Vie del destino
Capitolo 20 - Per favore, vivi!
"Oh mio Dio, ti prego per la vita di André ... io ..." pensò Oscar, pervasa da una cupa disperazione che le sconvolgeva la mente ed il corpo.
André era stato appena visitato dal dottor Lasonne. Il pianto ininterrotto di Sophie le impedì di continuare la sua preghiera silenziosa. Persino l'occhiataccia di Alain, che si alternava tra lei e André, le dava una sensazione spiacevole. Solo gli altri due compagni non mostravano emozioni. "André ha delirato ?" si sentì chiedere dal dottore.
"No,che io sappia ...", rispose Oscar mentre dentro di sè continuava a pregare. "Perché me lo chiedete?"
"Beh ..." disse il dottor Lasonne dopo che ebbe terminato la visita e riposto in borsa i suoi strumenti. "Nel delirio, si parla di cose che sono molto importanti. Saperle aiuta i malati nella guarigione e forse anche a rafforzare la loro voglia di vivere."
"In effetti, André ha parlato ..." cominciò a dire uno dei compagni, dando un'occhiata fugace ad Oscar. Subito Alain intervenne, impedendogli di continuare: "Ma non abbiamo capito cosa ha detto!"
"Alain …ma..." l'amico lo guardò stupito e Alain lo interruppe di nuovo: "André ha solo pronunciato parole incomprensibili , Léon. Lo so perché ero più vicino al suo letto di te!"
"Hai ragione." aggiunse Jérôme dando una gomitata al fratello, facendogli intendere che Alain aveva le sue ragioni per non dire la verità. "Dobbiamo tornare in caserma." Con un'ultima occhiata ad André, salutò tutti e lasciò la stanza. "Il dovere chiama." Alain si mise il cappello, accennò un saluto militare verso Oscar e seguì Jérôme.
"Ha chiamato voi ..." sussurrò Léon ad Oscar mentre passava,così a bassa voce che lei ebbe difficoltà a capirlo.
Rosalie accompagnò i tre compagni e Oscar fissò la porta. André aveva parlato di lei nel suo delirio! Perché allora Alain aveva mentito? Cosa voleva fare ? Comunque ... Se la sua presenza avrebbe aiutato André a guarire, avrebbe esaudito il suo desiderio - anche se questo significava che avrebbe dovuto trascurare i suoi compiti nel Reggimento delle Guardie. André doveva vivere! Non avrebbe permesso che morisse! Non poteva abbandonarla così - questa era la cosa più importante per lei in quel momento … Il dottor Lassone veniva due volte al giorno e si prendeva cura del malato. Almeno la febbre era calata e André non era più in pericolo di vita. Era debolissimo ed alternava brevi momenti di lucidità al sonno profondo, cosicchè il dottore riusciva a somministrargli le medicine ed anche dell'acqua fresca e del brodo caldo prima che sprofondasse nuovamente nell'incoscienza.
Fin da subito, Oscar aveva disposto che fosse ospitato in una luminosa stanza per gli ospiti. Si recava da Andrè ogni volta che poteva, quando era libera dai suoi impegni. Ma nonostante si affrettasse a tornare alla tenuta, arrivava sempre troppo tardi, trovandolo addormentato dopo che aveva ricevuto le cure dal dottore. Un giorno decise di rimanere alla tenuta: nevicava, perciò mandò un messaggero a Versailles per avvisare che aveva il raffreddore e che il suo subordinato Conte de Girodel doveva prendere il comando. Non era vero, ma lo fece perchè desiderava passare più tempo con il suo amico. Per una volta i suoi compiti militari potevano pure aspettare. Se qualcosa fosse accaduto, Girodel le avrebbe mandato un messaggero. Era pur sempre un vantaggio essere il Comandante della Guardia Reale, e stavolta sfruttò questo privilegio a suo favore.
Oscar guardò fuori dalla finestra. Fuori, fiocchi di neve spessi e morbidi come piume bianche cadevano lentamente sul terreno già imbiancato. Il grande giardino con gli alberi spogli, i tetti delle case intorno e l'intero paesaggio, tutto sembrava immerso in una atmosfera fiabesca. Oscar non poteva goderselo. Voltò le spalle alla finestra e si guardò intorno nella stanza degli ospiti.
Il dottor Lasonne stava rimettendo a posto la sua borsa. "Tornerò stasera", promise.
Sophie si offrì di accompagnarlo fuori. "Ma se il tempo non migliora, non c'è bisogno che veniate. Mio nipote sta molto meglio, lo ha detto lei stesso. Ha solo bisogno di riposare ... "
"Bene ..." Il dottor Lasonne si fermò un attimo prima di uscire. Guardò la finestra e sorrise. "Verrò comunque questa stasera."
Oscar annuì. "Grazie. Ma se arriva una tormenta stasera, per favore restate a casa. Abbiate cura di voi" gli disse lei.
"Lo farò di sicuro, Madamigella Oscar." Il dottor Lasonne la salutò e uscì dalla stanza, accompagnato da Sophie. Oscar si avvicinò lentamente al letto, mentre Rosalie sistemava sul comodino alcune fialette lasciate dal dottore, che avrebbe dovuto somministrare ad Andrè al suo prossimo risveglio. "Spero davvero che lui si svegli completamente ..." tirò su col naso.
"Lo farà ...", disse Oscar sicura di sé e guardò la giovane donna. "Potresti farmi un po 'di tè, Rosalie?"
"Certo, Madamigella Oscar." rispose Rosalie accennando un inchino e uscì dalla stanza. Quando Oscar fu sola, prese una poltrona e si sedette vicino al letto. André giaceva immobile e dormiva. Il suo petto si alzava e abbassava debolmente. Mentre lo guardava, sentì un nodo in gola e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Tentò con tutte le sue forze di non cedere al pianto e ci riuscì con fatica. Aveva la testa piena di mille pensieri tutti dedicati a lui. I tanti momenti felici passati insieme adesso le tornavano ossessivamente davanti agli occhi e desiderò ardentemente di volerli rivivere di nuovo. Le tornò alla mente il ricordo di quell'estate mentre lottava a piedi nudi con lui al lago. O quel giorno in cui lei si era fatta male al piede e André aveva curato la sua caviglia ferita ... E il sorgere del sole visto su una delle torri di Notre Dame quando lui pose Parigi ai suoi piedi ...
Quelli erano stati i momenti più felici della sua vita ... una vita che consisteva solo di compiti che doveva eseguire a causa della educazione virile ... "Che cosa potrei fare senza di te?" si chiese Oscar e involontariamente si ricordò della sua vita prima che arrivasse lui. Le appariva assurda ed irreale. Oscar alzò la mano e quasi esitando la pose sul petto di André. Sotto il tessuto leggero della camicia, sentì il suo petto turgido e muscoloso. Sentiva i battiti del suo cuore lenti e costanti e il suo respiro silenzioso. "Devi vivere..." sussurrò e di nuovo si commosse. Senza di lui, la sua vita le appariva vuota ed insignificante, come in una landa desolata. "Non lasciarmi sola ..." implorò. "Non ricordo più com'è vivere senza di te ... Hai cambiato la mia vita e mi hai insegnato a essere libera e spensierata ... Se non ti avessi incontrato, non avrei mai saputo come si fa a vivere veramente ... Grazie a te, mi sento una persona vera e non più una bambola ... Con te posso essere me stessa. Non mi chiedi mai niente ... Sei la mia gioia, la mia vita …" Oscar ritrasse la mano, appoggiando i gomiti sul bordo del letto e tenendosi la testa tra le mani. Di cosa stava parlando? Come se André fosse già morto! Si riconosceva a malapena! Eppure ammise a se stessa che André era molto importante per lei!
Improvvisamente sentì delle voci confuse fuori dalla stanza. Oscar sollevò la testa, si riprese dalle sue emozioni e guardò preoccupata verso la porta. Sentiva la voce arrabbiata di Sophie e la voce di un uomo. Sembrava che Sophie volesse cacciare via quell'uomo. Doveva essere un visitatore piuttosto indesiderato. Oscar pensava di riconoscere la voce maschile e si alzò dalla poltrona. Doveva solo scoprire cosa stava succedendo! Lasciò la stanza di André. Nel lungo corridoio sentiva le voci sempre più nitidamente e quando arrivò nell'ampio salone dei ricevimenti, la sua previsione venne confermata. "... voglio visitare il mio amico, dov'è il problema?" diceva Alain a cui non gli piaceva come la nonna di André lo trattasse e sembrava molto serio.
Sophie rispose infuriata: "Sei una cattiva compagnia per mio nipote! Ho sempre saputo che gli porti solo guai!"
Alain non lo sopportò! Il suo orgoglio ferito gli fece rispondere a quel drago di fuoco! "E voi?! Non fingete che André sia così importante per voi! So che la vostra protetta è sempre stata più importante di lui! André vi era indifferente! Ogni volta che andavate da lui e dai suoi genitori, eravate sempre dalla parte Oscar! Avete ignorato André! A lui invece avete riservato solo ingiurie e rimproveri! Non c'è da stupirsi che fuggisse sempre da voi!"
"VAI FUORIIIII !", tuonò Sophie. Il suo viso rotondo era diventato viola e agitava minacciosamente i pugni come se volesse intimidire quell'uomo che le stava fronte, molto più grande e più forte di lei.
"Basta!" In quel momento, Oscar intervenne. "Smettetela, tutti e due!" disse in modo perentorio, fermandosi al fianco di Sophie. Guardò i due antagonisti. "Non tollero discussioni qui! Non per causa mia! E certamente non in queste circostanze!" Oscar non si accorse che lei stessa era sempre più turbata. "Alain, fai attenzione alle tue parole, altrimenti dovrò sfidarti a duello! Con la spada o con la pistola per me è indifferente!" Anche le formalità furono omesse senza che lei se ne accorgesse. Riferendosi po alla sua ex tata, continuò: "E Sophie: quando Alain vuole visitare il suo amico, che gli sia permesso in qualsiasi momento!"
"Ma, Madamigella Oscar ..." Sophie iniziò a protestare. Ma si zittì subito non appena si accorse dell'espressione irritata della sua protetta su di lei. Vide la rabbia negli occhi di Oscar e le sembrò di vedere un temporale che si avvicinava. In questi casi, era sempre meglio troncare qualsiasi discussione con la sua protetta. Sapeva che non l'avrebbe convinta mai e poi mai.
Alain fissava Oscar. Lo stupì di nuovo, come aveva fatto qualche giorno prima quando cacciò il medico ciarlatano fuori dall'appartamento di André. Aveva deciso anche di pagare le spese per curare il suo amico e di fare tutto il possibile per salvargli la vita. Questo non solo aveva impressionato Alain, ma anche i fratelli Jérôme e Léon. I due ne avevano parlato quella mattina in caserma e speravano che lei avrebbe aiutato veramente André .
Mentre Alain rifletteva su questo, fece caso alle forme di Oscar: per la prima volta, la vedeva senza uniforme e con indosso solo camicia, gilet e pantaloni. Lo scollo della camicia terminava un po' sopra lo sterno e non rivelava praticamente nulla. Sembrava più aggraziata con la divisa. Comprese Andrè un po'di più. Questa donna era un vero mistero anche per lui, però esercitava un certo fascino. Ma innamorarsi di lei senza avere alcuna speranza non sarebbe mai accaduto ad Alain. Lei era semplicemente troppo prepotente e troppo orgogliosa per questo. Alain si schiarì la voce cercando di riprendersi da quei pensieri. "Io non combatto con le donne", rispose duramente. Fu una delusione per l'anziana nonna di André ora che non poteva più buttarlo fuori.
"Capisco. Ma io posso combattere come un uomo." Oscar fece un sorriso ironico. Aveva ancora un conto da regolare con quell'uomo e quindi sapeva come imporsi. Ma non era il momento …
"Ma questo non cambia il fatto che voi siate una donna, comandante." Alain sorrise in modo malizioso. Quella donna era inflessibile, ma possedeva anche il suo orgoglio e lui non voleva cedere in alcun modo , non importa quanto alto fosse il suo rango. "E sono venuto qui solo per far visita al mio amico." Le sue ultime parole diedero ad Oscar la certezza che prima o poi il duello tra loro si sarebbe verificato.
"Come vuoi", disse lei secca. "Seguimi."
"Uhm!", bofonchiò Alain e in un baleno la raggiunse. Lui non le stava dietro come normalmente avrebbe dovuto fare, ma la affiancava.
Oscar lo notò ma non disse nulla. La sua ex tata, tuttavia,commentò. "Nessun barlume di decenza! ", brontolò e seguì i due. Non avrebbe mai lasciato Alain da solo con Madamigella Oscar!
Raggiunsero la stanza degli ospiti dove c'era André e Sophie aprì la porta. Almeno qui Alain mostrò un po' di decenza, facendo entrare Oscar per prima. Alain sogghignò. "Sophie" Oscar si rivolse improvvisamente a lei. "Per favore, prepari un tè per il nostro ospite?"
"Cosa ?!" Era davvero troppo per Sophie. Lei non poteva più sopportarlo. "Ma Madamigella Oscar!" Protestò con veemenza. "Vuoi nutrire questo demonio?!"
Oscar percepì l'avversione di Sophie nei confronti di Alain. In effetti, quell'uomo era grezzo e sfacciato, ma questo non significava che fosse un uomo cattivo. Tanto più che André le aveva spesso parlato di lui e di quello che avevano passato insieme. Era solo un'amicizia tra due persone, cresciute insieme sin dalla più tenera età. Lei stessa avrebbe voluto vicino un amico vicino. Come poteva negare ad Alain di vedere André?! Si rivolse a Sophie. "Se non vuoi, lo farò io." Sorrise alla sbalordita governante e si diresse verso la cucina.
"Ma, Madamigella Oscar!" Gridò Sophie indignata, stringendo le gonne e la raggiunse. "Dove vai adesso! Non puoi farlo!"
"Certo che posso." Oscar non si fermò, né ascoltò la vecchia. Alain scosse la testa e si diresse verso stanza, come se fosse a casa sua. Entrò e subito fu colpito da un piacevole tepore. C'era un fuoco nel grande camino di fronte al letto, come non ne vedeva da molto tempo. Alain gettò il suo cappotto di feltro spesso e la giacca dell'uniforme sulla poltrona su cui Oscar sedeva poco prima e si sentì a suo agio. Riscaldò le sue mani fredde e anche le sue membra rigide si rilassarono. Si appoggiò allo schienale e si accomodò, incrociò le braccia dietro la testa e incrociò le gambe. I suoi occhi si posarono sul suo amico, che era ancora addormentato.
"Bene, amico, ora sono qui ...", pensò come se stesse veramente parlando. "Devo dire che il tuo gelido comandante sembra sciolta ... senza l'uniforme addosso, le sue forme non sembrano così male, ma probabilmente è piatta ... E devo ammettere che le piaci ... " Alain rise e si sedette. "Ehi, André!" disse avvicinandosi e mettendo una mano sul braccio del suo amico. "Ho sentito che stai meglio! Quindi guarisci presto o non ti sarà permesso di tornare in caserma. Devo dirtelo: il nostro colonnello mi ha mandato qui per avvisarti. Ha dato ordine che se non rientri domani, sei sospeso dal tuo servizio ... "
"Non capisco, madamigella Oscar!" disse Sophie piagnucolando mentre la sua protetta in cucina aveva messo in pratica il suo piano, e Rosalie stava preparando il tè per l'ospite. "Come potete trattare quell'uomo come un ospite! Non ha niente di buono!"
"Alain invece è una persona molto gentile ...", disse Rosalie con tranquillità mentre preparava un vassoio con stoviglie e posate. "Insieme ad André mi ha aiutato così tanto quando vivevo ancora a Parigi …"
Sophie non l'ascoltava nemmeno ed era ancora infiammata di rabbia. "Ti sbagli, cara. Conosco Alain da più tempo di te e so di cosa sto parlando! Ha trascinato mio nipote nelle peggiori cose! Quelle continue risse …"
Oscar ricordò i giorni della sua giovinezza da tempo dimenticati. Sogghignò e si avvicinò alla vecchia. "Oh, Sophie ..." Con calma le mise le mani sulle spalle rotonde. "A quel tempo, erano ancora bambini e le piccole zuffe sono normali a quell' età ..." André glielo aveva spiegato una volta, ma questo non glielo disse, altrimenti Sophie si sarebbe infuriata ancora di più. "Non preoccuparti, farò in modo che Alain non causi problemi a casa nostra."
"Madamigella Oscar, il tè è pronto." disse Rosalie e Oscar sorrise a Sophie. "Andrà tutto bene. Vieni, non dovremmo più lasciare solo Alain con André. Che ne dici? "
"Avete ragione, Madamigella Oscar ..." Sophie sembrava essersi un po 'calmata. "Ma mi piacerebbe stare qui e preparare il pranzo piuttosto che ..."
"Va bene, Sophie, ho capito." Oscar non la lasciò finire. Non voleva che Sophie si arrabbiasse di nuovo e ancor peggio che si mettesse nei guai con Alain. "Rosalie, andiamo", disse alla giovane donna e lasciò la cucina con lei.
