Qualche tempo dopo...
Jane POV
"Maura, dimmi che sei pronta...c'è la partita stasera!" dico sbuffando. La giornata è stata parecchio pesante e ho solo voglia di divano, birra e te che mi dai curiosità scientifiche assurde sul baseball. Abbiamo trovato la nostra dimensione, passo praticamente tutto il mio tempo da te e la cosa non mi dispiace affatto. Al lavoro ormai anche i muri sanno di noi, e fortunatamente nessuno, nemmeno ai piani alti, sembra avere qualcosa da ridire in merito: sappiamo tenere ben divisi lavoro e vita privata e non ci sono regolamenti disciplinari in contrario.
Con mia madre, beh...non la vedo da un po' ma Frankie mi tiene aggiornata, e sono sicura farà lo stesso con lei. Spero davvero torni in sé, perché la nostra distanza inizia a pesarmi.
"Ma stasera mi avevi promesso che saremmo andate a quella serata al Museo..." mi guardi con gli occhioni imploranti. Come faccio a dirti di no...e poi te l'avevo promesso.
"Ah, hai ragione...allora a maggior ragione muoviti! Se devo incastrarmi in un abito da sera, voglio avere almeno il tempo per bermi un paio di bicchierini!" rispondo, facendoti l'occhiolino. Cosa non farei per te, Maura.
Uso il bagno di servizio per farmi la doccia e prepararmi. Non mi abituerò mai ai tuoi rituali di bellezza...che poi, manco ne avessi bisogno! Penso sempre che la tua espressione più bella sia al mattino, struccata, quando ti volti verso di me per darmi il buongiorno, magari con delle occhiaie solo leggermente accennate, perché non ti ho lasciato molto tempo di dormire.
Finalmente sei pronta e ti vedo scendere le scale, quando il sorso di Whiskey rischia di andarmi di traverso. Hai un vestito nuovo, razza di acquistatrice compulsiva che non sei altro...ma se serve a sorprendermi così ogni volta ben venga. Penso che la mia espressione sia la stessa di Roger Rabbit quando vede Jessica: in effetti a causa tua molte volte mi sono un po' sentita come lui.
"Che eleganza, Detective" mi dici, appena mi vedi.
"Era per non far sfigurare la mia donna...l'ha per caso vista qui in giro?" ti rispondo, con un tono di voce basso, quasi graffiato. So quanto questo abbia effetto su di te, e me la godo.
"Baciami, scema" mi dici, afferrandomi per i fianchi, attirandomi a te.
"Sei stupenda...e hai un vestito nuovo" ci tengo a farti sapere che l'ho notato, visto che mi hai pregata di aiutarti ad uscire dal tunnel dello shopping sfrenato.
"Era così bello...e solo: era l'ultimo pezzo rimasto di questo modello ed era circondato da altri non simili a lui, poverino" ne parli come di un cucciolo abbandonato sul ciglio della strada e non riesco a trattenere un sorriso.
"Dai dottoressa, andiamo...prima che ci veda la mia donna, sa è un po' gelosa e lavora tutto il giorno sulla gente morta. Non penso sia il tipo giusto da far arrabbiare" ti sussurro sogghignando, mentre ci avviamo verso la porta.
La serata si rivela più divertente di quanto immaginassi: non ti stacchi nemmeno un attimo da me e ti diverti a raccontarmi la storia dei capolavori esposti per questa mostra temporanea. Non ho mai capito granché di arte, ma tu hai una tale enfasi nello spiegare quello che stiamo ammirando, che non puoi non coinvolgermi.
Usciamo dalla mostra e ci avviamo verso casa. Ad un certo punto vediamo lungo la strada una donna a terra sul marciapiede, mi fai cenno di fermarmi, proprio mentre sto già accostando. Sei già sul punto di scendere, quando ti faccio segno di aspettare.
"Meglio che prenda questa, non si sa mai" dico estraendo dalla borsetta la pistola.
Scendiamo e tu ti avvicini alla donna, mentre io guardo in giro per controllare che non ci sia nessuno.
"È ferita, le hanno sparato all'addome ma respira ancora...chiamo il 911" mi dici, tirando fuori il telefono.
"Si, sono la dottoressa Maura Isles, abbiamo una donna con ferita da arma da fuoco, ci troviamo sulla Parker all'incrocio con Ruggles Street. Fate..."
Mi giro per un secondo a guardarti. È un attimo, ma tutto ciò che sento dopo è freddo e due rumori cupi che mi rimbombano nelle orecchie. Mi ritrovo a terra e riesco a malapena a tenere gli occhi aperti...mi fa male il fianco, così avvicino la mano prima di portarla davanti agli occhi e la vedo piena di sangue, del mio sangue. E tu? Non ti vedo, così mi sforzo di girarmi per averti nel mio campo visivo...sento che la contrazione dei muscoli per farlo mi sta facendo uscire altro sangue. Non so per quanto riuscirò a restare cosciente, ma ora ti vedo...e sei distesa. Non ti muovi...perché non ti muovi Maura? No no no!!
Dammi un cenno, ti prego...cerco di trascinarmi con le braccia per avvicinarmi a te, vedere come stai, ma il mio corpo non sembra essere dello stesso parere. Sento un rumore di sirene di un'ambulanza in lontananza, poi più niente.
