Non sapeva esattamente cosa fosse successo, fino a qualche attimo prima tutto era così nebuloso e confuso, la sua mente ancora sotto shock non era riuscita a decifrare nulla di quanto fosse accaduto in quella grotta, dove circondata dalla luce di mille candele aveva conquistato la sua libertà.

Christine ricominciò a spingere il lungo palo contro il fondale del lago, cercando di far muovere il più velocemente possibile la gondola, pur sentendo bruciare le braccia ad ogni spinta. La sua mente intanto lavorava frenetica cercando di trovare un senso a tutto ciò che era successo; solo una cosa era perfettamente chiara: doveva tornare da lui, da quell'uomo fragile che le aveva donato tutto, un angelo imprigionato in un abisso oscuro, in cui la compassione era bandita e l'amore una fonte di dolore.

Doveva tornare da lui perché senza di lui niente avrebbe avuto senso, nulla sarebbe più stato come prima e lei avrebbe perduto per sempre una parte di se stessa.

Christine ripensò a quanto era accaduto, alla triste storia che lui aveva raccontato, gli occhi che nascondevano nel loro profondo una tristezza così immensa da toccare il cuore dell'uomo più insensibile; al racconto di come nemmeno sua madre fosse riuscita ad amarlo per quello che era, della maschera che lei lo aveva costretto ad indossare per nascondere la sua deformità.

Sentendo questo si era sentita stringere il cuore in una morsa dolorosa, come se glielo stessero stringendo in una morsa di acciaio, e calde lacrime le erano scese lungo le guance. Il suo povero angelo! Persino sua madre non era riuscita a donargli l'affetto che meritava… in quel momento Christine aveva dimenticato quasi tutto ciò che la circondava, il fatto che lui l'avesse rapita, gli omicidi, tutto… voleva solo confortare quell'uomo fragile che nessuno aveva mai accettato prima…

Ma poi la rabbia e la paura che aveva provato in quelle settimane, dopo tutto ciò che era successo, presero il sopravvento in lei e guardandolo dritto negli occhi gli disse:

"E' dentro te quella tua deformità, il volto tuo non mi turba più ormai…"

A queste parole il suo Angelo aveva chiuso gli occhi, come se quelle due frasi gli avessero appena spezzato il cuore e il dolore fosse così intenso da non essere sopportabile. A quella vista Christine avrebbe voluto rimangiarsi ciò che le era appena sfuggito dalle labbra, ma prima che potesse dire nulla lui la guardò e il suo sguardo era così intenso che sarebbe potuta annegare nelle profondità di quegli occhi verdi, se solo non fosse stato per le labbra di lui, che nel frattempo si erano dischiuse come per dire qualcosa di molto importante…

Ma Raoul aveva rovinato tutto. Il suo arrivo aveva trasformato il suo Angelo in un estraneo, pieno di rabbia e di odio e capace di ferire con ogni parola, con ogni gesto.

Christine era grata per il fatto che Raoul fosse venuto a salvarla, non attribuiva a lui la colpa per quanto era successo in seguito; tutto era infatti accaduto così velocemente, e in un modo così terribilmente spaventoso, che lei non avrebbe desiderato altro che essere salvata da lui, e così era stato.

Dolce Raoul, così gentile e coraggioso, sempre pronto a correre in suo aiuto senza la minima preoccupazione per la propria incolumità, proprio come quando erano più giovani. Ma questa volta con il suo intervento Raoul aveva solo peggiorato le cose: alla sua vista l'Angelo aveva perso ogni tratto di umanità rimasto in lui e si era trasformato in un mostro freddo e crudele.

Il suo cambiamento era stato così improvviso che la testa le aveva preso a girare, e per un attimo non aveva più compreso nulla di ciò che stava accadendo. Quando finalmente i suoi occhi avevano capito esattamente cosa stesse succedendo e le sue orecchie erano tornate a funzionare, era ormai troppo tardi: Raoul era legato strettamente al cancello che chiudeva la grotta, le mani legate lontane dal corpo, in modo che non si potesse difendere né liberare. Un cappio era stato infilato attorno al suo collo ed era stato stretto a tal punto che la corda aveva lasciato segni di abrasione sulla sua pelle.

L'altra estremità della corda era posizionata in mano all'Angelo, che la guardava con uno sguardo glaciale, le labbra piegate in un sorriso crudele, il sorriso di qualcuno che sa di essere in controllo della situazione, che sa di aver già vinto. Con un rapido movimento del braccio, la mano che teneva la corda si era abbassata, facendo sì che quest'ultima fosse abbastanza tesa da schiacciare la trachea di Raoul.

A quella vista un urlo le era sfuggito dalle labbra, o per lo meno così credeva.

"Dimmi che tu sei mia, di' che mi ami e lui vivrà. Se tu mi dici no, lo sai, lo ucciderò.

Dimmi chi vuoi, è questo il ponte fra di noi!"

"Il triste pianto che versai per te cessò, io odio quel che sei!" aveva urlato lei di rimando.

Il seguito era stato tutto molto confuso, il suo Angelo continuava a minacciare di uccidere Raoul, quest'ultimo invece la implorava di non fidarsi, di non salvarlo, di lasciarlo andare. Ma niente di tutto questo era stato registrato dalla sua mente, Christine vedeva solo la corda che stringeva sempre più il collo del suo fidanzato, e la vita che lentamente scorreva via da lui insieme al sangue, facendolo sembrare già morto.

"Tu vuoi appartenere a me, o condannare a morte lui?"

"ti mentirà se vuoi salvarmi…"

Nella nebbia che le attanagliava la mente si era sentita pronunciare parole, come se non fosse più stata lei ad emetterle; aveva implorato il suo angelo di lasciarli andare, lo aveva accusato di averla ingannata e tradita, di essersi rivelato un falso amico, quando invece l'unica cosa che lei aveva fatto era stata donargli tutta se stessa, fidandosi ciecamente.

"Io ti ho dato tutta me stessa, mi fidavo di te!"

Ma nulla era servito alla fine, nulla era riuscito a spezzare quella fredda armatura che gli circondava il cuore e che si era costruito nel corso degli anni per proteggersi dal mondo, per nascondersi.

Il buio aveva ghermito il suo angelo, le aveva strappato il suo migliore amico, la persona che meglio la comprendeva, ora solo rabbia e odio profondo si celavano dietro quello sguardo, e, come per sottolineare la brutalità della scena, la sua mano diede un forte strattone alla corda e Raoul emise uno strano gorgoglio, tossendo.

"Metti alla prova la mia pazienza, prendi una decisione!"

Queste parole la riscossero dal torpore in cui era caduta, lasciando dietro di loro una grande desolazione, un vuoto che le scosse l'anima. L'illusione che insieme, nel corso del tempo, avevano creato era ormai sparita, lasciando spazio solo a una profonda tristezza, che non lasciava filtrare nemmeno il più piccolo barlume di speranza.

Christine guardò Raoul, legato alla grata, il viso spaventato e sofferente. Una chiazza di sangue andava allargandosi su una delle due maniche della camicia che prima era di un bianco immacolato; evidentemente la ferita che si era procurato nel cimitero si era riaperta ed ora il sangue sgorgava copiosamente.

Furono i suoi occhi però a spaventarla di più: era scomparsa la solita luce caratteristica, la sua scintilla di vita, ed ora i suoi occhi azzurri erano spenti, quasi vacui, come se ormai avesse accettato il suo destino, avesse accettato il fatto che sarebbe morto di lì a poco e che l'avrebbe fatto per salvarla.

Vedendo questo Christine capì ciò che doveva fare, e una forza che fino ad allora non credeva potesse risiedere in lei la spinse a muoversi e ad avvicinarsi al suo Angelo.

I piedi furono inghiottiti nell'acqua gelida del lago, poi le gambe, la gonna del voluminoso vestito che lui le aveva fatto mettere, ma lei continuò ad avanzare, lentamente, come se si stesse avvicinando ad un animale ferito.

"Questa creatura lontana… Quale esistenza è la tua? Tu non sei più solo al mondo, non ti lascerò…"

Prese l'anello di diamanti che ancora stringeva in mano, quello che era stato l'anello di fidanzamento che Raoul le aveva dato e che poi il suo Angelo le aveva strappato dal collo, e guardando quell'uomo negli occhi, se lo infilò al dito. Poi con terribile lentezza alzò una mano e la posò delicatamente sulla parte deforme del suo viso, mentre le proprie labbra sfioravano quelle di lui.

Quel semplice tocco incendiò qualcosa dentro di lei, come se il bacio avesse risvegliato un qualcosa a lungo sopito, nascosto nel profondo della sua anima. Tutto però finì troppo presto e le loro labbra si staccarono. Christine allora, mossa da qualche inspiegabile motivo, senza sapere bene esattamente perché, lo baciò nuovamente e un brivido le corse lungo la schiena quando, per caso, le loro lingue si sfiorarono.

Il bacio era inesperto e bagnato dalle lacrime di entrambi, ma lei non se ne curò e per un attimo il tempo parve fermarsi, tutto scomparve, tutto tranne lei e il suo loro labbra si unirono in una danza che sconvolse l'esistenza di Christine, come una lingua di fuoco che lambiva le parti più nascoste della sua anima e le alterava, lasciando dietro di se un nuovo tipo di consapevolezza. Nulla l'aveva preparata a questo tipo di intensità, con Raoul era sempre stato tutto diverso: i loro baci erano gentili, confortanti, ma mai così, non esisteva questo fuoco, questa passione.

All'improvviso il tempo ricominciò a scorrere e lei guardò il suo angelo. Lacrime di gioia e dolore insieme gli rigavano le guance e per un attimo nei suoi occhi trovò una pace che, era sicura, non era mai comparsa in quelle profondità color smeraldo, ma subito dopo la tristezza prese di nuovo il suo posto e lui, rivolgendosi a Raoul disse:

"Basta…Andate… tu portala via! Io resterò, lasciatemi qui…"

Christine corse dal suo fidanzato e lo liberò dalle corde, lui la abbracciò stretta a sé, e lei sentì un freddo quasi impalpabile che si spandeva lentamente dal suo cuore, conquistandola tutta e riportandola in quello stato di torpore che la teneva prigioniera anche prima. Niente aveva nuovamente senso: perché ora veniva allontanata? Non aveva forse detto che sarebbe rimasta accanto al suo Angelo?

Ma non ci fu più tempo per i suoi pensieri, Raoul la prese e la condusse come una bambola di pezza fino al cancello, mentre dietro di loro l'angelo li spronava

"Forza! Vi troveranno! Sono già quasi qui, la barca è laggiù… e non dite mai chi vedeste quaggiù!"

Christine salì sulla barca e Raoul iniziò a spingerla in avanti, velocemente, cercando di sfuggire da quel luogo oscuro e maledetto, ma dalle loro spalle giunse un grido disperato.

"Va via, va via per sempre!"

La gondola continuò ad avanzare, spinta in avanti dalla corrente e Christine si voltò per l'ultima volta a guardare il suo angelo. I loro occhi si incrociarono per l'ultima volta e in quelli di lui trovò riflessa la propria tristezza. Le parve di sentire un sussurro, come una dolce musica terribilmente straziante, ma forse era solo la sua mente, pronta a illuderla nuovamente con la voce del suo Angelo.

Ora Christine continuava a spingere in avanti la gondola, fendendo il buio del lago con la torcia legata attentamente alla prua. Le braccia le bruciavano e non sapeva esattamente da quanto tempo stesse remando, o se stesse andando nella giusta direzione.

Il buio era sempre più fitto, le pareti più scure, sentiva le voci della folla che riverberavano nel labirinto, che si inseguivano creando una cacofonia di suoni discordanti, ma lei continuò ad avanzare fino a quando, proprio mente stava per cedere alla disperazione e credeva di essersi perduta definitivamente in quel labirinto di grotte e cunicoli, vide una luce risplendere in lontananza.

Spinta da questa speranza, riprese a spingere in avanti la gondola con più energia, dimentica del bruciore alle braccia e della stanchezza e disperazione che prima minacciavano di sopraffarla.

Quando giunse finalmente al cancello della grotta si permise un sospiro, grata di non essersi perduta, ma presto l'angoscia si abbattè nuovamente su di lei con immensa forza: il terrore che il suo angelo potesse essersene andato, o peggio, potesse essere stato catturato, la paralizzarono e appena riuscì a muoversi nuovamente, iniziò a cercare per tutta la casa, chiamando a gran voce il suo angelo, ma nessuno rispose.

Christine continuò disperata la sua ricerca, non accorgendosi che le voci della folla si facevano sempre più vicine, sempre più minacciose.

Una volta accettato il fatto di essere rimasta sola, una terribile disperazione prese posto nel suo cuore ed un profondo senso di abbandono la strinse in una morsa così forte, che si sentì togliere il fiato e, come colpita a morte, si accasciò a terra e lì rimase.

Un freddo torpore scese su di lei e per un po' di tempo l'unica cosa che riuscì a sentire furono i lenti battiti del suo cuore, niente aveva più importanza. Il suo angelo non c'era, aveva mantenuto la sua promessa, l'aveva lasciata andare, ma Christine non si era mai sentita così prigioniera in vita sua, così dipendente da quel legame che era stato improvvisamente troncato.

Una separazione così violenta che le aveva strappato pezzi di se stessa e lasciata terribilmente vuota.

Fu così che la folla la trovò: rannicchiata per terra, le braccia che abbracciavano le ginocchia, come per provare a tenere insieme i pezzi distrutti della sua anima, gli occhi spenti e vuoti.

Il suo angelo l'aveva liberata, ma con la sua libertà era iniziata la sua distruzione.

Ciao a tutti, so che è passato un sacco di tempo, sono stata super incasinata tra la scuola e tutto il resto, ma ecco avevo un po' di tempo e ho pensato di riprendere a mano la storia che avevo iniziato... Ho un po' di idee da mettere su carta e non so quanto spesso potrò scrivere, ma ci proverò con tutta me stessa!

Detto questo se volete lasciarmi una recensione fate pure; mi fa sempre piacere sentire cosa ne pensate di quello che scrivo

p.S.:tutti i personaggi e i posti sono right reserved to A. , Gaston Leroux eccc...

p.p.s.:spero che vi piaccia!