Dopo aver saputo la vera identità di Eleanore, Mycroft continuò con più costanza il suo rapporto con lei. Adesso sapeva che era una Moriarty, e il perdono per la piccola bugia, il lavoro complicato e gli incontri clandestini resero il rapporto relativamente tranquillo.

Così una sera, l'aveva accompagnata nel posto più intimo che lui avesse mai avuto. La sua casa.

La portò a vedere la dimora dove abitava. Quella grande villa vecchio stile, con i quadri alle pareti e i mobili antichi, l'avevano fatto sentire per un attimo, vecchio anche lui.

Lei guardava quel posto singolare con sorpresa, cercando di capire come una persona potesse vivere lì in completa solitudine.

Mycroft le fece vedere le stanze, il corridoio pieno di quadri e la stanza dove oziava a vedere qualche film. Poi entrarono nella sala dove c'era un ampio camino.

Si sedettero nelle due poltrone di pelle che sembravano quelle del Diogene Club. Eleanore non pronunciò nessuna frase che lasciasse intendere il suo stupore per quella casa effettivamente così originale.

"Questa era la casa di mio zio Rudy, la ereditai alla sua morte. Anch'io quando venni ad abitare con lui la trovai eccentrica. Ma mi ci abituai presto e poi devo dire mi piacque. Effettivamente a casa non ci stavo poi molto."

Mycroft sorrise vedendola spiazzata per averle mostrato il suo rifugio.

"Myc, riflette molto la tua indole. Sei un uomo di altri tempi. Dove avresti potuto vivere se non qui. Però è tutto molto ordinato, come lo sei tu del resto. Non sentirti imbarazzato. "

Myc si avvicinò e la baciò sulla punta del naso.

" Sei molto diplomatica Eleanore, ma credo che la tua casa sia molto più bella che questo museo. Eppure prima non ci avevo mai fatto caso, ma adesso che ti frequento la trovo, diciamo inadeguata. Ci vorrebbe un tocco femminile. Naturalmente il tuo Eleanore."

"Io ti amo anche così mio cuore di ghiaccio, con la tua casa così antica." Eleanore lo avvicinò e lo strinse in un dolce abbraccio.

"Qualsiasi cosa dovesse succedere tra noi, io sarò sempre con te Myc. Solo se tu mi respingessi, io mi allontanerei. Ma dovrai farlo tu, Myc"

Mycroft la ricambiò stringendola a sé. Poi sentì la voglia incontenibile di baciarla. E lo fece. Dapprima insicuro che lei lo volesse, ma quando sentì il calore della sua vicinanza e la sua volontà, si sentì stordito e fu appassionato. Dolce, amorevole come tutto il suo corpo lo portava a essere. Eleanore lo desiderava e anche lui sentiva il suo desiderio salire.

Si sciolse, la prese per mano e la portò nella sua stanza. Non si accorsero nemmeno di come fossero giunti nel profumato e ordinato letto di Mycroft. Si spogliarono con furia pieni di passione. Si ritrovarono presto nudi, avvinghiati, stretti, quasi violenti. Cominciarono a cercarsi, a toccarsi, a prendersi e ritirarsi. Fino ad arrivare insieme all'apice del desiderio, continuando in un gioco di carezze, di impeto di eccitazione che li lasciò vinti ed esausti.

Elenoire era bellissima sdraiata nel suo ordinato letto, adesso irrimediabilmente sottosopra. Non c'era niente di più bello che Mycroft avesse visto. Adesso non gli importò granché che lei fosse una Moriarty. Lui pensava solo che lei era la sua piccola Elly.

"A cosa pensi mio cuore di ghiaccio, non rattristarti, sai che ti amo." Eleanore percepiva la sua difficoltà, e lo accarezzò dolce sul viso, mentre lo guardava sicura di sé. "Scaccia qualsiasi cosa ti tormenti."

Mycroft si scostò un po', poi la guardò domato e stanco.

"Farò tutto quello che mi è possibile Elly per rimanere al tuo fianco. Anche contro le regole rigide che mi frenano. Solo ti chiedo di non dubitare di me. "Eleanore gli si avvinghiò intorno, lo prese per le spalle e cominciò a baciargli la schiena. Mentre gli stringeva le mani calde sul petto.

"Non ti dimenticare questa promessa Myc. "Eleanore si staccò da lui e si infilò sotto il lenzuolo. Mycroft fece lo stesso e si ritrovarono abbracciati con i loro corpi intrecciati.

"Eleanore, io non ho nulla in casa, non hai fame piccola? Posso solo portarti fuori a cena."

"Perché non riempiamo di briciole il tuo amato letto? O ti spaventa così tanto il disordine. Ordina qualcosa da casa Myc."

Eleanore rise vedendo la faccia stranita di Mycroft. Poi anche lui capì e si lasciò andare. Lui così rigoroso, in un letto disfatto e pieno di resti di cibo. Quasi rabbrividì. Ma vedendo il volto sereno e canzonatorio di Elly cedette. Eleanore prese il cellulare di Myc e ordinò una cena per loro.

"Mi devo vestire Elly, non posso scendere nudo, per il raider dico"

"Direi di no, mio cuore di ghiaccio, intanto scendo a preparare il tavolo. Non avrai pensato veramente che ti avrei costretto a cenare nel letto! "Eleanore si avviò nuda e splendente a rivestirsi, poi si girò a guardarlo divertita, mentre lui la fissava riconoscente di avergli salvato il letto.

"Però una volta potremmo farlo! Myc, quindi amore preparati." Eleanore era bellissima, mentre si aggiustava i capelli.

Lei trovò il necessario per preparare il tavolo, su indicazione di Mycroft. Poco dopo arrivò la cena.

E passarono la più bella serata che lui ricordasse. Niente al confronto con le tante passate a Natale dai genitori. O quelle di Pasqua.

Con Eleanore le ore passavano veloci. Non pesavano sul suo cuore sempre ermeticamente chiuso. Se mai ne aveva uno, come pensavano tutti. Eppure provava una sottile inquietudine. Quella famosa frase: "troppo bello, perché duri," lo perseguitava. Cosa avrebbe dato perché invece si trasformasse in "per sempre". Eleanore lo aiutò a riordinare, poi lo prese per le mani e le strinse sul suo cuore.

"Myc, devo andare ora, si è fatto tardi e domani il primo ministro mi aspetta."

Mycroft la baciò sulla fronte e chiamò l'auto che l'avrebbe riportata a casa.

"A domani, mio cuore di ghiaccio." Le sussurrò lei all'orecchio.

Mycroft rimase sulla porta a guardarla scomparire nella notte di Londra.

La notte trascorse veloce, mentre la stanchezza si portò Mycroft nel suo palazzo mentale, dove c'era un posto per Eleanore. Un posto speciale tutto per lei.

Lì, si trovavano tutti quelli che erano passati e si erano fermati nel suo cuore.

Dal suo amato fratello Sherlock, a John. Poi Molly e Greg Le strade. Lady Smallwood, Anthea e perché no? Anche la burbera sig. Hudson. Poi c'erano la madre Violet e suo padre. E per ultima Eurus, amata e odiata sorella legata, indissolubilmente a zio Rudy, che tanto aveva influito nel creare quello che era. Aveva plasmato Mycroft. L'Ice Man che era diventato.

Si sentì sdoppiato, si rivide a venticinque anni, pieno di voglia di essere accolto e amato. Ma con quell'intelligenza, che invece lo aveva allontanato da tutti, che gli faceva percepire le persone così stupidamente lente. Una condanna. Quella che Eurus non era riuscita a gestire.

Mycroft si addormentò agitato e non dormì affatto bene. Anche se nel suo palazzo mentale, Eleanore gli sorrideva da lontano. Sicura e dolce.

La mattina non fu migliore, anche se lesse il messaggio di Elly che gli dava il buongiorno.

Prestò attenzione a indossare con cura il vestito tre pezzi blu spinato. Sorrise allo specchio, mentre si vestiva e pensò a Elly.

"Mi piace sistemare la cravatta all'uomo che amo, prima che lui esca di casa." Mycroft si ricordò quando l'aveva detto. E si sentì meglio. Fu quasi felice. Poi si concentrò e uscì. Il governo britannico era pronto a interpretare la sua parte.

Anthea lo aspettava in auto, ma dalla faccia non aveva buone notizie. Lei sapeva che lui frequentava Eleanore, forse la conosceva. Aveva visto diverse volte l'interprete del primo ministro, Mycroft l'aveva mandata nel suo ufficio a ritirare incartamenti. Non poteva non conoscerla.

"Ser, brutte notizie." Anthea gli consegnò le attenzioni che la sicurezza riservava alle persone che si avvicinavano a lui. Mycroft vide subito il nome di Eleanore. Eleanore Brett. Sentì un dolore sordo salirgli fino al cuore. Lesse velocemente. Ma già se lo aspettava.

"Ser, potrebbe essere solo troppa prudenza. "Anthea vedeva il suo capo turbato. Sapeva che temeva per la donna che amava.

Mycroft si girò verso la sua segretaria. "Comincio a odiare il mio lavoro, Anthea, è questo non è da me."

Mycroft si chiuse in un ostinato silenzio, mentre la sua mente volava, ma non arrivava a nulla. Nulla che lo aiutasse a decidere per Eleanore. Salvarla voleva dire interrompere il loro rapporto.

Andò in ufficio e rilesse le osservazioni del servizio di sicurezza.

"La signorina Moriarty, sorella di James aveva suscitato l'interesse di vecchi accoliti del fratello. In quanto si era avvicinata "intimamente" a Mr. Holmes. Mettendo in pericolo la sicurezza dello stesso e della nazione. Si faceva notare che anche la stessa, poteva subire pressioni indesiderate dai seguaci di Moriarty. E quindi doveva essere scortata con discrezione."

Mycroft gettò le carte con rabbia sulla scrivania. E per la prima volta in tanti anni si ritrovò incapace di ragionare. O forse sapeva già a rigore di logica quale era la decisione da prendere. Allontanare da lui Eleanore! E questo voleva dire lasciarla recitando la parte, del bastardo che scappava davanti alle responsabilità del loro rapporto. Infondo lui aveva dedicato la vita al lavoro, come una perfetta macchina del governo. Si domandò perché aveva ceduto al sentimento quando sapeva benissimo che non poteva permetterselo. Sentì l'amarezza e lo sconforto prenderlo. Poi decise di vedere suo fratello. Doveva parlare con Sherlock.

L'auto nera di Mycroft arrivò a Baker Street in tarda mattinata. Lui scese con un'aria cupa degna di una tragedia greca. Salì le scale scortato dalla Sig. Hudson che l'aveva accolto con la solita flemma.

"Sherlock, c'è tuo fratello. Sembra uscito da un sepolcro."

"Grazie, per la solidarietà Miss Hudson.! "Mycroft roteò l'ombrello seccato.

"Cosa ti porta qua, fratello. E comunque hai un aspetto lugubre." Sherlock lo studiò per pochi istanti.

Mycroft salutò John che stava preparando il pranzo a Rosie, che cinguettò felice quando lo vide. Non capiva perché la piccola gli facesse le feste quando arrivava. Visto che non gli si avvicinava quasi mai. Stavolta fece un'eccezione e le fece quella che sembrava una carezza, lasciando sorpreso John. Mentre Sherlock lo continuava a esaminare dalla poltrona dove era sprofondato.

"Ciao, piccola Rosie." Rosie allungò le manine per prendergli la catena dell'orologio che dondolava dalla tasca del gilet. Mycroft le sorrise e la lasciò fare. E si accorse di essersi rilassato, di sentirsi meglio.

"Salva il tuo prezioso orologio Mycroft. O Rosie lo farà suo. "Lui lo staccò dalla tasca e glielo lasciò. "Bada dottore che non si faccia del male, è di Rosie adesso. "

John non trovò le parole, e si girò verso Sherlock stupito, che sorrideva compiaciuto.

"Mycroft, vieni a sederti qui, e non importunare Rosie. Non ti sottrarrai alle mie domande. Credo di capire che sia per Eleanore." Il fratello maggiore si lasciò cadere giù. E annuì

"Dopo i tuoi avvertimenti, ho parlato con lei. Così ho saputo le sue origini. Lei non ha negato. Ma essere una Moriarty le aveva solo creato problemi. Aveva paura che non avrei mai accettato di frequentarla, così ha taciuto. Sapeva quanto dolore ci aveva dato quel pazzo di suo fratello."

"Così è chiaro che l'hai perdonata, della sua piccola bugia." Sherlock si sporse in avanti. "e allora cosa ti angustia fratellone."

"Che sono innamorato, molto di più di quanto io possa comprendere. Così avevo deciso di continuare a vederla. Anche con tutti i dubbi che mi tormentavano." Mycroft ebbe la sensazione di sentirsi in affanno. Respirò lentamente.

"Prendiamo un tè fratello mio." Sherlock vide la difficoltà di Mycroft. Chiese a John di portagli un tè per loro due. Voleva dargli del tempo.

"Sei proprio, in mezzo ad una tormenta, Myc, i sentimenti sono un uragano per chi li ha sempre respinti."

"Sherlock guarda queste informative." Mycroft prese dalla tasca interna della giacca le carte che aveva letto poco prima."

Sherlock lesse scrutando il fratello a occhi bassi. John portò loro il tè, poi si ritirò sapendo che quella era una cosa che riguardava i fratelli Holmes.

Mycroft sorseggiò lentamente il tè caldo. E aspettò che Sherlock traesse le sue conclusioni.

"Myc, era logico che succedesse. Chi ti sta vicino e sempre in pericolo. E lei lo sarebbe diventata ancora di più. "Il fratello minore prese a bere il suo tè aspettando che Mycroft reagisse.

"Io ho paura Sherlock, so che sarebbe giusto allontanarla da me. Non c'è nessuna possibilità di evitarle il pericolo. Non con me al suo fianco."

"Quindi la tua sofferta e stupida, se me lo concedi, soluzione sarebbe quella di lasciarla. Di allontanarla! E di vivere il resto della tua vita da solo! "Sherlock appoggiò la tazza da tè quasi rompendola. "Oh Myc! Dubito a volte che tu sia il più intelligente"

"Ma quale alternativa ho fratellino se non metterla in pericolo. E perderla!"

"Tu mi hai detto che tutte le persone muoiono, che i cuori si rompono! Ma nel frattempo perché negare l'amore, perché non viverlo!"

Sherlock era fuori di sé per l'ottusità del fratello. Che non riusciva a capire i sentimenti. Non comprendeva cos'era amare e rischiare. Poi capì che Mycroft non aveva sviluppato la sua parte emozionale. Era diviso, combattuto e solo. Un uomo che andava fatalmente alla deriva. E così decise con razionalità di appoggiarlo, di fargli credere che lasciare Eleanore fosse la cosa giusta. Mycroft doveva provare il distacco, la lontananza, la solitudine dopo aver amato lei. Con il giusto tempismo avrebbe parlato con la donna di cui era innamorato. E lo avrebbe tradito, raccontandole tutte le sue inquietudini.

A costo di perdere per l'ennesima volta suo fratello. Ma valeva la pena, sentiva che Eleanore era la persona giusta.

"Decidi tu Mycroft, io certo non posso aiutarti, se la tua paura è così grande, allora lasciala, ti sarà facile. Sai mentire bene. Sei un bravo attore, ricordati la tua Lady Brackweell." Sherlock fu sprezzante. Mycroft fu sorpreso per il cambio di opinione. Ma confuso com'era non gli diede peso.

"Hai ragione, ma lo sapevo già che era la cosa giusta da fare. Io non sono come te fratellino il mio destino è il mio lavoro. E questo richiede la solitudine." Mycroft sembrava convinto, per quanto addolorato. Ma salvare Eleanore lo rendeva fiero e sicuro di sé.

"Lei si riprenderà Sherlock, troverà un uomo tranquillo che non la metterà in pericolo. Non avrei nemmeno dovuto cominciare il rapporto con lei. Dovevo stare al mio posto." Mycroft cercava di convincersi, di darsi una ragione valida per chiudere con Eleanore.

"Non cercare giustificazioni, Stupido fratello mio. L'ami e la lasci per troppo amore." Sherlock si alzò stanco di dover giustificare le scelte di Mycroft. Eppure soffriva a vederlo così. Testardo e ottuso, incapace di gestire i suoi sentimenti.

Mycroft capì l'irritazione del fratello minore e si alzò prendendo il suo amato ombrello per uscire. L'unica cosa che gli restava della sua rovinosa vita.

"Ci vediamo fratellino, e grazie ". Sherlock lo vide uscire deciso a fare l'idiozia più dolorosa della sua vita.

Così Mycroft si sentì pronto per chiudere con Eleanore. Vide che lei lo aveva chiamato. Ma non rispose. Le mandò un messaggio freddo, senza fronzoli, dove le diceva che era fuori Londra. Ed era molto impegnato.

Ripose il cellulare con un sospiro doloroso, ma deciso di andare fino alla fine. Poi tornò in ufficio dove Anthea lo vide arrivare serio e gelido come una volta.

"Non fare entrare nessuno, Anthea. Non voglio avere seccature."

"Bene, Ser. "La segretaria speciale di Mycroft capì che il suo capo stava combinando qualcosa di cui si sarebbe pentito amaramente. Lo percepiva dopo aver letto le carte della sicurezza. Sperò non fosse quello che pensava. Eleanore lo aveva cambiato, lo aveva migliorato. Era una persona che non meritava l'abbandono. Ma il suo capo nei rapporti sentimentali era impreparato in maniera disarmante.

Mycroft si impegnò nel lavoro facendosi assorbire così tanto da passare tutto il giorno attaccato al computer, e molte volte in video conferenza. Solo a sera Anthea si permise di avvisarlo che era tardissimo.

Gli portò un paio di panini e del tè. Mycroft non fu per nulla socievole, la ringraziò. E mangiò in silenzio.

"Va pure Anthea, ci vediamo domani." La liquidò senza tanti preamboli.

"Bene, ser. Vada a riposarsi signore. E già molto tardi." Anthea uscì seria e preoccupata dall'ufficio. Aveva capito che lui avrebbe lasciato Eleanore, semplicemente per paura, per il timore che lei fosse in pericolo. Che enorme stupidaggine, pensò, chiudendo gli occhi e scuotendo la testa.

Mycroft prese il cellulare e vide il messaggio di Eleanore. E rispose.

"Non mentirmi Myc, ti hanno visto in ufficio." EB

"Sono tornato presto." MH

"Cosa c'è adesso Myc." EB

"Devo parlarti, ma non ora. "MH

"Quando vuoi vedermi." EB

"Non ora." MH

"Dio, Myc cosa c'è adesso! Le tue solite paranoie su di noi." EB

"Le chiami paranoie adesso." MH

"Come dovrei chiamarle, Myc. Aspetterò se ti rende felice." EB

"Non sono felice Elly. E ho un lavoro, lo sai." MH

"Bene, allora finiamo di sentirci. Ora perdo la pazienza Myc. Ricordati la tua promessa." EB

"La ricordo, e sto facendo il possibile." MH

"Devo dubitare di te Myc? Mi hai detto di non farlo." EB

"Sarò chiaro quando ti parlerò." MH

"Allora ho già capito. Ma aspetterò. " EB

Eleanore chiuse la conversazione. Mycroft era sconfortato. Mai avrebbe voluto farle del male e invece glielo stava facendo e con grande stile.

Quella sera non si incontrarono. Lui evitò di chiamarla. Andò a casa, il suo unico rifugio. Quando entrò e si ricordò che solo il giorno prima lei era stata lì, sentì una grande nostalgia, un sentimento sconosciuto per lui. Si sedette di fronte al camino spento, come si sentiva dentro anche lui. E rimase a fissare il vuoto per lungo tempo.

Il mattino dopo, lei le inviò lo stesso il buongiorno. Ma lui deciso a chiudere il rapporto, fu quasi cattivo nel risponderle, che era impegnato. Il loro rapporto era già teso dai messaggi che le aveva inviato e stava precipitando. Eleanore non era stupida e aveva già capito. Le chiese un chiarimento e Mycroft le diede appuntamento la sera stessa, nel solito posto dove si erano incontrati. Così passò la giornata cercando di trovare le parole adatte. Mentre si convinceva che era la decisione giusta. La sua scelta di darle un'occasione migliore di quella che poteva offrirle lui. Una vita normale, senza pericoli.

Anthea si accorse che il suo capo, stava per fare la cosa più assurda e stupida che avesse concepito. Aveva cercato di aiutarlo, ma Mycroft l'aveva ignorata per tutto il tempo.

"Ser, se ha bisogno di qualcosa sono qui! Per qualsiasi cosa signore. "Mycroft la scrutò sospettoso, ma era troppo scaltro per far sì che Anthea si intromettesse. Così rispose appena. Prima che lei uscisse la chiamò

"Anthea, comunque grazie. So che posso contare su di te. Ma ho deciso e non torno indietro. Sai naturalmente di cosa parlo." Mycroft la congedò senza lasciarla replicare.

"Bene, Ser, spero ne sia sicuro." Anthea era addolorata per il suo capo, sempre così arrogante, ma debole nei legami affettivi.

Mycroft andò a casa prima di vedere Eleanore. Si vestì con lentezza scegliendo ogni capo che indossava. Pieno di angoscia, ma deciso a rompere con la donna che amava. Gli tremavano le mani mentre annodava la cravatta beige a righe, e rivedeva lei. Non avrebbe mai pensato che fosse così difficile lasciarla. Arrivò ad odiare il suo lavoro, la sua vita, la sua scelta di rimanere solo.

Giunse all'appuntamento, forzato e nervoso, ma mascherò bene tutto, semplicemente tornando ad essere il Mycroft di sempre. La vide in lontananza, bella e attraente. E il suo cuore tremò. Ma fu per poco. La osservò arrivare tesa, consapevole che lui era cambiato. Eleanore aveva un delicato tailleur blu aderente che fece vacillare Mycroft. Dio era bellissima! Pensò per pochi secondi.

"Myc, non la facciamo troppo lunga, dimmi perché sei cambiato, cosa è successo dal nostro ultimo incontro. Non mentirmi."

Mycroft si incamminò verso il Tamigi e lei lo seguì silenziosa. Non la prese nemmeno sottobraccio, temendo che sentendo il suo contatto avrebbe capitolato. Si aggrappava al suo ombrello, disperatamente. Eleanore avrebbe voluto abbracciarlo forte, per salvare il loro rapporto. Ma non lo fece. Lui era freddo e risoluto, eccessivamente determinato. E già sapeva cosa avrebbe detto.

Arrivarono al porticciolo, dove lei le aveva rivelato di essere la sorella di Moriarty. Allora lui l'aveva perdonata, ma adesso le cose erano diverse. Lei lo percepiva. Sentiva che l'avrebbe lasciata.

"Eleanore, per me è difficile, ma credimi che ho pensato molto a noi due. E alla fine Elly, io non posso, non devo, continuare questo rapporto con te. Non sono portato alla vita di coppia, io sono, e rimarrò sempre un solitario. Perché Eleanore questa è la mia scelta." Mycroft riuscì a guardarla in faccia mentre le mostrava la parte più ripugnante di sé. E non tradì la più piccola emozione.

"Ma tutto il nostro amore Myc, tutto l'amore che mi hai dato, come può essere sparito! Non negare che mi ami. Non dire che tu non provi qualcosa per me." Eleanore era amareggiata da questo suo improvviso cambio di opinione.

"Eleanore posso amarti, ma la mia scelta è stare lontano da te. Io voglio la mia vita ordinata e noiosa di prima." Mycroft si addolcì un po'.

"Non avrei mai dovuto illuderti Elly. Non avrei dovuto nemmeno cominciare ad amarti. La colpa è solo mia. "

"Quindi mi vuoi lasciare, non provi rimpianti per quello che mi hai detto, per le promesse che mi hai fatto?"

Eleanore sapeva che Mycroft era risoluto e niente lo avrebbe fatto tornare indietro. Era addolorata, sconfitta e delusa dall'uomo che amava ancora. Lui era davanti a lei e la sovrastava in tutta la sua altezza. Appoggiato al suo fidato ombrello, che stringeva con forza. Le labbra strette e gli occhi freddi e ostili. Niente che assomigliasse al suo amato Myc.

"Eleanore, io ti ho detto tutto, mi sembra che non ci sia nulla da aggiungere. Non voglio continuare il nostro rapporto. Sei la donna meravigliosa, che ho amato, ma intendo chiudere. Non rendermi tutto più difficile."

Eleanore indietreggiò e lui fece il gesto istintivo per prenderla, ma si fermò in tempo, doveva continuare la sua commedia.

"Myc, sei lo sbaglio più grande che io abbia fatto. Sei l'uomo più egoista e sleale che potessi incontrare. Come ho potuto amarti, e darti tutta me stessa." Eleanore era dolorosamente offesa. Mycroft la ascoltò in silenzio, non avrebbe retto un secondo di più, doveva andarsene o l'avrebbe prese e stretta fra le sue braccia.

"Chiamo l'auto e ti faccio accompagnare a casa." Fece rapidamente il numero dal cellulare e l'auto nera arrivò quasi subito. Eleanore non disse più nulla, guardava l'acqua del Tamigi scorrere lenta. Mycroft fu tentato di toccarla, ma si impose di non farlo, se ci avesse provato avrebbe sentito il suo calore e non avrebbe risposto dei suoi sensi. La accompagnò all'auto, lei lo guardò impassibile. Sentì un'ultima volta il profumo del suo dopobarba. E vacillò.

"Buona fortuna mio cuore di ghiaccio." Le sussurrò pacata. E le appoggiò un delicato bacio sulla guancia. Salì in auto e non si voltò, lasciando Mycroft senza fiato, senza difesa e con il cuore a pezzi.

Lui guardò l'auto avviarsi lenta mentre non si capacitava di quello che aveva fatto. Così cominciò di nuovo a ragionare, a disquisire, a convincersi che era stata la scelta giusta. Eppure sentiva un dolore penetrante che lo afferrava, lo rendeva fragile, come se il ghiaccio attorno al suo cuore si fosse rotto in mille schegge appuntite che lo laceravano. Camminò senza meta per quasi un'ora, poi si destò dal torpore e si fece accompagnare a casa dall'auto di servizio.

Mycroft nei giorni che seguirono, non seppe far altro che buttarsi nel lavoro, cercando di dimenticare Eleanore. Ma riusciva a mala pena a gestire la sua mancanza. Sentiva il rimorso e l'angoscia di averla allontanata. Insomma non era stato un sollievo lasciarla, ora lo capiva bene. Provava tutte le emozioni dei suoi odiati Pesci Rossi, gli sembrava di essere uno di loro. Così si trovò a soffrire. Lui che non sapeva nemmeno cosa fosse la sofferenza. Certo l'aveva provata da adolescente, ma niente a che vedere con quello che sentiva adesso. Così Mycroft diventò inquieto. Irrazionale. E se ne accorsero tutti i suoi sottoposti. E anche Anthea, che però sapeva il perché. Lei riusciva a contenerlo, ma spesso lui era instabile, poco lucido e irritabile.

Così Anthea chiamo Sherlock, e tradì il suo amato capo a fin di bene.

Sherlock la tranquillizzò, perché già sapeva tutto e le disse di stare serena, che ci avrebbe pensato lui a far rinsavire il suo ottuso fratello.

Eleanore aveva vissuto l'abbandono di Mycroft con discrezione. Soffrendo in silenzio. Lavorò anche lei senza sosta, ma dentro era amareggiata, perché non era riuscita a trattenere Myc. Era ben consapevole della sua personalità, delle difficoltà di quell'uomo complesso, difficile da amare.

Eppure ne era rimasta folgorata, quando lo vedeva venire dal primo ministro e aveva desiderato conoscerlo. A volte si sorprendeva a guardarlo da lontano, come quando lo aveva approcciato a quella cena. Lo trovava indifeso, la emozionava come se fosse un uomo da scoprire con caparbietà, lentamente. Mycroft dal "cuore di ghiaccio", eppure lei riusciva a vederlo sotto un'altra luce. Era innamorata della sua personalità, dal essere fuori da qualsiasi schema. Una partita persa in partenza. Eppure Eleanore ci aveva provato, anche con quel cognome pesante che portava. Moriarty. E Mycroft l'aveva perdonata della sua bugia e si era dimostrato un amante gentile, affettuoso che doveva crescere e lasciarsi andare. Ma qualcosa era andato storto e lei si sentiva sconfitta. Qualcosa lo aveva allontanato da lei, e non credeva che fosse la stupida storia che le aveva raccontato della sua solitudine. Come poteva quel uomo così amorevole voler rimanere solo.

Così passò giorni febbrili al lavoro e con il cuore agitato, ma rischiarato da una piccola speranza.

E questa si presentò alla sua porta pochi giorni dopo con l'aspetto di Sherlock.

Eleanore si ritrovò di fronte il famoso fratello di Mycroft, senza capire bene cosa poteva essere a condurlo da lei. Sherlock aveva stampato un sorriso accattivante quando lei gli aprì la porta. E lo fece entrare sorpresa.

Sherlock la trovò graziosa e determinata. Aveva dei lineamenti del suo odiato nemico, ma si impose di non vederli. La guardò come suo fratello la percepiva. Dolce e amorevole, e se ne stupì. Mycroft aveva commesso un grosso errore allontanandola, anche giustificando la paura di metterla in pericolo.

"Eleanore, molto probabilmente sai chi sono. Il fratello di quel testone confuso di Mycroft. Che ti ama, ma non riesce ad ammetterlo." Eleanore fece accomodare Sherlock sul bianco divano del salotto e si sedette vicino a lui.

"Lo sai che abbiamo avuto una storia, Sherlock! ma purtroppo tuo fratello si è sentito minacciato nella sua libertà di uomo solo e mi ha lasciato." Eleanore era dispiaciuta di aver conosciuto l'amato fratello di Mycroft così, a rapporto concluso.

"Non è proprio questo Eleanore. Devo dire che mi costa dirti quello che lui mi ha confessato, ma credi lo faccio perché sono convinto che tu sia la persona giusta per stare con lui. Mio fratello è assolutamente impreparato al rapporto di coppia. Lui esclude le emozioni, e teme per la vita di chi lo ama. Tende a proteggere chi lo circonda, ma rimane irrimediabilmente solo." Sherlock la guardò con simpatia e continuò sorridendo.

"È spaventato, perché la sua sicurezza lo ha avvisato del pericolo che correvi vicino a lui, anche essendo una Moriarty. Così la decisione più semplice è stata quella di allontanarti, di lasciarti facendo la figura del mascalzone." Eleanore era smarrita, rimase senza parole. Poi si verso dell'acqua e la offrì anche a Sherlock.

"Eleanore lo so che mio fratello è, diciamo una persona complessa, ed è per questo che ho a cuore la sua vita, e non la sua solitudine. Quindi adesso sai che ti ama, ma non riesce a cambiare la sua natura. "

"Sherlock, io non so come fare con lui. Eppure lo so che mi ama. Lo sa che ero disposta a corre qualsiasi pericolo, ma per quanto cercassi di farglielo capire, si ritraeva. Anche facendogli notare che anche lui era costantemente in pericolo col suo lavoro. Cosa avrei dovuto fare io, se gli fosse successo qualcosa."

Eleanore era dispiaciuta, e ora capiva perché Mycroft l'aveva lasciata così. Prese le mani di Sherlock e le strinse. Aveva gli occhi lucidi.

"Non so cosa farei per farlo tornare da me, ma ci proverò ancora, te lo prometto Sherlock. Lo dovrei rivedere dal primo ministro, e cercherò di chiarire con lui, adesso che so cosa teme. Gli farò capire che non ho paura. Non voglio il suo sacrificio per salvarmi." Eleanore e Sherlock si erano alzati e avevano raggiunto la porta.

Sherlock sapeva di aver fatto la cosa giusta.

"Mio fratello è diventato intrattabile al lavoro, è scostante e poco deduttivo. Vedi di recuperarlo Eleanore ne va della sua reputazione. Anthea mi ha avvisato delle sue difficoltà, lei ti stima e spera che tu riesca a farlo tornare in sé. Io ti appoggerò per quello che posso. Buona fortuna Eleanore, hai tutta la mia solidarietà." Sherlock le sorrise sinceramente e le accarezzò la mano. Poi uscì senza voltarsi.

Mycroft doveva vedere il primo ministro. Doveva assolutamente. E naturalmente avrebbe rivisto Eleanore.

Questo lo rese subito nervoso. Anche facendo appello a tutta la sua freddezza, rivederla lo avrebbe spiazzato, reso vulnerabile. Lei non doveva vedere il suo disagio. Così si preparò ad essere il glaciale Ice man che tutti si aspettavano.

Mycroft giunse in anticipo alla White House e fu condotto nell'ufficio del primo ministro dove c'era anche Eleanore. Lei assisteva il delegato francese.

"Buongiorno Mr. Holmes." Il primo ministro lo salutò cordialmente. "Le presento Il delegato francese monsieur Sanders. Questa invece è la mia interprete Miss Eleanore Brett, che forse già conosce." Eleanore era come al solito elegante. Con i capelli raccolti, il trucco leggero. Incantevole come sempre.

Mycroft strinse le mani al delegato francese e poi anche ad Eleanore. Lei lo guardò senza tradire nessuna emozione. E si avvicinò eccessivamente, tanto che lui sentì il suo abituale profumo. E esitò.

"Ben arrivato, Mr. Holmes, forse non ha bisogno di me, ma il primo ministro vuole avere un'assistenza personale. "Mycroft fu glaciale come solo lui sapeva essere, ma quando strinse la mano di Eleanore non riuscì a soffocare l'emozione profonda che ancora provava per lei.

Eleanore fu molto professionale. Si accomodò vicino al delegato e cominciò il suo lavoro. Mycroft si sedette di fronte a lei. Aveva indossato un ricercato completo blu, una delicata camicia panna, con una cravatta con piccoli fiori blu. Un vero gentleman inglese.

Fu una lunga conversazione di lavoro per tutti e tre i presenti, mentre Mycroft si accordava per creare una rete di incontri per favorire la creazione di un ufficio interdisciplinare.

Eleanore ogni tanto gli lanciava un'occhiata, ma subito distoglieva lo sguardo intimidita dal fatto che lui invece era così freddo e impersonale. Quando il colloquio finì il primo ministro salutò i presenti. E fece una richiesta inaspettata. Chiese a Mycroft se avesse potuto accompagnare a casa la sua interprete, poiché si era fatto tardi.

Mycroft preso in contropiede non fu rapido a trovare una scusa. Anche lei tergiverso un po'. Ma poi accettò di farsi accompagnare. Lei andò nel suo ufficio e si preparò per uscire. Non si parlarono per tutto il percorso fino a dove abitava Eleanore, che non distava molto dall'ufficio del primo ministro.

Quando giunsero di fronte alla sua casa, lei improvvisamente lo prese per un braccio e lo trascinò fino al portone.

"Entra Myc, devo parlarti non dire di no. Perché ti trascinerei dentro a forza."

Lui provò a reagire, ma vista la risolutezza di Elly salì nella sua casa.

"Elly, non farmi scenate." Mycroft era irritato. " Abbiamo già deciso di separarci, non vedo cosa altro ci sia da dire"

"Tu hai deciso di lasciarmi, ma non io."

Eleanore si levò il cappotto e prese quello di lui, lo appese in ingresso, poi andò verso il salotto.

"Adesso mi ascolterai Myc, perché Sherlock mi ha detto la verità. So il motivo che ti ha portato a lasciarmi. Quando hai saputo che ero in pericolo, invece che parlarmene, hai deciso che la cosa migliore da fare fosse allontanarmi. Perché avevano scoperto la nostra relazione. E tu hai scelto di mettermi al sicuro. Mi hai lasciato con una scusa banale, cercando di proteggermi perché così pensavi di salvarmi. Questo è il tuo modo contorto di amarmi! Per quanto io ti abbia fatto capire quanto sia profondo il mio sentimento, sei stato egoista. Che amore può esser questo, se avevamo deciso di affrontare i problemi insieme, qualsiasi essi potessero essere? Tu decidi per me, come fai con tutti. Se tu fossi in pericolo, cosa dovrei fare io allora? Allontanarti da me? "

Eleanore si era avvicinata a Myc e lo aveva preso per la giacca, spingendolo verso il muro. Era arrabbiata e svuotata. Mycroft era indietreggiato senza opporre resistenza, ostinatamente muto, incapace di qualsiasi azione.

"Adesso dimmi che non mi ami! Voglio sentirtelo dire. Solo un uomo senza cuore può fare una cosa come questa! e tu invece un cuore ce l'hai, ed è grande Myc, perché io lo so, e ne sono certa." Lei premeva sul suo petto le mani bianche, con forza.

Myc cercò di trattenerla, afferrandole e stringendole forte, ma non riuscì a parlarle, perché sapeva che aveva ragione, ma il pensiero che potessero farle del male lo indeboliva. Lo faceva esitare ancora.

"Quante volte Mycroft dovrò recuperarti! Quante volte ancora avrai dei dubbi! La mia pazienza non può essere infinita! Ti prego Myc prova ad amarmi come hai fatto finora. Io accetterò tutto quello che può capitarmi dal frequentarti. E tu farai lo stesso. "Eleanore lo osservava cercando ogni più piccolo segno di resa. Continuò ancora più adirata.

"Perché non la smetti, e ti comporti come un uomo innamorato, e non come il governo britannico che ragiona freddamente su ogni cosa." Eleanore aveva quasi gridato, disperatamente innamorata, cercando di difendere il suo sentimento.

Myc si era allontanato dal muro e non fu in grado di mentire, non davanti a quegli occhi che lo analizzavano dentro senza pietà.

Eppure il suo dolore era grande. Mettere in pericolo Elly, era una cosa che non riusciva a superare.

"Guardami Myc! Questo è il dolore più grande che tu possa darmi! Rinunciare a questo amore, non sapendo quanto potrà durare, solo perché temi per la mia vita! E se capitasse a te Myc, se capitasse a te, di essere in pericolo, dovrei abbandonarti? Dovrei rinunciare ad amarti solo per la paura di perderti! Io voglio condividere tutto con te, come fai a non capire!"

Mycroft si era rassegnato e si avvicinò a lei. Era provato e non aveva detto nulla. Era sconfitto dalla sua caparbietà. Così perse ogni forzatura, e prese a parlare dolcemente.

"Eleanore, tu non sai la paura che ho provato quando ho letto il file che mi hanno consegnato. Dove avevano rilevato la presenza di pericolosi attentatori, visto il cognome che porti e il fatto che tu mi frequenti. Ho deciso, con dolore, che era meglio lasciarti. E sì, l'ho fatto per proteggerti. E avrebbe funzionato, ti saresti allontanata da me, saresti stata al sicuro. Se non fosse stato per il tradimento di Sherlock, non avresti saputo nulla. Per quanto forte sia il mio potere Elly, non potrò proteggerti sempre." Mycroft si strinse le mani sul volto stanco.

"Myc, siamo entrambi in pericolo. Non devi preoccuparti solo per me. Quindi adesso ti prego, stringimi, perché sento solo freddo dentro, se tu mi abbandoni." Eleanore aveva il volto angosciato e tremava.

Myc lasciò ogni indugio e l'abbracciò. La strinse teneramente al petto. Il suo dolore si sciolse un po'. Ma la rabbia di non poter vivere con lei un rapporto aperto alla luce del sole lo faceva impazzire.

Lei lo baciò, un bacio sul viso, sulle guance, sulla bocca, finché lui cedette e la ricambiò. Sentirono crescere in loro, il desiderio, dopo tutto quel tempo passato lontani.

Lei gli tolse la giacca, sciolse la cravatta. Fece scivolare via la sua camicia pervasa dal suo profumo. E in breve, anche lui ardente di desiderio, la spogliò, ma con rispetto e calma, studiando il suo corpo, dove passava la sua mano calda, toccando ogni suo punto sensibile. Eleanore si abbandonò a lui e Mycroft sentì il suo seno sodo appoggiato al suo petto. Era inebriato dal suo odore e dal suo calore. Così prese a baciarla sentendo nuovamente il suo sapore, mentre il suo desiderio saliva. Entrambi erano talmente presi che non si rendevano conto di quello che stava succedendo.

Eleanore lo fermò, lo prese per mano e lo portò nella sua camera. Lì, si tolsero con smania i pochi vestiti rimasti e lei lo ritrovò pieno di eccitazione. Furono rapidamente sul letto, mentre si avvinghiavano e lui la prendeva con forza. Poi si fermò, si calmò e fu più lento. Lui le dava piacere, poi si fermava e continuava piano, in un crescendo, che Eleonora non riusciva più a gestire. Era spesso al culmine e lo sentiva così tanto dentro di lei, da desiderarlo da impazzire, mentre lui rallentava e poi riprendeva più veloce, arrestandosi e ricominciando senza sosta. Finché arrivata al limite non raggiunse l'orgasmo con un'intensità che non aveva mai provato e trascinò anche Myc con lei. I loro volti erano vicini e si guardavano intensamente negli occhi, quelli di Mycroft grigi e profondi, si addolcivano quando lui la possedeva così intensamente. Si lasciarono andare abbandonandosi fra le lenzuola profumate, mentre Myc le stringeva le mani deciso a non lasciarla andare. Vinto, sottomesso da quel sentimento che aveva negato. Com'era possibile che lui avesse potuto allontanarsi da quell'amore che era così intenso per tutti e due.

"Non farlo più Mike, non lasciarmi più ti prego. Parlamene prima, ma non lasciarmi più. Promettimi di dirmi tutto quello che ti preoccupa, tutto quello che può allontanarti da me. Dividi con me qualsiasi dolore."

Mycroft le accarezzò il viso, poi le labbra, il naso, i capelli scompigliati e le sorrideva e si dava del cretino.

"Sono uno stupido Elly, ma ti amo così tanto! Non sono abituato alle persone che mi vogliono bene, specialmente a quelle che mi amano come te. Ti dovrai prendere carico delle mie manie e anche delle mie paure."

Per tutta risposta Elly lo baciò ancora e lo strinse forte quasi da fargli male. Mentre lui si abbandonò sconfitto, fra le sue braccia, affondò il viso nella sua spalla, la bagnò con le sue lacrime. In una intimità che andava oltre.

Lei lo coccolò piano, senza fretta, con dolcezza, e lo tenne stretto quanto più poteva, cercando di dargli quella fiducia che gli mancava.

"Myc, va bene così!" Le sussurrò sottovoce Eleanore. "Sai che sarò sempre al tuo fianco, ma non lasciarmi mai più, mio cuore di ghiaccio." Mycroft si scostò da lei le prese il volto fra le mani. E serio le parlò.

"Eleanore dovrò metterti sotto scorta. E questo è il prezzo che dovrai pagare per stare con me. Arriverai a pentirtene e ad odiarmi. Devi essere sicura di noi e del nostro rapporto. Non sarà facile Elly."

"Va bene Myc, se questo ti rende sicuro. Voglio stare con te qualsiasi sia il prezzo da pagare. Ti amo e lo accetto." Eleanore si alzò e si rivestì maliziosa. Mycroft non riusciva a distogliere lo sguardo dal suo corpo così perfetto. Così scese dal letto e la circondò con le sue braccia forti.

"Potessi sempre proteggerti così, piccola Elly. Spero di avere sempre la forza di vincere le mie paure."

Si lasciarono molto tardi. Mycroft era consapevole che questo amore doveva affrontare tutte le difficoltà che lui temeva. Così la mattina, dopo esser giunto nel suo ufficio, dispose una scorta per Eleanore. Che avrebbe risposto direttamente a lui. Anthea capì subito il cambiamento, lo vide nel comportamento del suo capo, e nella serenità con cui si occupava dell'ufficio. Sorrise dentro di sé per la determinazione di Eleanore che rischiava, e allo stesso tempo lo amava e lo aveva riportato sulla via giusta. Così si assicurò di occuparsi anche di lei, che aveva fatto capitolare il suo integerrimo capo.

Mycroft decise di rendere pubblico il suo rapporto con Eleanore. Ne parlò la sera con lei, davanti una cena esclusiva dove era ormai conscio di non poter più arretrare. Erano d'accordo, lui deciso, lei consapevole. Così l'indomani Mycroft formalmente era l'uomo di Eleanore, e avrebbe reclamato per lei il rispetto che le era dovuto. Cominciarono a vedersi regolarmente. Mycroft spesso la portava a pranzo nel piccolo pub di fronte alla casa del primo ministro. Sembravano due adolescenti innamorati.

Eleanore lo raggiungeva nel suo ufficio sotterraneo, che le incuteva paura, ma che la giovane donna sopportava per amore del suo governo britannico. Lui spesso si divertiva a vederla disorientata dopo aver percorso tutti quei corridoi oscuri. Le prometteva che avrebbe trovato una sistemazione più consona e alla luce del sole.

Spesso riuscivano a scambiarsi qualche bacio fugace. Visti gli impegni di lavoro di entrambi.

Mycroft cercava di mantenere la sua doppia personalità, integerrima e fredda al lavoro. Dolce e comprensiva con lei. Certo a volte rientrare nella parte del Ice Man che tutti conoscevano non era facile. Ma lui si destreggiava bene e imparò a farlo ancora meglio.

Mycroft controllava regolarmente i rapporti di sicurezza di Eleanore e si fidava ciecamente di Anthea che lo avvertiva immediatamente di qualsiasi pericolo. Era attento più di quanto non lo fosse stato con Sherlock. Quel fratello più piccolo, ma più emozionale che lo aveva salvato dalla solitudine. Mycroft aveva capito la mossa del fratello minore, e se non fosse stato per lui ora Eleanore non sarebbe stata al suo fianco.

I fratelli Holmes avevano ripreso i rapporti con più serenità, più vicinanza. Mycroft faceva visita a Sherlock insieme a Eleanore. E anche John era soddisfatto della loro intesa. Perfino la signora Hudson adorava Elly. E non chiamava più Mycroft rettile.

Tutto sembrava essersi aggiustato, ora doveva affrontare solo i suoi genitori. E questo impensieriva Mycroft.

Così alla prima occasione che fu il compleanno della madre, Mycroft portò Eleanore dai genitori.

L'auto di servizio li condusse fino alla casa di campagna.

"Tranquillo, Myc, sei teso da stamattina. Andrà tutto bene." Eleanore cercava di rasserenare il suo uomo preso dall' ansia più grande. Presentarla a sua madre in presenza di Sherlock e di John.

"Spero che vada tutto bene, odio queste riunioni familiari. Tu non sai che stress è il natale"

Eleanore rise divertita vedendolo così preoccupato, lui che affrontava ogni genere di situazione, anche pericolosa, era totalmente disarmato. Mycroft indossava il suo cappotto scuro, con una sciarpa leggera azzurra stretta al collo. Eleanore era splendida, con un soprabito beige aderente. I capelli raccolti. Era serena, quando giunsero alla casa dei genitori di Myc, scese decisa dall'auto, prese il suo uomo spaventato sottobraccio e lo condusse fino alla porta di casa. Nelle sue mani reggeva un mazzo di candide rose bianche.

La porta si aprì subito, segno che Violet li aspettava guardando da dietro la finestra.

"Buon Dio, figliolo. Eccoti arrivato! E questa è dunque la tua graziosa compagna! "Violet sorrise a Eleanore piacevolmente sorpresa dalla bella ragazza che aveva di fronte.

"Entra mia cara, mio figlio maggiore è un orso. Ha aspettato un secolo per presentarti. "Violet prese i fiori e ringraziò e dopo aver depositato i loro cappotti li portò nella sala dove li fece accomodare. Li c'erano già Sherlock e John con in braccio la piccola Rosie. Il fratellino era già pronto a godersi lo spettacolo. Mycroft lo fulminò infastidito, pronto a subire le battute del fratello.

"Così finalmente, posso conoscerti Eleanore, visto che mio figlio nemmeno ti presenta! Vero Myc?!"

Mycroft si riscosse. Intanto era giunto anche il padre.

"Madre, padre questa è Eleanore Brett, che lavora presso la White House. A volte collaboriamo insieme. Lei è l'interprete del primo Ministro." Poi si girò verso la sua compagna "Eleanore, mio padre Singer Holmes, e mia madre Violet Holmes. Va bene così madre? È ufficiale adesso." Il governo britannico, si era un po' rilassato, adesso Elly era in famiglia.

"Mycroft, era ora di far conoscere a nostra madre, Eleanore! Non capisco perché aspettare tanto." Sherlock si burlava di lui. "Madre diglielo che ha aspettato troppo. Deve condividere la sua nuova vita con noi, giusto fratello?" Mycroft lo avrebbe ucciso, se non fosse stato che sapeva che lo stava canzonando, ma era per lui se era ancora insieme a Eleanore.

Lei ascoltava divertita, mentre John, le sussurrò all'orecchio.

"Sono sempre così, ma si vogliono un bene dell'anima, lo sai, vero?"

"Lo so, dott. Watson, Myc darebbe la vita per suo fratello. "

"Ora basta, ragazzacci, vogliamo dare una brutta impressione alla nostra ospite? Myc falle vedere la casa. E tu Sherlock vieni in cucina con me."

"Madre! "protestò Sherlock

"Ti sta bene fratellino, vai ad aiutare mamma." Mycroft prese Elly e le fece vedere la casa, dove avevano vissuto dopo l'incendio di Musgrave. Era decisamente una casa piena di mobilio, libri e soprammobili, ma era zeppa di ricordi. Eleanore prese per il braccio Myc e lo baciò appena fu lontana da occhi indiscreti. Ma non aveva calcolato la perfidia di Sherlock e se lo ritrovò dietro che li guardava con le braccia conserte.

"Dio, siete troppo melensi! Lo sapevo che vi avrei beccati! Mycroft sei senza speranza. Eleanore ti ha stregato! Mia futura cognata, fallo rigare dritto! "Mycroft prese la prima cosa che vide lì vicino e gliela tirò dietro.

"Mancato fratellone." Poi si mise a gridare. "Madre si baciano! Presto sarò zio!"

Eleanore rise senza freno, Mycroft era allibito, ma poi vide lei felice, e la baciò di nuovo. E si lasciò andare all'amore fraterno e a quello di Eleanore.

Così cenarono tutti insieme, Mycroft seduto vicino a lei, che le accarezzava la mano sotto al tavolo, che si era inserita perfettamente in quella famiglia inusuale. Di fronte avevano Sherlock e John con vicino Rosie che tentava disperatamente di andare da Mycroft. Era troppo bella la catena del suo ennesimo orologio!

Violet era a capo tavola che continuava a riempire i piatti di tutti. Che non sapevano più dove smaltire il cibo. Suo marito, cercava disperatamente di parlare, ma non ci riusciva mai. Così la serata passò velocemente. Mentre finivano il dolce sazi oltre ogni limite consentito, parlando amichevolmente di ogni fatto della famiglia Holmes. Erano rilassati, compresi i due terribili fratelli.

"Eleanore torna più spesso da noi, costringi mio figlio a farci visita ogni tanto, almeno per sapere come state."

"Lo farò Violet, lo ricatterò. "Elly guardò Myc che era stupito.

"Se lo incateni Eleanore, forse ci riesci. Chiamami se hai bisogno. "Sherlock diede un colpetto al braccio del fratello maggiore, che fissava un punto lontano nell'universo.

"Su Sherry, ora basta, lascia stare tuo fratello, e tu Myc promettimi di tornare. Lo sai che mi fa piacere."

Eleanore prese in braccio Rosie, mentre John si vestiva, e prendeva le sue cose. Rosie prese a toccarle il fermacapelli per impossessarsene. Lei lo aprì sciolse i capelli, e glielo offrì stando attenta che non lo portasse alla bocca. Lei era seducente, Mycroft pensò che l'avrebbe posseduta in quell'istante, se fossero stati soli. Sherlock se ne accorse e gli mormorò all'orecchio.

"Non fare pensieri impuri fratellone! Comunque Eleanore è bellissima. Non la meriti tanta devozione."

Poi si allontanò prima che il fratello lo strangolasse. Mycroft aspettò di uscire che lei fosse pronta. Poi si salutarono tutti con abbracci e pacche sulle spalle. E finalmente Mycroft respirò l'aria fresca della sera a pieni polmoni. Il passo era stato fatto, ora ufficialmente Eleanore era la sua donna. E la sua vita.

Mycroft continua la sua storia con Eleanore, la donna di cui si è innamorato, ma il timore che restando al suo fianco lei sia in pericolo, lo porta a fare scelte sbagliate…

My fault, my love and my choise.