1, 2, 3...la mano compie sempre quel numero preciso di tentativi prima di riuscire a trovare il telefono. Solita accecata di qualche secondo e poi finalmente riesco a mettere a fuoco l'ora. 6:15
Troppo presto per svegliarmi, ma ormai non fa più notizia. Dormo sempre meno, e quando dormo il mio sonno è irrequieto, gli incubi sempre più frequenti e quando mi svegliano in preda al panico e alle palpitazioni la sensazione che questo letto sia troppo grande per starci da sola mi accompagna.
Decido di provare a girarmi dall'altro lato, e arrivare all'ora in cui la sveglia mi dirà che la giornata è ufficialmente iniziata.
Altro check ora: 6:22. Come se adesso fosse tutta un altra storia.
Mi alzo, svogliata come sempre, come ogni mattina da quando non c'è più l'odore del caffè a darmi il buongiorno. Eri riuscita a farmi perdere quell'abitudine, il mio rito di prendere il caffè al bar andando al lavoro: qualcuno conoscendomi lo avrebbe creduto uno scenario di qualche film post-apocalittico. Era impossibile però fare a meno di quel momento prima di uscire di casa.
Del resto, ogni volta che mi alzavo ti trovavo ancora lì, ancora davanti alla macchina del caffè che mi avevi regalato per non rinunciare al tuo espresso con qualche miscela proveniente sempre da località in angoli remoti del globo con nomi impronunciabili, e non proferivo parola, ma lasciavo che fossero le mie labbra posate dolcemente sulla tua spalla a darti il buongiorno per me. La tua voce mi ridestava sempre teneramente, come se fosse una sottile carezza, e accettavi altrettanto amorevolmente che ti avrei risposto per i primi 10 minuti solo con cenni del capo e mugugni. L'hai sempre trovato adorabile.
Faccio una doccia veloce, e mentre guardo il letto seriamente tentata di ributtarmici sopra, solo per poter lasciare il mondo fuori, suona il cellulare: "Rizzoli...si arrivo subito".
Sto per chiudere la porta dell'appartamento dietro di me, quando alzo lo sguardo e rivedo la scena di quelle mattine passate assieme scorrermi davanti.
Tu, semplicemente perfetta con la tua vestaglia tessuta a mano, con la tazza del caffè in mano, io che entro nella stanza con i capelli arruffati e il broncio, ti sfido rubandoti la tazza con quel nettare di cui non potevo fare a meno, facendo finta di nulla, e le nostre mani si sfiorano. Riesci a tenere il muso per un tempo troppo breve, scuoti leggermente la testa e mi dai un tenero bacio. Mi ci vuole qualche attimo per rispondere, ma quando questo avviene recupero il tempo perduto. La mia mente non ha ancora realizzato di essere sveglia, ma il tuo è un richiamo a cui il mio corpo risponde sempre e comunque, come se fosse la cosa più naturale del mondo. In un attimo ti ritrovi con il bacino e le mani appoggiati contro il banco della cucina, quasi non volessi toccarmi per paura che possa intendere che vuoi che smetta.
Ed è in quel momento che riacquisto un minimo di lucidità prima di perdermi, definitivamente, nel ricordo di noi. Chiudo quella porta, giro la chiave con forza, come se in qualche modo la stessi mettendo nel voltare pagina. Oggi torni, sarà già abbastanza dura così.
Un'altra giornata ha inizio.
