È appena suonata la sveglia. Sembrerebbe che stanotte sia riuscita a dormire decentemente...non posso non pensare che in qualche modo abbia a che fare con la nostra chiacchierata di ieri sera.
Arrivo in centrale e mi fermo al bar per prendere il caffè...ne prendo uno anche per te. Oggi mi aspetta lavoro di archivio, salvo nuovi casi, e voglio una scusa per venirti a trovare. Prendo l'ascensore e in pochi minuti sono nel tuo ufficio. Passo davanti alla vetrata e non ti vedo, così busso e ti vedo sbucare dal laboratorio.
"Buongiorno Jane", mi saluti contenta di vedermi. O meglio contenta di vedere cosa ti ho portato: mi strappi il caffè di mano e inizi a berlo rapidamente, come se fossi un beduino che trova un oasi dopo giorni nel deserto.
"Buongiorno...mi sa che qualcuno era in crisi d'astinenza da caffeina!"
Mi dici che hai dormito poco, che stamattina prima dell'alba ti hanno chiamata da Londra per sapere cosa avevi deciso in merito al posto che ti hanno offerto. Non riesco a dire nulla, ma mi fai capire che ti aspettavi una qualche reazione da me.
"Non so che fare Jane...il problema è che gli serve una risposta entro oggi" aggiungi. E conoscendoti so che sei già in piena ansia...odi sentirti mettere sotto pressione, ma so anche che in queste situazioni tiri fuori il meglio di te.
"Cosa pensi dovrei fare?" mi dici, come se mi stessi chiedendo la cosa più semplice del mondo.
"Sai benissimo che non ti dirò come la penso a riguardo. Solo tu puoi prendere questa decisione, e non voglio dire nulla che possa influenzarla" ti rispondo sinceramente, togliendomi questo peso.
Fortunatamente il mio telefono suona, rispondo prontamente.
"Rizzoli...si Korsak, arrivo subito" chiudo la telefonata e mi rivolgo nuovamente a te.
"Maura, devo andare...si tratta di un mio vecchio caso per cui hanno bisogno che vada in tribunale a deporre."
"Certo, non voglio trattenerti" dici, facendomi intendere che avresti bisogno di parlare di questo ancora con me.
"Facciamo così...ho una proposta. Tu prenditi la giornata libera: non lo fai da una vita e penso che nessuno avrà da ridire in merito; torna a casa e pensa a quello che vuoi fare. Credo mi ci vorrà quasi tutta la giornata in tribunale, ma se ti va stasera passo da te e festeggiamo, qualunque sia la tua scelta, ok?"
Appena finisco di dirlo, penso che forse sto bruciando le tappe della nostra riappacificazione.
"Grazie Jane, ascolterò il tuo consiglio...e per stasera, mi farebbe davvero piacere" mi rispondi, consolata da questa mia idea. Posso tirare un sospiro di sollievo: a quanto pare non ho esagerato.
"Ok, scappo allora. A stasera"
È già tardo pomeriggio quando esco dal tribunale, la questione è andata più per le lunghe di quanto credessi. Odio perdere le giornate in questo modo. Riaccendo al telefono e trovo un tuo messaggio:
- Ho appena comunicato all'Università la mia decisione. Raggiungimi appena puoi. -
- Ok, passo a casa a farmi una doccia e arrivo. - ti rispondo, prima di salire in macchina.
Faccio tutto di fretta, non posso fare a meno di pensare a cosa avrai deciso e cosa significherà questo per noi. Avremo tempo per recuperare la nostra amicizia oppure andremo avanti a scriverci qualche mail per un po', per poi sentirci sempre meno, fino a ricordarci l'una dell'altra soltanto per gli auguri? Avremo una possibilità? D'altra parte penso anche che se avessi deciso di rifiutare, quello che ho fatto sarebbe stato tutto inutile.
Arrivo da te, mi apri e mi saluti e non riesco ad intuire dal tuo tono di voce quale possa essere la risposta ai miei dubbi.
Mi offri una birra e ne prendi una anche per te. Tu che bevi birra a casa, quando potresti scegliere tra tutte le tue bottiglie di vino da collezione, non è propriamente un buon segno.
Non riesco più ad aspettare e cercando di camuffare la mia impazienza, prima di bere ti chiedo:
"Allora cosa festeggiamo?"
"Assolutamente nulla, Jane. Hope mi ha detto tutto."
Sono fottuta. È esattamente questo il primo pensiero che mi passa per la mente. Mi chiedo perché l'abbia fatto, come poteva essere venuto fuori quel discorso.
"Hai sentito Hope?" cerco di deviare il discorso, e di indagare su cosa possa averti riferito.
"Si, le ho comunicato la mia decisione e lei mi ha detto se fossi stata tu a convincermi" dici, guardandomi dritta negli occhi. E leggo tutta la delusione e l'amarezza nel tuo sguardo.
"Ha poi detto che pensava di essere stata chiara con te...quando vi siete viste..." ed è in questo momento che capisco che hai deciso di restare. Dentro di me gioisco per qualche istante, ma la gioia dura poco quando realizzo che c'è dell'altro.
"...e mi ha detto di quella sera. Devo ammettere che mi ci è voluto un po' per capire che la sera di cui parlava fosse la stessa sera in cui tu..." non riesci a finire la frase, la tua voce è diventata sempre più tremante e i tuoi occhi lucidi e tristi. E sento raggelarmi al solo pensiero che tu ora sappia qual'è la verità.
"Mi hai detto che non mi amavi...lo hai ripetuto talmente tante volte che me ne sono convinta. E ho fatto male...avrei dovuto saperlo che non poteva essere vero. Che sciocca..." e ora non ce la fai più, scoppi a piangere. Sei arrabbiata, delusa e ne hai tutte le ragioni.
Istintivamente mi avvicino a te, lentamente come se fossi un animale impaurito che non voglio far scappare. Appena appoggio una mano sulla tua schiena, ti giri di scatto verso di me e inizi a prendermi a sberle.
"Come hai potuto, Jane? Come hai potuto farci questo?" Mi dici tra le lacrime. Ti lascio fare, riversa su di me il tuo dolore, me lo sono meritata.
"Maura...Maura calmati!" ti dico, vedendo che la cosa non ti aiuta, e quindi ti blocco le mani. Al che mi sorprendi, smetti di opporre resistenza e appoggi la testa e le mani al mio petto, e non posso che abbracciarti. Passiamo alcuni minuti così e a me sembrano ore. Posso finalmente consolarti come avrei voluto fare quella sera. Anche se oggi come allora sono io che ti ho fatto del male. Il tuo respiro torna normale, sembra che tu ti stia calmando. Ma non scioglierò il mio abbraccio finché tu non mi farai capire che è il momento di smettere.
"Jane, hai davvero rinunciato a noi per paura che mettessi te davanti a tutto?" dici senza spostarti...ti senti protetta tra le mie braccia.
"Si...e lo rifarei, non una ma cento volte. La tua felicità è sempre stata al primo posto per me" dico in tutta onestà. Non posso mentirti, non di nuovo, non ora.
"Non ho accettato" mi rispondi.
"Lo avevo capito, Maura...ma perché? Cioè, sembrava un opportunità imperdibile..." ti dico. Voglio capire cosa ti ha spinta a voler restare.
"Sarei dovuta andare a Londra con Hope ed esserle riconoscente per il resto della mia carriera...non ti sembra un motivo sufficiente?!" rispondi ridendo, asciugandoti con la mano le lacrime e i segni del loro passaggio. E sentirti ridere sembra portarci in un'altra realtà, diversa da quella di qualche minuto fa. Avevo dimenticato quanto fossi bella quando ridi.
Ti allontani con la testa dal mio petto, ma non sembri intenzionata a sciogliere questo abbraccio per il momento.
"Oh si, decisamente mi sembra un motivo sufficiente" ti dico, ma poi vedi che il mio sguardo ti scruta, quasi a chiederti con dolcezza se te la senti di dirmi la reale motivazione della tua scelta. Cogli subito questo mio desiderio di chiarezza. Ti stacchi da me e appoggi le mani al ripiano della cucina.
"Sono contenta della mia vita qui. Il mio lavoro è gratificante e stimolante...sono pur sempre il Capo del dipartimento di Medicina Legale del Massachusetts! Insegnare probabilmente mi sarebbe piaciuto, ma non a tempo pieno e non dovendo rivoluzionare tutta la mia vita...per quanto l'offerta venisse da un prestigioso istituto" mi spieghi, facendomi capire che hai ponderato bene la tua scelta. Il tuo sguardo sembra guardare un punto nel vuoto. Lo fai spesso quando sei al lavoro e ragioni con me a voce alta.
"E poi c'è una persona a cui avevo promesso di dare una seconda possibilità..." continui. In questo preciso istante alzi la testa e ti giri verso di me. Mi guardi seria, non vuoi rischiare che prenda queste tue parole come una battuta.
"Maura...dimmi che non l'hai fatto per me" ti chiedo. Ho bisogno di saperlo, perché per esperienza so che non può finire bene quando qualcuno rinuncia a occasioni del genere per l'altro.
"Jane, ho scelto semplicemente di stare dove volevo essere. L'ho fatto per me"
Ok queste tue ultime parole mi hanno convinta. Finalmente facciamo un brindisi con le nostre bottiglie di birra in mano.
"Alla vita a Boston" dico per celebrare il momento.
"Alla vita a Boston" mi rispondi sorridendo.
