Non posso aspettare la sedia a rotelle, non posso aspettare l'infermiera...non posso aspettare. Mi trascino più veloce che posso nella tua stanza, appoggiandomi alle pareti che mi conducono fino a lì.
C'è tua madre seduta al tuo fianco, ma appena entrò nella stanza si volta verso di me e ti dice: "Mi sa che hai una visita". Si alza e viene verso di me...si ferma, il tempo necessario per appoggiare una mano sulla mia spalla, facendomi percepire il suo sollievo e, in qualche modo, la sua approvazione al nostro rapporto.
"Detective..." mi sussurri. La tua voce è sottile, come un filo sul punto di spezzarsi. Fragile, come la mia capacità di trattenere l'emozione al vedere che sei sveglia. E che sai chi sono.
Mi avvicino al tuo letto e vedo meglio il tuo sorriso...e non riesco più a trattenere queste fottute testarde lacrime di gioia che vogliono a tutti i costi uscire, accompagnate da una risata incontrollata di sollievo.
"Sei così bella quando mostri la tua felicità" mi dici con tenerezza. Ti sfioro il viso, spostandoti una ciocca di capelli, per vedere meglio i tuoi occhi. Così accesi, vigili...salvi. Prendo la tua mano tra le mie, la accarezzo con dolcezza. Non mi sono mai resa conto così tanto e così bene di quanto la felicità sia fragile come nelle ultime ore.
"Posso avere un bacio?" Mi chiedi, con gli occhi pieni dello stesso amore che ho visto così tante volte su di essi...tante ma non saranno mai abbastanza. Mi chino su di te, avvicinando le mie labbra ad un soffio dalle tue prima di baciarti.
"Maura...io..." balbetto, rendendomi conto di non riuscire a formulare una frase di senso compiuto. Mi siedo, cercando di realizzare che stai bene, che sta accadendo davvero.
"Va tutto bene, Jane" mi dici, facendomi sentire la tua presa sulla mia mano...va tutto bene...queste parole sembrano spezzare definitivamente quel filo, così scoppio in un pianto liberatorio.
"Dovete esservi presi tutti un bello spavento...mia madre mi ha detto che stai meglio, ma vorrei sentirlo dire da te."
Mentre mi dici questo, senza smettere un secondo di rivolgermi uno dei tuoi più bei sorrisi, la tua voce è incerta, provata, come è ovvio che sia.
Faccio di sì con la testa, ma in modo poco convinto: so che dovrei sentirmi sollevata, ma non riesco ad esserlo del tutto.
"Lo sai vero che non ti faranno tornare subito al lavoro?"
Sai quanto vorrei poter rientrare in servizio e aiutare gli altri a prendere i bastardi che ci hanno fatto questo. Ti faccio cenno con la testa, non sono ancora riuscire a dirti più di mezza parola. Ma ora il mio solo pensiero sei tu e sono sicura che Frankie e Korsak staranno facendo del loro meglio per venirne a capo.
"Jane...pensi di riuscire a dirmi qualcosa?"
"Non ne sono sicura..." mi viene da ridere mentre te lo dico. Adesso sono io che voglio un bacio...ma sai come sono, non perdo tempo a chiedertelo. Quel semplice contatto delle nostre labbra sembra sciogliere la mia tensione, e lo approfondisco, dimenticandomi per un secondo dove ci troviamo. Mi stacco, lievemente imbarazzata...rido e tu con me.
Resto qui con te, ci facciamo compagnia finché non ti addormenti, stremata: è stata una giornata impegnativa. Devi riposare, e anch'io...ti saluto lasciandoti un leggero bacio sulla fronte.
"Buona notte amore mio" ti sussurro, prima di tornare nella mia stanza.
Una settimana dopo
"Ehi tesoro, sei pronta?" dico bussando alla porta della tua stanza. Finalmente oggi ti riporto a casa dall'ospedale. Mi sembri ancora più bella, finalmente indossi i tuoi vestiti invece di quell'orrendo camice.
"Eccomi..." rispondi, prendendo su la borsa, che ti rubo subito dalle mani. Ti aspettano diversi giorni di convalescenza, in cui sarai assolutamente servita e riverita dalla sottoscritta. Ancor prima che finissi la mia convalescenza, hanno arrestato i nostri due aggressori, così ho preso l'occasione per prendermi qualche giorno per badare a te. Sei l'unico motivo valido per mettere in secondo piano il mio lavoro, dovresti esserne onorata!
L'infermiera ti spinge con la carrozzina fino all'uscita, l'abbraccio per ringraziarla: so che è il suo lavoro, ma si è presa cura di entrambe in modo davvero splendido...un po' di gratitudine non guasta.
Saliamo in macchina, e arriviamo rapidamente a casa tua. Scarico il borsone, con un po' di vestiti per non dover fare avanti e indietro dal mio appartamento. In realtà da quando mi hanno dimessa sono più le notti che ho passato qui da te, che a casa mia: stare qui in qualche modo mi faceva sentire meno la tua mancanza mentre dormivo.
Non fai in tempo ad aprire la porta che sento delle urla felici darti il "ben tornata". Mi guardi, come se fossi io la causa di tutto questo, ma conosci benissimo me e la mia famiglia, quindi capisci che in realtà non c'entro nulla. Anche tua madre è qui a festeggiare il tuo rientro a casa. Abbiamo parlato molto in questi giorni...ti sorprenderebbe sapere quanto. Entriamo e, mentre stai salutando tutti (Frank, Korsak, Kiki, mia madre), Hope si avvicina a me e appoggia la sua mano sulla mia spalla. Se c'è una cosa che ho capito, è che forse quello è il gesto più affettuoso che le vedrò mai fare, data la sua insostituibile compostezza. A differenza di mia madre, che sembra volerti soffocare nel suo abbraccio.
Tu ti volti e noti questo gesto di Hope e ne sei sinceramente sorpresa...non ti aspettavi che tua madre potesse prendermi così in simpatia: sai benissimo anche tu quanto sia misurata e cogli l'eccezionalità di un gesto così semplice.
"Ok ok, un attimo di attenzione...so che siete tutti contenti che sia tornata, ma la dottoressa deve riposare quindi perché non rimandiamo i festeggiamenti, che dite?"
Ok forse non sono particolarmente cortese nel dirlo, infatti mi fulmini con lo sguardo per poi avvicinarti a me e dirmi che in fondo non era questo che intendeva il medico quando diceva di non fare sforzi. Il tuo sguardo si fa tenero, quasi implorante, come se fossi il Grinch che ti sta portando via i regali la mattina di Natale.
"Oh non fare così Maura..." ti dico avvicinandomi, cingendoti i fianchi.
"È solo che mi sei mancata...e vorrei dimostrarti quanto" ti sussurro all'orecchio, per poi guardarti intensamente negli occhi, alzando il sopracciglio con fare ammiccante.
Non so come ma in un battibaleno fai capire a tutti che la festa è finita sul serio...e lo fai con una tale classe! Ah, quanto mi sei mancata, Maura Isles!
