Jane POV

Un profumo...il tuo profumo...mi basta sentire questo per capire che sei qui. È un profumo particolare, perché è quello che ha la tua pelle dopo che abbiamo fatto l'amore. Non ho ancora aperto gli occhi e non riesco a pensare ad altro che alla notte appena passata. Mi ero ripromessa di tenere a calma i bollenti spiriti, o di provarci almeno, per evitare che ti affaticassi, ma non è colpa mia se non ci sono riuscita. Mi sei mancata troppo in questi ultimi giorni. E bisognava festeggiare degnamente il fatto che andremo a convivere...wow che passo. Hai ragione quando dici che praticamente lo stiamo già facendo: ogni scusa è buona per passare la notte assieme, ma abbiamo sempre fatto sì che ognuna avesse i propri spazi, non solo in termini di tempo. Ci stavo già pensando, a convivere intendo, solo che volevo essere sicura fossi pronta a questa scelta...ma dopo la sparatoria ho capito...perché aspettare? E sono sicura sia stata la stessa cosa che hai pensato tu.

Apro gli occhi e sei qui, distesa di fianco a me, stranamente rivolta dal mio lato del letto, così posso ammirare il tuo viso. Sei così bella...sei perfetta e ogni giorno scegli me per stare al tuo fianco: non smetterò mai di essere grata per questo. Decido di scendere per prepararti la colazione, cercando di muovermi senza fare il minimo rumore, e proprio mentre mi sto sollevando dal letto, ti sento chiamarmi, tra i mugugni.

"Ehi, buongiorno tesoro" ti rispondo, appoggiandomi al letto per baciarti sulla guancia.

"Dove stai andando?" Mi chiedi, contrariata dal fatto che non sia rimasta sotto le coperte con te.

"Preparo la colazione e torno ok? Faccio in un lampo" ti sussurro, con voce rassicurante, prima di lasciarti un altro bacio e avviarmi verso la cucina.

Sto versando il caffè, quando ti sento scendere le scale. Mi volto a guardarti, il tuo viso assonnato è così dolce.

"Ma Maura...volevo portarti la colazione a letto!" Uffa, odio quando mi rovini le sorprese.

"Non fa niente, Jane...sono stata a letto anche troppo!" mi rispondi, avvicinandoti e infilandoti tra le mie braccia, in cerca di un abbraccio che non tarda ad arrivare.

"...ieri sera non mi sembravi dello stesso parere" ti dico sorniona. Mi stringi così forte, che sembra quasi tu abbia fatto in tempo a sentire la mia mancanza. Ci sediamo e mentre bevo il caffè ti chiedo di passarmi il giornale, lo fai ma non prima di aver tenuto qualche pagina per te. A quanto pare, come sempre la mia mimica facciale riflette perfettamente quello che penso...in questo caso, la perplessità per questo tuo gesto.

"Oh, ho solo tolto le pagine di cultura..." precisi subito vedendo la mia espressione. Capisci subito che potrei non averla intesa bene perché correggi il tiro.

"Le ho prese perché ero impaziente di leggere l'approfondimento settimanale sulle mostre temporanee al Museo d'Arte di Boston...e poi tu leggi solo la cronaca nera!"

"Ti dico già che ci metterai una vita prima di convincermi a venire con te ad un'altra serata del Museo!" tengo subito a precisare...non tanto per il fatto che ci hanno sparato mentre stavamo tornando da uno di quegli eventi, quanto perché odio dovermi mettere in tiro per quel genere di serate. E se non mi vesto sufficientemente elegante, di solito finisce che mi scambiano per una cameriera del catering.

Finiamo di far colazione e mentre riordino la cucina, decidi di fare un po' di yoga. Mi rassicuri di non sforzarti, e so che conosci perfettamente i tuoi limiti, quindi non potrà che farti bene...ma decidi di metterti a farla in soggiorno, spostando di lato il tavolino, così da farti maggior spazio, e questo mi permette di avere un biglietto in prima fila per vedere quanto il tuo corpo sia flessibile. E lo è...eccome se lo è.

Nel pomeriggio decido di tornare al mio appartamento in modo da avvisare il proprietario che lascerò l'appartamento e prendere alcune cose. Visto che mi son presa qualche giorno per stare con te durante la convalescenza, tanto vale approfittarne per portare le mie cose a casa tua. Ti offri di venire con me e accetto di buon grado...non mi va di lasciarti sola e decidiamo di prendere l'occasione per fermarci a fare una breve camminata al parco. Oggi la giornata è stupenda ed essendo un giorno feriale, non c'è il solito affollamento di persone. Camminiamo tenendoci per mano per tutto il tempo, e quel gesto così semplice mi aiuta a rendermi conto che tutto ciò è reale...che la nostra storia è reale.

Dopo la passeggiata, andiamo a parlare con il padrone di casa: mi dice che ha avuto richieste da parte di potenziali nuovi inquilini, e che quindi è disposto a rimborsarmi l'ultimo mese di affitto se gli libero casa entro una settimana. Con una stretta di mano sanciamo l'accordo: non poteva andarmi meglio di così, e poi non ho granché da dover portar via, quindi una settimana sarà più che sufficiente. Arriviamo all'appartamento e decido di iniziare a far su le mie cose, cominciando svuotando l'armadio. È altamente probabile che quello sia l'unica cosa che sia riuscita a tenere sempre in ordine: più della metà è occupata da una serie di magliette, camicie e pantaloni che si differenziano tra loro solo per qualche sfumatura di colore, roba da lavoro e casual diciamo; c'è poi una minima parte, dove c'è l'abbigliamento per uscire, quando dovermi vestire un po' più formale è inevitabile.

"Jane, penso tu sia l'unica donna sulla faccia della terra che quando dice 'Non ho niente da mettermi' non menta" mi punzecchi, mentre sei distesa sul letto, rilassandoti mentre tiro fuori uno alla volta i capi. In effetti non hai tutti i torti, ma non rinuncio ad interpretare la parte dell'offesa.

"Beh, se non ti piace il mio look potevi sempre rimorchiarti una modella di Armani..." ti prendo in giro, mentre continuo il mio lavoro, senza nemmeno voltarmi. Errore, perché dopo mezzo secondo mi lanci dietro un cuscino.

"Per come ti vesti, stai sicura che avresti sicuramente tu più chance di fare conquiste" rispondi prontamente, ridendo di me.

"Si...in effetti...quando hai detto che è la settimana della moda a New York? Potrei andare a farci un salto" dico, fingendomi assorta nei miei pensieri. Questa volta la cuscinata è decisamente più forte della prima. Mi volto e vedo la tua espressione allibita. Allora lascio perdere i miei vestiti e mi butto sul letto sopra di te.

"Sai magari con il distintivo e le mie conoscenze all'FBI trovo qualcuno che mi faccia avere i pass per i backstage...potrei offrire la mia protezione a qualche modella, e sai una cosa tira l'altra" continuo, mentre con la testa emulo un gatto in vena di fare le fusa.

"Jane Clementine Rizzoli...non oseresti mai" mi dici...ah la gelosia, mi rende così divertente stuzzicarti.

"Tu azzardati a tradirmi e vedi che fine faccio fare alle tue magliette tutte uguali!"

"No, le mie magliette non si toccano...e poi non è vero che sono tutte uguali, sono di colori diversi"

"Saranno anche diversi, ma il tuo armadio potrebbe essere riassunto in poche parole: 50 sfumature di tristezza" mi rispondi. Però, una bella battuta...cioè una bella battuta comprensibile, sono fiera di te.

"Se fossi un uomo probabilmente ti minaccerei di tagliarti il pene nel caso mi tradissi, ma dovrò accontentarmi di sfogarmi sui tuoi vestiti" e sono due, il tuo humour sta decisamente migliorando. Scoppio a ridere e tu con me. Poi la tua espressione cambia leggermente...il tuo sguardo si fa più attento su di me.

"Non ti tradirei mai, dottoressa..." dico, con un tono di voce che lascia da parte l'ironia del momento, fissando il mio sguardo su di te.

"Lo so" mi rispondi prima di baciarmi.

Appena interrompi quel contatto, dici una frase che penso farò fatica a scordare.

"Sai vero che dovremo farlo in tutti posti in cui non l'abbiamo ancora fatto prima che tu lasci l'appartamento, vero?"

Scoppiamo nuovamente a ridere, insieme. Decisamente, dottoressa, solo all'idea mi elettrizzo.