Vie del destino

Capitolo 19 – Rabbia

Il gelido freddo invernale arrivò in tutto il paese. Il gelo, il vento e la neve rendevano la vita difficile per le persone, specialmente per i poveri e i deboli. In questo periodo dell'anno, nelle caserme aumentavano i furti e i soldati dovevano essere più vigili. A parte la legna da ardere e il cibo, di solito non c'era nulla degno di nota che fosse stato rubato. Il colonnello Dagous, controllava che i suoi uomini eseguissero i suoi ordini e non diventassero negligenti. Perciò, non concesse a nessuno i giorni di riposo, tranne che per situazioni di estrema urgenza. I soldati brontolarono con una espressione insoddisfatta ma dovettero ubbidire. Almeno erano consentiti i giorni di visita e questo li tranquillizzava. La sorella di Alain tornò a trovarlo. Portò del bucato fresco per suo fratello ed anche per André, mentre loro gli diedero i vestiti da lavare e buona parte della paga. Diane prese tutto sorridendo. Al rientro negli alloggi, ad Alain furono chieste notizie su sua sorella. Ma infastidito, minacciò tutti con un pugno: "Lasciatela in pace, altrimenti farete una brutta fine!"

"Dici sempre così." Léon scrollò le spalle, ricevendo scherzosamente dall'amico una pacca in testa. "E ora che ti prende?" Si toccò la testa senza capire.

"Per farti capire che dico sul serio!" Alain rise e indicò il suo amico: "Meglio prendere esempio dal nostro André. Lui non corre dietro a mia sorella."

"Veramente Andrè non corre dietro a nessuna donna!", aggiunse Jérôme, suscitando la curiosità di tutti i soldati.

Alain si toccò il mento prominente e guardò il suo amico con attenzione. "Sono d'accordo con lui ... Anche se siamo cresciuti nello stesso quartiere e siamo stati quasi sempre insieme, non ti ho mai visto corteggiare una ragazza ... Anche se, lo scorso autunno, c'era qualcosa …"

"Aspetterò che la persona giusta incroci la mia strada." André sorrise dolcemente."Ah!", esclamò divertito uno dei compagni: "Sei un sognatore, André! Non accadrà mai!" e anche gli altri risero.

"Può darsi che io sia un sognatore. Ma io credo che ci sia davvero quella che io considero la persona giusta, l'unica e vera donna per me." André sorrise leggermente e si alzò dal letto. Si avvicinò alla finestra il cui vetro era coperto dal ghiaccio, si stiracchiò e sorrise ancora di più. "... e l'ho già trovata."

"Davvero?!" Gli occhi dei soldati si spalancarono per la curiosità. "E chi è?" Volevano sapere.

"Interessa anche a me ...", pensò Alain.

"Oscar...", disse André e la risposta li lasciò di stucco. Tutti sapevano della sua amicizia con quella donna strana. Ma l'amore? Era decisamente incomprensibile!

"No!" esclamò Alain. Si alzò con un balzo e si mise di fronte all' amico. "Perché proprio quella donna?! Lei appartiene alla nobiltà!"

"Questo non mi infastidisce. La amo... amo solo questa donna straordinaria e nessuna altra", confessò calmo André. Guardò il bizzarro disegno che il ghiaccio disegnava sul vetro della finestra e la sua espressione divenne ancora più sognante …

Alain riusciva a stento a crederci. "E anche lei ti ama?"

"Credo di sì …"

"Credi?!" Era incredibile! Cosa era successo in quella testa vuota di André!

"Lei non sa nulla dei miei sentimenti." Ora André guardava seriamente Alain. "E nemmeno lei dovrà saperne niente!"

Era troppo! Alain lo afferrò bruscamente per le spalle e lo scosse violentemente. "Toglitela dalla testa! Ti meriti di meglio che questa aristocratica donna in abiti da uomo!"

André cercò di allontanarsi da lui. "Che cose fai, Alain?!"

"Cosa faccio? Ora lo vedi!" Alain lo afferrò per la giacca dell'uniforme e guardò i soldati attoniti nella stanza. "Ragazzi, aiutatemi! Il nostro amico ha le idee un po' confuse ed ha un disperato bisogno di rinfrescarsi!"

"Ehi, smettila!", protestò André stupito mentre i suoi compagni lo raggiungevano. Lo afferrarono da tutti i lati, e senza che lui potesse reagire, lo trascinarono fuori dalla caserma. André cercò di liberarsi ma inutilmente. Venne trascinato nella stalla, poi sollevato e gettato nella vasca di acqua ghiacciata. André fu immerso nell'acqua gelida e in una frazione di secondo i suoi vestiti furono completamente inzuppati. Si divincolò freneticamente, tentando di uscire dalla vasca. Finalmente mise le gambe fuori dal bordo e riuscì a tirarsi fuori dall'acqua. L'acqua cadeva in rivolini copiosi dai suoi capelli e dalla sua uniforme. Completamente bagnato, si trovava davanti ad una dozzina di compagni che lo deridevano.

"Spero che le tue idee adesso si siano rinfrescate!" Anche Alain rideva. André ebbe d'improvviso la voglia di strappargli quel sorriso odioso dalla faccia. Il sangue gli pulsava nelle tempie. Le sue mani bagnate erano chiuse a pugno e il suo sguardo pieno d'odio era diretto verso Alain. "Pagherai per questo", disse André con rabbia e gli saltò addosso.

Alain capì subito le sue intenzioni e uscì dalla stalla. C'era piu' spazio nel cortile per una rissa. E se André voleva davvero fare a pugni, allora ne avrebbe prese tante. Si guardò le spalle - André lo seguiva da vicino e non appena si voltò, lui gli stava già andando addosso. Alain non ebbe il tempo per mettersi in una posizione di attacco per poter affrontare l' amico. Perse l'equilibrio e cadde all'indietro nella neve - André gli fu subito sopra. Nonostante la posizione sfavorevole, Alain schivò abilmente i pugni e riuscì a respingerlo.

André finì con la schiena nella neve - la sua divisa bagnata era sempre più fredda, ma non gli importava. Dentro di sé, le fiamme dell'ira divampavano. Nessuno aveva il diritto di parlare di Oscar in quel modo e deridere il suo amore per lei! Tentò di rialzarsi ma Alain si mise a cavalcioni su di lui, spingendolo con forza in mezzo alla neve.

"Smettila!" Urlò uno dei compagni, preoccupato. "Non è divertente così!" Era Léon? Chiunque fosse stato, nessuno intervenne per fermarli - forse perché le risse non erano poi una così grande novità tra i soldati. O forse era solo un modo diverso di dare il benvenuto. Tutti i compagni stavano a semicerchio attorno a loro, aspettando con impazienza il seguito.

"Hai sentito, amico?" Sbuffò Alain, premendo con forza sul torace di André. "Lascia stare quelle sciocchezze!"

"No!", urlò André. Il suo respiro affannoso e la saliva formavano piccoli cristalli di ghiaccio nella bocca e nel naso. Afferrò Alain per le braccia e cercò di spingerlo via. "Non è una sciocchezza!" Si ritrovò tra le dita il nodo del fazzoletto rosso del suo avversario. Le sue mani si chiusero sopra il fazzoletto attorno al suo collo muscoloso e cominciò a stringere forte.

Alain ansimò. André premette il nodo sulla laringe e Alain cominciò a sussultare. Alain allentò la spinta e André riuscì a toglierselo di dosso e sbuffando, si rimise in piedi. Nonostante la neve tra i capelli, gli stivali e la divisa, si trascinò verso Alain. L'amico si teneva il collo, era per terra e respirava affannosamente. "Ne sei ancora convinto, André?!" urlò lui. "Svegliati! Non ne vale la pena!"

André si fermò, fissandolo inorridito. Era fuori di sé ma lentamente stava calmandosi. Riprese a respirare normalmente e la furia cieca della rabbia passò. Che cosa aveva appena fatto?! Quello non era lui! Istintivamente, allentò i pugni irrigiditi dal freddo. Solo allora André sentì il gelo che strisciava senza pietà sotto i suoi vestiti e bruciava la pelle, e si rese conto di quello che aveva quasi fatto ... Per il suo amore stava per uccidere il suo amico …

Esitando, André porse una mano ad Alain. "Scusa...", borbottò freddamente e battendo i denti. "...la amo davvero."

Alain balzò in piedi aiutato da lui. Stava riprendendo a respirare e si scrollò la neve dalla sua uniforme. Guardò André quasi con compassione. "Sei un pazzo, amico! Questa donna sarà la tua rovina e io voglio solo salvarti!"

"Questo ti onora, Alain. Ma non puoi lottare contro l'amore...", gli rispose André con sincerità. "E probabilmente lei sarà la mia rovina ...", disse infine e gli passò accanto, dirigendosi verso la caserma.

"E cosa facciamo con lui adesso?", chiese Léon. "Come possiamo aiutarlo?"

"Penso che non possa più essere aiutato ...", disse Jérôme e Alain ammise dentro di sé di essere d'accordo con lui. Nessuno può più aiutare più André. Un cuore non può essere comandato. Ma poteva aiutare il suo amico tenendolo d'occhio. Ed era quello che Alain si era ripromesso di fare.

Notre Dame de Paris. Il sole sorgeva all'orizzonte. Su una delle torri c'erano Oscar e André - si guardarono a lungo. Non le aveva detto cosa provasse per lei l'ultima volta... Ma ora lo avrebbe fatto! Le avrebbe detto le due parole che significavano tutta la sua vita."Ti amo, Oscar..." le diceva e posava la bocca sulle sue labbra... Ma Oscar non mostrava alcuna emozione, come fosse una statua... Una statua che improvvisamente scomparve nel nulla...

Nel bel mezzo della notte Alain fu bruscamente risvegliato da uno dei suoi compagni. "Alzati! André non si sente bene! Parla nel sonno e scotta!"

Alain si alzò e si avvicinò al letto dove giaceva l'amico. Si rese conto immediatamente che André aveva la febbre alta, la fronte era calda ed era tutto sudato. Muoveva la testa da un lato all'altro e le sue labbra asciutte articolavano qualcosa di appena udibile: "Oscar ... No, non andare ...! Oscar ... "

"Chiama subito il colonnello Dagous, poi prendete dei panni e un po' di neve", ordinò Alain con voce roca davanti al letto del suo amico. Dentro di lui, sentì rimorso e il senso di colpa. "Non preoccuparti, amico, presto starai meglio!" gli sussurrò, ma aveva già capito quanto fossero solo consolatorie quelle parole e quanto insidiosa potesse essere la febbre … Nemmeno la neve che gli portarono con un secchio di legno migliorò la situazione, e il colonnello Dagous ordinò che André lasciasse subito la caserma. "...altrimenti qui verrete tutti infettati", aggiunse categorico.

"Ma ha bisogno di un dottore!" Protestò Alain con veemenza.

Il colonnello lo fissò con severità. "Portalo via! Due dei tuoi compagni verranno con te. Prenditi cura di lui. Domani sera dovete essere di nuovo qui presenti altrimenti verrete licenziati!" Si voltò e lasciò gli alloggi.

"Sissignore", disse Alain a denti stretti. Il colonnello apparteneva alla nobiltà ed aveva il cuore arido come del resto tutti quelli come lui. "... Oscar ..." dal letto arrivò una flebile voce che riportò Alain alla realtà. Dimenticò il colonnello e dedicò tutta la sua attenzione all' amico. "Jérôme, Léon, aiutatemi, dobbiamo portarlo a casa sua, subito!", disse Alain agli amici, che lo aiutarono a trasportarlo fino a casa.

Alain tenne d'occhio André tutta la notte. Sua madre e sua sorella si presero cura di lui e fecero tutto ciò che era loro possibile. Ma la situazione non migliorò. All'alba, la febbre aumentò. Il dottore, che avevano chiamato non poteva fare nulla per lui: troppo pochi i soldi per aiutare il paziente. "Che cosa faremo adesso?" Sussurrò esausta Diane dopo che il dottore se ne era andato.

"Vai alla tenuta di Jarjayes e porta qui sua nonna", disse decisa Madame de Soisson. "André non accetterebbe i suoi soldi e il suo aiuto, ma è l'unica che può pagare il dottore per salvarlo. Dopotutto, è il suo unico nipote."

Alain era d'accordo e seguì il consiglio di sua madre. Ma in cuor suo sperava di incontrare Oscar perché lei non era poi così fredda come sembrava. Se André significava qualcosa per lei, avrebbe fatto di tutto per lui più di chiunque altro. Aveva più possibilità ed era suo amico. Ma se questa donna non avesse fatto nulla, allora avrebbe fatto i conti con lui e glie l'avrebbe fatta pagare e pur di darle una lezione non avrebbe esitato, anche se si trattava di una donna. Ne valeva la pena per André e l'unica cosa che contava in quel momento era salvarlo perché stava per morire...

Oscar non tornava a casa da giorni. A Versailles dovette continuare a placare i cortigiani prepotenti. Grazie alla sua posizione di comandante, aveva impedito disordini, e riuscì ad espellere molti di loro dal salone di Versailles. Ma la rabbia ed i risentimento crescevano perché la regina non riceveva più nessuno e preferiva giocare con i suoi figli nel palazzo di piacere del Trianon. I mille problemi che Oscar dovette affrontare alla corte di Versailles la stancarono.

Quando la situazione a corte si normalizzò, Oscar prese un pomeriggio libero per riposare a casa. Esausta, ma felice, arrivò presto alla sua tenuta. All'inizio non notò l'assenza della sua ex tata. Andò nella sua stanza, senza pensare a nulla, e stava per togliersi la divisa quando bussarono alla porta del suo salone.

Rosalie entrò con gli occhi colmi di lacrime, le mani sul petto. "Madamigella Oscar …", disse piangendo.

"Che cosa è successo?!" Oscar fu subito da lei e la prese per le braccia.

"André... André sta malissimo da ieri sera... sta morendo... e sua nonna è con lui in questo momento..."

"Che cosa stai dicendo?" Questa notizia colpì Oscar come un improvviso pugno allo stomaco. E come se il mondo gli fosse crollato addosso. Le sue gambe si mossero senza che lei lo volesse. Lasciò la giovane donna, afferrò il cappotto e tornò di corsa nella stalla a prendere il suo cavallo.

No, non poteva succedere! No, non André! Aveva il cuore in pezzi, si sentiva mancare. Da ieri sera nessuno l'aveva informata?! Perché?! Oscar sperava che non fosse troppo tardi e che le parole di Rosalie non fossero vere …

La speranza svanì quando entrò in casa sua. Alain, che le aprì la porta, fu visibilmente sorpreso di vederla. Oscar lo ignorò. Si precipitò nella camera da letto di André come una furia. Sophie era seduta accanto al letto del nipote e singhiozzava disperatamente. Si agitò non appena la vide. "Madamigella Oscar ..." Oscar ignorò anche lei.

Nella stanza c'erano altre persone: due soldati, Diane con sua madre e un dottore. Stavano tutti intorno al letto dove giaceva André incosciente. Si alzarono, guardando sorpresi il nuovo arrivato. Oscar non prestò attenzione a nessuno di loro e si fermò accanto a Sophie. Provava un grande ed insopportabile dolore dentro di sé. Si sentiva come se stesse cadendo in un profondo abisso. Finalmente posò lo sguardo su André. Era sbalordita da ciò che vedeva: André, vestito con una semplice camicia, giaceva sotto una coperta sottile, era sudato, caldo e sembrava debolissimo. C'era un secchio di neve quasi sciolta accanto al suo letto e un panno umido gli copriva la fronte. "Che cosa ha?! Che mi dite di lui?!" chiese Oscar con voce tremolante.

"Ha la febbre alta", spiegò il dottore in tono secco. "Non c'è più niente che possiamo fare per lui."

Oscar gli puntò uno sguardo tagliente come un rasoio. "Hai fatto qualcosa per lui, oltre che stare qui e guardarlo morire?" Era arrabbiatissima.

"Ma signore... io..." rispose il dottore balbettando, perdendo la calma: "La febbre è aumentata dalla scorsa notte e non è più curabile! Inoltre, mancano i soldi per avere i trattamenti giusti per curarlo!"

"E per questo lo lascerai morire?!" Oscar tuonò di rabbia, afferrando l'elsa della sua spada. "Se per te il denaro è più importante di una vita umana, allora non sei un vero dottore, ma un impostore malvagio!"

"Vattene!" Il dottore la guardò sgomento e sdegnato. Tentò di giustificarsi ma Oscar gli impedì di parlare. "Esci o non rispondo più di me!", esclamò con rabbia mostrandogli la spada al fianco.

"Come volete. Ma questo non cambia il fatto che è già bello che morto!" Il dottore rispose sprezzante, poi lasciò l'appartamento in fretta.

Oscar tolse la mano dalla spada e si girò a guardare verso il suo amico. La cocente rabbia per quell' avido dottore si trasformò in impotenza. No, André non sarebbe morto! Non l'avrebbe permesso! "Avevo già intuito che quello era solo un dottore imbroglione", sentì dire a qualcuno dietro di lei e si guardò intorno. Il migliore amico di André, quello con la sciarpa rossa, era in piedi proprio dietro di lei. Vide anche la paura nella sua espressione.

"Perché nessuno mi ha informato che André stava così male?"

Alain sentì tutta la rabbia e la disperazione nella voce di Oscar. "Sono stato a Versailles ma non mi hanno permesso di entrare e nemmeno farvi avere un messaggio!" Alain sostenne il suo sguardo. Le diceva apertamente ciò che pensava.

Oscar lo guardò sorpreso. "Non lo sapevo ...", disse in tono più calmo. Non era il momento per quel tipo di discussioni. Doveva subito fare qualcosa per André! Oscar fece una smorfia. "Dobbiamo portare André da me, alla tenuta di Jarjayes e chiamare il nostro medico di famiglia! Pagherò per tutto! Non lo lascerò morire! Mai e poi mai!"