Jane POV
Sento il telefono suonare, mi giro per prenderlo quando cado facendo un tonfo rumoroso sul pavimento. Un pavimento in parquet...e a casa mia ci sono le mattonelle. Apro gli occhi e realizzo che sono a casa tua. Cavolo, mi devo essere addormentata sul tuo divano ieri sera: questa non ci voleva, avrò mal di schiena per tutto il giorno. Mi alzo di scatto per controllare che tu non abbia visto la mia pessima figura, quando vedo che stai scendendo giusto ora le scale e mi saluti svogliatamente. Non è un buon segno.
"Buongiorno Maura...scusa, non avrei dovuto addormentarmi."
"Tranquilla Jane, nessun problema" mi rispondi, più occupata a preparare il caffè che a non farmi sentire un'ospite abusiva.
"Potevi svegliarmi, sarei andata a casa...non volevo approfittare"
"Davvero Jane, non importa" mi dici, senza riuscire a celare un tono leggermente assente, quasi scocciato, e non riesco a capire se a causa delle mie ripetute scuse o per il fatto in sé.
"Vuoi caffè?" cambi discorso, ma il tuo tono resta quello. Ti rispondo con un cenno del capo, mentre cerco di fare mente locale...e se avessi fatto qualcosa di sbagliato nel sonno, di cui non mi ricordo? No, mi sembra esagerata come supposizione. Però c'è qualcosa nella tua freddezza che mi sfugge. E da brava detective non mi darò tregua finché non scoprirò di che si tratta.
Non riusciamo neanche ad arrivare a metà della nostra colazione, che all'unisono squillano i nostri telefoni.
"Rizzoli..."
"Dottoressa Isles..."
Ormai sembra quasi un rituale il nostro ricevere telefonate di lavoro sincronizzate. Prendiamo le giacche e mi offro di accompagnarti al lavoro con la mia auto, per sdebitarmi dell'ospitalità. Accetti di buon grado, in modo da poter iniziare a controllare le mail prima di arrivare in ufficio. La tua capacità di essere subito attiva la mattina mi sorprende ogni volta.
Arriviamo sulla scena del crimine, tu ti dirigi subito verso la camera della vittima, dove si trova il corpo della giovane, mentre io mi fermo con Korsak in soggiorno per alcuni rilievi. Ti raggiungiamo e inizi ad esporci l'esito dei tuoi primi controlli. Sei talmente sexy quando sei concentrata, che quasi dimentico che quello che guardi con tanto attenzione sia un cadavere. Quando finiamo con l'analisi della scena del crimine ci avviamo in centrale, per ricostruire la rete di contatti della vittima. Mentre analizzo con Korsak e Frankie le foto del luogo del delitto, mi chiami chiedendo di raggiungerti in laboratorio: il modus operandi è identico a quello di un omicidio commesso qualche mese addietro. La cosa che non torna è che l'assassino è in carcere da allora.
Le amiche e l'analisi del portatile della vittima ci permettono di scoprire una relazione tra lei e un procuratore distrettuale, che guarda caso si era occupato del caso collegato. Era una delle poche persone a sapere alcuni dettagli del modus operandi mai diffusi alla stampa. Lo interroghiamo...sembra sinceramente scosso dalla morte della ragazza, ma l'alibi non regge. Inoltre nel frattempo scopri che ci sono diverse sue tracce nell'appartamento, mentre lui aveva appena dichiarato di non esserci mai stato. C'è qualcosa che non torna, il mio intuito me lo dice. Perché negare di essere stato lì, quando aveva facilmente ammesso la relazione con lei? Non ha senso tutto questo.
Io e Korsak ci rechiamo a casa del sospettato e lo portiamo via, formalizzando l'arresto. Nel frattempo la centrale viene presa d'assalto da fotografi e giornalisti. Odio quando succede: ai piani alti non piacerà che la notizia sia trapelata così in fretta. Dopo qualche ora la moglie paga la cauzione e siamo costretti a lasciarlo andare in attesa del processo. Vengo verso il tuo ufficio, ho bisogno di confrontarmi con te sui miei dubbi, che si fanno sempre più martellanti: quante volte esporti la mia teoria è stato illuminante. Tutto sembra inchiodarlo, troppi dettagli, quelle impronte...
Sono davanti al tuo ufficio quando vedo che non sei da sola, c'è un tipo...mi ricordo di lui, lo avevi conosciuto all'Università, quando eri andata a fare quel seminario di medicina forense, non molto tempo fa. Mi fermo lì per vedere che succede: sei talmente presa dalla conversazione con lui che dubito mi noterai, ma mi metto comunque più defilata, senza staccare lo sguardo nemmeno per un momento dalla scena. Ad un certo punto ti prende per i fianchi e si avvicina a te...serro i pugni così forte che le nocche mi diventano bianche, e quando penso di aver già visto abbastanza, mi ritrovo davanti un'immagine che fa perdere un battito al mio cuore. Ti sta baciando...quelle labbra, le labbra che io ho baciato, che ho amato, che mi hanno fatta sussultare al solo guardarle, per non parlare di quando sfioravano il mio corpo...ora sono di un altro. Com'è possibile...hai già voltato pagina? Hai davvero cancellato la nostra storia così, semplicemente? Si allontana da te e quando fa per uscire, mi nascondo dietro l'angolo per non farmi vedere. Cerco di calmare il mio cuore che sembra impazzito, non dovrei essere gelosa...ho perso questo diritto la sera in cui ti ho detto di non amarti. Cerco di ricompormi, quando abbandono il mio nascondiglio per venire nel tuo ufficio e vedo che mi stai guardando al di là della vetrata. Mi avevi forse vista? E allora perché farmi questo, perché permettergli di baciarti qui, quando a me non concedevi nemmeno di sfiorarti la mano al lavoro. Entro in ufficio e chiudo la porta dietro di me, facendo finta di nulla. Combatterò dopo contro i miei demoni.
"Jane, cercavo un modo per dirtelo, prima che venissi a saperlo...così. Io e Jack stiamo uscendo assieme."
"Oh ok, ci mancherebbe, non mi devi nessuna spiegazione Maura" ti rispondo e riesco quasi a far sembrare convinte le mie parole.
"Io invece penso di si" mi dici, sentendoti in colpa per il modo in cui l'ho scoperto. Non era vendetta, è semplicemente capitato. Capisci però che non sono pronta a parlarne e lo accetti. "Ti serviva qualcosa?" prosegui.
"In realtà sono venuta per parlarti del caso...c'è qualcosa che non mi convince. Il sospettato mi sembra davvero sincero...la amava davvero, non l'avrebbe uccisa così. Non c'è un movente attendibile, ma le prove sono tutte contro di lui...temo sia stato incastrato."
"Ok, dai riesaminiamo le prove" mi dici, ma su quello arriva Frankie con l'audio di un messaggio che il sospetto ha lasciato pochi minuti fa alla moglie, dopo che lei gli aveva detto di voler chiudere il loro matrimonio. Vuole farla finita. Lo riascoltiamo ripetutamente finché alcuni rumori di fondo ci portano ad individuare dove possa essere, pronto a fare quel gesto estremo. Faccio per uscire e mi dici che vieni con me, nel tentativo di salvarlo.
Arriviamo al ponte e vediamo la sua auto ferma. Ti faccio segno di restare di fianco alla macchina per evitare di spaventarlo. Scendiamo e senza pensarci un attimo inizio a convincerlo a non buttarsi, a non commettere quell'atto terribile. Cerco di avvicinarmi lentamente a lui, finché percepisco che le mie parole stanno avendo l'effetto sperato.
"Fai attenzione, Jane. Ti prego" sento che mi dici, ma la mia attenzione è già totalmente rivolta verso l'uomo.
Passo dall'altra parte della ringhiera, per aiutarlo a tornare all'interno. L'uomo allunga la mano verso la mia, quando con un passo falso scivola e precipita in acqua. Per un attimo resto paralizzata da quella scena, ma poi capisco cosa devo fare. Mi volto verso di te e i tuoi occhi impauriti mi guardano.
"Jane, non farlo" ti sento dire, mentre mi giro e decido di tuffarmi per salvarlo.
Maura POV
Stai parlando con lui e da quel che vedo, pur con quell'oscurità, la situazione sembra risolversi. Si sta avvicinando a te, ma scivola dal parapetto e finisce in acqua. Lo intuisco dal tonfo...faccio per avvicinarmi a te e aiutarti a rientrare, quando vedo che ti volti verso di me e i tuoi occhi sembrano dirmi "perdonami Maura". In un attimo non ti vedo più. Sei sparita anche tu nell'oscurità di quell'acqua. Non ti vedo, non vedo che risali in superficie e mi sembra di morire.
Chiamo Korsak e Frank e organizziamo da subito i soccorsi per tentare di recuperarvi. Il buio e le correnti non si sa dove abbiano potuto portarvi. Ma so che sei una combattente, e che starai cercando con tutte le tue forze di sopravvivere.
Non possono fare molto finché non arriva mattina, e la luce aiuterà le ricerche. Ma sono già ore che sei in acqua, nell'acqua fredda di Boston, e lo so che sei una brava nuotatrice, ma...no, non ci voglio nemmeno pensare. Questa attesa mi distrugge, ho nella testa fissa l'immagine dei tuoi occhi. Non posso non pensare...e se quella fosse stata l'ultima volta che il tuo sguardo si posava su di me, se la conversazione di ieri sera fosse l'ultima tra di noi...se quel bacio...fosse l'ultimo ricordo che avrai avuto di me. La gola si fa d'un tratto secca, il respiro affannoso. Cerco di defilarmi tra un paio di capannoni del porto, non mi devo far vedere così, non posso. Gli occhi mi si bagnano, non riesco a respirare. Lo riconosco, riconosco questi sintomi...un attacco di panico. Cerco di recuperare un barlume di ragione, so come affrontarlo. Applico le tecniche di respirazione che avevo studiato e sento dopo qualche secondo un certo sollievo. Sento il telefono suonare, cerco di non pensarci per un paio di secondi, finché non mi sento pronta a rispondere. È Frankie che mi dice di raggiungerlo sulla banchina: è arrivata la telefonata di un pescatore, che ha visto qualcosa a largo. Non riusciamo a sapere molto di più, finché non attracca al porto. Arrivo di corsa e vedo che la barca che sta attraccando. Fissano le cime, e non riesco a stare ferma, finché finalmente ti vedo. Hai una coperta addosso, sei fradicia, infreddolita e ancora terrorizzata per l'esperienza vissuta. Frankie corre ad abbracciarti. Lo seguo camminando lentamente. Non che non sia impaziente di correre ad abbracciarti, ma sto ancora cercando di mandare via lo spettro della paura che ho avuto. Non voglio che tu la legga sui miei occhi. Ti raggiungo e mi abbracci.
"Oh Maura, non sono mai stata così felice di vederti!" mi dici. Sento di perdere il controllo di tutte quelle emozioni, ma riesco a non lasciarle andare.
"Bene, ti aspetto alla centrale..." ti rispondo freddamente. Sciolgo quell'abbraccio, troppo presto per te, e mi avvio verso la macchina. Senza incrociare lo sguardo di nessuno. Nemmeno il tuo.
Jane POV
Mia madre se ne appena andata dal mio appartamento. È venuta a vedere come stavo e a prendersi un po' cura di me. Resto da sola e non posso fare altro che ripensare a te. Il modo in cui hai interrotto subito il nostro abbraccio, la freddezza del tuo saluto...ma anche se di sfuggita, quello che ho visto nei tuoi occhi quando li ho incrociati era tutto tranne che freddezza. Mi avevi lasciata dicendomi che ci saremo viste in centrale, ma mi hanno dato il resto della giornata libera...quindi direi che ho la scusa perfetta per scriverti. Ho bisogno di parlarti, di capire cosa c'è che non va.
Dopo qualche minuto sento suonare alla porta. Ti vedo qui davanti a me, e non posso credere che tu ti sia precipitata a casa mia. Non mi saluti nemmeno, hai bisogno di risposte. Ti faccio entrare e inizi chiedendomi come mi sento, la tua voce è calma, ma il tuo corpo sembra indicare tutt'altro stato d'animo. I tuoi occhi sono gonfi, il tuo trucco leggermente sbavato. Quell'immagine mi distrugge.
Ti racconto che alla fine nonostante il salto fosse alto, non ho grossi dolori a parte qualche botta dovuta all'impatto con l'acqua. Ti faccio cenno di sederti con me sul divano.
"So che quel che ho fatto è stato pericoloso" continuo.
"Non hai pensato a nessuno di noi prima di buttarti?" mi dici, parlando di un noi, quando so che in realtà la tua domanda era se avessi pensato a te prima di farlo.
"No...non ho pensato a te...non ho pensato a nessuno, se non ad aiutare quel poveretto. Era il mio dovere" ti rispondo. È stato l'istinto a spingermi a buttarmi, ma poi ho avuto paura. Avevo solo una persona in mente...tu. Per un attimo ho pensato di smettere di combattere, contro il freddo, la fatica...ma poi pensavo al tuo sorriso. Lo vedevo svanire, man mano che le braccia e le gambe rallentavano il loro movimento. Quando non restava che un lontano miraggio, riprendevo. Volevo combattere, per tornare da te. Anche se non avresti ricambiato più il mio amore...lo avrei accettato. Ma non posso dirti tutto questo. Solo ieri ti vedevo baciare un altro. Non sei più mia, e queste parole potrebbero solo farti stare peggio.
"Lo so che hai pensato solo a fare il tuo dovere, per salvare quell'uomo...per questo sei la migliore" mi dici, e il tuo tono si fa dispiaciuto...quasi...rassegnato.
"La migliore con cui lavorare, ma la più difficile da amare..." continui. Abbassi lo sguardo, quasi ti vergognassi delle parole che hai appena detto. Chiamo il tuo nome, per invitarti a rialzare gli occhi, ma non sembra sortire alcun effetto. Allora appoggio la mano appena sotto il tuo mento, portando il tuo volto a rivolgersi verso di me.
"Maura, guardami. Che succede?" ti chiedo e in quell'istante mi accorgo che i tuoi occhi sono lucidi, la tua bocca è contratta, quasi non voglia farsi sfuggire parole che premono per uscire.
"Sai che puoi dirmi tutto..." aggiungo, cercando di renderti le cose più semplici. Non c'è niente che tu non possa dirmi. Ne abbiamo passate così tante insieme.
"Ti devo parlare di ieri...di quando hai visto me e Jack nel mio ufficio" mi dici, con aria colpevole.
"Intendi dire quando l'hai baciato..." ti rispondo di getto. Non posso credere che queste parole mi siano uscite di bocca sul serio.
"Jane, non puoi..." sussurri. Non riesci nemmeno a finire la frase. Prendi fiato, mi sembra di riuscire a vedere sul tuo volto i sentimenti contrastanti che provi in questo momento e prima che possa scusarmi, riprendi a parlare.
"Mi ha scritto per sapere come stavo mentre ero a trovare mia madre. Ci siamo messaggiati per un po' e mi ha chiesto di uscire. Siamo andati a bere qualcosa un paio di volte..."
"Non mi devi alcuna spiegazione, Maura" ti interrompo. In realtà te lo dico solo per non sentire altro. L'idea che tu sia di un altro, di un uomo per di più mi manda in bestia. Mi interrogo sul fatto che ci possa essere qualcosa che desideri e che io a differenza di un uomo non posso darti, ma al di là di questo c'è ben altro che non riesco a sopportare. Mi ritorna nella mente l'immagine delle sue mani su di te, delle sue labbra sulle tue. E se foste andati oltre? Mi sembra quasi di vederlo, guidato dalla passione chiederti di più, chiederti quelle carezze, di diventare sua. Ed è come un ferro infuocato, un marchio che si imprime nel mio petto. Non ce la faccio, fa troppo male.
"Invece si, Jane...c'è dell'altro che devo dirti" continui, e temo quale possa essere la deriva di questa conversazione.
Nota dell'autrice: mi prendo questo piccolo spazio per lasciare un messaggio ai lettori di questa fic. Spero che continuiate a seguire i prossimi capitoli, ho ancora diverse idee e spero vi piacerà come verranno sviluppate.
Mi farebbe piacere leggere qualche recensione, per capire quali possono essere gli aspetti della mia scrittura da migliorare.
Detto questo, alla prossima! ;-)
