Una seconda vita
Capitolo 31 - Rosa o lillà?
Madame de Soisson li stava aspettando tutti alla tavola imbandita a festa anche se in modo modesto. Si congratulò di tutto cuore con la coppia di sposini di ritorno dalla chiesa e li fece accomodare ai posti d'onore a tavola. Non c'erano regali. A causa della povertà e della sofferenza della gente, Oscar e André non ne avrebbero voluti comunque. La celebrazione della cerimonia in compagnia dei loro amici più stretti e del loro utile supporto, erano stati per loro il dono e la gioia più grandi. Lo stesso valse per il cibo. Pesce fritto, pollo al forno con una salsa invitante, patate e pane morbido. Non era molto, ma era gustoso e abbondante. Ed ebbero anche il vino, una varietà eccezionalmente pregiata, proveniente dalle cantine dei Jarjayes.
Neanche felicità e divertimento mancarono. Soprattutto da parte di Alain, che abbondò con battute suggestive e ironiche a spese dello sposo. Fu più cauto con la sposa, nonostante l'eccessivo consumo di vino. Mancavano solo la musica e le danze per completare la festa.
"C'è un vecchio pianoforte al piano superiore!" realizzò all'improvviso Bernard.
"E io so suonare bene!" aggiunse Rosalie, seduta al suo fianco.
"Che cosa ci facciamo ancora qui? Andiamo di sopra, allora." Alain si alzò sulle gambe incerte e si fregò le mani. "Mi piacerebbe danzare un po' con la sposa!"
"Te lo puoi scordare, amico!" Anche André si era alzato a quel punto. A differenza dei suoi amici, lui e Oscar erano sobri. Non avevano bevuto molto tranne un piccolo sorso per brindare. "Sarò l'unico a ballare con Oscar! E poi non sapevo che tu sapessi farlo!"
"Andrà tutto bene, amico!" Alain venne verso di lui ridendo, per stringergli ancora una volta la spalla. "Naturalmente tu ballerai con lei per primo, è assodato!"
"Ora basta, ballerò con entrambi!" Oscar inaspettatamente si avvicinò con tutta la sua bellezza e grazia a suo marito. "... altrimenti dovrai ballare senza di me! E suonerò anche il pianoforte!" Abbracciò André e mostrò un sorriso raggiante. "Suggerisco di prendere i bicchieri, andare di sopra e ballare."
"Ottima proposta, Madame Grandier!" convenne Bernard benevolmente, poi li condusse tutti al piano superiore dove c'era un salone non troppo grande, arredato con alcune sedie, un camino e un pianoforte. Sorprendentemente, tutti i mobili erano in buono stato e privi di polvere. Rapidamente furono accese le candele sulle mensole, le sedie messe da parte in modo da creare nel mezzo uno spazio libero.
Come da tradizione il primo ballo fu tra la sposa e lo sposo. Rosalie si sedette al piano e iniziò a suonare. Bernard le stava accanto, sorseggiando il suo vino, ascoltando la musica suonata dalla moglie, osservando intensamente la coppia che ballava. Accanto a lui c'era Alain con sua madre e sua sorella. Gli occhi di Diane e Madame de Soisson brillavano di emozione. Alain guardò la coppia di sposini con un misto di incredulità e commozione. André e Oscar fluttuavano agili al dolce suono della melodia, come piume che leggiadre volteggiavano nell'aria - avanti e indietro e poi in un ampio cerchio. Una danza di corte, senza uno stretto contatto con il corpo. Solo le loro mani si toccavano delicatamente.
La musica finì, la coppia eseguì gli ultimi passi di danza e si fermò vicino al piccolo gruppo accanto al pianoforte.
"Mi permetterete di ballare con voi adesso, Colonnello?" Chiese Alain, cercando di sembrare più educato dei suoi modi abituali. "Vi ho appena guardato e ho scoperto che una danza simile sono in grado di farla tutti."
"Va bene, sono d'accordo. Ma guai a te se mi pesterai i piedi!" Oscar porse ad Alain la sua mano e fece cenno a Rosalie di riprendere a suonare.
Con riluttanza André guardò ballare la sua Oscar con Alain. Non era a causa del suo amico, però. E' che avrebbe voluto averla tutta per lui. Era egoista pensare così, lo sapeva, ma in un giorno così particolare della sua seconda vita, il suo desiderio gli sembrava giustificato. "... almeno non balla con il Conte di Fersen ...", si consolò André allo stesso tempo. Per distrarre i suoi pensieri e abbreviare l'attesa, si rivolse alle due signore accanto a lui: "Madame de Soisson? Diane? Qualcuna di voi mi onora di questo ballo?".
"Sono troppo vecchia per questo, André, ma grazie." Madame de Soisson declinò gentilmente.
Diane, d'altra parte, abbassò tristemente la testa. "Io non so ballare come te e Madame Oscar ..."
"È facile", disse André porgendogli la mano e sorridendo: "Dai, ti faccio vedere come si fa."
Diane si lasciò persuadere. André era un bravo ballerino e la fanciulla, agile di suo, imparava velocemente. Non aveva bisogno di fare molto se non lasciarsi guidare.
Oscar, d'altra parte, ebbe un momento più difficile con il suo cavaliere. Alain conosceva solo la danza popolare e non quella della nobile società. Riuscì con non poca fatica a non pestare i piedi a Oscar, ma non a tenere il passo con lei. Era piuttosto frastornato a causa della quantità di vino che aveva bevuto... "Uno spadaccino eccellente, ma come ballerino lascia parecchio a desiderare …", pensò Oscar tra sé, ricordando alcuni momenti della sua vita passata, quando ebbe il duello con Alain. Oscar vinse, ma fu un combattimento davvero duro, e pochi erano in grado di metterla in difficoltà in un duello.
"Penso che farei meglio a rinunciare." Alain la strappò dai suoi pensieri e si fermò inaspettatamente. "Devo ammettere che non sono all'altezza, Colonnello."
"Sono d'accordo Alain." Rispose Oscar, guardandolo con tenerezza.
"Non posso guardarti ballare, Alain!" Bernard apparve dal nulla e fece un inchino a Oscar: "Posso avere l'onore di ballare con voi, Madame Oscar?"
"Perché no?" Oscar accettò e ballò con lui fino alla fine della canzone. Bernard si rivelò essere un ballerino migliore, eppure Oscar avrebbe voluto che finisse presto. Non le piacevano le danze, ma era il suo matrimonio, e non voleva essere scortese. "Suonerò il pianoforte dopo Rosalie", disse a Bernard: "Anche a lei piacerà ballare."
"Può darsi di si, Oscar, ma voi siete la sposa e ..."
"Questo non mi infastidisce", non lo lasciò continuare: "Tutti devono divertirsi oggi. E oltre a me e Rosalie, nessuno può suonare il piano. O sbaglio?"
"Avete ragione, Oscar." Rispose Bernard.
Fu così che i presenti ebbero il piacere di sentire Oscar suonare il piano e udire armoniose melodie. André non riuscì a starle accanto. Scambiava spesso partner di ballo con Bernard. Prima con Diane, poi con Rosalie e poi di nuovo con Diane. Segretamente si chiese quanto ci sarebbe voluto e quando sarebbe potuto tornare a danzare con Oscar. Sapeva con certezza che l'indomani sua moglie avrebbe rimesso l'uniforme e avrebbe ripreso le sue vecchie abitudini. Oggi era un'eccezione che non sarebbe ricapitata più tanto presto.
Ad un certo punto la musica finì, ma Oscar non volle più ballare. Né con lui né con nessun altro. Per André era un peccato, ma in fondo la prese bene. La cosa importante era che poteva stare di nuovo al fianco di Oscar e tenerle la mano. La sua presenza e la consapevolezza di essere sua moglie legalmente lo hanno ripagavano di tutto.
A tarda notte la festa finì. Di buon umore, alticci, pieni di buon cibo e soddisfatti della festa, gli amici degli sposi chiesero di congedarsi. Oscar e André furono accompagnati nei locali al piano inferiore. Bernard aprì la grande porta doppia e diede la chiave a Oscar. "Tutto il meglio per voi ragazzi. Ci vediamo domani."
"E non fate troppo rumore!", commentò Alain, facendo l'occhiolino alla coppia con ambiguità.
Oscar lo punì con i suoi occhi acuti e André aveva voglia di ammonirlo, ma Alain stava già barcollando verso la porta ridendo a crepapelle.
"Per favore, non prendetelo sul serio", disse subito sua madre. "È sempre così."
"Non si preoccupi Madame", rispose Oscar con espressione dolce. "Non lo biasimiamo."
Dopo Madame de Soisson anche Diane e Rosalie salutarono con ulteriori congratulazioni. Oscar e André entrarono nelle stanze che Bernard aveva indicato loro, per poi rinchiuderla con la chiave. Le stanze avevano le stesse dimensioni di quella in cui avevano danzato. Solo non c'erano né angolo cottura, né tavolo con sedie. Un piccolo lampadario con candele dalla luce soffusa illuminava l'ambiente. Qualcuno era stato qui prima di loro. André ricordò che verso la fine della festa, Bernard a turno con Rosalie e Diane avevano lasciato la sala da ballo per alcuni minuti per poi ritornare. Tutto era stato ben pianificato e organizzato solo per loro!
"Qui possiamo ballare un altro po'", disse Oscar davanti ad André.
"Senza musica?" Si domandò André, ma immediatamente sistemò il suo braccio sinistro intorno a lei e la tirò a sé.
Oscar gli rivolse uno sguardo malizioso da sotto le ciglia. "Immagina la musica, marito mio."
Già la parola "marito" suonava come una dolce melodia alle orecchie di André, soprattutto pronunciata da Oscar. "Io …" André si fermò di colpo dopo un giro. Il suo sguardo sembrava ancora più profondo, ancora più penetrante. "Ho sognato spesso questo momento, ma non avrei mai pensato che sarebbe diventato realtà. Hai realizzato il mio sogno e ti amo ancora di più per questo."
"L'ho fatto solo per te. E perché ti amo con tutto il cuore", confessò Oscar sinceramente, ma appena percettibile e subito una dolorosa morsa passò attraverso il suo stomaco. Quello che aveva già fatto per lui non le sembrava abbastanza. Le faceva sentire che aveva bisogno di fare di più, dargli di più - come compensazione per tutto il dolore di cui era stata responsabile nella sua vita precedente. Aveva spesso cercato di non pensarci, di ignorarlo, ma era sempre lì, come una sorta di ricordo del suo passato. Doveva vivere con quel peso e abituarsi ad esso. Come il suo corpo rinato si era abituato a vivere con lei nella forma di una voce e con le immagini dei sogni. Ora era diverso, si era fusa con il suo secondo io, era diventata tutt'uno con lei, e anche André, e voleva renderlo felice. Ancora più felice degli ultimi giorni passati insieme nell'altra vita e per molto più tempo.
"Vuoi ancora ballare?" chiese Oscar.
André capì il motivo della domanda e sorrise ampiamente. "Non necessariamente. A meno che tu lo voglia."
"Tu sei il mio uomo, André, e mio marito e farò ciò che desideri."
Avevano realizzato uno dei loro sogni, Oscar era felice di essere riuscita nel suo intento. Un vero matrimonio, sancito dalla Chiesa e non più solo una solenne promessa, per quanto dolce potesse essere.
"Va bene", disse André. "Penso che abbiamo ballato abbastanza per oggi. Andiamo a dormire." La lasciò andare, la prese per mano e si guardò intorno nella stanza. "Hmm? Quale delle due stanze prendiamo?"
"Quella dove è stato preparato un letto per noi due." Oscar lo accompagnò, indicando una stanza. "... laggiù, insieme ad un'altra sorpresa."
André la guardò stupito. Non voleva altre sorprese. Oscar aveva fatto già tanto per lui oggi: aveva indossato un bellissimo abito, aveva ballato con lui e l'aveva sposato; un sogno realizzato. "Oscar, non voglio altre sorprese, tu sei il miglior dono che potessi ricevere, la giornata di oggi è stata un magnifico regalo, e poi io non ti ho preparato niente."
"André, tu meriti molto di più, e per quanto mi riguarda, sei tu il mio regalo; ma ti prometto che sarà l'ultima… per oggi".
L'uomo lusingato disse sorridendo: "Per amor tuo l'accetto, ma che sia davvero l'ultima."
La camera da letto non era troppo grande. Somigliava molto alla stanza da cui provenivano, solo qui c'era un ampio letto che occupava quasi metà della stanza. All'altro capo, un fuoco crepitava nel camino. C'erano due appendiabiti vicino alla finestra chiusa da tende spesse. Uno aveva l'uniforme di Oscar, l'altro gli abiti di André! Ma come ci erano arrivati lì? La madre di Alain, pensò André. Era rimasta qui mentre tutti erano in chiesa! Quindi poteva essere stata solo lei! Altrimenti, chi avrebbe potuto portare le loro cose qui. Era quella la sorpresa? Se era così, allora non si sarebbe sentito in colpa per non aver fatto un regalo ad Oscar. "E' molto comodo qui", disse André: "Ed è bello e caldo."
"Hai guardato sul caminetto?" Sottolineò Oscar, indicandolo. "C'è la sorpresa lì sopra."
"Davvero?" Evidentemente gli era sfuggito. Si avvicinò e studiò il camino più attentamente. Sulla mensola del caminetto vide due vasi di fiori freschi. Ma non poteva essere definita una vera e propria sorpresa! Era tradizione mettere fiori nei vasi per riempire le stanze con la loro fresca fragranza. Sua nonna a palazzo lo faceva ogni giorno.
Oscar si avvicinò al marito con il cuore in tumulto. Non vedeva l'ora di assistere alla sua reazione. André guardò i due vasi da un punto più ravvicinato. In uno c'erano delle magnifiche rose bianche. André sorrise. Amava le rose bianche; doveva essere questa la sorpresa di Oscar. Che pensiero dolce, se ne era ricordata.
I suoi occhi si spostarono sull'altro vaso e restò di sasso, Oscar non aveva messo solo le rose. Nell'altro vaso c'era un mazzetto di lillà. Quei fiori gli ricordavano qualcosa, ma non riusciva ad afferrare… Si rivolse a Oscar. "Capisco le rose, ma perché i lillà?" Non ne capiva il significato. Cosa voleva dirgli con questo? Certamente aveva qualcosa a che fare con la sua vita passata! Era questa la sorpresa! Voleva suggerirgli qualcosa, qualcosa di specifico!
Oscar non lo stava più guardando. I suoi occhi blu passavano dalle rose ai lillà e riflettevano il bagliore della luce proveniente dal fuoco del camino; i suoi lineamenti sottili mostravano che era distratta. "Ho pensato spesso alla mia prima vita. Nessuno mi ha chiesto se volevo essere educata come un uomo. E questo ha avuto anche i suoi vantaggi, lo ammetto. Non incolpo nessuno, specialmente mio padre. Con la sua educazione, mi ha aperto la via a molte possibilità, possibilità che una donna comune non può avere. Gliene sono persino grata. Ma a un certo punto i sentimenti di una donna possono risvegliarsi e diventare più forti - possono ribaltare tutta una vita. È così che è stato con me e non voglio provarlo di nuovo. Sono d'accordo con te, André: non puoi combattere contro la natura, una rosa, che sia bianca o rossa, non potrà mai essere un lillà. Ma una rosa ha delle spine. Quando la rosa appassisce, ne restano solo le pungenti spine. Con ciò intendo che le donne possono essere brave come gli uomini. Basta non dimenticare chi sei veramente e non sopprimere i tuoi sentimenti. Condurrò una doppia vita da oggi, André! Con te al mio fianco sarò una donna e per il resto del mondo agirò come un uomo. Come richiede l'istruzione impartitami da mio padre." Si girò e guardò suo marito.
André l'aveva ascoltata attentamente. Deglutì per trovare di nuovo la voce. "Ma Oscar ... non puoi essere sia una rosa che un lillà allo stesso tempo ... non funzionerà ..."
"Ti proverò il contrario!" Oscar gli si avvicinò, superò l'ultima distanza tra loro e posò delicatamente la mano destra sulla sua guancia. "Può darsi che rose e lillà siano fondamentalmente diversi, ma hanno una cosa in comune."
"Sarebbe?", domanda André, ignaro.
Oscar tracciò il contorno delle sue labbra con il pollice. Il suo sguardo penetrante e nello stesso tempo amorevole lo ammaliava e la sua bocca bramava un bacio. "Rose e lillà, mio caro amore, sono entrambi bellissimi fiori."
Questo convinse André. La sua opinione che una rosa non potesse mai essere un lillà, e che quindi una donna non potesse anche fare anche faccende da uomo cominciò a vacillare. Oscar era bellissima come una rosa per lui, ed era un soldato eccezionale. Questi due opposti sembravano convivere bene in lei. "Probabilmente è vero", tornò alla sua ultima frase. Le mise le braccia attorno e le sue dita armeggiarono ciecamente lungo la schiena, cercando le fettucce del suo corpetto. Lui ridacchiò e la guardò con la stessa intensità. "Quindi ho il privilegio di tagliare queste spine."
"Fai ciò che credi. Ma solo per oggi. Domani prenderò di nuovo io il comando", replicò Oscar sfacciatamente e le sue mani scivolarono attorno al suo collo. Il fuoco della passione si accese in lei sempre di più. Le sue dita armeggiarono con il nastro dei suoi capelli, il torace si abbassò e sollevò più velocemente. Sembrava che il corpetto la derubasse dell'aria ancor più di prima. Allungò il bellissimo collo di cigno, attirò il viso di André verso di sé e premette le labbra morbide sulla sua bocca.
