Una seconda vita

Capitolo 35 – Rottura

Una luce avvolse Oscar e la trascinò ostinatamente fuori dal suo sonno senza sogni. Aveva ancora una mano appoggiata sul suo ventre e l'altra sotto il suo cuscino, esattamente come si era addormentata. Aprì gli occhi e vide Nanny tirare le tende della finestra per far entrare più luce nella sua stanza. Oscar si voltò e poi si sedette. Una leggera nausea si impadronì di lei, cercò di non darlo a vedere, senza stendere la mano sulla pancia o coprirsi la bocca. Non voleva attirare l'attenzione, del resto la nausea sarebbe passata da sola, come ogni mattina. All'improvviso gli eventi della sera prima le tornarono in mente, tormentandola.
Nanny fissò le tende con un nastro e si voltò: "Oh, buongiorno, Madamigella Oscar! Dormito bene?"
"Buongiorno, Nanny." Oscar scostò le coperte, e abbassando i piedi dal letto si infilò le pantofole. Come previsto, la nausea lentamente si calmò. "Ho dormito bene, grazie", disse non del tutto onestamente, alzandosi. Per non dover più guardare la donna, Oscar andò verso la bacinella accanto al paravento e iniziò come al solito a lavarsi. Non poteva più guardare la dolce vecchina e nascondere il fatto che presto sarebbe diventata bisnonna.
"Cara, un messaggero è stato qui un'ora fa e ha riferito che Sua Maestà vuole vederti", disse la governante mentre piegava la biancheria. Non aveva la minima idea dei sentimenti che provava per suo nipote, figuriamoci se avesse scoperto tutto il resto!
Oscar finì di lavarsi e prese l'asciugamano. "André è già sveglio?" chiese a Nanny senza espressione.
"Sta facendo colazione in cucina proprio ora, Oscar", rispose la donna senza interrompere il suo lavoro.
Oscar dopo essersi asciugata, cercò i suoi abiti puliti e si vestì rapidamente. Poi indossò la giacca dell'uniforme. "Quando ha finito, digli di sellare il mio cavallo. Andrò subito da Sua Maestà."
La governante finì di sistemare le coperte del letto e poi si è rivolse alla sua protetta. "Non vorresti prima qualcosa da mangiare, cara? Ho già portato la colazione. E' sul tavolo del salone."
"Grazie, Nanny." Oscar passò dalla sua camera da letto al salone mentre abbottonava la giacca rosso fuoco dell'uniforme. Continuava a non guardare la donna. La coscienza sporca le rodeva l'anima sempre più.
Nanny scosse la testa costernata per questo comportamento. Quanto avrebbe voluto che Oscar avesse accettato il consiglio della madre e avesse preferito gli arresti domiciliari per alcuni mesi piuttosto che essere bandita per un anno. Madame de Jarjayes aveva avuto buone intenzioni con sua figlia, ma Oscar non l'avrebbe mai accettato. Perché era stata cresciuta come un uomo?! E perché aveva preferito l'esilio agli arresti domiciliari? Nanny non capiva. Era dispiaciuta per la sua bambina. Avrebbe voluto risparmiarle i pesanti doveri che le erano sempre stati imposti a causa della sua educazione maschile. Ma sapeva anche che sarebbe stato impossibile. Era troppo tardi per cambiare qualcosa nell'educazione ormai ricevuta – gli insegnamenti di suo padre erano troppo ben radicati in lei e non era possibile tornare indietro. Almeno André era sempre al suo fianco e l'avrebbe accompagnata nel lungo esilio. Nanny sospirò con nostalgia mentre lasciava il salone di Oscar e si dirigeva verso la cucina.
Anche se era sempre stata severa con suo nipote, lei lo amava come se fosse suo figlio. Il suo povero nipote! Troppo spesso aveva notato i suoi sguardi quando guardava Oscar e non si sentiva osservato. In essi giaceva un amore e un affetto nascosto, che solo lei, sua nonna, sembrava percepire. André aveva già negato una volta di provare qualcosa per Oscar. Lei era la sua amica d'infanzia, con la quale era cresciuto, e molto probabilmente era la sua ragione di vita già da allora. Aveva mentito non solo ai suoi simili, ma anche a se stesso. E Oscar non si sarebbe mai accorta dei suoi sentimenti, per non parlare poi della possibilità di ricambiare questo amore. A dividerli, oltre la sua educazione, c'era la differenza di rango. Nanny si dispiacque per entrambi con tutto il suo cuore. Ma non poteva fare altro che guardare suo nipote e la sua bambina da lontano senza poter far nulla.

Sua Maestà la Regina invitò immediatamente Oscar ad accomodarsi nelle sue stanze, allontanando tutte le sue dame di corte. "Avete riposato bene, mia cara Oscar?" Maria Antonietta era in ansia, voleva avere notizie sulla salute della sua amica più cara.
"Grazie, Vostra Maestà, si, sto bene", disse Oscar in tutta sincerità, "Mio padre ieri sera mi ha comunicato il nuovo incarico."
"Così presto?" Questo sorprese davvero Maria Antonietta: "Spero che la mia decisione non sia stata troppo dura per voi."
"Per niente, Vostra Maestà. Ho capito molto bene il significato delle vostre richieste, vi devo i miei ringraziamenti." Oscar cercò di rimanere oggettiva e di mantenere il suo imperscrutabile atteggiamento. Nessuno avrebbe dovuto sapere cosa stava realmente accadendo dentro di lei: confusione, disorientamento e felicità per la gravidanza erano solo alcuni dei suoi sentimenti.
"Non ditelo nemmeno, Oscar. Il problema è che non sono riuscita a pensare a niente di meglio", le disse Maria Antonietta in confidenza. Si erano sedute come il giorno prima, su un divanetto l'una di fronte all'altra. "E, naturalmente, non vi sto chiedendo di viaggiare per la Francia nelle vostre condizioni."
Oscar colse l'occasione per porle le domande che la preoccupavano dalla sera prima "Avete in mente un posto particolare?"
"Non siete obbligata, Oscar, sappiatelo. Ma vi consiglio di andare nel sud del paese. Sulla costa verso il Mediterraneo, al confine con la Spagna c'è un porto. Lì la gente è cordiale, ho sentito dire. E' un luogo appartato dal mondo, ma con locande, una chiesa e alloggi in affitto. È meglio comprare una casa, comunque, è più economico. Vi darò un certificato che attesta che avete il permesso del Re per poterlo fare", disse Maria Antonietta in modo così deciso che Oscar non ebbe la possibilità di rispondere. "In quale giorno esatto intendete partire?", chiese in seguito la Regina.
"Questo io non lo so... Non ne sono ancora sicura...", disse Oscar preoccupata: "Forse dopodomani al più tardi..."
Maria Antonietta annuì impercettibilmente, come se si aspettasse già la risposta. "Allora tornate da me domani e avrete l'atto di proprietà. E altre cose di cui potreste avere bisogno."
"Vostra Maestà, no!" Oscar l'interruppe involontariamente. Quello era un po' troppo per lei. "Per favore, avete già fatto abbastanza per me."
"Cosa state dicendo, Oscar?!" Quasi indignata, Maria Antonietta sgranò gli occhi, ma si ricompose immediatamente. Avrebbe dovuto sapere com'èra Oscar e che non avrebbe mai accettato l'aiuto di nessuno. Forse essere Regina aveva i suoi vantaggi, dopotutto. Forzare un po' Oscar ad accettare era l'unica soluzione, non avrebbe potuto contraddirla e lei avrebbe potuto aiutarla. "È il minimo che posso fare per voi, cara Oscar. Siete una persona meravigliosa!"

"Così mi mettete in imbarazzo, Maestà..." confessò Oscar dolcemente.

"Voi vi sentite in imbarazzo?" Maria Antonietta sorrise. Imbarazzare Oscar era praticamente impossibile. Mentre veniva molto naturale essere indulgente con lei: "Va bene, Oscar. Cercherò di non farlo più."

Oscar tirò un sospiro di sollievo. Non avrebbe potuto sopportare altra carità. In realtà, durante il suo lungo servizio presso la famiglia reale, aveva accumulato lei stessa una piccola fortuna. Questa le sarebbe durata anche più di un anno. Maria Antonietta le pose ulteriori domande al riguardo, ma senza scendere nei dettagli: "Ditemi, Oscar, avete già scelto i vostri accompagnatori?"

"Non ancora, Vostra Maestà, ma ne ho già in mente qualcuno."

"E sono affidabili?"

"Sì, assolutamente."

"Molto bene, Oscar..." Maria Antonietta fece un respiro profondo. La domanda successiva avrebbe certamente colpito nel profondo molto duramente Oscar, ma anche questo punto doveva essere chiarito. Maria Antonietta abbassò la voce e chiese con cautela: "C'è anche una giovane coppia senza figli tra i prescelti?"

"Forse..." In Oscar lentamente si fece strada un brutto presentimento. Questo interrogatorio le sembrava strano. Osò domandare: "Posso sapere perché me lo state chiedendo?"

"Vi prego, non fraintendetemi, Oscar..." Maria Antonietta sembrava insicura su come proseguire il discorso, le sue dita afferrarono il ventaglio chiuso e lo strinsero forte. Non voleva ferire Oscar e a malapena osò guardarla negli occhi. "...avete pensato a cosa succederà al piccolo quando tornerete dall'esilio?"

Oscar sembrò essere stata colpita al volto da un pugno tremendo! No, non l'aveva fatto! La sua mano si poggiò meccanicamente sul suo ventre. La Regina le aveva rivelato un altro problema a cui lei non aveva soluzione! Far venire al mondo il bambino in un luogo segreto era ancora una cosa fattibile, ma tornare a casa con lui sarebbe stato un suicidio! Sia per il piccolo, che per André!

Quando provò a immaginare cosa gli sarebbe potuto accadere, il petto le si contrasse dolorosamente! Il suo cuore sanguinò, si spezzò in mille frammenti. Non poteva permettere che accadesse qualcosa alla sua famiglia, al suo bambino non ancora venuto al mondo! Doveva evitare tutto ciò! Le tornò alla memoria la giovane coppia che aveva scelto come suoi compagni di viaggio. Così anche Sua Maestà ci aveva pensato, e le aveva dato un consiglio molto prezioso ma altrettanto doloroso: rinunciare all'uniforme e alla sua vita vissuta fino ad ora o lasciare il piccolo alla coppia di sua fiducia che se ne sarebbe preso cura. Che cosa crudele! Il solo pensiero di dover abbandonare suo figlio la inorridiva! In ogni caso, sarebbe stato esposto ad un futuro incerto! E André? Avrebbe accettato tutto questo? Sarebbe stato in grado di affrontare un distacco simile? L'avrebbe amata anche dopo? In caso contrario, allora lei si meritava qualsiasi castigo il destino le avesse voluto riservare! Che cosa aveva fatto?! Era intervenuta cambiando gli eventi, aveva giocato modificando il proprio destino e quello di André e ora veniva severamente punita per questo! "Non mi arrenderò mai", ringhiò… Ansimò ripetutamente e prese a pugni il suo ginocchio, come a volersi punire. Sul suo volto si leggeva una rabbia impotente e nei suoi occhi le lacrime iniziarono a scorrere senza vergogna.

"Oscar... amica mia" La dolce voce di Maria Antonietta la riportò alla realtà. "...se solo sapessi come aiutarvi..."

"Vi prego Mia Regina..." Oscar non la fece continuare. Con un gesto deciso si asciugò le lacrime. Che cosa le era successo? Dov'erano finite la sua disciplina e il suo controllo? Era forse a causa della gravidanza che era diventata improvvisamente così sensibile? Si impose di riprendere il controllo di sé, mise a tacere i suoi sentimenti e si rivolse alla Regina con più compostezza. "Mi avete aiutato più di quanto io abbia mai osato sperare... Per favore, lasciate fare a me d'ora in avanti, altrimenti non potrò accettare altro da voi..."

"Capisco cosa intendete, Oscar. Farò come desiderate." Maria Antonietta cercò di sembrare serena mostrando un sorriso gentile. "Ma fatemi sapere immediatamente se dovesse succedere qualcosa o se doveste essere nei guai."

"Certo, Vostra Maestà", promise Oscar e desiderando di essere già lontana. Preferibilmente in un'altra parte del mondo.

André era di cattivo umore sin dalle prime luci dell'alba. Non riusciva più a capire Oscar. E non aveva ancora avuto occasione di parlarle da solo per chiedere spiegazioni riguardo a tutto ciò che stava succedendo!

"André, potresti farmi un favore?" gli aveva chiesto nella stalla quella mattina mentre le sellava il cavallo.

"Qualsiasi cosa, Oscar" aveva risposto solerte.

"Va' a Parigi e chiedi ad Alain se possiamo incontrarlo stasera. Se è d'accordo, passa anche da Rosalie e Bernard, ci incontreremo tutti insieme. Ho qualcosa da dire e una decisione da prendere riguardanti le richieste di Sua Maestà. Mentre tu sarai a Parigi, io andrò a parlarle."

"Non c'è nessun problema per quanto riguarda Alain, ma per quale motivo dovresti andare dalla Regina senza di me?"

"Questa è una cosa tra me e lei", aveva appena detto Oscar, che era montata a cavallo ed era partita al galoppo senza dire altro. Questo lo aveva reso nervoso e scostante. Tuttavia, si mise in viaggio verso Parigi, come gli aveva chiesto Oscar. Prima si recò da Alain, poi da Bernard. A entrambi raccontò gli eventi della sera prima e ricevette la medesima risposta: "Cosa ti aspettavi da Sua Maestà, amico mio?", gli disse con disprezzo Alain: "Devi solo biasimare te stesso, questo comportamento può essere considerato alto tradimento! Ammiro il coraggio di tua moglie, credimi, ma lei dovrebbe stare più attenta a quello che dice! Essere più mite nei suoi commenti! Se fossi in te, la convincerei a dimettersi da Comandante della Guardia Reale. Forse potrai dirglielo durante l'anno del suo esilio?! Spero si arrivi solo a questo. Sono sicuro che sarete occupati l'uno con l'altra in qualunque posto sarete. Ma lascia che ti dica una cosa, amico: puoi venire da noi in qualsiasi momento! Questo significa anche stasera stessa!" Madame de Soisson e Diane confermarono la sua dichiarazione.

André poi andò da Bernard e Rosalie, che fortunatamente aveva trovato a casa. Come prevedeva anche loro si dimostrarono subito disponibili ad incontrare Alain quella sera.

"Povera Madame Oscar! Certo che vi accompagnerò", disse con enfasi Rosalie e Bernard la appoggiò: "Naturalmente verrò anch'io! Non mi piacciono molto gli aristocratici, ma Madame Oscar è un'eccezione. È molto diversa dagli altri nobili. Ammiro molto il suo coraggio e non capisco cosa spera di ottenere restando ancora a Corte. Se il suo cuore batte per noi comuni cittadini, allora deve abbandonare l'uniforme e condurre la vita di una donna comune. Tua moglie, André! Dovresti cercare di farglielo capire. E' decisamente sprecata per quei cortigiani arroganti e per la Regina."

André era d'accordo con il suo amico, aveva ragione. Ma non poteva dirgli che Oscar sarebbe rimasta con la Regina fino alla fine. Nella sua vita passata Oscar avrebbe lasciato Sua Maestà solo alla vigilia della Rivoluzione, quando tutti i suoi tentativi di farla ragionare erano ormai falliti e le rivolte popolari erano già scoppiate. In ogni caso, André l'avrebbe sostenuta, qualunque scelta avesse preso. Sapeva bene quanto loro che il futuro della Francia era in grave pericolo, se si fossero arresi troppo presto. Ma non gli era permesso di dirlo ai suoi amici.

Dopo aver recato visita a Bernard e Rosalie, André tornò a casa. Era già ora di cena, ma Oscar non era ancora tornata. Se ne accorse dalla mancanza del suo cavallo nella stalla. Così era ancora con la Regina.

André liberò il suo cavallo dalla sella. Lentamente e senza fretta.

La Regina! La sua posizione era in pericolo, stava ormai diventando sempre più impopolare agli occhi della gente comune. Dopo che aveva bandito Oscar in modo così oltraggioso, anche lui aveva dubitato di lei. Fra l'altro non riusciva a comprendere il perché di quelle richieste assurde! Sua moglie non meritava di essere trattata così! Beh, l'esilio avrebbe avuto i suoi vantaggi. Avrebbero avuto più tempo da trascorrere da soli, un intero anno, addirittura – ma… obbligare Oscar ad indossare un vestito di nuovo. Certo, anche a lui avrebbe fatto piacere rivederla vestita da donna ma non per motivi assurdi e incomprensibili! E la carrozza? Oscar era da sempre stato un amazzone eccellente!

Più ci rifletteva André, meno capiva il comportamento di Sua Maestà. In qualche modo era stata obbligata ad agire così. Per il resto era sempre stata molto gentile, soprattutto con Oscar! Egli la conosceva esattamente come un attendente poteva conoscere la sua Regina, proprio come nella sua vita precedente. Eppure o Oscar si era spinta un po' troppo oltre questa volta, o Maria Antonietta stava mostrando il suo vero volto, di cui Oscar non avrebbe mai sospettato nulla!? André desiderava essere stato lì per sapere cosa era successo tra le due donne! Oscar non aveva voluto affrontare l'argomento, e suo padre si era appena espresso in maniera alquanto brusca...

André lasciò il suo cavallo nelle scuderie, dopo avergli tolto la sella e fornito acqua e cibo. Non si accorse che nel frattempo si era aperta la grande porta delle stalle e Oscar era entrata con il suo Cesàr. Solo la sua voce lo riscosse dai suoi pensieri: "André?" Lui fece per voltarsi e se la trovò di fronte. "Sei stato a Parigi o stavi per andarci ora?" Oscar cercò di mostrarsi sorridente, ma non era un sorriso felice. I suoi occhi erano arrossati, come se avesse pianto.

"Sono già stato a Parigi", disse lui con calma, e la vista della sua compagna gli spezzò il cuore. "E mi sono occupato di tutto. Alain ci aspetta stasera. Ci saranno anche Bernard e Rosalie."

"Molto bene. Io..." Oscar distolse lo sguardo. Per qualche motivo non riusciva più a guardarlo e parlò a bassa voce. "...vado a cambiarmi. Sella anche il mio cavallo, per favore. Poi puoi portarmi la cena nelle mie stanze e cenare con me." Lasciò bruscamente le redini, si voltò e corse via con le spalle basse.

"Oscar!", gridò André, ma lei non lo ascoltò e accelerò il suo passo. C'era qualcosa che la preoccupava, l'aveva visto chiaramente! Ma che cosa c'era che non andava ora?! Che cosa le poteva aver detto ancora la Regina?! Doveva saperlo subito! Non sopportava di vedere il suo amore torturarsi così! In fretta, si occupò del cavallo di Oscar prima di correre in cucina per aiutare sua nonna a preparare la cena.