Vie del destino

Capitolo 7 – L' accordo

André salutò sua nonna in cucina, rifiutando la proposta di rimanere a cena. Era offeso e voleva solo andar via al più presto. Quella ipocrita di Madamigella Oscar! Non poteva dirlo a sua nonna, non avrebbe compreso il suo stato d'animo. Sicuramente lo avrebbe rimproverato e avrebbe difeso la sua protetta! André volle evitare che ciò accadesse. Si congedò da lei, lasciò in fretta la cucina e uscì.

Nel cortile, inaspettatamente, incontrò Rosalie. Si era già cambiata: ora indossava un vestito rosa, che André notò distrattamente. In realtà, non voleva fermarsi. "Ti accompagno al cancello", disse Rosalie quasi senza fiato. André le fece un cenno con la testa. Era piuttosto seccato. Ancora una volta, quella Oscar lo aveva turbato e colpito nel suo ego. "Ho sentito Madamigella Oscar ridere ..." Rosalie parlò quasi sottovoce.

"Rideva di me", disse André seccato.

Rosalie sospirò. Poteva comprendere il suo cattivo umore. "Non devi biasimarla, André."

"E perché no?", rispose senza capire, e fece una smorfia: "Solo perché è nobile, può permettersi tutto?"

"Ti capisco... ma ti prego, ascoltami …", gli disse con calma Rosalie. André cedette. Continuava a camminare verso il cancello, ma rallentò il passo. Rosalie fece un respiro profondo. "In fondo, Madamigella Oscar è una persona di buon cuore. Non era sua intenzione ridere di te ... Non ride mai e oggi è stata la prima volta che è apparsa felice. Non dovrei dirtelo, ma tu l'hai tirata fuori dal suo dolore. Nessuno c 'è mai riuscito ... "

André si stupì. "Di quale dolore parli?" Lo voleva sapere. D'un tratto, si scordò del suo risentimento. In qualche modo, gli risultava davvero incomprensibile che i nobili come Oscar potessero provare dolore o sofferenza. Guardò perplesso Rosalie . "Perchè non è felice? Lei ha tutto!"

"Sì, è vero, ma ne soffre", continuò Rosalie. "La sua educazione e la sua posizione non le permettono di mostrare i propri sentimenti e comportarsi come una donna. Il suo dolore è per il conte di Fersen ..." Le ultime parole le uscirono dalla bocca in modo spontaneo.

"Il Conte di Fersen?" André l'interruppe sbalordito. Era un po' confuso. "Non stai parlando dell'amante della regina, vero?"

"Shhh, abbassa la voce!" lo rimproverò la ragazza, guardandosi intorno. Per fortuna, non c'era nessuno. Aveva involontariamente rivelato sospetti. Non ne aveva mai parlato con nessuno. E comunque André era una persona affidabile. Ed era anche l'unica persona in grado di far crollare quell' insormontabile muro di protezione dietro cui si celava Madamigella Oscar. Forse è per questo che Rosalie glielo rivelò. Fece un sospiro di sollievo. Era un argomento molto riservato. "Sì, proprio lui, il conte di Fersen. In realtà, lui è una persona molto gentile e mi ha anche aiutato, una volta. Il giorno in cui ho incontrato te e Alain. Rammenti?"

"Vuoi dire che il nobile che ti ha quasi investito con la sua carrozza era conte di Fersen?", chiese André, incredulo.

"Sì ..."

Al grande cancello di ferro Rosalie cambiò argomento. Chiese di Alain e gli disse di salutarlo. André le disse addio e durante il tragitto verso casa, pensò alla conversazione avuta con Rosalie. Sembrava che Oscar fosse innamorata di Fersen ma non lo ammetteva. E questo conte, però, intratteneva una relazione clandestina con la regina. Che mondo pazzo! Povera Oscar. Una donna a cui non era mai stato permesso di esprimere liberamente i propri sentimenti... che doveva condurre una vita da soldato solo per adempiere ai suoi doveri... Era un vero peccato. Una donna così non poteva che essere sola e infelice, come Rosalie chiaramente gli aveva detto.

André sospirò profondamente e d'improvviso ebbe il desiderio di rivedere Oscar ed accettare la sua offerta. Forse tra qualche giorno. Dopotutto, prima di iniziare il nuovo servizio in caserma, aveva ancora tre settimane libere.

Oscar era turbata. Non capiva più se stessa. Questo André sembrava sconvolgere la sua vita. La fasentire strana per qualcosa che ancora non conosceva. Durante l'esercizio di scherma, si era sentita libera e disinibita come non lo era mai stata in vita sua. Non si sentiva così nemmeno con Rosalie, che pure amava ed aiutava volentieri. C'era qualcosa in quel ragazzo che le faceva dimenticare tutte le sue preoccupazioni. Persino il dolore per il conte di Fersen. Oscar avrebbe voluto insegnare ad André come sparare. Aveva visto Rosalie accompagnarlo al cancello. Si sentiva triste. E si rese conto di averlo ferito. Ecco perché se ne era andato senza dire una parola, lasciandola sola nel cortile sul retro. Di solito, questo comportamento era considerato inammissibile, ma per lei non fu così. Si sentiva in colpa e voleva rimediare all' errore commesso. Si infilò in fretta il gilet e la giacca e corse verso la stalla. Come le fu facile seguire il suo cuore liberamente! Era emozionata e sentiva il cuore battere forte. Voleva assolutamente scusarsi con lui.

André non era nemmeno arrivato a metà strada quando sentì galoppare alle sue spalle. Si spostò sul lato della strada. I cavalli si avvicinarono, ma non lo superarono. Che strano! Li sentì rallentare e seguirlo e questo fatto gli provocò una sensazione spiacevole, un formicolio al collo. Si girò lentamente. E rimase di stucco.

Davanti a lui c'erano due cavalli e su uno di loro, un cavallo bianco, c'era Oscar. L'altro, marrone era senza cavaliere, e lo teneva dietro con le redini. Lo guardò con uno sguardo intenso. Cosa voleva ancora da lui?!

"Hai dimenticato il tuo cavallo", gli disse, come se gli avesse letto nel pensiero.

"Il mio cavallo?" André guarda l'animale senza cavaliere.

"Sì, il cavallo che ti ho dato. Non voglio che tua nonna si preoccupi per te e si rattristi. Perciò, ecco." Oscar gli tirò le redini e André le prese istintivamente.

Passò qualche istante. Finalmente André si mosse. Si avvicinò con cautela all'animale marrone, lasciandogli annusare la mano per conquistare la sua fiducia, poi gli accarezzò il muso. Il cavallo strofinò le sue morbide labbra sulla sua pelle, scosse la criniera e si lasciò toccare da lui come se fosse stato da sempre il suo padrone. André era confuso. Non voleva accettare questo regalo, ma d'altra parte non voleva essere scortese. Le sue mani si mossero delicatamente dalla testa dell'animale al collo massiccio e giù fino all'attacco della sella.

Oscar guardava ogni suo movimento e sorrise lievemente senza che lei se ne rendesse conto. "È il cavallo più calmo", gli disse lei, mentre lui metteva il piede nella staffa e montava in sella. "Sai almeno come si cavalca?"

André annuì, anche se non era del tutto vero. Si concentrò su quello che doveva fare. Fin lì, tutto bene, era già in sella. Con cautela, spinse il cavallo colpendo leggermente i fianchi con i talloni. L'animale cominciò a trottare. André tirò forte le redini e barcollò. Oscar gli fu subito accanto e lo afferrò sotto il braccio per mantenere l'equilibrio. "Brrrrrr", ordinò ai cavalli. I due animali si fermarono. Quella sua reazione così istintiva la sorprese. Lasciò andare il suo braccio. "Stai bene?" chiese. Cercava di distogliere l'attenzione dalle sue vere emozioni.

André le fece di nuovo cenno. "Grazie...", balbettò.

"Bene." Oscar ignorò il suo tentativo di coprire la sua palese inesperienza nel cavalcare. Si raddrizzò sulla sella e cominciò a spiegargli alcune cose basilari: "Devi sentire il cavallo e non fargli mai percepire la tua paura. Oppure ti scaraventa dalla sella. Sii una cosa sola con lui e tutto andrà bene."

André seguì il consiglio di Oscar. Cercò di entrare in contatto con l'animale e si tranquillizzò. Dopo qualche minuto di pratica, imparò a cavalcare come se fosse stato sempre in grado di farlo. "Grazie ...", ripeté timidamente e osò fargli la domanda che gli premeva: "Perché lo fate? Voglio dire, con il cavallo... e perché volete insegnarmi a sparare ..."

"Mi chiedo la stessa cosa anch'io..." Oscar trottava lungo il sentiero con il suo cavallo bianco. La sua andatura era calma e tranquilla e guardava dritto davanti a lei. André si avvicinò. Cercava una spiegazione plausibile alla sua domanda.

Silenzio imbarazzante... André pensò che non avrebbe avuto nessuna risposta. Ma Oscar ricominciò a parlare: "Forse perché mi sento in colpa... o perché tua nonna era la mia tata ... Non lo so ..."

Per sua nonna era comprensibile, ma André non riusciva davvero a capire l'altra frase. "Colpevole? Ma per cosa?"

Oscar gli rivolse uno sguardo penetrante, scrutandolo per un breve istante. "Ti sei dimenticato del nostro primo incontro?"

André scosse la testa. "No." Come poteva dimenticarlo! Sentì le sue dita tremare e represse l'improvviso desiderio di prenderle il viso.

"Non avrei dovuto darti quello schiaffo!" Oscar guardò di nuovo avanti. "Volevi impedirmi di fare qualcosa di avventato, e te ne sono grata. E le risate di oggi... Non volevo ridere di te. Ma mi sentivo così felice..."

"Va bene. Non sono arrabbiato con voi ..." André guardava il suo profilo e capiva sempre di più le sue motivazioni.

"Oh, davvero?" Oscar girò improvvisamente lo sguardo su di lui. "Prima, non mi sembrava."

"Mi sono calmato." I loro occhi si ritrovarono, e per un istante si persero l'uno nello sguardo dell'altro. Un lieve rossore in viso apparve sui loro volti. Quasi contemporaneamente smisero di guardarsi. "Quando tornerai a far visita a tua nonna?", chiese Oscar, cercando di assumere di nuovo un tono normale.

"Non lo so", disse André, scrollando le spalle e chiedendole a sua volta: "Perché me lo chiedete?"

"Vorrei insegnarti a sparare. Lo hai già dimenticato?"

"No. Se volete, posso venire ogni giorno. Il mio servizio militare non inizierà prima di tre settimane."

"Va bene. Sarò alla tenuta tutti i pomeriggi. Ora che hai un cavallo, potrai moverti più velocemente".

"E' vero." Andrè sorrise. In qualche modo, gli piaceva parlare con lei. Pensava sempre a quello che Rosalie gli aveva detto di lei ed in effetti era vero.

Anche la stessa Oscar si sentiva libera mentre parlava con quel giovane uomo. "Allora, rimaniamo d'accordo così", disse, girando il suo cavallo e facendolo fermare. Lo stesso fece André col suo cavallo marrone. Oscar gli porse inaspettatamente la mano. "A domani, allora."

André esitò. Non si aspettava quel gesto. Ma poi le prese la mano e la strinse forte. Percepì la sua pelle morbida e liscia. "A domani ...", sussurrò e un piacevole brivido gli attraversò la schiena.

"Oh, sì ...", disse Oscar pensierosa, prima di andarsene: "Puoi anche portare il tuo amico con la sciarpa rossa ..."

"Alain?" Cosa voleva dal suo amico ?!

"Sì, mi piacerebbe praticare la scherma anche con lui." O per meglio dire, aveva un conto aperto con lui, ma non lo disse.

André non capì, ma acconsentì. "Va bene, Madamigella Oscar."

"Bene, è tutto." Oscar ritirò la mano, colpì energicamente il suo cavallo bianco e galoppò via. André la guardò con stupore per un po' di tempo, prima di riprendere il suo tragitto verso Parigi. Era senz'altro una donna strana eppure era solo un essere umano come tutti gli altri.

Oscar, d'altra parte, non rientrò subito alla tenuta Jarjayes. C'era un piccolo lago nelle vicinanze. Cavalcò verso quella direzione, sempre più veloce, come se stesse fuggendo... fuggendo da qualcosa di sconosciuto per lei.

Il lago era già in vista, ma Oscar non si fermò. Ci girò intorno, provando a riordinare suoi sentimenti confusi.

Era inutile. Il suo cavallo cominciò a rallentare, fino a quando lei non lo fermò. Trotterellò verso il lago, abbassò la testa verso l'acqua e bevve finché la sete non fu soddisfatta. Oscar lo lasciò fare. Rimase in sella e gli diede una pacca sul collo muscoloso. "Non è facile con me, vero? E adesso ho pure dato via il tuo migliore amico. Mi dispiace ..." Il cavallo sollevò la testa, scuotendo la criniera e sbuffando come se la capisse. "Va bene, andiamo." Oscar sorrise. Saltò giù dalla sella e prese con le redini il suo compagno a quattro zampe. Il cavallo strofinò la testa sulla sua giacca e Oscar lo grattò tra le orecchie.

Le piaceva anche se era solo un animale, ma era il suo fedele compagno fin dall'infanzia. Le piaceva pure quello marrone che aveva dato ad André. Era il suo cavallo di riserva ed anche un animale da soma per i lunghi tragitti lontano da casa. Come quella volta in cui si era recata nella dimora di famiglia ad Arras per dieci giorni. O quando andava nella sua villa in Normandia, dove si fermava di tanto in tanto quando aveva i giorni liberi. Ora il suo cavallo marrone apparteneva ad André e non aveva nessun rimpianto per questo.

Oscar lasciò libero il suo cavallo bianco, e si sistemò sotto la maestosa chioma dell'albero vicino. Il suo cavallo trotterellò dietro di lei di qualche passo, poi si fermò e cominciò a brucare i freschi fili d'erba. Appoggiandosi al massiccio tronco del vecchio albero, piegò una gamba avvicinandola al suo corpo snello.

Non poté fare a meno di pensare di nuovo ad André e alla breve conversazione con lui. Il fatto che lei si trovasse nella tenuta ogni pomeriggio non era del tutto vero: a volte passava settimane a Versailles! Come comandante della Guardia Reale, a volte era necessario che lei fosse disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro. Soprattutto quando c'era molto da fare.

Quindi a volte non aveva tempo di tornare a casa. Perché gli aveva detto tutt'altro? Semplicemente perché non vedeva l'ora di rivederlo. E non solo. Lei desiderava vederlo sempre, ogni giorno, come avevano stabilito. Questo significava che ogni pomeriggio doveva essere alla tenuta. Era sacro per lei mantenere le promesse, come erano sacri i suoi doveri verso la regina.