Flashback
Decido di non parcheggiare nel vialetto, non voglio che tu senta il rumore della mia auto. Credo mi ci vorrà qualche minuto prima di trovare il coraggio di fare quello che sto per farti. Spengo l'auto e per un attimo mi congelo: non ho alternative, non sarò di certo io a impedirti di realizzare i tuoi sogni. Hai dedicato tutto alla tua carriera, fin da quando studiavi come una dannata alla scuola privata. Lo capisco, siamo sempre state uguali in questo: il nostro lavoro ci definisce, non potremmo mai farne a meno.
Trovo il coraggio per scendere dalla macchina e quando mi avvicino per suonare il campanello, la porta si apre e vedo te pronta ad accogliermi. E quella che ho davanti è una visione di cui non smetterei mai di bearmi.
Sei lì sull'uscio di casa con addosso una vestaglia stile kimono, frutto di uno dei tuoi momenti di acquisti compulsivi online. Ricordo che quando mi dicesti il prezzo, ti chiesi se fosse fatta di fili d'oro, e tu mi raccontasti una storia sulla sua fabbricazione che sarebbe benissimo potuta essere la trama di un film drammatico muto. Questo ricordo mi aiuta per un attimo a mantenere il controllo di me, ma sapevo che con questa premessa sarebbe stata una serata ancora più dura.
Mi fai entrare e non faccio nemmeno in tempo a rispondere al tuo saluto che le tue morbide labbra si posano sulle mie. Mi lasci una serie di piccoli e lenti baci sulle labbra tenendomi con una mano per il colletto della camicia. Con l'altro braccio mi cingi il collo, quasi avessi paura che possa scappare.
"Maura..." sospiro appena le tue labbra lasciano le mie per andare a posarsi ripetutamente sul mio collo.
"Maura, ti devo parlare" ma tu non sembri voler sentire e la tua mano sinistra scorre dal colletto giù per la spalla, lungo il braccio, fino a prendere la mia mano destra per il dito indice e lo porti a sfiorare la tua pelle di seta, profumata in modo inebriante, il tuo petto. E sento che sto già perdendo il controllo, ma non posso, non ora.
"Jane, avrei qualcosa in mente da fare prima..."
E riaffondi le tue labbra sulle mie, ma questa volta la tua lingua mi chiede il permesso di entrare, e glielo concedo, il bacio diventa sempre più infuocato, e sto decisamente perdendo il controllo. Mi togli la giacca e la lasci cadere a terra, non ce ne curiamo. Le mie braccia ti circondano e ci avviciniamo all'isola della tua cucina, e appena senti che la tua schiena è a contatto con il ripiano, interrompi il bacio e inizi a sbottonarmi la camicia.
Ed è in quel momento che recupero quel briciolo di sanità mentale che ancora non se n'è andato tra i tuoi baci, e mi stacco da te. Realizzo cosa devo dirti e la mia faccia fa trasparire quanto lacerante sia questo momento.
"Jane, che succede, stai bene?" mi chiedi, capendo già che la risposta è un no. Ho le parole bloccate in gola, sto già singhiozzando e mi appoggio alla parete in cerca di sostegno, scivolo con le mani fino a sedermi e vedo la tua espressione farsi seria, vieni verso di me e mi dici:
"Jane, ok rilassati, fai un bel respiro, andrà tutto bene, prendi fiato, probabilmente stai avendo un attacco di panico, ma non ti preoccupare...ci sono io qui con te"
"Io non ti amo"
Mi esce così, di getto. Ti giri verso di me in silenzio, ma ignori le mie parole e mi misuri il polso. Al che strappo quell'ultimo brandello di cuore che mi è rimasto e lo ripeto, armandomi di tutta la freddezza che i miei occhi e la mia voce possano trasmettere.
"Maura io non ti amo" ti dico con tono basso ma fermo, lucido, asettico. Questa volta non puoi ignorarmi. Capisco di essere risultata credibile perché inizi a farneticare dicendo che non sto bene, che è solo dovuto ad una mancanza di ossigenazione...
"Io non ti amo" mi rialzo e ti tiro su con me mentre lo dico e tu inizi quasi a convincerti che non sono io che sto male ma che questa serata sta veramente per diventare la fine di tutto, di noi.
"Jane, io non capisco..." e ti stacchi da me, chiudendoti con le mani la scollatura della vestaglia, come se ti sentissi imbarazzata. Probabilmente il tuo istinto ti ha fatto sentire che non ero più la Jane di cui eri innamorata, ma una sconosciuta.
"Ho fatto qualcosa di sbagliato?" mi chiedi con una tenerezza innocente.
"No" rispondo seccamente, ma senza impegnarmi particolarmente nel convincerti che sia così.
"Semplicemente hai visto in questo rapporto più di quanto volessi vederci io..." aggiungo.
"Vuoi davvero farmi credere che per te fosse solo sesso?" dici incredula, convinta che la mia risposta sarà negativa e che fugherà ogni dubbio su questa follia.
"Si, non ho mai detto di volermi impegnar..." ma non faccio in tempo a finire la frase che mi assesti un ceffone che mi fa restare per un attimo con il viso di lato.
"Non ci credo Jane, io non posso crederci...hai davvero fatto questo per un po' di sesso? Come hai potuto fare questo...a noi, a me?" la tua voce si spezza mentre lo dici e io mi costringo a restare impassibile per convincerti che quello che ti sto dicendo è vero. E questa espressione che mi sono stampata in faccia ti fa venir voglia di non mostrarmi il dolore che stai provando. Non vuoi che ti veda crollare, sei troppo orgogliosa per farlo.
"Esci subito da questa casa...non ti voglio vedere"
"Maura..." non voglio lasciarla sola in questo stato. Raccoglie la mia giacca e mi spintona verso la porta.
"Vattene...ORA!"
Chiude la porta dietro di me e l'unica cosa che riesco a fare è stare lì, con la mano appoggiata alla porta quasi a volerti far sentire che la tua migliore amica è qui per te. E in quel momento sento la tua schiena strusciare contro la porta, ti siedi e ti sento piangere con una disperazione che mai avrei pensato di causarti.
