Una seconda vita

Capitolo 22 - La prossima conoscenza

"E ora veniamo a voi!", disse Alain, una volta rimasto solo con André e Oscar. Il suo umore cambiò di colpo. Era diventato serio e scettico. "Ditemi onestamente chi siete e da dove venite?! Vi comportate stranamente, come se aveste qualcosa da nascondere!"

"Ma veramente noi…", rispose esitante André, ma Oscar gli mise gentilmente una mano sul braccio e diede alla sua voce un tono dolce: "Va bene, André. Possiamo dirglielo tranquillamente."

Gli occhi di Alain si spalancarono per la sorpresa. Quello non sembrava un vero uomo! Aveva un aspetto delicato questo giovane biondo dai capelli mossi, e aveva lanciato uno strano sguardo ad André, quasi romantico!

Poi avendo notato il suo fisico snello, aveva taciuto, ma ora voleva finalmente sapere cosa c'era che non andava in questo ragazzo!

"Sì, Oscar, hai ragione." André ridacchiò per un momento e lei gli tolse la mano dal braccio per non attirare l'attenzione. La locanda si era riempita in modo significativo. C'erano un gran vociare e le risate rozze degli uomini risuonavano in tutta la locanda. Non sarebbe stato saggio attirare il loro interesse.

Oscar aveva un'espressione imperscrutabile e i suoi occhi celesti non avevano alcun calore. "Siatene certo Alain, davvero, non nascondiamo nulla. Speriamo davvero di incontrare Bernard Chatelet e vogliamo parlargli di una giusta causa. Anche i nostri nomi sono veri. Non abbiamo detto i nostri cognomi, ma abbiamo le nostre ragioni. Non vogliamo causare scalpore, quindi per il momento siamo solo Oscar e André, anche se lui può raccontarti di più di sé. Lui è del popolo, come te."

Alain inghiottì un groppo in gola. Era un nobile, allora! Chissà come, ma l'aveva sospettato! Cosa aveva a che fare con lui, un semplice cittadino come André?! Se era come Alain, non gli era permesso di frequentare questo strano tipo dai capelli biondi, sempre che fosse un uomo; per non parlare del fatto che forse era una donna! No, decisamente era un'idea balzana!

André aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi la porta della sala da pranzo si aprì di nuovo e assieme ad una lieve brezza entrò un uomo, vestito in maniera borghese ma curata e richiuse la porta alle sue spalle. André si alzò. La fortuna era ovviamente dalla sua parte oggi. "Quello è Bernard!" Si avvicinò immediatamente a lui: "Siete Bernard Chatelet, il giornalista?"

"Sì, sono io." Il giovane sollevò le sopracciglia, incuriosito e allo stesso tempo imbronciato - a quanto pare era insolito essere avvicinati da sconosciuti, ma questo ragazzo ovviamente lo conosceva. "E con chi sto parlando io, signore?"

André lo invitò cortesemente al suo tavolo. "Venite da noi, se non vi dispiace, così possiamo presentarci, che ne dite?"

"Va bene", concordò Bernard, seguendolo. Aveva comunque bisogno di un tavolo libero, ma dal momento che non ce n'erano e aveva ricevuto l'invito da questo sconosciuto, accettò con un ringraziamento. Al suo arrivo, Oscar e Alain si alzarono dai loro posti nello stesso momento, come richiesto dalle buone maniere.

"Questo è Bernard Chatelet, il giornalista", lo presentò André e gli strinse la mano "Il mio nome è André Grandier. Sono un sostenitore dei vostri discorsi e dei vostri ideali."

"Finora non ho fatto grandi discorsi, ma mi fa piacere che apprezziate." Bernard sorrise, André gli era risultato immediatamente simpatico. Inoltre, sembrava molto simile a lui, tranne che per il colore degli occhi e la lunghezza dei capelli. "Non sei nobile, André, vero? Sembri così colto."

"Non sono nobile, Bernard." lo rassicurò André. Sapeva che a Bernard non piaceva molto la nobiltà. "Sono cresciuto in una casa nobile e sono al servizio della famiglia Jarjayes."

"Jarjayes, hmm ..." Questo nome non sembrava essere sconosciuto a Bernard.

Anche Alain ascoltò, ma aspettò di essere presentato prima di fare qualsiasi commento al riguardo. Aspettò che André si sedette e si presentò: "Sono Alain de Soisson. Sono un semplice artigiano."

"Molto piacere." Bernard gli strinse la mano e poi la lasciò andare.

Alain subito dopo si avvicinò ad André e gli sussurrò: "Ho bisogno di scambiare una parola con te, amico."

"Quando vuoi, Alain." André si unì a lui e si allontanò da Oscar.

"Che cosa hai a che fare con la famiglia Jarjayes?" Gli chiese Alain con discrezione.

Andre guardò Oscar, che stava proprio parlando con Bernard. "Ho una amica lì che apprezzo molto e che adoro ..."

"Un'amica?" L'espressione cupa di Alain si trasformò in curiosità. Allo stesso tempo, sentì Oscar che si presentava a Bernard: "Il mio nome è Oscar François de Jarjayes, Comandante del Reggimento della Guardia Reale di Sua Maestà."

Alain puntò uno sguardo freddo nella sua direzione. Strinse gli occhi e restò estremamente deluso.

"Ah, così siete la figlia del Generale Jarjayes e lavorate per la famiglia reale", disse Bernard con un duro tono di disapprovazione. Si rifiutò di stringere la mano a Oscar.

La giovane non poteva biasimarlo per quello. Rimase calma e rilassata. "Avete ragione, sono al servizio di Sua Maestà. Ma credetemi, non sono per niente orgogliosa di essere nobile."

"Lo dite solo per rabbonirmi, ma non funziona", borbottò Bernard, incrociando le braccia.

"Niente affatto. Se non mi credete, chiedete pure ad André. Lui è il mio migliore amico fin dalla sua prima infanzia e il mio ... beh, non dovete conoscere altro per ora." Oscar sorrise misteriosamente e diede uno sguardo di sbieco al suo André. Questo portò Bernard in completa confusione. E Alain, che accanto ad André era rimasto perplesso, ora capiva anche meno.

André contraccambiò lo sguardo di Oscar e sussurrò ad Alain: "Ora sai che Oscar è mia amica e anche la mia compagna." Si girò verso di lei e la raggiunse, mettendosi al suo fianco. La luce dell'amore in breve tempo si era già estesa a entrambi. "Non ti siedi, Oscar? Altrimenti questi due poveracci sverranno."

"Io rinuncio!", borbottò Bernard. Non ci fu risposta da parte di Alain, come se avesse completamente perso la parola.

"Ecco la risposta, André." Oscar non fece vedere se fosse offesa o meno, ma continuò a parlare pacatamente: "Io non voglio imporre niente, ma permettetemi di invitarvi per domani a pranzo a casa mia. Voglio solo presentarvi qualcuno."

"Non ho rapporti con i nobili, né frequento le loro abitazioni e non ho intenzione di cominciare ora con voi Comandante de Jarjayes." Bernard aveva un atteggiamento di disprezzo e disapprovazione, oltre che uno sguardo scettico.

"Peccato." Oscar si astenne dal sogghignare. Certo, non era ancora andato nelle case dei nobili, ma in pochi anni avrebbe fatto molto di più come Cavaliere Nero. Avrebbe cercato di ostacolarlo, certo. Ma ora era il momento di tirarlo dalla sua parte. Oscar represse la sua conoscenza e provò con un altro tentativo per convincerlo: "Rosalie Lamorielle è una ragazza molto carina e dalla mentalità simile alla vostra, Bernard. Lei ha i vostri stessi ideali. Sua madre è stata investita da un nobile e lasciata morire sulla strada senza intervenire. Io l'ho aiutata a trovare l'assassino. Da allora vive con me e le sono molto affezionata. Se volete saperne di più su di lei, venite da me domani. Per una tazza di tè o un bicchiere di vino, a seconda di cosa preferite bere."

"Ci penserò su", disse Bernard non ancora del tutto convinto. Nella sua mente apparve l'immagine di una ragazza bionda con grandi occhi blu la cui madre fu investita da una carrozza in mezzo alla strada. Ma cosa aveva a che fare quella bella ragazza con il Comandante dal cuore duro? O questa nobile non era a sangue freddo come appariva? Lentamente il dubbio iniziò a insinuarsi nella sua testa. Ma doveva scoprire la verità! Ciò significava accettare l'invito di Oscar. Lui sarebbe andato da lei per ulteriori rassicurazioni.

"Ora vi lascio, noto che la mia presenza vi turba, Bernard." Oscar lo salutò inaspettatamente: "Spero che ci vedremo ancora, domani." Lei si allontanò da lui, mentre i suoi occhi si spostarono su Alain: "Tu, ovviamente sei invitato. Saremmo molto felici della tua visita, in particolare André."

Alain ritrovò immediatamente la sua compostezza e la parola. "Domani mi è impossibile", aggiungendo che non era desideroso di visitare una casa nobile.

Con un cenno, Oscar fece segno di averlo capito. Andò al bancone e pagò la birra. Nel frattempo André salutò Bernard e Alain per poi lasciare il locale con lei.

"Una strana donna ...", mormorò Bernard di fronte ad Alain: "Non ho mai incontrato nessuno come lei ..."

"Nemmeno io." Alain era decisamente d'accordo con lui e mormorò: "E all'inizio l'ho persino scambiata per un ragazzo ...", immediatamente le conversazioni salaci sulla Regina, le donne e il Comandante della Guardia Reale avevano un senso. Immediatamente capì il comportamento di Oscar al tavolo e si chiese segretamente perché non aveva reagito con qualcuno di loro o addirittura arrestato, come un nobile avrebbe normalmente fatto!? C'era qualcosa di sbagliato in quella donna in abiti da uomo! E cosa aveva detto André? Era la sua compagna? Se si fosse saputo, André si sarebbe giocato sicuramente la testa! Povero ragazzo! Oscar avrebbe davvero collaborato con lui? Come poteva crederle? E comunque: Lo amava davvero o semplicemente recitava con lui, per usarlo per i suoi scopi? Non ci si poteva fidare dei nobili!

"Alain!" Bernard lo strappò dalle sue riflessioni.

Alain lo guardò dalla porta della sala da pranzo. "Cosa c'è?"

"Quello è il tuo cappello?" Bernard indicò il tavolo dove c'era un semplice cappello di paglia tra due boccali mezzi vuoti.

"No, lo indossava Oscar." Alain improvvisamente ebbe un'idea. Afferrò il cappello e pagò il conto per la sua birra. "Ho deciso di portarglielo. Vieni con me, Bernard?"

"No grazie, ho un appuntamento con un amico, si chiama Robespierre."

"Va bene, Bernard. Ti saluto."

"A presto, Alain!" Bernard salutò e Alain si affrettò a uscire.

Alain non dovette allontanarsi molto dalla locanda, poiché li aveva già scorti entrambi insieme ai loro cavalli. Le loro figure erano nitide malgrado l'oscurità della tarda serata. Perfino i capelli biondo oro di Oscar la tradivano a uno sguardo attento. Ai margini della strada appena illuminata si fermò davanti a André.

C'era di nuovo odore di pioggia nell'aria. Presto avrebbe piovuto ancora anche se le molte pozzanghere davano dimostrazione che aveva smesso da poco. Tutto era bagnato nella zona. Il cielo era ancora nuvoloso ma non così denso. Stelle sparse e la chiara luna si presentarono nel mezzo. Nessun'anima era più nelle strade buie. Neanche randagi o ubriachi. Sembrava che tutti fossero strisciati in un punto asciutto e non avessero più il minimo desiderio di uscire.

Oscar e André sussurrarono insieme. Alain non capiva la loro conversazione, ma continuava ad avanzare pur rallentando il passo. André le toccò la guancia e passò le dita sotto i capelli di Oscar all'altezza della tempia. Lei non lo allontanò, rimase immobile. Alain non poteva interpretare la sua esatta espressione a causa della distanza e del buio, ma credette di aver sentito parole come "Ti amo" da lei! André sussurrò lo stesso, inclinando la testa più in basso, verso il suo viso. Sembrava che volesse baciarla, ma per qualche ragione inspiegabile si fermò all'improvviso.

In qualche modo, quella scena smosse qualcosa nel profondo del cuore di Alain - sebbene fosse un uomo taciturno e duro. E poiché era un tipo rude, si fece notare rumorosamente: "Comandante!"

Oscar e André trasalirono, ma non mostrarono di essere spaventati. Piuttosto erano sorpresi. "Alain, cosa c'è?" Chiese Oscar, nel suo tono freddo.

Ciò bloccò di nuovo Alain, confondendolo ancora. Non aveva appena sentito una voce tenera dire "Ti amo" al suo uomo? O aveva inteso male, o questa donna sapeva recitare il ruolo di militare proprio bene! "Avete dimenticato il vostro cappello", annunciò invece severamente e glielo porse.

"Grazie." Oscar gli prese il cappello di paglia dalle mani e se lo mise in testa. "Ora possiamo andare a casa."

"Cosa vuol dire tutto questo, stavate solo aspettando che vi riportassi il cappello?" Alain veramente non riusciva a dare un senso al comportamento di questa donna.

"No." Oscar spinse il piede nella staffa e salì elegantemente sul suo cavallo. Tenne le redini morbide e spiegò più precisamente: "Stavo pensando di venire a riprendermi il cappello, ma André pensava che non ne avessi bisogno, dato che di solito non lo indosso."

"In realtà, il cappello è mio", puntualizzò André: "Ecco perché lo voleva indietro. Ma dato che di solito non indosso una cosa del genere, siamo rimasti qui e abbiamo discusso."

"Ma voi stavate, sì insomma ..." Alain lo guardò con sospetto e imbarazzo. Aveva visto qualcos'altro che sicuramente non era possibile ascoltare dopo una discussione, ma solo vedere.

André scrollò le spalle e salì a cavallo. "Hai qualche piano per la fine della settimana, Alain?" Chiese il giovane una volta montato a cavallo.

"No, perché?"

"Potremmo andare a bere una birra."

"Solo se sei fuori servizio, André!" Alain sorridendo strizzò gli occhi a Oscar.

"André è un uomo libero, Alain", gli disse la donna con molta decisione: "Come penso che dovrebbe essere ogni essere umano. Tutti dovrebbero essere in grado di esprimere la propria opinione, indipendentemente dal loro stato sociale. André ed io siamo cresciuti insieme e ci fidiamo l'uno dell'altra da sempre. Pertanto, non c'è differenza tra noi. Siamo uguali."

"Devo dirvelo, siete eccezionale, Comandante Oscar." Alain era rimasto molto impressionato dalle parole appena udite.

"Puoi chiamarmi Colonnello." Oscar lo guardò con un'espressione maliziosa sul viso.

Alain strinse gli occhi a fessure e sollevò un sopracciglio con aria interrogativa. "Perché?"

"Mi piace un po' di più", replicò Oscar, seria.

Alain continuò ad osservarli, ma subito tornò impassibile. "Non mi interessa davvero come volete che vi chiami, Colonnello Oscar Francois de Jarjayes."

"Sembra molto meglio." Oscar improvvisamente gli rivolse un sorriso misterioso.

"Senti un po', Alain ..." André intervenne a questo proposito. Indovinava a cosa si riferiva Oscar. "... hai mai pensato di arruolarti nei Soldati della Guardia?"

"Perché vuoi saperlo?" Alain ora lo guardò con curiosità.

"Così, tanto per sapere", tergiversò André.

"André vuole dire che potrebbe voler diventare un soldato. E poiché è di discendenza borghese, non può unirsi alla Guardia Reale", commentò Oscar.

"Sta dicendo la verità, André?", chiese Alain al giovane, ed egli rispose di sì.

"Oscar sta dicendo il vero, vorrei arruolarmi come Soldato della Guardia. I soldi stanno diventando sempre più scarsi e le tasse più alte." Strizzò di nuovo gli occhi a Oscar, come se gliene avesse dato la colpa.

Il sorriso morì sulle labbra di Oscar. Conosceva la vera situazione dei normali cittadini, ma sfortunatamente non poteva farci niente. "Non guardarmi così, Alain. Conosco davvero la realtà del popolo e comprendo appieno la tua avversione verso la nobiltà."

"Oscar è la persona più gentile che conosca, Alain, credimi." André continuò per lei. "Sta facendo del suo meglio per fare la differenza. Ma cosa può fare una goccia contro un intero mare?"

"André, per favore ..."

"È vero, Oscar ..."

Più Alain rimase con i due, più ne ebbe una diversa impressione rispetto alla prima avuta nella locanda. Cadde in un dilemma: da un lato, era ancora sospettoso verso Oscar, dall'altro vide qualcosa in lei che le diede una certa credibilità. E André in qualche modo non sembrava aver mentito. Ad Alain sembrava davvero sincero. Per quanto riguardava Oscar, beh ... Poteva anche essere che lo fosse. Forse lo avrebbe aiutato un po' di più se avesse avuto modo di conoscerla meglio. "Perdonatemi, Colonnello, vi ho giudicato male." Porse ad Oscar improvvisamente la mano: "Mi rendo conto solo ora che siete diverso."

"Va tutto bene, Alain." Oscar afferrò la sua grande mano e la strinse con perizia. "Sono solo stanca." Non si riferiva alla fatica che veniva dal sonno, ma al suo fardello.

Alain la guardò mentre si concedeva uno sguardo più profondo nei suoi occhi. Nonostante l'oscurità, riconobbe la tristezza ben nascosta in quella giovane donna. Aveva dei bellissimi occhi blu e una mano piacevole e gentile, anche se lei la strinse come un soldato. La lasciò andare e si rivolse ad André. "Ci vediamo come promesso, amico mio." Per la seconda volta quella sera gli porse la mano. "E portala a casa in sicurezza. Sembra davvero esausta."

"E' quello che voglio fare, Alain." André gli strinse la mano molto più di Oscar. "E non vedo l'ora di bere una birra con te!" Sorrise al pensiero e galoppò via con Oscar.

Alain li osservò per un po' prima di andarsene. Una strana aura fluì attraverso di lui. Gli sembrava che avesse già familiarità con i due. Come se li avesse conosciuti tanto tempo prima e non potesse ricordarselo. "Ridicolo", pensò tra sé e sé, ridendo di sé stesso: la birra gli aveva sicuramente dato alla testa e per questo la pensava così. In ogni caso, era stata una piacevole conoscenza. Anche se non era uno di quelli che apprezzava i nobili, non aveva nulla da obiettare su di loro. Almeno non per quanto riguardava Oscar. Un po' strana lo era, ma non così tanto. Forse era davvero molto diversa dalla gente come lei, nobile. Lo avrebbe scoperto da André. Alain continuò a camminare a gambe larghe mentre tornava a casa e si mise le mani dietro la testa. André aveva all'incirca la sua stessa età e fin dal primo momento gli aveva fatto un'ottima impressione. Si rallegrava segretamente per quella birra che avrebbe bevuto con lui e si chiedeva dove avrebbe condotto questa nuova amicizia.