Cerchio Sesto (I Sing The Body Electric)

Canto il corpo elettrico,
Gli eserciti di chi amo mi cingono ed io li cingo,
Non mi abbandoneranno finché li accompagno, rispondo loro,
E li purifico, e li carico appieno della carica dell'anima.

Fu mai messo in dubbio che chi contamina il proprio corpo cela se stesso?
E se chi profana i viventi fosse malvagio quanto chi profana i morti?
E se il corpo non facesse tanto quanto l'anima?
E se il corpo non fosse l'anima, che cos'è l'anima?
-Walt Whitman

Perché non mi ascolti?
Perché non vedi che sto male?
COME TI PERMETTI DI DIVERTIRTI QUANDO IO STO MALE?

Esco di casa come una furia.
Vorrei colpire qualcosa. Vorrei sfracellarmi contro qualcosa.
Vorrei che qualcuno mi inseguisse, che mi pregasse di tornare in casa. Vorrei solo che mi lasciaste tutti in pace per sempre.
Mi fermo. Mi siedo.
Divento una macchia d'ombra sugli scogli del promontorio.
Io di fronte al mare. Il mare, solo il mare… di fronte a me.

Io… non credo più in niente.
Né nella logica, né nella ragione… né in ciò per cui abbiamo sempre combattuto… né in me stesso… né in voi.
Alla fine, perché dovrei? A che cosa mi sono servite tutte queste cose? Sapevo già che non sarei mai stato felice, ma almeno… la soddisfazione di aver fatto del mio meglio, pensavo che l'avrei raccolta. Me la sarei fatta bastare.
Ma a che serve il mio meglio se non posso aiutare me stesso… e chi amo?
A che serve il mio meglio… se tutto ciò che mi rimane alla fine… è polvere tra le mani, cenere in bocca.

Acqua… oceano.
La mia seconda casa… non ho chiesto io che lo fosse… mi è stato imposto… eppure mi appagava.
Potevo essere vicino alle creature viventi, vicino a una delle forze primordiali del mondo… e sentirne, condividerne il potere.
In tante cose non ho più creduto fin da dopo l'infanzia. Non riuscivo a trovare conforto e ispirazione negli antichi racconti, come facevano in tanti. Vorrei riuscirci adesso. Almeno potrei trovare un senso a quello che sta succedendo al mondo. A quello che è successo a me.
Cos'è che mi è successo? Semplicemente… ho perso tutto. Tutto ciò che avevo, tutti coloro che amavo. Un pezzo per volta. Tutto e tutti… mi hanno abbandonato.
La mia famiglia. I miei ideali. Le certezze della scienza e della logica. Il mio amore… E ora… anche i miei amici.
Che cosa mi resta?
Per quale motivo dovrei fare anche solo il più piccolo sforzo per andare avanti?

Non è la prima volta che penso queste cose. Non è la prima volta… che mi è balenata quest'idea che non vuole più lasciarmi.
Ma ora è diverso. Ora… è in assoluto il momento della mia vita in cui sento più buio dentro.
Non l'avreste mai detto che fossi io il più cupo e introverso della squadra, vero? Eppure, con tutte le mie belle parole… le mie frasi incoraggianti… quanto spesso qualcun altro è dovuto venire a prendermi, a recuperarmi… qualcuno che avevo creduto fosse molto più pessimista di me.
Sì, ricordo. Allora ero rannicchiato su uno scoglio, proprio come adesso. Ed ero convinto di aver toccato il fondo.
Ero caduto in un'imboscata dei nemici… ero stato fatto letteralmente a pezzi. Avevo sfiorato la morte. Se mi aveste portato in salvo un secondo troppo tardi, non ci sarebbe stato più niente da fare per me… ma forse dal mio punto di vista sarebbe stato meglio.
Invece mi ritrovai con un corpo ancora diverso… ricoperto di scaglie come un pesce, con un aspetto metallico come non mai. Più veloce, certo. Più forte, più resistente di prima. Un gran miglioramento, il professore non smetteva di dirmelo. Quanto ne era fiero.
E non avrei mai più potuto togliermi la camicia… arrotolarmi le maniche… senza mostrare a tutti che cos'ero. Non avrei mai più potuto guardarmi allo specchio senza ricordarlo.
Fu quello il primo momento un cui pensai seriamente… di arrendermi. L'avrei trovato, il modo di superare tutta quella maledetta nuova resistenza che mi era stata data senza che la chiedessi.
Già, proprio io. Quello che ripete sempre che non ci dobbiamo vergognare di noi stessi. Bell'ipocrita.
E poi, invece, arrivò lui. A dirmi che in fondo avevamo ricevuto un dono. Che potevamo servircene per aiutare gli altri e che forse avremmo dovuto esserne perfino grati. Che anche lui non poteva più guardare il suo corpo, eppure non se ne lamentava. Perché dentro era sempre se stesso, qualsiasi cosa gli potessero fare, e questo non poteva cambiare. Mi ridiede forza, mi ridiede speranza. Continuai a combattere… non per me, per i miei compagni, per gli innocenti.
In seguito, il professore ci tenne a ripristinare il mio aspetto fisico normale… scusandosi tantissimo, dicendo "Non so che mi fosse preso… dovevo essere fuori di me, mi dispiace…" ma io giurai che comunque non avrei mai dimenticato quella lezione…
E non l'ho dimenticata. Fino… fino ad adesso.
Non devo più preoccuparmi di spaventare le persone intorno a me. Posso essere tranquillamente scambiato per un uomo normale… rispetto ad alcuni di voi che hanno segni molto più chiari della nostra condizione sul corpo, io sono fortunato. Sì, è vero. Non lo nego.
Ma… quando si va oltre la superficie…
Quando si scende nel profondo

Non ho potuto… mentire a lei. Alla donna che amavo.
Non ho potuto fingere che il mio corpo fosse normale. Che avrei potuto amarla fisicamente come un uomo normale…
E lei non ha potuto comprenderlo. Non è riuscita ad accettarlo.
Io che parlo tanto di difendere la natura, sono così profondamente separato da essa… così innaturale… che lei ha preferito la morte piuttosto che cercare di comprendere qualcosa di tanto diverso da ciò che conosceva.
Era colpa sua?… Era colpa mia?…
Lei avrebbe dovuto accettarmi? Io… non sarei dovuto esistere…?
Sono venuto qui… non so neanche perché… per un folle desiderio di non avere più questo corpo… in qualsiasi modo…
…anche se questo non avrebbe comunque potuto riportarmela… se pure fosse stato possibile…
…cosa volevo? Una specie di assoluzione? Che qualche Dio in cui non credo… mi purificasse dal peccato di esistere? Dal peccato di essere così?
Sciogliermi nell'acqua… essere mondato dall'acqua…
…dimenticare… la mia coscienza… la mia consapevolezza… che mi opprime.
Tornare ad essere come i miei antenati… innocente… tutt'uno col mondo… senza la conoscenza del bene e del male.
Se rinunciassi a tutto… a tutto quello che so… gli angeli mi potrebbero accogliere? Accetterebbero questa penitenza? Mi porterebbero via di qui?
E dove?… In un qualche aldilà… come quello in cui credevano le creature marine del mio sogno? Un aldilà che per me non esiste?
Forse… nel sogno… sono stato io… con la mia mancanza di fede… a non farlo esistere.

Il corpo non è altro che un involucro…
Sono tornato qui… per sentirmi fare un altro bel discorsetto da amico.
Già. Certo. Un involucro… di cosa?
Che cos'è l'anima? Esiste? Non ho mai creduto neanche in questo.
La nostra vita è contenuta nel corpo. Le nostre emozioni sono date da reazioni chimiche nel cervello. Non c'è prova che esista una vita dopo la morte. Siamo quello che siamo. Che possiamo toccare. Che possiamo vedere. Tutto il resto sono pie illusioni di esseri umani che… umanamente… temevano la propria scomparsa definitiva.
Se noi non siamo la nostra carne, le nostre ossa, che cosa siamo?
Cosa sono io, che non le possiedo più?
Non un dio né un demone, come mi ha chiamato lei… non un uomo… cosa?
E cosa mi aspetta ancora in questa vita a parte altra sofferenza?…

Io… sono tornato…
Perché volevo… la normalità… anche se sapevo di non poterla ottenere…
Perché volevo… almeno ritrovarmi tra amici… essere compreso.
Invece cos'ho trovato? Condiscendenza. Indifferenza.
Tutti voi troppo presi dai vostri problemi per interessarvi dei miei. O se facevate finta di interessarvene… lo vedevo benissimo che non era vero.
Non siamo più quelli di una volta… forse non lo siamo mai stati… forse fin dall'inizio anche quella era tutta una finzione.
Fin dall'inizio… solo macchine fatte a somiglianza di esseri umani, che fingevano ipocritamente di essere ancora gli umani di cui avevano la forma.
E alla fine… alla fine hai anche solo sentito quello che stavo urlando, al di sopra della tua musica assordante, al di là dello stordimento che ti riempiva il cervello e le orecchie?
Se non mi dici qualcosa… è la volta… che la faccio finita!

Ma se non sono più io… se è soltanto un programma quello che sta pensando di essere me in questo momento, estrapolando dai pochi pezzi di carne e ossa rimasti di quello che ero… come faccio a provare ancora tanta sofferenza?
Soffro dunque sono… forse è solo un errore di sistema… o forse è la prova che l'anima dopotutto esiste davvero…
Ma spero che non sia così. Perché vorrebbe dire che anche se morissi ora, la sofferenza non si fermerebbe.
E questa è l'unica cosa che desidero adesso. Che si fermi. Che finisca. Non importa come.
Gli animali… quando sono imprigionati… quando non vedono più speranza di sopravvivere al dolore… si lasciano semplicemente andare. Smettono di mangiare. E tornano a nutrire la terra perché possano rinascerne altre creature.
Io… che non sono più un essere vivente… non posso sperare di essere utile alla terra in questo modo… non posso sperare che qualche creatura si nutra di me.
Ma il metallo, la plastica… possono dissolversi nei loro atomi, nel corso di migliaia di anni. Corrodersi e rientrare a poco a poco nel grande ciclo. Il ferro delle mie ossa potrà entrare nei globuli rossi di un altro essere vivente, aiutarlo a respirare. Se la Terra esisterà ancora dopo quest'apocalisse.
Corrodersi… arrugginire a poco a poco… dimenticato… sotto l'azione dell'acqua… sul fondo marino…
Spogliato di tutto quanto non volevo e non mi appartiene… da lei. Origine della vita. Mio elemento.
Così come ha fatto la mia amata… riunirmi a lei là dov'è andata, come lei ha scelto di andarsene…
Forse è l'unica purificazione possibile.
Mi basta scendere laggiù. Più in fondo che posso. Al di sotto dei rumori e della confusione. Lontano da tutto. E aspettare finché le mie riserve d'aria non si esauriscono. Aspettare finché non mi scarico del tutto. Finché la pressione non riesce a schiacciare anche il mio carapace, a mandare in corto circuito l'elettricità che fa muovere questo corpo.
E sperare che davvero non esista una vita dopo la morte. Che finirà tutto nel nulla. Nel buio, come prima di nascere… finalmente… finalmente in pace.
Tanto… a chi mancherei… a che servirei ancora… continua a ripetermi questa voce che ho dentro…?
Tanto… cosa m'importa più degli altri… e di me stesso?
Se non sono veramente vivo… non si può neanche definire un peccato.
Perciò…
Mi alzo. Mi disfo degli abiti… mi preparo a tuffarmi.
Non devo far altro… che camminare… fino a quando l'acqua sarà alta sopra di me… e poi andare avanti, ancora avanti… fino alla fine.
Mare, madre di tutti…
Accetta il ritorno di questo figlio estraniato…
Perdonami la colpa di essere vissuto…
E fai che nessuno si ricordi più di me.
Addio.

No.
Non posso permetterlo.
Mi basta un pensiero per fermarti. Ti blocchi, i tuoi occhi si chiudono. Cadi. Ti sorreggo con la mia mente, ti sollevo. Ti riporto a casa.
Quando ti sveglierai non saprai cos'hai tentato di fare. Ne avrai solo dei ricordi sbiaditi. Così come gli altri.
Ma il dolore resterà. La confusione, il desiderio di mettervi fine, resterà. Da questo non posso curarti.
Dovrai essere TU ad affrontarlo. A capire come sconfiggerlo. Dovrai renderti conto… di quello che è successo. Di cos'hai veramente dentro. E di quanto sei necessario. A te stesso… e a tutti noi.

Ἀχλύς
Suo cimitero da questa parte hanno
con Epicuro tutti i suoi seguaci,
che l'anima col corpo morta fanno.
-Inferno, X, 13-15

E sappie che la colpa che rimbecca
per dritta opposizione alcun peccato,
con esso insieme qui suo verde secca.
-Purgatorio, XXII, 49-51