Vie del destino

Capitolo 14 - TI PENSO

Giunse l'alba. Un velo di nebbia bianchissima copriva il paesaggio tutt'intorno portando con sé l'aria fresca d'autunno. Oscar era nella sua carrozza, immersa nei suoi pensieri. Di fronte a lei c'era il mantello di André e stava andando a restituirglielo. Aveva ballato con la regina tutta la notte, salvandola così da ulteriori pettegolezzi.

"... io ti penso ...", le aveva detto André e anche ora le sembrava di sentire ancora la sua voce calda. Il suo sguardo era fisso sul suo mantello e pensava di vedere i suoi occhi color smeraldo su di esso. Il suo sguardo gentile le aveva rivelato, molto di più delle sue parole, qualcosa che andava ben oltre l'amicizia. Oscar non lo capiva e non poteva nemmeno sopportarlo. Ecco perché abbandonò in fretta la sua casa. Ora ci ritornava, sperando di essersi sbagliata e che la fraterna amicizia tra loro continuasse. "Oh, André …", sospirò Oscar.

Proprio quel momento la carrozza si fermò, ridestandola dai suoi pensieri. Oscar guardò dal finestrino e vide un' altra carrozza che si era avvicinata. Dentro, un uomo alzò la mano e le fece un cenno di saluto. "Fersen ..." Oscar ne fu sorpresa e scese.

"Vi ringrazio, Oscar.", dopo il saluto, le spiegò: "Se voi non aveste ballato con la Regina, non l'avrei mai lasciata. Perché quando la vedo vorrei solo starle vicino. Ma poi si paleserebbero i miei sentimenti e questo la coinvolgerebbe sicuramente in uno scandalo ancora più grande ... "

Oscar lo ascoltava e non sapeva cosa dire. Era troppo impegnata a cercare di mettere ordine ai suoi sentimenti confusi. Il sole si levò più in alto, dissipando la nebbiosa foschia mattutina. La rugiada argentea scintillava sul verde appassito dei prati circostanti Fersen continuò a parlare dei suoi profondi sentimenti per Maria Antonietta, rivelando la sua decisione di lasciare di nuovo la Francia per proteggerla. "... vegliate su di lei, avete sentito?! Addio, Oscar", le disse e se ne andò.

"Conte di Fersen! Dove andate?", disse Oscar come risvegliata, ma Fersen salì in carrozza e proseguì per la sua strada. Oscar aveva il cuore in pezzi. Era dispiaciuta per Fersen, la regina avrebbe di nuovo sofferto e lei stessa era scossa emotivamente per loro e per il loro amore impossibile .

"... io ti penso ..." di nuovo le venne in mente la calda voce di André .

Oscar si affrettò a risalire in carrozza, voleva cancellare la voce di André e quelle emozioni così contrastanti. Doveva calmarsi! La carrozza si mosse e quando arrivò a Parigi, aveva già ripreso in parte il controllo di se stessa. André però non era in casa. Oscar bussò più volte, ma nessuno aprì, finché non arrivò un vicino. "André è tornato in caserma oggi", disse la persona. Era una ragazza giovane e ingenua. Indossava un vestito semplice ma pulito. I suoi capelli castano chiaro erano intrecciati e legati con un fiocco, i suoi occhi scuri mostravano ancora l'immaturità di una adolescente. Oscar si era dimenticata che André avrebbe ripreso servizio proprio quel giorno. La vicina si presentò con il nome di Diane de Soisson. "Posso fare qualcosa per voi?" Diane guardò il volto dello sconosciuto e lo trovò troppo regolare per un giovane uomo... Anche la voce non sembrava essere maschile ... E i capelli biondi e quegli occhi azzurri ... Diane aveva la sensazione di avere già sentito parlare di questo nobiluomo, almeno il suo aspetto esteriore glielo fece pensare. E perché un nobile ufficiale, tra tutti, cerca proprio una persona del popolo? La sua curiosità cresceva e desiderò saperne di più. Ma non poteva farlo con domande dirette, sarebbe sembrata scortese e audace. Fu per questo che continuò la conversazione: "Conosco André da quando era piccolo. Lui è cresciuto con mio fratello Alain."

"Volevo solo restituirgli il suo mantello." Oscar sorrise amichevolmente. L'ingenuità di questa ragazza le ricordava Rosalie. Ma quando nominò Alain, le passarono in mente altri pensieri.

"Se volete, posso darglielo io", disse Diane.

"È molto gentile da parte tua." Oscar le consegnò il mantello di André. "Salutalo da parte mia quando lo vedrai. Sono Oscar Francois de Jarjayes. Noi siamo amici."

"Lo farò sicuramente." Anche Diane sorrise e prese il mantello. I suoi sospetti furono confermati e la curiosità fu soddisfatta.

Oscar notò il cordoncino di cuoio intorno al collo con una moneta che pendeva. Questo la sorprese, perché la gente del popolo aveva bisogno di soldi per il cibo e altre cose essenziali. "Indossi un livre come gioiello?"

Diane prese il ciondolo tra le mani e la guardò sorridendo. "Oh, è un portafortuna. L'ho trovato quando ero molto piccola. Alain aveva picchiato persino i suoi amici per evitare che me la rubassero. Da allora, ho sempre portato al collo questa moneta."

"Una storia interessante ..." Oscar si chiese se André era stato coinvolto e ricordò subito un giorno della sua giovinezza quando aveva preso Sophie con la sua carrozza. "Allora eravate voi..."

Diane spalancò gli occhi sorpresa. "Che significa?"

Oscar rise e le accennò di quel giorno. Il giovane viso di Diane si illuminò. "Quindi eravate voi il giovane nella carrozza!"

"Sì, ero io. Venivo sempre qui a prendere Sophie quando si recava da sua figlia e suo nipote." "Diane!" Una donna anziana spuntata dal nulla le si avvicinò e scrutò Oscar sospettosa. Guardò la ragazza rimproverandola. "Che cosa fai qui? E chi è questo signore? Lo sai che non ci si può fidare della nobiltà e comunque non ti è permesso parlare con estranei!"

Oscar rimase senza parole e trattenne il respiro. La sfiducia della gente comune verso la nobiltà stava aumentando …

"Non preoccuparti, madre," disse Diane alla anziana donna, alzando le spalle. "Lei è Madamigella Oscar, l' amica di André. Voleva solo restiuire il suo mantello."

L'espressione della donna si addolcì. "Perdonatemi. Io sono Madame de Soisson e André fa parte della mia famiglia …"

"E' tutto a posto", rispose Oscar. Non era offesa ed anzi tirò un sospiro di sollievo. "Capisco cosa intende. Avete una figlia molto carina." Lo stesso non poteva dire di questo Alain, ma preferiva tenerlo per sé. Si congedò da loro salutandole con affetto. André aveva delle persone carine attorno a lui e, a quanto sembrava, non gli mancava nulla, anche se non era meno povero dei suoi vicini.

Le strade di Parigi erano di nuovo colme di gente che salutava un esercito di centinaia di soldati che entravano in città. Cavalleria, cannoni, artiglieria e carri che trasportavano provviste, armi da fuoco e molto altro, marciavano lì vicino. La guardia reale era schierata su entrambi i lati della strada con i soldati che mantenevano l'ordine e la sicurezza. Oscar non li guardò. I suoi occhi seguivano Fersen, che sfilava a cavallo come capitano. Appena la vide, passò oltre la fila della guardia reale e la salutò. Oscar ricambiò il saluto e lo fissò per un po '.

"Vedi come lo sta guardando...", fece notare Alain al suo amico. "Si potrebbe pensare che la donna di ghiaccio abbia dei sentimenti …"

"Il conte di Fersen è un buon amico per lei come lo sono io ..." O almeno era questo che André stesso voleva credere. Stava in fila accanto ad Alain, e dall'altra parte c'erano i fratelli Jérôme e Léon.

"Quindi quello è l'amante della regina ...", disse Jéróme, facendo una smorfia. Lui e suo fratello videro per la prima volta il conte e Oscar. "...e il comandante da cui preferisci andare piuttosto che bere una birra con noi, André."

Andréscosse la testa e non disse nulla. Leon sospirò. "È davvero bellissima ... e così orgogliosa …"

"Ma non è cosa per te", disse ad un tratto un uomo dietro di loro. Si voltarono tutti insieme e videro il loro vecchio amico Jean. Guardava il comandante donna con attenzione, tenendo le braccia incrociate sul petto. "Mi chiedo se sia destinata a qualcuno. Una donna normale si sarebbe sposata alla sua età", disse toccandosi il mento.

"Cosa ci fai qui?" gli chiesero Leon e Jean con un'alzata di spalle: "Lo stesso delle altre persone qui: guardo i soldati, augurandomi che tutti possano tornare a casa incolumi, anche se ne dubito, perché ogni guerra ha le sue vittime …"

"Anche io vorrei che tornassero tutti..." Una giovane ragazza venne avanti accanto a Jean.

Alain fece una smorfia: "Che ci fai qui da sola, Diane? Non è un buon posto per te!".

"Perché?" ridacchiò Diane. "Ho incontrato Jean e mi ha accompagnato."

"È vero!", affermò Jean con un sorriso. "E non punirmi con quello sguardo, Alain. Mi prenderò cura di tua sorella."

"Ti prendo in parola!" grugnì Alain e lo avrebbe minacciato se non fosse stato per il servizio militare che stava svolgendo.

"Non fare caso alle sue provocazioni", disse André, cercando di calmare l'amico: "Conosci Jean. Non si metterebbe mai contro di te e con lui tua sorella è al sicuro."

"Smettetela, per favore!", disse preoccupata Diane mentre guardava verso la strada. La fila dei soldati passò, aprendo la visuale sul lato opposto. "Oh, anche Madamigella Oscar è qui! A proposito, mi ha portato il tuo mantello, André."

"Davvero?" André seguì il suo sguardo e sorrise. "È stato gentile da parte sua."

"Da quando le dai le tue cose?", mormorò Alain irritato: "Ha i suoi vestiti e di sicuro sono migliori!"

"È venuta da me sotto la pioggia battente e completamente fradicia. Non potevo mandarla via sotto la pioggia in quelle condizioni...", replicò André e nella sua testa c'era di nuovo l' immagine di Oscar nel loro ultimo incontro.

"Che cosa sta succedendo!" Il loro colonnello spuntò all'improvviso col suo cavallo. Jean e Diane si allontanarono subito dalla folla di spettatori. I quattro amici si zittirono, si misero in fila davanti al loro colonnello, e Alain si scusò per il comportamento non autorizzato."E' tutto a posto!"...

"A me non sembra così!", tuonò perentorio il colonnello Dagous. "Qui non siamo al mercato dove potete spettegolare come vecchie comari! Siete soldati e dovete comportarvi di conseguenza!"

"Sì, colonnello!", dissero in coro a denti stretti, immaginando però di prenderlo a pugni.

"Ci sono problemi qui?" Il comandante dai capelli biondi apparve inaspettatamente sul suo magnifico cavallo bianco, e fissò con uno sguardo impenetrabile il colonnello. Il reggimento era già passato ed aveva liberato la visuale sul lato opposto della strada. La guardia reale aveva eseguito il compito assegnato e quindi poteva rientrare. Oscar aveva programmato di fare proprio questo quando notò il gruppetto e vide André tra i soldati rimproverati. Subito aveva dato il comando a Girodel e si era diretta dall'altra parte della strada per sapere cosa stava succedendo.

Il colonnello Dagous salutò Oscar. Capì che lei era più alto in grado di lui dalla sua divisa rossa e dai segni distintivi. "Tutto chiarito, comandante!"

"Bene." Oscar guardò i soldati e André. Lui ricambiò lo sguardo e nei suoi occhi freddi credette di vedere quella particolare luce che lui solo conosceva. Oscar si voltò verso il colonnello. "Allora va tutto bene."

"Sì, comandante." Il colonnello Dagous salutò di nuovo per congedarsi. Oscar annuì girò il cavallo e prima di andarsene, guardò di nuovo André.

Si era avvicinata perché desiderava rivederlo e non voleva perdere l'occasione che le si era presentata quando il colonnello aveva rimproverato i suoi soldati. Ora lo aveva visto, ma questo non le rendeva le cose più facili. Fu prevasa da un pensiero opprimente che le pesava come un macigno sulla testa. Fersen se n'era andato e lei non sapeva se e quando sarebbe tornato ... "Per favore ... per favore resta vivo ..."pensava e ancora una volta le venne in mente la voce calda di André: "Ti penso ... non so perché, ma devo sempre pensare a te, Oscar ... " Per certi versi, stava meglio ma poi sentì di nuovo un nodo in gola come quella sera piovosa di qualche giorno prime, quando lui glielo aveva rivelato. Non riusciva a cancellare quel ricordo e nonostante ci provasse ostinatamente, quell'immagine le tornava in mente di continuo. Superò la fila dei soldati e si posizionò vicino a Girodel. Si informò sui giorni liberi dei soldati così da essere alla tenuta anche lei negli stessi giorni. André sarebbe sicuramente andato da lei per gli allenamenti di scherma o per sparare.

André ... Lui era sempre buono con lei, la faceva ridere, mostrandole come sentirsi libera. Tutto questo l'avrebbe sicuramente distolta dai suoi pensieri cupi. Da quando il conte di Fersen era partito per l'America, Oscar aveva ancora più bisogno della compagnia del suo amico. Ogni volta che lui era fuori servizio, lei si faceva trovare alla tenuta. Con le loro gite al lago, gli esercizi di scherma o di tiro e con le conversazioni su cose banali Oscar voleva dimenticare il suo dolore. E André stesso ne era consapevole e faceva di tutto pur di non vederla più soffrire. Non voleva che Oscar pensasse più all' amante della regina e cercò in tutti i modi di essere disponibile e di passare ogni minuto libero con lei per distrarla.

"Ti penso …".