Vie del destino
Capitolo 15 - La celebrazione
Due anni dopo, diede alla luce l'erede al trono desiderato da lungo tempo. La corte ed il popolo accolsero l'evento con celebrazioni magnifiche. Ancora una volta c'era la speranza che arrivassero tempi migliori. "Dovrebbero festeggiare finché possono", disse Alain in tono ironico. "Ricorda solo che l'erede al trono è ancora un bambino e ne passeranno di anni prima che diventi grande abbastanza da poter prendere decisioni importanti. Non credo ci saranno tempi migliori per adesso." Approfittando della loro serata libera, decisero che si sarebbero recati tutti insieme in una locanda per prendere una birra fredda.
"Purtroppo non potrò venire con voi", disse André, non appena uscirono dalla caserma. "Andrò a trovare mia nonna."
"Sì, sì, tua nonna ..." Alain sapeva già da un bel po' di tempo che cosa intendeva dire con quella frase. "Ammetti che vuoi di nuovo vedere la tua bellezza di ghiaccio." C'era una luce beffarda nei suoi occhi scuri. "Non dire fesserie, Andrè. Sappiamo tutti che non è tua nonna che ti interessa. Lei non fa altro che rimproverarti e non penso proprio che ti faccia piacere."
"Credi a ciò che vuoi, Alain." André fece una smorfia, montò a cavallo e attraversò le strade affollate dirigendosi verso la tenuta di Jarjayes. Il popolo cantava, ballava, esultava e continuava a festeggiare. Si sentivano canti allegri, urla di gioia e c'erano anche banchetti improvvisati con gente ubriaca. Quasi tutti avevano in mano una caraffa di birra o di vino economico. André ci mise il doppio del tempo che di solito impiegava per uscire dalla città, poi spronò il cavallo e galoppò più veloce. Nel tragitto verso la tenuta dei Jarjayes, incontrò Oscar. La riconobbe da lontano e veniva verso di lui. I suoi capelli biondi esplodevano selvaggiamente nella cavalcata veloce e riflettevano la luce del sole giunto quasi al tramonto. "Oscar!" Rallentò il cavallo e le fece un cenno di saluto.
Oscar lo riconobbe, rallentò e fermò il cavallo. "Che coincidenza! Stavo giusto venendo da te."
"È successo qualcosa?" André invertì la direzione, le si mise accanto e insieme cavalcarono con andatura tranquilla verso Parigi.
"Perché dovrebbe succedere qualcosa?" Oscar gli lanciò uno sguardo divertito. "In effetti, qualcosa è successo! La regina ha finalmente avuto l'erede al trono! Non è carino?"
André ridacchiò. "Tutta la città festeggia."
"Vogliamo festeggiare anche noi?"
"Volentieri!"
Era un fatto eccezionale che una nobildonna si mescolasse con la gente comune e celebrava come se fosse stata una di loro. Ma se questo rendeva felice Oscar, André non mise in dubbio il suo desiderio. L' importante per lui era farla ridere e vederla felice e spensierata. Lasciarono i cavalli nel cortile di casa e si mischiarono alla folla festante. Presero due boccali di birra e brindarono alla salute del neonato principe.Finirono la birra e ne presero ancora.
Videro un gruppo di persone che ballavano e si fermarono a guardarli. "Sono tutti così felici", commentò Oscar con la sua tipica risata che André amava tanto.
La guardò e sorrise soddisfatto. "Vuoi ballare?"
Oscar scosse la testa rifiutando l'invito e preferì sollevare la brocca verso la folla che ballava e cantava. "È più bello guardare. Ci sono abituata." Finì di bere l'ultima birra e si asciugò i residui di schiuma dalla bocca con la manica. "Ma se vuoi, puoi ballare tu."
"Preferisco stare con te.", le rispose e mandò giù la sua birra. "E' piu' bello stare al tuo fianco e guardare la festa che divertirsi senza di te."
Oscar pensò che detestava ballare, anche a corte lo faceva solo per proteggere la regina. E comunque, conosceva solo le danze di corte, mentre quelle popolari non le conosceva affatto e non si sentiva così audace da provarci... avrebbe avuto bisogno di qualcuno che la sostenesse e la guidasse.
"André, io ..." Oscar era presa da questi pensieri, ma non lo guardò. Voleva parlare, ma non trovò le giuste parole. Non era la prima volta che la sorprendeva con frasi di apprezzamento per lei. Ma non poteva impedirglielo, perché ai suoi occhi era un uomo libero e poteva dire ciò che voleva .
Una giovane ragazza si staccò dal gruppo danzante, correndo verso di lei con un gran sorriso. "André!", esclamò felice e alzò la mano per salutarli. "Madamigella Oscar", disse facendo un inchino davanti alla giovane nobildonna.
"Diane!" André la salutò con piacere e anche Oscar: "È un piacere rivederti."
André aveva quasi dimenticato che si erano già incontrate.
"Il piacere è tutto mio, Madamigella Oscar." Gli occhi di Diane scintillarono per l'emozione, conferendole una espressione quasi estatica. "André ci racconta spesso dei vostri esercizi di scherma e di come gli avete insegnato a sparare."
"Davvero?" Oscar guardò il suo amico sorpresa.
"Niente di che." André cambiò subito argomento: "Ma cosa ci fai qui da sola, Diane? Se tuo fratello ti vede ballare con gli uomini, non ne sarà entusiasta..."
Diane sorrise divertita. "Alain non è qui. E non sono sola, ma con le mie amiche." e indicò due ragazze della sua età che stavano ballando in gruppo come farfalle svolazzanti. Gli occhi di Diane passarono da Oscar a André. "Volete ballare con noi?" Oscar ed André scossero la testa in segno di diniego e Diane rise di nuovo. "Ma e' cosi' bello."
"Non sono brava a ballare le vostre danze", rispose Oscar scusandosi. "André invece può farlo."
"Ma rimarreste da sola...", osservò Diane. Aveva già nel cuore la donna ufficiale da quando la incontrò per la prima volta, perché Oscar era molto diversa dai suoi coetanei ed era un'amica di André.
"Non importa...", rispose gentilmente Oscar, mentre Diane la ascoltava con ammirazione e pensava a come coinvolgerla. Voleva assolutamente che Oscar ballasse con loro perché si sarebbe sicuramente divertita. "E se vi insegnassi le nostre danze?" propose. "Verreste allora?"
Oscar si stupì. La ragazza insisteva con così tanto ardore che Oscar alla fine accettò, nonostante avesse provato a pensare ad una buona scusa che almeno non la offendesse "Va bene", disse infine. D'altronde, un piccolo ballo con Diane non le avrebbe di certo cambiato la vita. André rimase sorpreso nel vederle unirsi al gruppo di danzatori in strada. Ma un giovane lo distolse dai suoi pensieri. "Che miracolo incontrarti ad una festa popolare, André!"
"Ciao, Jean." disse continuando a guardare quella stupefacente scena. "Sono qui con Oscar."
"Con il bellissimo comandante della guardia reale?" Jean rise incredulo, perché non vedeva nessuno accanto a lui.
"Non mi credi, vero?" e gli indicò due persone tra la folla che ballavano. "La vedi? E' insieme a Diane."
"Meglio che Alain non ci sia...", disse Jean toccandosi la nuca, e rise di nuovo. "Ma mi sarebbe piaciuto vedere la sua reazione! Fa a botte con chiunque si avvicini alla sorellina!"
"Non credo che avrebbe picchiato Oscar", rispose André. "Per prima cosa, non combatte con le donne per principio, anche se indossano abiti maschili. E poi... dovrebbe prima vedersela con me."
Jean rimase perplesso. "Sembra che tu sia piuttosto vicino al bellissimo comandante più di quanto tu possa ammettere ..."
André non rispose, confermando il pensiero di Jean.
Oscar stava quasi ferma nel mezzo della folla, mentre Diane saltellava intorno a lei. Jean osservò Oscar e Diane e aggrottò la fronte guardando con più attenzione l'ufficiale con l' uniforme rossa. "Un bel giocattolo... purtroppo nelle mani sbagliate …"
"Cosa?" André si girò di scatto verso di lui. "Oscar non è un giocattolo!", disse nervosamente.
"E' così, amico mio." Jean non si lasciò impressionare. "Dai un'occhiata più da vicino e confrontala con Diane! Mentre Diane balla allegramente, lei sta lì ferma e rigida come un soldato e fa al massimo qualche movimento."
"Oscar non conosce i balli popolari e Diane le mostra come fare", spiegò all'amico, giustificando e difendendo la sua amica.
"Non mi capisci ..." Jean sospirò e gli spiegò in modo crudo ciò che pensava. "Lei mi ricorda una bambola. Ed è come se qualcuno la controllasse e tirasse i fili per farla muovere, come con una marionetta... Queste persone vivono solo per il loro dovere... Fino a quando chi ha giocato con lei ad un certo punto si stufa e lei perde tutto il suo fascino... Così è la vita del più potente ... Se lei ti sta tanto a cuore, André, tirala fuori da lì." Così starà dalla parte del popolo, dove potrebbe essere più utile... Ma questo Jean preferì non dirlo, interrompendo la frase.
André mandò giù quella amara verità. Non aveva mai osato pensare o dire niente del genere prima d'ora. Ma il suo amico aveva appena colpito nel segno. Oscar era un manichino ornamentale di corte, a totale disposizione della regina. La sua vita era già stata decisa dal padre fin dalla nascita e non esistevano per lei vie di fuga. André non sapeva come tirarla fuori da lì, perché Oscar sarebbe rimasta sempre agli ordini della regina... André fece un respiro profondo. "Jean …" All'improvviso gli balenò in testa un'idea. "Hai ancora le tue spie in giro?"
Jean abbassò la voce. "Dipende cosa intendi ..."
"Voglio chiederti un favore …", sussurrò André, abbassando la voce anche lui. Certo, Oscar non ne aveva bisogno, ma avrebbe potuto essere meno preoccupato per lei, perché essere il comandante della guardia reale non era certo un compito facile e sicuro ... specialmente per una donna ...
"Si tratta di lei?" Jean indicò Oscar con lo sguardo e André annuì. Jean si mostrò interessato: "Sono tutto orecchie."
André si sentì sollevato. Nel corso degli anni, Jean aveva messo in piedi una piccola organizzazione composta solo da persone del popolo conosciute e fidate e di cui era il capo. Si riunivano per discutere della situazione attuale e cosa o come si potrebbe cambiare. Ovviamente, per avere informazioni dettagliate, Jean aveva le sue spie anche tra i nobili, quindi sicuramente anche a Versailles.
André continuava a guardare Oscar mentre parlava sottovoce con il suo amico: "Voglio che qualcuno a corte si prenda cura di lei... io non posso farlo mentre sono in caserma... e i giorni liberi non mi bastano ... Mi piacerebbe sapere cosa fa a Versailles, anche durante la mia assenza... Ma nessuno deve venire a saperlo!"
"Capisco ..." Jean ci pensò un attimo, si toccò il mento imberbe e poi sorrise malizioso. "Conosco due ragazzi che lavorano nelle stalle reali ... curano anche i cavalli della guardia ... E guardano cosa fanno i soldati e i comandanti ..."
André capì e sorrise. "Ti sarei molto grato, Jean …"
"Siamo amici, André." Jean gli diede una leggera pacca sulla spalla. "Ora devo andare. Abbi cura del tuo bell' ufficiale."
"E' quello che sto cercando di fare." Si strinsero la mano e dopo averlo salutato, Jean andò via.
