Cerchio Quarto (Tread That Fine Line)
Che cosa copre il mondo?
Che cosa impedisce alle cose di manifestarsi?
Che cosa distrugge l'amicizia?
E che cosa impedisce di salire in cielo?
È il buio che copre il mondo
È il buio che impedisce alle cose di manifestarsi
È la brama che distrugge l'amicizia
È l'attaccamento al mondo che impedisce di salire in cielo
-Mahabharata, Libro III, Aranya Parva
E perché non dovrei?
Tanto che cosa importa agli altri? Che cosa importa a me?
Se ne sono andati tutti o quasi. La città è abbandonata. I negozi sono rimasti con le loro merci in vetrina, né vendute né da vendere. Inutili. Ad ammuffire, a marcire, senza servire a nessuno. Tanti non hanno neanche… portato via gli incassi dalla cassaforte, nella fretta di scappare. Comunque, alla fine del mondo i soldi a chi servono?
A me, servivano. Mi sarebbero serviti quel giorno, per pagare gli esattori. Perché non mi portassero via la casa. Gli animali. Tutto quello che avevo.
Mi sarebbero serviti per mangiare. Per sopravvivere un altro giorno.
Invece non sono sopravvissuto. Invece sono… qui.
Dov'erano tutti questi ricconi che ora possono fare tranquillamente a meno dei loro beni, quando servivano di più a qualcuno? Dov'erano, quando io ne avrei avuto bisogno?
Non è giusto lasciare tutta questa roba… tutti questi valori… lì dove sono, quando potrebbero essere usati per fare del bene. Quando c'è chi saprebbe cosa farsene.
Ho ragione, vero?
Non è rubare. Sono… sono beni abbandonati. I loro proprietari praticamente hanno dichiarato che non li vogliono più. Non appartengono a nessuno. Perfino la legge dice che non c'è niente di male ad appropriarsi di qualcosa che è stato abbandonato.
E non è forse un peccato mortale far andare a male il cibo senza mangiarlo?
Il bisogno non ha leggi, si dice. Potrei tranquillamente sfondare le vetrine, fare man bassa di cibo e vestiti e distribuirli ai poveri che sono rimasti in città perché non avrebbero comunque nessun altro posto dove andare. Che non hanno paura di essere uccisi perché tanto la loro vita è già finita. Perché a nessuno importa poi molto di loro, nemmeno a loro stessi.
Proprio come me una volta.
Oh, certo, poi ho fatto i soldi. Mi sono comprato abiti di seta e tabacchiere d'oro. Ho vissuto nei grattacieli più sfarzosi di Shanghai. E a che -dico, a che- mi è servito?
Mi ha forse fatto passare la fame?…
No. Questa fame… non passa mai. Una volta provata, è impossibile dimenticarla.
Anche se mi divorassi tutto il mondo.
È come per i prigionieri dei campi di sterminio… come per i reduci di guerra. È una fame atavica. Quella di tutti i miei antenati che hanno stentato a sopravvivere, fin dai secoli remoti. Che hanno faticato a lavorare nei campi e a star dietro alle bestie per poche monetine, mentre altri grassoni facevano la bella vita nei loro palazzi, ricoperti d'oro, con bei vestiti, solo per il gran merito di essere nati nella famiglia giusta.
Heh. Grassoni. Certo a vedermi sembrerei uno di loro. Sono sempre stato corpulento fin da piccolo. Non si sarebbe proprio detto che avessi perennemente lo stomaco vuoto. Che mi sarei mangiato qualsiasi cosa, perfino un'altra persona, pur di riempire quel buco.
Proprio come ho sognato allora… proprio come… ho sognato…
In fondo non c'è poi tanta differenza tra un maiale e un essere umano… non è vero?
Tutti mangiamo altri esseri viventi per sopravvivere. Tutti siamo responsabili di milioni di morti, nel corso delle nostre vite… e cosa ce ne dà il diritto? La legge? Quella che ci siamo fatti noi? Il fatto di essere più forti? Soltanto la nostra fame?
O mangi o sei mangiato. Tutti siamo parassiti. Tutti siamo animali. E ci prendiamo quello di cui abbiamo bisogno, perché ne abbiamo bisogno. E perché possiamo. Non serve nessun altro motivo.
Sopravvive il più forte. Sopravvive quello che meglio sa arrangiarsi. Legge della giungla, amico. Legge dell'evoluzione. Ognuno tira l'acqua al suo mulino. Aggredire è un diritto, difendersi è un dovere. E se non ti sai difendere, quello in torto sei tu. Ti estinguerai. E te lo meriti.
Cinico, vero? Ma non è proprio quello che ci stanno dicendo i nostri nemici adesso? Che ci cancelleranno perché non ci siamo evoluti come volevano? E che ne hanno il diritto perché sono più forti di noi?
Se Dio può comportarsi così, allora noi che siamo le sue creature non saremmo virtuosi ad imitarlo?
Se ci fosse giustizia, non esisterebbero i ricchi e i poveri nel mondo.
Se ci fosse giustizia, quelli che imbrogliano, che rubano… che calpestano gli altri per il proprio tornaconto… dovrebbero essere puniti. Dovrebbero fallire e fare una fine orribile. E la gente onesta non dovrebbe arrabattarsi per mettere insieme il pranzo con la cena.
Invece succede tutto il contrario. Ne ho viste tante in questi anni. Quanti venivano nel mio locale a ordinare i piatti migliori, con sigari ed anelli d'oro, in compagnia di signorine svampite e sottoposti ossequiosi… e io sapevo che i loro soldi erano stati fatti sulla pelle degli altri. E li servivo lo stesso, perché un cliente è un cliente e non si possono fare differenze.
E quante brave persone venivano, che non avevano neanche un soldo in tasca. Che in vita loro non avevano mai fatto del male a nessuno… e cosa avevano avuto in cambio? A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto. Lo dicono perfino le sacre scritture. Che bello, vero? Li riconoscevo subito, appena entravano. I vestiti lisi. L'aria vergognosa… come se non avessero il diritto di stare lì. E ogni volta che potevo, li mandavo a prendere dai camerieri prima che potessero scoraggiarsi ed andarsene. Li facevo accompagnare al tavolo migliore. E offrivo io. Pranzo completo, il migliore sul menù. Per pubblicità, dicevo, così non avrebbero dovuto nemmeno sentirsi in colpa. Perché io sapevo come ci si sente.
Qualcuno direbbe che in quel caso ero io lo strumento della giustizia… lo strumento divino per riequilibrare le cose. Balle ipocrite. Non era certo un pranzo gratis a cambiare la vita di quella gente. Facevo quanto potevo, ma sapevo che una volta tornati a casa… se ce l'avevano, una casa… si sarebbero ritrovati comunque di nuovo pieni di debiti fino al collo e, presto, di nuovo affamati. Non è con un atto di carità ogni tanto che si cambia il mondo. Né rovinando i piani di qualche furfante qua e là in un continente o un altro. Da quanto tempo lo facciamo, noi? Concedendoci magari solo qualche mese di vita normale tra una missione e l'altra, saltando da una zona di guerra alla successiva, rischiando la vita in continuazione senza mai sapere quale sarà la volta buona che finiamo in spezzatino? E abbiamo forse risolto qualcosa? Abbiamo ottenuto la pace, la giustizia per tutti? Abbiamo riempito la pancia ai poveri del mondo, affannandoci per quasi cinquant'anni? Mi sa tanto di no.
E adesso comunque il mondo sta per finire… e siamo praticamente certi di non riuscire ad impedirlo.
Abbiamo deciso di continuare a combattere… per cosa? Solo per un malinteso senso di orgoglio. Per fargliela vedere, a questi tizi soprannaturali, che non siamo un boccone facile. Non andremo giù tanto lisci. E quantomeno gli daremo un gran bel mal di stomaco.
Ma il mal di stomaco poi passa. E una volta che uno l'hanno mangiato… non credo possa godersi tanto la soddisfazione di essere stato indigesto.
Qualsiasi nostra azione… perfino un nostro sacrificio eroico… che valore ha? Che importanza può mai avere?
Presto, comunque, quantomeno in termini cosmici, nessuno si ricorderà nemmeno più che siamo esistiti. Magari rideranno perfino della nostra inutile resistenza. Saremo una barzelletta universale, se ci va bene. Se ci va male… be'... non vedo come potrebbe andarci peggio di così…
Ma anche se sopravvivessimo… cosa contiamo noi nell'universo, dopotutto? Cosa possono contare delle creature talmente fragili da poter essere spazzate via da un po' di caldo, un po' di freddo… dalla mancanza di cibo… divorati da altre creature altrettanto fragili… o consumati da qualcosa di minuscolo come batteri o virus… che vivono su un mondo a sua volta microscopico nell'immensità del tutto, e che potrebbe svanire nel nulla… che domani svanirà nel nulla… senza che nessuno se ne accorga?
A chi importa? A chi importerà?
E allora perché non si dovrebbe… perlomeno… cercare di riempirsi la pancia e godersela finché si è qui?
Sono sempre stato un tipo ottimista… ma ora sembra veramente stupido esserlo.
Buoni o cattivi… usciti dal nulla o condannati a questa vita per i peccati di una vita precedente… alla fine si muore ugualmente. E da come le cose si stanno mettendo, non credo proprio che siamo destinati al paradiso.
E allora…
Se comunque quello che ci aspetta è delle due l'una… sparire di nuovo nel nulla o un'eternità di tormenti…
Che differenza fa se io adesso… mi prendo quello che mi sarebbe spettato tempo fa?
È così facile. Ancor più facile di quello che mi sarei aspettato.
Uno dei negozi vicini al mio, una grossa boutique d'abbigliamento per signora, ha la vetrina e le porte spaccate. Si può entrare senza nessun problema. Pesto i vetri rotti, vedo intorno a me i manichini addobbati in abiti firmati che prendono la polvere. Ho sempre saputo che la cassaforte era sulla parete confinante con la mia cucina. A volte ne sentivo la presenza, mentre ero indaffarato a preparare pasti…
Guardarmi intorno non serve a niente. Tanto so che non c'è rimasto nessuno che possa scoprirmi, né un poliziotto a cui interesserebbe arrestarmi.
Non provo nulla mentre le mie fiamme sciolgono lo sportello metallico. Né vergogna, né esaltazione. Sono preciso al millimetro, come mio solito. Il contenuto non si è nemmeno scaldato. Infilare la mano dentro, prendere le mazzette di banconote, ficcarmele in tasca. Tutto qui. Neanche mi sembra di essere io a farlo. È come se mi stessi osservando dall'esterno.
Ma finalmente… finalmente mi sento… o meglio, qualcosa dentro di me si sente… travolgere dalla soddisfazione.
Sì. L'ho fatto. Ho superato quel limite… quella linea… che per tutto questo tempo ci ha tenuti prigionieri. Ho dato il via libera ai miei istinti peggiori.
Sono un ladro. Sono uno che si approfitta degli altri. Uno che pensa soltanto a se stesso. Come tutti. Tutti quanti. Anche quelli a cui piace fingere che non sia vero. È inutile che frignate. Non c'è nessuno al mondo che non sia un egoista, in fondo in fondo.
E ad ogni modo ormai i soldi non hanno più valore. Sono carta straccia. Quindi non ho danneggiato nessuno. E se anche l'avessi fatto… domani nessuno ci penserà più.
Gliel'ho fatta vedere. Finalmente… gliel'ho fatta vedere a tutti quanti. A tutti quelli che mi ridevano alle spalle quando avevo fame.
Darne un po' a voi? Come osate? Cos'avete mai fatto voialtri per me quando avevo bisogno? State indietro, straccioni! Io ho lavorato! Me li sono guadagnati! Io me li merito! Sono miei! Miei! Io…
Tu…
Ora è meglio che ti fermi.
Il legame si spezza. La pressione sulla tua mente si allenta quando la avvolgo con la mia volontà. Per il momento… la porta non si aprirà ancora.
Ti guardi intorno senza coscienza di quanto è accaduto. Ti gratti la testa chiedendoti cosa ci fai lì. Scrolli le spalle ed esci senza lanciare neanche un'occhiata alla cassaforte scassinata, come se non esistesse.
Torna a casa. Anche tu hai delle ferite da guarire. Tutti ne abbiamo. Ma anche tu non puoi guarirle senza aiuto.
Dovrai capire cosa è più importante per te… se vuoi andare avanti. Se tutti noi dobbiamo andare avanti.
ἀπληστία
Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
D'i ben che son commessi alla fortuna,
Per che l'umana gente si rabuffa;
Ché tutto l'oro ch'è sotto la luna
E che già fu, di quest'anime stanche
Non poterebbe farne posare una.
-Inferno, VII, 61-66
