente. "Tutto a posto, André." Ma dentro di lei c'era un turbinio di emozioni. André, però, sembrava soddisfatto della sua risposta e ricambiò il sorriso.
Da lontano risuonarono rumori di zoccoli diretti verso di loro. La favorita del Re, Madame du Barry, stava cavalcando con le sue dame di compagnia. Anche Maria Antonietta la vide, e subito manifestò il desiderio di andare a cavallo. Tutti i tentativi di farla desistere caddero nel vuoto. La Principessa, malgrado sapesse di essere la Delfina di Francia e di non dover mettere a repentaglio la propria persona, si dimostrò cocciuta e insistente. Anche Oscar fallì nel tentativo di farla ragionare. Perciò andarono dal Principe nella speranza che lui la convincesse. Per tutta risposta lui, non solo le diede il permesso, ma le regalò un magnifico cavallo.

"Lascia che mi occupi io del cavallo della Principessa, André." disse Oscar quando il suo amico finì di preparare il bellissimo animale nelle stalle reali.
"Questo è il mio lavoro, Oscar." rispose con stupore André colto nell'ultima revisione della sella e delle briglie. "E' stato Sua Altezza Luigi a chiedermelo personalmente."
"Come vuoi", mormorò Oscar strappando le briglie dalla sua mano. "Qui ci sono abbastanza stallieri reali per questo compito, e tu e dovresti prenderti cura dei nostri cavalli, piuttosto che di quelli delle Altezze! Non sei legato a nessuno tranne me!"
"Che cosa ti prende, Oscar? Sei così strana ultimamente?!"
"Non ho niente André! Ho semplicemente dormito male! Quindi lasciami andare e non seguirmi!" Oscar uscì a passo deciso dalle stalle portando il magnifico animale che il principe aveva donato alla moglie. Lei si rammaricò di aver ancora una volta trattato male il suo amico, ma voleva solo proteggerlo! Non poteva dirgli dei suoi strani sogni e della voce che sentiva nella sua testa! Non le avrebbe creduto e probabilmente avrebbe riso di lei! Qualcun altro avrebbe da tempo perduto il senno. Ma non lei. Era stata educata come un uomo, aveva imparato a combattere, aveva appreso la disciplina e affrontava ogni problema con calma e compostezza, anche questo! Non avrebbe ammesso alcuna debolezza, non avrebbe ceduto e avrebbe mantenuto l'autocontrollo. Il suo coraggio, la sua forza e il suo orgoglio erano i pilastri del suo carattere.

Oscar raggiunse il luogo dove Maria Antonietta e molti altri cortigiani si erano già radunati. Troppo tardi, notò che André l'aveva seguita. Rimase dall'altro lato del cavallo. "Torna subito alle stalle", gli intimò la giovane, ma già la Principessa si era avvicinata e stava chiedendo ad André di aiutarla a montare in sella.
"È meraviglioso qui", esultò la Principessa una volta salita a cavallo, "...e voi sembrate tutti così piccoli!"
"Tenete le redini, Vostra Altezza", raccomandò André in modo esperto.
Oscar non disse nulla. Sperava che il cavallo non si imbizzarrisse. Le sue speranze andarono in frantumi quando l'animale sbuffò nervoso, scosse la testa, e dopo essersi sollevato sulle zampe posteriori partì improvvisamente al galoppo. Maria Antonietta si aggrappò istintivamente alla criniera del cavallo urlando terrorizzata. André che ancora aveva le redini tra le mani, fu trascinato per un lungo tratto. Dopo pochi metri, le redini si strapparono e il cavallo proseguì la sua corsa lasciando indietro André. "Principessa non lasciate la presa!" urlò il giovane.
Poi tutto accadde in un attimo, proprio come Oscar già sapeva: balzò in sella al suo cavallo e corse all'inseguimento di Maria Antonietta, e una volta raggiunta si lanciò sulla Principessa facendole scudo col suo corpo mentre cadevano nell'erba.

Oscar si era ferita. Nella caduta un ramo le si era conficcato nel braccio sinistro. Stringendo con forza i denti, estrasse il ramo con una mossa decisa. La Principessa, invece era salva anche se svenuta. Oscar non aveva altra scelta che riportarla alla Reggia prendendola in braccio. Di nuovo a corte, Maria Antonietta fu immediatamente portata nei suoi appartamenti e curata. Oscar stava immobile senza pensare alla sua ferita sanguinante e ancora una volta se la prese con se stessa "... non ho potuto impedirlo!"
"Si riprenderà, lo sai", disse la voce amica, "E' André che ora ha più bisogno di te!"
"André!" Oscar rabbrividì, ma non perché avesse freddo. Lo aveva quasi dimenticato! C'era un arresto in uno dei suoi sogni! Aveva cercato di salvarlo. Per questo lo aveva allontanato, ma lui era andato lo stesso! E ora sarebbe stato punito!
Il re aveva esigenza di un capro espiatorio che servisse da esempio e un aiutante quale era André era perfetto per quello scopo! Oscar lasciò la Principessa alle cure di sua madre, delle altre dame di compagnia e ai medici competenti e corse via più veloce che poté. Uscì dagli appartamenti reali, percorse la grande scalinata e si diresse verso la Sala delle Udienze dove si trovava Re Luigi XV. Lungo la strada, attraverso i corridoi della Reggia, incontrò il Conte Girodel.

"Madamigella Oscar! Dove state correndo così di fretta?"
"Non ho tempo, ora" rispose lei, e corse via. Sapeva già cosa voleva dirle.
Girodel cercò di tenere il passo con lei. "Il vostro amico André è stato appena arrestato dietro ordine del re ...e condannato a morte!"
"Grazie", rispose Oscar e lo evitò accelerando il passo.
Girodel si fermò. Aveva fatto il suo dovere perché sapeva quanto il capitano tenesse al suo amico sin dall'infanzia.

Oscar correva, aveva il cuore che batteva freneticamente, ma correva come mai prima nella sua vita. Con la mano strinse il braccio ferito per evitare un forte sanguinamento. Sperava che non fosse troppo tardi! Era esausta a causa della corsa e di tutto il sangue perso, a tratti le si oscurava la vista a causa della debolezza. "Non cadere, Oscar!" Disse energicamente a se stessa., "Sei arrivata!" Di fronte a se vide la grande porta della Sala e la spalancò con tutta la sua forza proprio mentre Sua Maestà stava decretando la sorte di André: "... tu sei il solo responsabile! E questa mancanza può essere punita solo con la pena di morte!"
"No, Maestà!" Gridò Oscar con tutto il fiato che aveva in corpo. Raggiunse il Re e si inginocchiò davanti a lui. "André è innocente! E' stato solo un incidente!"
"Oscar…no!" Sentì che il suo amico gridava, ma lei ignorò le sue proteste. Determinata, alzò lo sguardo verso il Re e sfilò lentamente la spada dal fodero. "André non merita la pena di morte, ma se volete infliggere comunque questa punizione, chiedo un processo equo e in nome dei Jarjayes gli accordo protezione! E' il mio attendente, e le sue colpe ricadono su di me. Mi offro al posto di André, salirò io sul patibolo!"
Nella Sala scese il silenzio più assoluto. Nessuno dei presenti poteva capire perché Madamigella Oscar, fiera e orgogliosa, stava mettendo a repentaglio la sua vita per un semplice attendente! Oscar posò a terra la sua spada, e continuò con decisione a parlare: "... tutti i presenti hanno assistito all'incidente e tutti sanno che non c'è giustificazione per una pena di morte!"
I presenti pensarono, sconvolti, che il Capitano delle Guardie avesse superato ogni limite. Oscar doveva aver perso la ragione per esprimere tanta insolenza al suo Re!
Luigi XV rimase impassibile davanti al soldato che chiedeva clemenza per André. Si mise a sedere e volse con orgoglio il proprio volto, a significare che la questione era chiusa. Aveva espresso il suo giudizio e non lo avrebbe cambiato!

Ad Oscar ribolliva il sangue. Era furiosa e gestiva la sua rabbia con estrema difficoltà. Abbassò gli occhi cercando di calmarsi. Questi aristocratici codardi erano preoccupati solo del proprio benessere. Un uomo del popolo stava rischiando la vita, ma nessuno volle intercedere per lui. Non c'era da stupirsi che presto o tardi la gente comune non avrebbe più sopportato l'oppressione e si sarebbe sollevata contro la monarchia. Oscar strinse le mani a pugno, finché le nocche non divennero bianche. Si chiese perché non succedeva niente!
"Sei arrivata troppo presto" disse la voce familiare.
"Cosa posso fare adesso?" Chiese Oscar. La voce era sparita di nuovo proprio ora che aveva urgentemente bisogno di una risposta. Stava per essere sopraffatta dalla disperazione. Il tempo sembrava essersi fermato.
"Devi avere pazienza. L'arrivo di Maria Antonietta risolverà tutto."
"Mi ci sta mettendo troppo tempo!" Oscar urlò a se stessa e alzò di nuovo gli occhi al Re. "Vostra Altezza Reale, per favore! Sono disposta a qualsiasi cosa…"
"Oscar, no! Per favore non farlo …" gridò André incredulo. Non voleva che lei si sacrificasse per lui.
"Ora state davvero esagerando, Madamigella Oscar" disse indignato qualcuno dei presenti.
"Non farai niente di insensato", intimò la voce interiore: "Rimarrai qui, come ti ho detto! Guarda più a sinistra, sta arrivando il Conte di Fersen! "

Oscar si voltò nella direzione indicata. Il giovane Conte si diresse verso di lei e le si inginocchiò a fianco. "Per favore, non fate nulla di avventato Madamigella Oscar ..." le sussurrò il giovane Conte a bassa voce, mentre a testa china si rivolgeva al Re. "Vostra Maestà, il capitano Oscar ha ragione! Nessuno è responsabile di quanto è successo. André non ha colpa, è stato un incidente."
"Ha coraggio ..." pensò Oscar con stupore: "Che cosa farà ora il Re?"
"Nella mia vita precedente ho pensato la stessa cosa." La voce tornò da lei, questa volta senza il tono imperioso: "Ora non manca più molto prima che arrivi la Principessa e interceda per tutti voi".
"Stai zitta ora!", mormorò Oscar nei suoi pensieri. Adesso che aveva trovato parzialmente una via d'uscita, non aveva più bisogno di lei. La voce rise amaramente, ma tacque subito e Oscar si sentì più sollevata.
"Vostra Maestà, vi prego di non punire nessuno!" Improvvisamente fece eco in tutta la Sale la voce chiara di Maria Antonietta. Lei stessa si gettò ai piedi del Re per implorare perdono. "Per favore, Vostra Maestà, ascoltate le mie parole! Sono l'unica responsabile dell'incidente! E' stata solo colpa mia!"

Il re la guardò per un attimo e poi annuì. "Molto bene. Se la principessa desidera questo, nessuno sarà punito. Alzatevi voi! André, sei fortunato di avere una Principessa così generosa. Sii fiero di lei!"
"Grazie, vostra Maestà!" Mormorò André con gli occhi pieni di lacrime.
Oscar era infinitamente sollevata che infine tutto si fosse risolto. Si alzò, rinfoderò la spada e improvvisamente perse i sensi.