Vie del destino
Capitolo 21 - Il risveglio
André sognò una calda giornata estiva: era insieme ad Oscar ed entrambi correvano a piedi nudi felici e spensierati. Lei rideva ma ad un tratto inciampò. La prese e cadde con lei nell'erba soffice. Oscar lo guardò con occhi scintillanti e avvicinò il viso verso di lui. Nel sogno tutto era possibile e non era necessario pensare alle conseguenze di ciò che succedeva. Lui pose la bocca sulle sue labbra e la baciò. Oscar gli restituì il bacio, poi il sogno si dissolse nel nulla ...
André aprì gli occhi, lentamente. Non era la prima volta che si svegliava, ma questa volta era diverso: non era da solo in quella stanza luminosa e fiorita, come i giorni precedenti ... Sentiva dei mormorii di voci a lui familiari e pensava di averle riconosciute: Alain, Rosalie e Oscar. Oscar? Era davvero lei? E com'era possibile che Oscar e Alain parlassero così tranquillamente sottovoce? O erano solo fantasie? Ma forse evitavano di litigare in presenza di Rosalie. Non sarebbe stato così se Oscar si fosse trovata da sola con Alain. Sapeva che i due non si piacevano affatto e sicuramente avrebbero litigato se non fosse stato per quella situazione straordinaria.
André aprì faticosamente le palpebre che sentiva pesanti. La testa gli pulsava, sentiva un sapore amaro in bocca e aveva la vista annebbiata. "Madamigella Oscar, guardate!", esclamò sorpresa Rosalie. "André è sveglio!"
"Rosalie, chiama sua nonna!" Andrè sentì di nuovo la voce di Oscar e poi riuscì a vederla. I suoi occhi azzurri brillavano e le sue labbra sorridevano. "Grazie a Dio!" Si chinò verso di lui e le punte morbide dei suoi capelli biondi gli solleticarono la guancia. Andrè accennò un sorriso. La voce di Oscar esprimeva chiaramente la preoccupazione per lui. "Come ti senti? Vuoi qualcosa? André, parla!"
Desiderò con tutto se stesso di toccarle i capelli e di accarezzarle la guancia, ma non osò. Si sentiva ancora troppo debole e poi, il suo gesto sarebbe stato sicuramente frainteso. Le appariva come un angelo, con quel suo viso dolce e lo sguardo fisso su di lui. Andrè si perse letteralmente dentro i suoi occhi. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma uscì solo un verso incomprensibile. "Oscar ..." Non gli riuscì di parlare oltre.
"Sì, sono qui, con te." Gli occhi di Oscar brillavano di gioia. O forse voleva piangere? Proprio lei, la coraggiosa Oscar?! "Anche Alain è qui." Il suo viso soave svanì dalla sua vista, lasciando il posto a quello più rude del suo amico. "Alain ...", mormorò quasi gracchiando.
"Oh, amico, ma puoi continuare a dormire!", scherzò a modo suo, ma nei suoi occhi scuri vi era la stessa gioia e sollievo che aveva visto ad Oscar. "Ci tormenti qui da giorni!"
"Cosa?" André era stordito. Possibile che fosse rimasto incosciente per così tanto tempo? Beh, ricordava di essersi svegliato qualche volta, e che qualcuno gli dava dell'acqua e qualcos'altro che non rammentava bene, ma gli sembrava di aver solo sognato o che tutto ciò fosse realmente accaduto ma solo per brevi momenti … era totalmente confuso.
"Hai sentito bene", disse Alain, continuando a parlare. "Ci hai fatto prendere un bello spavento con la febbre, amico mio! Sei alla tenuta dei Jarjayes, ora. Il comandante Oscar ha organizzato tutto questo e ti ha fatto curare dal medico migliore. Lui ti ha salvato e ora sei completamente sveglio e parli. Stai molto meglio!" Alain aveva messo temporaneamente da parte i suoi scontri personali con Oscar, quasi come se avesse fatto un tacito accordo con lei - almeno fino a quando la situazione del suo amico non fosse migliorata. Per Oscar, infatti, era lo stesso: tollerava Alain solo nella misura in cui serviva per dare forza e stare vicino ad Andrè, fino al suo completo recupero.
Anche se non ne aveva la forza, André dovette sorridere. A prescindere da quanto fosse grigio il giorno, Alain trovava sempre parole divertenti e appropriate. In breve, gli spiegò la sua situazione. André si sforzò di capire. Il sospetto che non si trovasse a casa sua gli venne al primo risveglio, forse due giorni prima o il giorno precedente, non lo ricordava. Quella stanza era troppo luminosa e spaziosa, anche poteva vederne solo una piccola porzione. Nonostante il dolore e l'estrema debolezza, cercò di tirarsi su poggiandosi sulle braccia.
"Devi rimanere disteso, per ora!" Lo rimproverò Alain, ma lo aiutò a sedersi.
"Grazie." André riacquistò lentamente la voce. La prima cosa che i suoi occhi fecero fu cercare Oscar. L'arredamento della stanza non era importante per lui.
Lei stava dietro Alain, vicino alla finestra. "Hai fame? Vuoi bere ?" gli chiese quando i suoi occhi la trovarono.
André scosse la testa in segno di diniego, poi sentì una fitta alla gola. "Forse un sorso d'acqua ..." disse esitando. Non aveva appetito.
"Certo, subito." Oscar si mosse. Non poteva più stare in questa stanza. Da quando André aveva aperto gli occhi, il suo cuore aveva accelerato i battiti e il sangue le scorreva violento nelle vene. I suoi occhi erano penetrati in profondità dentro di lei e confuso i suoi sentimenti. Oscar si appoggiò alla porta per riacquistare la sua compostezza. Inspirò profondamente. Il suo cuore lentamente si calmava in modo che potesse continuare a camminare senza che nessuno notasse quanto fosse sconvolta.
"Penso che tu abbia buone possibilità con lei", disse sottovoce Alain dopo che Oscar ebbe lasciato la stanza. André aggrottò la fronte senza capire e Alain si avvicinò a lui per spiegargli meglio la situazione. "Avresti dovuto vederla cacciare via il medico cialtrone da casa tua! Non mi rendevo conto di ciò che pensavi di lei, ma in quell'istante ho aperto gli occhi. La sua preoccupazione per te e il suo comportamento mi hanno chiarito tutto." Alain rise di nuovo mentre. André lo guardava stupito. Gli mise una mano sulla spalla. "Beh, amico, non condivido i tuoi sentimenti per lei, ma in un certo senso posso capirti."
André annuì leggermente. Quello che Alain gli rivelava sembrava irreale, però era sincero e ci credeva. Alain non gli mentiva mai, perché avrebbe dovuto farlo adesso? André si sentiva più leggero, anche se il traguardo non era ancora vicino. Oscar avrebbe sicuramente avuto bisogno di più tempo e lui l'avrebbe attesa. Voleva che fosse lei a fare il primo passo e che venisse da lui spontaneamente. "Come va il tuo collo?" André non voleva pensare a quello che aveva fatto ad Alain, perché gli causava solo sofferenze all'anima.
"Non preoccuparti, va tutto bene." Alain agitò la mano e abbassò la voce. "C'è qualcos'altro che devi sapere."
André era sorpreso e curioso. "Cosa?"
Alain divenne serio e il suo tono più duro. "E' per il tuo servizio in caserma..." Raccontò al suo amico ciò che il colonnello gli aveva detto a questo proposito e André dovette decidere rapidamente: sarebbe tornato in caserma con Alain per mantenere il suo servizio. Oppure sarebbe rimasto lì con Oscar per riprendersi completamente e forse anche conquistare il suo cuore...
Oscar entrò in cucina. Rosalie e Sophie avevano preparato con cura un vassoio con tante cose buone: fette di pane, pezzi di formaggio e prosciutto affumicato. Oscar sorrise. Quando si trattava di farle un favore, Sophie esagerava sempre. O la sua ex bambinaia si preoccupava veramente del benessere di André? Oscar credeva che fosse così e le disse: "Oh bene, Sophie! André vorrebbe un altro bicchiere d'acqua."
"Sarà fatto subito, Madamigella Oscar." Nonostante l'età, fu sorprendente con quanta agilità Sophie svolse i suoi compiti, infine lasciò la cucina con il vassoio carico.
"Non dovrei preparare il tè per André?", chiese Rosalie un po' dopo, ovviamente sorpresa dal comportamento di Sophie come lo era Oscar. "Penso che sarebbe molto meglio di un bicchiere d'acqua …"
"Potresti avere ragione, Rosalie ..." Oscar si sedette e osservò Rosalie mentre preparava il tè per André. "Penso che Sophie sia stata così rapida perché non vuole lasciare il nipote da solo con Alain."
"La pensate così?" Rosalie prese una tazza, un piattino e un cucchiaino e mise tutto su un vassoio piccolo e rotondo. "Hmm ..." rifletté a voce alta. "Forse avete ragione, Madamigella Oscar. A Sophie non sembra che piaccia Alain."
"Sai perché?"
"No, Madamigella Oscar." Rosalie prese il tè caldo dal focolare e lo versò in una brocca, che posò sul vassoio. "Il tè per André è pronto."
Oscar si alzò dalla sedia e sorrise. "Allora andiamo a trovarli prima che si tirino i capelli."
"Sì, Madamigella Oscar, andiamo." Rosalie ridacchiò al pensiero di quella scena, prese il vassoio e camminò accanto a Oscar. Più si avvicinavano alla stanza degli ospiti, più sentivano voci alterate, soprattutto quella di Sophie. Oscar ebbe uno scambio di opinioni con Rosalie e non poté fare a meno di sorridere. Fece aprire la porta a Rosalie, lasciando che entrasse per prima.
Ciò che videro le bloccò sulla soglia, come fossero stordite: André non era più a letto! Era già vestito con i pantaloni e gli stivali, e si stava infilando la camicia nei pantaloni. La scollatura bassa gli esponeva il petto quasi all'ombelico, ma questo non sembrava disturbarlo. Sua nonna stava di fronte a lui e Alain accanto a lui con le mani chiuse sui fianchi. Se non fosse stato per la discussione feroce che i tre stavano avendo, Oscar non avrebbe creduto i suoi occhi. Ed anche cosi' non riusciva a credere a quello che ascoltava. Anche Rosalie le stava accanto con una espressione stupita.
"Non lo farai!" Sophie si irrigidì, come per bloccare il percorso del nipote. "Non sei ancora guarito!"
"Devo farlo, nonna, se voglio ancora guadagnare la mia paga." André sembrava essere debole, ma non mancava di tenacia. "Non hai sentito cosa ha detto Alain? Se non torno in caserma con lui oggi stesso, allora posso dire addio al mio servizio."
"Faresti meglio a prendere l'uniforme di André", aggiunse Alain di malavoglia. "È una sua decisione …"
"Nessuno te l'ha chiesto!" Lo interruppe Sophie con rabbia, ma Alain non si intimidì. "Può essere, nonna, ma …"
"Come osi chiamarmi così!" Sophie alzò minacciosamente i pugni in faccia ad Alain ma André la fermò. "Calmati, nonna!"
"Non t'immischiare tu!" Lo ammonì Sophie con voce stridula e in quel momento si sentì un forte botto nella stanza.
Sophie, André e Alain guardarono verso la porta con stupore. Oscar stava lì, rossa di rabbia e accanto a lei Rosalie pallida come un cencio. Ai suoi piedi, riverso a terra c'era un piccolo vassoio con la teiera e la tazza. Il piattino era lì vicino, il cucchiaino da tè era volato via e tra i cocci sparpagliati sul pavimento il tè caldo emanava il suo aroma inconfondibile in tutta la stanza. Ma questo non fece cessare la lite. Oscar aveva strappato dalle mani di Rosalie il vassoio carico e lo aveva deliberatamente gettato sul pavimento. Era furiosa, respirava affannosamente e non aveva intenzione di calmarsi. Stava ferma con le braccia tese e i pugni poggiati sui fianchi. "Portagli la sua uniforme, Sophie", ordinò.
"Ma, Madamigella Oscar ..."
"Se un soldato viene licenziato e trattiene la sua uniforme, viene immediatamente arrestato e punito severamente", continuò Oscar come se non fosse stata interrotta: "Non vuoi fare questo a tuo nipote, vero?"
"No...", esclamò esitante Sophie. Si mise una mano sulla bocca e si affrettò ad uscire dalla stanza. L'idea che André sarebbe stato processato sembrava spaventarla più della preoccupazione per la sua guarigione.
Oscar aspettò che Sophie se ne fosse andata, poi si mosse lentamente. I frammenti si frantumavano sotto gli stivali, ma lei non ci fece caso. "Ecco ...", disse quando si trovò ad un passo da André. "Capisco il fatto che tu preferisca la caserma alla salute, ma..." Ma cosa? Non poteva dirlo. Non aveva alcun diritto di costringerlo a restare lì. Tuttavia, una parte di lei desiderava che lui rimanesse almeno per qualche altro giorno... E così disse quello che aveva appena pensato: "...posso parlare con il colonnello Dagous e potrete mantenere il vostro servizio, anche se starete lontani dalla caserma uno o due giorni in più."
André le era molto grato per tutto quello che aveva fatto per lui. Ma voleva anche evitare che lei facesse ancora di più per lui - non lo avrebbe sopportato. "Oscar, ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me. Mi hai salvato la vita e te ne sarò per sempre riconoscente, ma questa è la mia decisione ... mi dispiace", disse André dolcemente. Sentiva che le stava facendo male, ma ne aveva abbastanza. Forse anche il piccolo litigio di prima con la nonna aveva contribuito a quella decisione. Era difficile per lui, ma se Oscar era rimasta con lui fino alla sua guarigione, nulla sarebbe cambiato tra lei e lui. André l'aveva capito abbastanza presto, perché Oscar era inaccessibile nei suoi sentimenti come sempre e probabilmente sarebbe rimasta così... Ecco perché voleva aprirle gli occhi in questo modo ed è quello che fece in quel momento. "E' mio dovere tornare in caserma, così come è tuo dovere servire la Regina."
"Cosa stai dicendo?", disse Oscar allibita ed incredula.
"Ho detto che siamo entrambi impegnati nei nostri doveri ...", disse André, appesantendo il cuore di Oscar: "... ma a differenza di te, io lo faccio per sopravvivere ... "
Oscar era presa dall'ira! Voleva schiaffeggiare André. Ma per cosa? Solo perché aveva detto la verità? Era vero che entrambi erano legati alle loro vite da militari ... Ed era anche vero che Oscar era impegnata solo nei confronti di Sua Maestà ... Non aveva mai preteso nulla per sé ... Perché la sua educazione non lo permetteva e perché non aveva diritto ad avere una propria vita... Ma sentirlo dire dal suo amico le faceva un male da morire. "Non posso biasimarti..." fu l'unica cosa che disse prima di uscire dalla stanza.
"Oscar!" André si pentì subito di come l'aveva trattata e così la seguì, non prima di aver preso il mantello di Alain dalla sedia. "Scusa, amico, lo prendo in prestito", gli urlò. Se lo mise sulle spalle ed uscì in fretta dalla stanza.
