Mia madre esce dalla stanza e Hope si avvicina per parlarmi.
"Jane, so che l'ultima volta che abbiamo parlato a quattr'occhi non è stata una serata facile per te. Non ti ho mai ringraziata, così voglio farlo ora" mi dice, prendendo posto sulla poltrona vicino al mio letto. Sarà anche nata e cresciuta a Boston, ma tua madre ha un aplomb molto British in tutto quello che fa.
"Non è decisamente una cosa di cui vado fiera...ma io e Maura, non so ancora come, l'abbiamo superata" le rispondo, non voglio meriti per averti fatto del male, per essermi lasciata convincere dai suoi ragionamenti. Tua madre ha sempre saputo di noi, ha sempre saputo dei tuoi sentimenti per me, e quando te l'aveva chiesto non hai trovato motivo per non dirglielo. Sarebbe stata l'unica a saperlo finché noi non avremmo deciso di dirlo ad altri.
"Lo so...ed è per questo che ti volevo parlare. Quando ci sentiamo, Maura mi racconta sempre di te, del vostro rapporto: giuro, non l'ho mai sentita tanto felice. Quando ha deciso di tornare a Boston, invece di trasferirsi con me a Londra, ho capito che era impossibile non avesse a che fare con te. Anche se non sembrava rendersene conto nemmeno lei. Aveva capito in fondo di non poter fare a meno di te nella sua vita, solo che non lo avrebbe mai ammesso!"
Sei tornata per lo stesso motivo per cui ti avevo lasciata andare.
"E ho capito che il tuo gesto, fare di tutto per lasciarla libera di prendere qualunque strada volesse, è stato un gesto di grande amore...proprio perché non è stato semplice" e non posso che emozionarmi sentendo queste parole.
"Amo Maura con tutto il mio cuore" le dico, in modo onesto, puro, come solo la verità detta semplicemente sa essere. Poi continuo, cercando di sistemarmi meglio sul letto, che trovo sempre più tremendamente scomodo.
"Lasciarla andare quella sera, facendola soffrire, è stata la sfida più dura che ho dovuto affrontare...ma la gioia che mi ha dato vederla tornare da me, dopo qualche peripezia lo ammetto...beh non ha prezzo! Sua figlia ha un cuore grande, dottoressa Martin. E io...non sono stata in grado di proteggerla" e dicendo queste ultime parole sento una rabbia verso me stessa crescermi dentro. Migliore recluta del mio corso all'Accademia, la più giovane a ricevere la nomina di Detective, e non ho saputo difendere la persona più importante della mia vita.
"Jane, non fartene una colpa, te ne prego. Sono sicura tu abbia fatto del tuo meglio" mi risponde, cercando di dare sollievo ai miei tormenti, il che mi sorprende. È protettiva con te, seppur a modo suo, per cui non mi sarei certo aspettata una reazione del genere. Oggettivamente ha ragione: era buio e l'illuminazione stradale non era un granché...ma penso che comunque avrei potuto guardare meglio, stare più attenta...avrei potuto chiamare rinforzi prima di uscire dall'auto, oppure farti stare in auto e scendere da sola...non mi danno pace questi pensieri. Se ne accorge anche Hope, che mi ridesta dai miei pensieri dicendomi delle parole che mai mi sarei aspettata di sentirle dire:
"Jane, non smettere mai di amare mia figlia come la ami. Voglio che tu me lo prometta..." mi chiede prendendomi la mano tra le sue. Ha la pelle morbida come la tua: chissà se hai preso da lei la tua fissa per i rituali per la pelle. Chiudo appena gli occhi, per cullarmi nell'illusione che siano tue quelle mani, che sia tu seduta qui di fianco a me...lo vorrei, lo vorrei davvero.
"Glielo prometto, dottoressa Martin" la guardo sorridendole, prima di chiederle quando secondo lei potrò iniziare a tormentare gli infermieri per portarmi da te.
"Appena la ferita sarà rimarginata...Maura è stabile, quindi per come la vedo io, a patto che non ti sforzi troppo, direi già domani, Jane" mi risponde, concludendo la frase facendomi l'occhiolino.
Seguo le parole di tua madre alla lettera, e appena mi sveglio l'indomani chiedo a mia madre di chiamare l'infermiera.
"Portatemi da Maura" dico perentoria.
In realtà mi ci vuole qualche tentativo, prima di riuscire a vedere il mio desiderio realizzarsi. Mi costringono a sedermi sulla sedia a rotelle, per non rischiare di riaprire i punti sulla ferita. Se tutto va bene, promettendo di non fare sforzi, potrebbero dimettermi domani. Ma non posso pensare di andare a casa senza di te.
Mi spingono fino ad arrivare di fianco a te, per poi lasciarci da sole. Quello che vedo mi gela il sangue: la tua pelle è ancora più chiara, sulla tempia un evidente segno di ferita da arma da fuoco. Tranquilla, non ha intaccato il cuoio capelluto, narcisista!
Ti prendo la mano, toccando la tua pelle, e ora mi sembra tutto così tremendamente reale: hai una mascherina per aiutarti a respirare, ma senza quella sembreresti semplicemente addormentata.
"Maura..." non riesco a dire altro. Non mi rendo nemmeno conto di piangere fin quando le lacrime non mi rigano il viso, fino a raggiungere il mento, dandomi prurito nel sentirle pronte a staccarsi definitivamente dalla mia pelle. Non avrei mai pensato di vederti così. Nemmeno nei miei peggiori incubi. E questo è decisamente peggio di un incubo.
Ad un certo punto sento qualcuno entrare, così mi volto, cercando di ricompormi.
"Oh mi scusi, ero venuto a vedere come stava...passo dopo" dice il dottore, rivolgendosi a me, preparandosi già ad uscire.
"Lei è il dottore di Maura?" gli chiedo.
"Si...salve sono il dottor Wilson, ho operato la dottoressa Isles...lei deve essere la Detective Rizzoli, vero?"
"Si, sono Jane Rizzoli, piacere di conoscerla" gli rispondo, dandogli la mano. Al tuo risveglio, ricordami di fare qualche battuta sul fatto che ti sei beccata un dottore carino, per la gioia delle nostre madri.
"Mi può dire come sta?" gli chiedo, sperando che la risposta sia diversa da...
"È stabile, non sapremo di più finché non si sveglierà"...diversa da questa.
Poi continua, avvicinandosi a me e mettendo la mano sulla mia spalla.
"Da quel che so, la dottoressa Isles è famosa per la sua determinazione, e per essere in grado di uscire sempre con abilità da ogni situazione...vedrà ce la farà"
È nota anche come la 'Regina dei Morti', se è per questo, dottore...ma fortunatamente scaccio questo pensiero prima che mi esca di bocca. O che si fissi troppo nella mia mente.
Resto finché mi è concesso con te...alcune persone sono convinte che faccia bene parlare ai pazienti in coma, ma non riesco a dirti assolutamente nulla. A questo pensiero, immagino che tu ti svegli solo per iniziare a darmi una serie di statistiche sull'incidenza positiva della comunicazione con pazienti...ok, tu sicuramente troveresti un modo complicato per dirlo, con più facilità di me. Hai capito il concetto.
Sento gli occhi pesanti, credo che prenderò sonno sulla sedia a rotelle, tenendoti la mano...solo per cinque minuti.
Ricordo questo profumo...sa di sabbia e sole, ed è il vento che lo porta. Ma c'è anche un altro profumo, che sento farsi più vicino, e sembra non seguire la direzione del vento. Apro gli occhi e vedo il mare...credo di ricordare questo posto. Ricordo quel breve sentiero che dal giardino permette di arrivare alla spiaggia, il legno chiaro della terrazza su cui mi trovo...poi un tocco, il tuo tocco...le tue mani avvolgono il mio addome, mentre mi abbracci da dietro. Mi appoggio con entrambe le mani sulla ringhiera, mettendo da parte il mio bicchiere di vino.
"Quanto mi era mancato questo posto" mi sussurri teneramente all'orecchio, prima di appoggiare il mento sulla mia spalla. La mia mano destra raggiunge le tue, quasi a volergli impedire di interrompere quell'abbraccio.
"Anche a me Maura" ti dico, girandomi verso di te per lasciarti un tenero bacio sulla tempia.
"Omnia vincit amor" mi sussurri all'orecchio.
"Jane... Jane svegliati tesoro" sento la voce di mia madre in lontananza.
"Ancora 5 minuti mamma, prometto che non farò tardi per l'autobus" ma mia madre non desiste, e realizzo che non ho più 8 anni e non devo andare a scuola. Allora perché mi sta scuotendo per farmi svegliare a tutti i costi. Forse...
Apro gli occhi e le chiedo:
"Ok sono sveglia, buongiorno...che c'è mamma?"
"Jane...si tratta di Maura"
