Flashback
Per stasera abbiamo deciso di andare finalmente a provare quel nuovo ristorante che ha aperto a Boston Sud, di cui sei andata avanti a parlare per giorni. Sei appena tornata da un convegno che ti ha tenuta fuori città una settimana, così mi offro di venire a prenderti a casa e andare assieme, in modo da lasciarti un po' più di tempo per prepararti.
Parcheggio nel vialetto e suono alla tua porta. Quando vieni ad aprirmi, entro e ti scusi subito per la confusione che c'è nel tuo appartamento, tornando subito in bagno per finire di prepararti. Nella tua testa confusione vuol dire semplicemente non aver ancora disfatto la valigia e averla lasciata vicino all'entrata. Tutto è perfettamente al proprio posto...valigia esclusa. Ho sempre adorato la tua mania per l'ordine, forse proprio perché, come sai bene, io sono l'esatto opposto.
Torni in soggiorno mentre finisci di metterti gli orecchini e mi porgi una collana, chiedendomi di aiutarti a metterla.
Ti volti e scopri il collo, mentre avvicino le estremità della catenina, e mi basta sfiorare con il dorso della mano le tue spalle nel tentativo di chiuderla, per sentire un brivido lungo la schiena. Per fortuna riesco rapidamente ad agganciare la chiusura della collana, ti faccio cenno e ti giri chiedendomi come stai, e posso tornare a respirare normalmente. Per un secondo. Perché per rispondere a quella semplice domanda il mio sguardo non indugia su di te, e temo di aver perso qualche battito di cuore.
"Secondo me saresti stata meglio con il tuo vestito giallo...più informale" dico con ironia. Sei stupenda e non potrei pensarla diversamente.
"Dici? Ok dammi 5 minuti..."
"Scherzavo Maura...dai prendi la borsa che andiamo, siamo già in ritardo per la prenotazione...e ho fame" dico con la mia vocina da finta disperata. L'hai sempre trovata esilarante.
Ci godiamo la cena, sorseggiando qualche bicchiere di vino, che ovviamente hai scelto tu, e ci raccontiamo come è andata la settimana. La serata scorre piacevolmente come sempre, ma quando usciamo guardi l'ora e mi proponi di andare a bere il bicchiere della staffa.
"Perché no...ma il posto lo scelgo io"
"Cosa aveva il ristorante che non andava?" mi dici, come se ti sentissi in colpa.
"Niente...solo che era un po' troppo "ingessato" per i miei gusti. Però la carne era ottima."
Arriviamo in un pub vicino casa tua, entriamo e ci accomodiamo su uno dei tavoli in fondo.
Appena la cameriera si avvicina, sei già pronta per ordinare, quando ti fermo e ti dico:
"Maura, non penso abbiano vini d'annata in questo posto". Ti giri verso di me, e mi osservi con sguardo sprezzante, prima di dire alla cameriera: "Signorina, ci porti 2 bicchieri...e una bottiglia di tequila".
Rimango sorpresa quando lo dici, e lo fa pure la cameriera. Al che la guardo sorridendo, come a voler confermare le tue intenzioni.
Appena si allontana scoppio a ridere e ti chiedo se tu sia diventata pazza. Mi rispondi che al convegno vedere i tuoi colleghi fare festa, ti ha fatto venir voglia di sperimentare gli effetti psicotropi della tequila. Soffoco la mia risata solo perché nel frattempo è arrivata la cameriera con il nostro ordine.
Al secondo giro inizi a fare un monologo degli effetti positivi che stai riscontrando. Capisco che sei ancora in ottime condizioni perché non perdi l'occasione di sfoggiare il tuo ricchissimo e incomprensibile vocabolario.
Arrivate al 5 mi geli con una domanda che mi arriva a bruciapelo. Mi chiedi perché è finita con Casey. Cerco di elaborare una risposta, quando evidenzi la mia esitazione con un "Stai prendendo tempo".
Decido di lasciare andare le mie parole, i miei pensieri, così come escono...
"La distanza, il lavoro...era tutto complicato" dico sperando che ti basti.
"Non mi stai dicendo tutto, Jane" rispondi, capendo che c'è altro sotto. "Eri disposta a mettere da parte tutto, credevi quella fosse la tua occasione, finché non è stato più così" precisi. Perché aspettare questo momento per chiedermi di lui, della fine della nostra storia. Le parole che mi uscirono subito dopo, non ricordo nemmeno siano passate per il mio cervello, sono uscite di getto.
"Ho capito che amo qualcuno più di lui...ehm, qualcosa...qualcosa, volevo dire" e tossisco fintamente quasi a cercare di camuffare la gaffe e poi preciso "il mio lavoro...amo di più il mio lavoro".
Come un automa, mi verso e bevo un altro shot, cercando di dimenticare quello che è appena successo.
"Il tuo lavoro..." ripeti, e mi convinco quasi di averla fatta franca.
Cerco di deviare la conversazione su di te, chiedendoti il perché di quella domanda, e se al convegno avessi conosciuto qualcuno che aveva destato il tuo interesse.
"No, no...nessuno...almeno nessuno di interessante. A quanto pare non sono l'unica che ha meno problemi a relazionarsi con i morti che con i vivi" dici ridendo.
Decidiamo che forse è ora di andare, e ringrazio il cielo di aver lasciato l'auto da te, perché non riuscirei proprio a guidare ora. Per fortuna so di essere sempre un'ospite gradita a casa tua.
Cerchi di aprire la porta ma non riesci ad infilare le chiavi, che ti cadono dalle mani. Mi chino insieme a te per raccoglierle e quando le afferro le nostre mani si sfiorano, i nostri sguardi si incrociano. Sei vicina, troppo vicina. Non so come, ma trovo la forza di rialzarmi e finalmente entriamo in casa. Appoggi le chiavi sul tavolo ed è in quel momento che mi spiazzi di nuovo. Mi sto togliendo la giacca quando ti avvicini a me con passo lento, il tuo sguardo ha una luce diversa, non sembra segnato dall'ebrezza, ma da determinazione e lucidità. Resto incantata a guardarti avanzare e quando arrivi con il viso ad un palmo dal mio, dici:
"Jane, dimmi perché, anzi per chi hai chiuso con Casey"
La fermezza nelle tue parole mi fa capire che la questione non è ancora chiusa, non per te...e so già che sai qual'è la verità. Ma quello che non so e che mi fa più paura è quale sarà la tua reazione.
"Tu"
Non riesco a credere di averlo detto. Possiamo fare rewind? Posso cancellare questo momento? Mi guardi incredula, probabilmente non per quello che ti ho detto, ma per il fatto di avertelo detto così semplicemente: pensavi sarebbe stata più dura tirarmi fuori di bocca quelle due semplici lettere. I tuoi occhi sono diversi, ora riesci solo a fissare la mia bocca, le pupille son dilatate e schiudi le labbra leggermente. Qualche secondo e quelle stesse labbra sono talmente vicine alle mie, ma non le toccano. Il mio corpo vorrebbe farsi avanti, fare quel passo al posto tuo, ma non posso...devi volerlo davvero. Incroci il mio sguardo nuovamente e finalmente mi baci. La tua mano si posa tra i miei capelli, e mi attiri leggermente a te. Vorrei approfondire il bacio, ma non sono ancora sicura che tu sia convinta di quello che stiamo facendo. Ti stacchi per un secondo da me. E penso che forse sei tornata in te, che è stato bello credere volessi essere mia anche solo per qualche momento.
Mi guardi e mi dici: "Perché non me l'hai detto subito? È da tempo che attendo nella speranza di sentirtelo dire...". Aspetta, stai ammettendo che era da tempo che volevi lo facessi? Al che un sorriso sornione mi compare in volto.
"Quindi potrei farle esattamente la stessa domanda, dottoressa". Ti spiazzo, capisci che ti sei incastrata con le tue stesse parole.
"Devo quindi intendere che la cosa è reciproca?" aggiungo. Mi diverte vederti alle corde, finché sono io a farlo.
Ti avvicini a me e sembri volermi dare la tua risposta con il movimento del tuo corpo, ma non mi basta. Voglio sentirtelo dire.
"Maura...rispondimi", ti dico arretrando leggermente per stare al gioco. La situazione mi sta intrigando, sto conducendo la partita e inizia a piacermi.
"Non sbagli Jane...sono innamorata di te, lo so da quando sono stata chiamata a deporre perché avevi sparato a mio padre". La tua risposta è sincera, mi fornisci quel dettaglio per farmi capire che non lo dici per effetto dell'alcool, ma perché provi davvero questo per me. E ora che lo so, non posso aspettare un secondo di più. Annullo in un attimo la distanza tra di noi e ti bacio, prendendoti il viso tra le mani. Basta un attimo e il bacio si fa più intenso, non posso resistere oltre. Le mie mani si posano sui tuoi fianchi e ti spingo dolcemente verso la parete dell'ingresso. Appena sento la tua schiena appoggiarsi al muro, inizio a baciarti il collo e tu alzi il mento, in segno di approvazione e per darmi completo accesso. Le tue mani si mettono subito al lavoro per sbottonarmi la camicia, e devo ammettere che sono davvero abili, perché dopo un paio di secondi hanno già finito e me la sfili lentamente a partire dalle spalle, facendola finire sul pavimento. Capisci che vorrei fare lo stesso, ma il tuo vestito sembra celare perfettamente il punto d'apertura. Mi dai un leggero spintone per farmi allontanare, e ti guardo allargando le braccia come a chiederti che diavolo stai facendo. Faccio mezzo passo verso di te ma allunghi il dito verso di me, come ad ordinarmi di stare al mio posto. Fissi il tuo sguardo sul mio, mentre inizi a tirare giù la cerniera laterale del vestito, così lentamente che mi sento bruciare dalla passione sempre di più. Stai studiando la mia espressione e i tuoi occhi riflettono l'eccitazione che vedono nei miei. Ti basta vedermi contemplarti per desiderare di possedermi in questo stesso istante. Ma sai che l'attesa non ci consumerà, anzi, aumenterà l'intensità del momento.
Sfili lentamente l'abito e mi sorprendi quando lo lasci lì a terra, senza preoccuparti che si rovini. Non esiste davvero nulla a parte noi e il nostro desiderio a quanto pare.
Mi avvicino a te ma mi fermi nuovamente, e mi chiedo dove tu voglia andare a parare. Questa volta non resisto e in un secondo il mio corpo è di nuovo contro il tuo, con le mie mani che accarezzano ogni centimetro di quella pelle morbida e con un profumo che sa di terre lontane e meravigliose, mentre mi attiri a te per baciarmi ancora e ancora. Mi incanto a guardare per la prima volta così liberamente il tuo petto, i tuoi seni ancora celati da un reggiseno nero in pizzo che mi diverto a stuzzicare da sopra la stoffa. Basta quel semplice contatto per sentirti sospirare al mio orecchio, e capisco che ti stai completamente abbandonando a me. Abilmente passo una mano dietro la tua schiena e in una rapida mossa slaccio il reggiseno e te lo sfilo, ammirando per la prima volta quello spettacolo.
Decidi di voler anche tu godere di uno spettacolo simile, per cui cogli l'occasione per agire indisturbata e fare altrettanto. Potermi guardare in quel modo, sembra quasi ridestarti e in un attimo mi sbottoni i pantaloni e sento la tua mano avvicinarsi pericolosamente al centro del mio piacere.
"Oh Jane, non avrei immaginato di farti questo effetto" mi sospiri all'orecchio, dopo aver infilato la mano dentro i miei slip e aver sentito quanto fossi bagnata.
"Maura, decisamente...mossa pericolosa..." ti dico, prendendoti in braccio e dirigendomi verso la tua camera da letto. Ti lascio sul letto e prima di posizionarmi sopra di te, ti sfilo lentamente gli slip e ti ammiro. Finalmente il momento era giunto: tu, nuda ed eccitata, che aspetti solo me. Fai per alzarti e venire verso di me quando ti blocco, imitando il tuo gesto di poco prima. Mi passo il pollice sulle labbra, con lo sguardo come fossi un cacciatore che ammira la sua preda.
Decido di togliermi quel che resta dei miei indumenti, voglio sentire il tuo corpo su di me con ogni fibra della mia pelle. Ti vedo sospirare quando mi abbasso definitivamente gli slip, e mi chiedo come riesci ad essere così eccitante. Avanzo lentamente a carponi sul letto, e incontro le tue gambe che sfioro con le mani, che risalgono, prima lungo l'interno coscia, poi improvvisamente virano verso i fianchi, proprio prima di avvicinarsi alla tua intimità. Non approvi ma mi lasci fare. Arrivate all'altezza del tuo petto, le mie dita disegnano il profilo del tuo seno. Mi devo essere persa a guardarlo perché in un attimo sento che mi accarezzi la testa e le tue labbra sono di nuovo sulle mie. Mi guidi e mi lascio trascinare su di te, e i nostri corpi ora si toccano completamente. Abbasso la guardia, e tu ne approfitti per ribaltare le posizioni. Ti metti a cavalcioni su di me e sento le nostre intimità che si incontrano. E capisco di non aver mai provato nulla del genere prima. Guidi le mie mani sui tuoi fianchi, capisci che della sicura e spavalda Jane di qualche minuto fa non è rimasto molto. Sto ammirando la cosa più bella del mondo, la persona che ho desiderato di più mi ha detto di amarmi ed è lì a farmi provare un piacere mai provato prima. Non potrei sentirmi più felice. O almeno questo è quello che pensavo.
Il tuo bacino si muove lentamente, vuoi che i nostri piaceri diventino una cosa sola e assaporare a pieno questo momento. Senti che sei però vicina a raggiungere il piacere, così decidi di allontanare leggermente il bacino per poter affondare due dita nella mia apertura. Non vuoi che nulla, nemmeno lasciarti andare al tuo piacere, possa toglierti la possibilità di vedermi venire per te. Mi alzo con la schiena e mi ritrovo con il viso all'altezza del tuo petto, mentre ti guardo senza riuscire a proferire parola, ma capisci dai miei occhi che ti sto chiedendo di non smettere per nulla al mondo. C'è una cosa però che voglio più di ogni altra cosa, sentirti venire con me.
Con un braccio ti cingo e ti porto distesa sul letto di fianco a me. Appoggi la testa al cuscino e non posso che fermarmi a contemplare il tuo sguardo, che mi chiama, mi dice di non indugiare oltre.
Senza staccare gli occhi da te, la mia mano inizia a sfiorarti, dapprima toccando il tuo seno perfetto, per poi tracciare una linea retta, passando per il tuo ombelico e scendendo sempre più giù, fino ad arrivare ad un passo dalla tua intimità. Penso che tu ti stia abbandonando completamente a me, quando sento le tue dita entrare di nuovo dentro di me, e allora non indugio ulteriormente. Ti penetro e non puoi che fremere a quel contatto, sussurri il mio nome e questo mi spinge a continuare la mia opera.
Stiamo per venire, i nostri sospiri vanno all'unisono, seguendo il ritmo delle nostre spinte. I nostri sguardi non si abbandonano nemmeno per un secondo e quando urli il mio nome sento la tua passione e la mia esplodere. Insieme. Ci accarezziamo con le mani libere, e ci accompagnamo nella dolce discesa. Ti stendi nuovamente sulla schiena, un sorriso si disegna sul tuo viso mentre guardi il soffitto, cercando di regolarizzare il tuo respiro. Non posso che fermarmi a guardarti, con la testa appoggiata sul braccio piegato. sei davvero la cosa più bella che abbia mai visto. E finalmente sei mia. Come nei miei sogni, anzi meglio. Ti senti osservata e ti volti verso di me.
"Detective Rizzoli..." dici, prima di baciarmi dolcemente, con un bacio casto.
"Se mi guarda così mi mette in imbarazzo" aggiungi.
"Dottoressa Isles, le conviene farci l'abitudine, perché la guarderò così per molte, molte volte" dico, subito dopo essermi spostata nuovamente sopra di te. Sposto di lato una ciocca di capelli, quasi a voler scoprire ogni angolo di te.
"Ti amo Maura" ti sussurro.
"Ti amo Jane" mi rispondi.
