Vie del destino

Capitolo 2 - Capitano della Guardia Reale

Lentamente la carrozza si diresse verso la tenuta di de Jarjayes. Non appena si fermò, alcuni lacchè arrivarono di corsa e aprirono la porta. "Madamigella Oscar, benvenuta a casa", disse uno di loro chinando la testa, mentre la giovane donna scendeva in abiti maschili dalla carrozza. "Siete già atteso."

Oscar non rispose e strinse le sue labbra sottili in un lieve sorriso. Sapeva esattamente da chi fosse attesa. Dietro di lei, la sua ex-tata scese dalla carrozza e fece un commento quando vide che la sua pupilla sembrava esitare. "Madamigella Oscar, farai aspettare di nuovo il giovane conte? Non dovevi passare a prendermi." Anche se Sophie desiderava che Oscar si comportasse in base alla sua natura femminile, tuttavia si preoccupava sempre per lei e non voleva che si mettesse nei guai con il padre puritano, il generale .

Oscar la lasciò senza una risposta e si recò direttamente nella sua stanza a prendere la sua spada. Oggi era l'ultimo giorno della sua pratica con la scherma. Sophie non aveva idea del perché la sua protetta volesse costantemente riprenderla quando lei usciva per le sue visite. Da una parte era felice, ma d'altra parte non lo capiva. Solo Oscar sapeva perché e non permetteva a nessuno di condividere i suoi pensieri. In realtà, lei voleva solo fuggire dalla vita di tutti i giorni, anche se si trattava solo di prendere Sophie a Parigi.

Pochi anni prima, con decisione del re, le era stato assegnato un compagno, il conte Victor de Girodel, appartenente al suo stesso rango e più grande di lei di quasi quattro anni. Si recava alla tenuta una volta al mese, per una settimana e praticava scherma e tiro al bersaglio con lei. Nessuno conosceva il motivo di tale decisione. Forse il generale de Jarjayes pensava che se l'educazione militare impartita alla figlia non l'avesse fatta diventare un buon soldato, allora avrebbe potuto darla in sposa al conte Girodel. Ma per fortuna, Oscar sembrava nata proprio per fare il soldato. Si adattava perfettamente al ruolo maschile ed in un prossimo futuro, sarebbe diventata anche un orgoglioso ufficiale. Questo sollevò il generale, che quindi abbandonò l'idea di doverla dare in sposa a un uomo. Si sentiva la coscienza pulita.

E poi, si era verificata l'eccezionale opportunità di poter presentare Oscar alla corte e dimostrare le sue abilità come ufficiale. Il re aveva reso disponibile il posto di capitano della guardia reale, per proteggere la principessa austriaca Maria Antonietta, la futura sposa dell'erede al trono francese, il Principe Luigi Augusto.

"Oggi è il nostro ultimo allenamento, Madamigella Oscar. E domani si deciderà chi di noi prenderà il posto come capitano!", esclamò Victor de Girodel con aria compiaciuta, e si posizionò per attaccare.

Era un pomeriggio soleggiato e lui era con Oscar nel cortile sul retro della tenuta. Abilmente, parò i suoi colpi e non gli diede alcuna possibilità di vincere. La sua agilità era sempre un vantaggio. Non gli diede nessuna risposta e si concentrò invece sul combattimento. Non era poi così strano. Oscar era nota per il suo silenzio gelido e la sua disciplina ferrea - Victor lo sapeva. Se mai Oscar proferiva parola, di solito lo faceva in modo semplice. Per tutti, lei era un libro con sette sigilli. Tuttavia, lo impressionò e la trovò bellissima.

Terminarono l'esercizio di combattimento e Oscar salutò il giovane. Andò nella sua stanza e suonò il piano. Una procedura quasi quotidiana che l' aiutava a pensare. Non aveva voglia di badare a una principessa. Ma cosa dovrebbe fare per evitare di deludere suo padre?! Le ha persino portato la divisa ieri! Oscar premette con rabbia le mani sulla tastiera, interrompendo l'esecuzione. Suo padre voleva che lei vincesse il duello con Girodel domani - ma né lui né nessun altro le avevano mai chiesto cosa volesse!

Oscar si alzò e andò alla finestra. Il giorno stava lentamente giungendo al termine e in lontananza alcune nuvole temporalesche si stavano pian piano formando. Il cielo, che fino a mezz'ora prima risplendeva nel suo azzurro tipico, si stava trasformando sempre più in un grigio profondo. Oscar aprì la finestra e subito soffiò una folata di vento sulla sua faccia. Perché non le era permesso di prendere la sua decisione?! Poteva sentire il rombo del tuono in lontananza e il primo fulmine balenò brillantemente attraverso le nuvole ora quasi nere. Amava i temporali primaverili e invidiava la natura, che aveva molta più libertà di lei.

Il vento travolse violentemente le cime degli alberi e li fece apparire come creature pericolose. La pioggia si riversò bruscamente sul terreno asciutto, formando presto enormi pozzanghere. Il tempo era cambiato in pochi minuti, da una leggera brezza a una violenta tempesta.

Incantata, Oscar guardò fuori, rivedendo i suoi pensieri. Non aveva altra scelta che inchinarsi agli ordini di suo padre e del re. All'improvviso, desiderò che ci fosse qualcuno, al suo fianco, di cui potersi fidare e su cui poter contare. Una persona che non avrebbe mai messo in discussione le sue decisioni, ma che l'avrebbe rispettata così com'era. Ma non esisteva una persona così. Girodel era un buon compagno di scherma, ma niente di più. Oscar continuò a guardare fuori. Ma lei non si sarebbe mai arresa, e avrebbe trovato una soluzione. Dopotutto, lei non era stata allevata come un uomo inutilmente, le avevano insegnato a combattere, e l'avevano educata a quel tipo di vita altrimenti inaccessibile per una donna!

Il giorno dopo, giunse il momento. Oscar doveva battersi in duello con il conte de Girodel a Versailles. Lo stesso re e tutta la corte sarebbero stati presenti. Se fosse stato per lei, avrebbe volentieri fatto a meno di questo duello a corte.

Ma quale altra scelta aveva, dunque?!Girodel aveva anticipato la sua uscita, dopo aver finito la prima colazione, ed era già pronto in attesa di lei.

Era tutto luccicante intorno a loro, ma Oscar decise di ignorare la corte e si concentrò sulla sfida con Girodel. Oscar si ricordò che aveva sempre voluto essere migliore e non aveva mai lasciato vincere il Girodel. Ma ora improvvisamente era sorto in lei il desiderio di perdere. Sentiva su di sé lo sguardo di attesa del padre, che si era riunito insieme a tutti i cortigiani del re. E forse fu proprio per questa aspettativa di suo padre, che ancora la guidava, decise che non avrebbe abbassato la schiena.

Ma Girodel non si diede per vinto e, durante la lotta, represse il pensiero che Oscar era in realtà una donna. Durante tutti i loro esercizi di scherma nella tenuta, aveva sempre preso considerazione il fatto che per loro potesse esserci un futuro insieme, ma stavolta era diverso. Non c'era nessun allenamento da fare, ma qualcosa di più serio: lui voleva quel posto di capitano. Colpì con la spada in modo deciso, cercò di avere la meglio Oscar tentando di tutto pur di sconfiggerla.

Oscar si difese abilmente. Rimase imperterrita nella sua durezza e schivò agilmente i colpi mentre cercava di spingerlo in un angolo. Ma poi successe qualcosa che Oscar non si sarebbe mai aspettata da Girodel: inspiegabilmente ed improvvisamente, aveva iniziato a tirar colpi timidamente, e agiva come se volesse fendere la spada solo per fingere. "Cosa state facendo?", mormorò Oscar, contorcendo la sua faccia in una smorfia: "Dovete combattere!"

"Lo faccio per voi", disse Girodel sottovoce, lanciando l'ultimo colpo con la sua lama. "Ho appena chiaramente compreso che otterrei di più dopo il duello, se vinceste voi. Pertanto, nessuno è più adatto di voi a diventare il capitano della Guardia Reale! Così, potrò essere vicino a voi come vostro subalterno, per sempre!"

Il viso di Oscar si accese del rossore del sangue che cominciò a pulsarle violentemente nelle vene . Odiò quella lotta ingiusta! Nella sua mente le balenò il pensiero di scagliarsi contro di lui. Ma per questo non aveva tempo, perché Girodel, in quel momento, la spinse con il braccio libero e allungò la mano per un altro attacco. Oscar parò abilmente il colpo, poi la spada di Girodel cadde a terra. Da lontano sembrò che Girodel avesse perso la spada per il colpo sapiente di Oscar, ma non era stato così.

La perdita dell'arma fu anche la fine della lotta. Oscar aveva vinto involontariamente e anche immeritatamente ottenne il posto di capitano. Segretamente, promise a se stessa di fare i conti con Girodel al momento opportuno quando tutto lì sarebbe finito e avrebbe trovato il tempo per farlo ...

Suo padre, il generale de Jarjayes, era più che mai fiero di sua figlia. Oscar ricevette stoicamente le congratulazioni e le lodi. Sua Maestà aveva persino organizzato una festa per onorare la vittoria. Oscar era contrariata per quella celebrazione. A lei non piacevano le compagnie troppo rumorose e soprattutto le lusinghe dei cortigiani che volevano sembrare amichevoli, ma che a lei disgustavano.

Per la prima volta aveva visto la falsità e la sete di potere nelle persone. Aveva riconosciuto l'avidità e l'invidia nei loro sguardi, non importava quanto fossero belli e simpatici, tutti le sorridevano o la guardavano. In quel luogo, avrebbe dovuto essere costantemente di guardia, in modo da evitare di trovarsi con un coltello sulla schiena! Le si rivoltò lo stomaco. In cosa era stata coinvolta?! Amici così subdoli ed egoisti erano simili a nemici. Persino Girodel aveva visto tutto ciò e le aveva detto con discrezione che avrebbe dovuto fare attenzione alle persone con cui avrebbe fatto amicizia. Oscar annuì amichevolmente e lo salutò freddamente. Non aveva bisogno del suo consiglio e, sebbene si fosse risentita per l'ingiusto duello, questo un po' la calmò perché comprese che lui si sentiva nel suo stesso modo.

Da quel giorno, si chiuse ancora di più nel suo gelido silenzio e nella sua ferrea disciplina. Evitò le conversazioni con i cortigiani e quando le chiedevano qualcosa, lei rispondeva sempre con la stessa frase: "Mi dispiace, ho da fare." In seguito, venne descritta da tutti, con rispetto e ammirazione al tempo stesso: "Una bella e orgogliosa donna."

Dopotutto, la sua risposta non era una bugia: come capitano della guardia reale, Oscar aveva preso molto sul serio il suo lavoro. Vennero fatti molti preparativi per l'arrivo della Principessa austriaca, che lei stessa stava per incontrare. Tutto doveva essere perfettamente pensato e organizzato. La parata doveva procedere senza incidenti e non doveva fallire. Un anno intero passò veloce, in modo tranquillo e senza incidenti.

Come previsto, la principessa ereditaria Maria Antonietta arrivò in Francia l'anno successivo. Ovviamente Oscar seguì il corteo. Molte persone si erano radunate sulla strada per ricevere e vedere la bella principessa ereditaria. Fu così anche fuori Parigi, lungo il tragitto per raggiungere Versailles.

Ciò che Oscar non sospettava, e che in realtà per lei era irrilevante, fu che tra il pubblico si trovavano André e il suo amico Alain, il cui sguardo non era diretto verso la carrozza di Maria Antonietta, ma al capitano della guardia reale: orgogliosa e graziosa a cavallo, vestiva in uniforme bianca e aveva l'espressione fredda. I capelli biondi come il sole giallo pallido e gli occhi azzurri come il cielo. Proprio come sua nonna aveva sempre descritto la sua protetta. André la vedeva per la prima volta, ma la riconobbe senza alcun dubbio e una sola parola si posò sulle sue labbra: "Oscar ..."

"Eh? Hai detto qualcosa?" Gli chiese il suo amico.

Oscar diede una rapida occhiata nella loro direzione, come se li avesse sentiti entrambi - ma non vide nessuno, tranne la folla esultante. Ridicolo! Chi potrebbe conoscerla qui nel centro di Parigi?! Era impossibile! Quindi guardò di nuovo in avanti e osservò attentamente il corteo.

La carrozza con Maria Antonietta e l'intero corteo proseguirono. André guardò di nuovo il capitano e poi si incamminò verso casa. Il suo amico lo raggiunse in fretta. "Non hai ancora risposto alla mia domanda!"

"L'hai vista anche tu, Alain?" André rispose con un'altra domanda, invece di rispondere alla sua.

"Come avrei potuto vederla se era nascosta dentro la sua carrozza?! E poi quel piccolo pivello sul cavallo mi ha completamente coperto la visuale!"

"Cosa vuoi dire?" André gli lanciò un'occhiata irritata.

"Stai parlando della principessa, vero ?!"

André capì cosa intendeva Alain e rise. "No, non sto parlando di lei!" Gli disse mentre prendeva qualcosa: "Sto parlando del capitano che hai chiamato un pivello! Ma invece è una donna!"

"Mi stai prendendo in giro?!" Alain pensava che il suo amico fosse fuori di testa: "Il capitano dovrebbe essere una donna?!"

"Era Oscar." André era divertito dall'espressione perplessa di Alain e poi gli spiegò ancora: "Tu sai che la protetta di mia nonna è stata cresciuta come un uomo! E che è stata nominata capitano della guardia reale da un anno! Mia nonna ha sempre parlato di lei e io finalmente l' ho vista!"

Alain sbatté le palpebre e scosse i capelli neri corvini. In fondo, adesso sapeva tutto ciò che il suo amico voleva che gli dicesse. Non aveva prestato molta attenzione a questo giovane dai capelli biondi a cavallo. Ora sentì l'impulso di guardare di nuovo. Ma quando guardò da sopra la spalla, tutto il corteo con la principessa era già passato, e anche il capitano, che in realtà era una giovane donna. Che mondo pazzo! Questi nobili sembravano non avere niente di meglio da fare che educare le loro figlie ad essere soldati! Dovrebbero piuttosto prendersi cura delle persone comuni e non pensare costantemente a queste assurdità!

Alain stesso aveva una sorellina e sapeva con certezza che non avrebbe mai pensato di metterla nei panni di un ragazzo! L'avrebbe protetta dal pericolo e non l'avrebbe mai costretta a fare qualcosa che non voleva e che non era conforme all'ordine secolare! Soprattutto ora che era l'unico uomo rimasto in casa ...

Suo padre era stato ucciso due mesi fa - durante una rissa in una bettola malfamata di Parigi. Non c'erano stati colpevoli, tranne forse lui stesso, e nessuno dei suoi amici sapeva come fosse successo.

L'unica cosa che Alain possedeva, in ricordo di suo padre, era una sciarpa rossa che gli aveva regalato da bambino e che indossava da allora. Sciolse il nodo in modo da allentarla dal collo e tornò sulla questione che lo interessava: "Devo dire che quella donna aveva un aspetto maestoso come capitano, anche se non l'ho vista bene."

"Sì." Meglio non dirgli che aveva guardato solo lei per tutto il tempo. André vagò per le strade della grande città con Alain, ricordando Oscar ancora e ancora. "Ha guardato nella nostra direzione, ma non penso che il suo sguardo si sia posato su di noi."

"Certamente no. Come capitano, che si occupa della sicurezza della principessa, deve avere tutto a colpo d'occhio e visto che siamo due, sicuramente non abbiamo attirato la sua attenzione", aggiunse Alain, spingendo il suo amico col gomito nel fianco. "Chissà se una come lei avrà mai un marito?"

"Non ne ho idea." André incrociò le braccia dietro la testa e passò le dita tra i suoi capelli corti castano scuro. "Penso che essendo cresciuta come un uomo, non vorrà comunque un altro uomo."

"Potrebbe funzionare. Quale uomo vorrebbe per moglie una donna che fa l'uomo? Certamente a molti uomini esperti gli romperebbe i denti, se solo tentassero di trattarla come una donna!" Alain sorrise divertito, contagiando anche André. Continuarono a fare delle battute su Oscar, poi si salutarono non appena giunsero alle loro case.